firma_della_costituzioneStamattina ho firmato l’appello contro lo squallido piano di riforma costituzionale che una piccola oligarchia, avida, arrogante e totalmente priva di idee sta tentando di imporci un po’ con la forza, un po’ con la paura, un po’ con l’inganno. Non credo molto negli appelli: il firmificio italiano ha prodotto una quantità impressionate di documenti e di illusioni, ma non ha cambiato di un millimetro la realtà semplicemente perché in italia la firma non è mai l’inizio di una battaglia, ma la sua conclusione tra le rassicuranti coltri della buona coscienza: ci ho provato, ma non chiedetemi altro.

Però questa volta bisogna dire che la firma merita e se anche la penna giusta per appoggiare il documento ( qui per sottoscriverlo) sarebbe una mazza da baseball che fa miracoli calligrafici sui  gropponi degli ignavi, è il caso di far ascoltare la contrarietà del Paese a un disegno e ai suoi ideatori ed esecutori. Anche in vista di un futuro nel quale questi signori dovrebbero essere chiamati a rispondere della rovina nella quale hanno trascinato il Paese. E del resto basta guardare le firme sull’anomalo ddl 813 che si propone appunto di superare le difficoltà delle revisioni costituzionali per renderle spedite e alla portata dei 40 cosiddetti saggi. Sono firme che parlano chiaro su quale pessima e mediocre  Italia si appresta a a mettere mano alla Costituzione: Letta, Quagliariello e Franceschini.

Abbiamo un figlio dello zio che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, che non ha fatto altro che cucinare cazzatine alla democristiana, una di quelle tristi persone alle quali la culla di potere e privilegio nella quale sono nate e cresciute, ha impedito di riconoscere la propria modestia. Un pedone che si è fatto cavallo. L’altro, Quagliarello, quasi il nome di una canzone napoletana cantata col naso da Sergio Bruni, è un esponente perfetto del notabilato meridionale, figlio di papà (almeno qui abbiamo la linea diretta), modestissimo magistrato di molta provincia e di poca lena, ma con l’istinto sicuro della clientela e del clan, uno di quei borghesi scolpiti nella margarina il cui amore per l’autoritarismo si palesa gradualmente, ma con segnali più chiari della scarlattina, quando scorgono l’uomo forte a cui possono legare il loro non essere nulla. E infine Franceschini, il tipico esponente della doppia morale cattolica, giovane marmotta e raccoglitore di consenso – incenso. Uno che era democristiano a vent’anni e studiava da onorevole, praticamente un mostro nella classificazione dell’ Fbi. Uno che sembra la personificazione di un detto ferrarese “da luntan na piegura la par un can”, da lontano una pecora sembra un cane. Uno delle manifestazioni per la famiglia che solo di recente ha scoperto il sesso: addio famiglia e su la barba da pensatore che fa anche un benefico solletico.

E’ importante sapere chi si presta ad essere in prima linea nella battaglia contro la Costituzione: dalla mediocrità non nascono sogni e buone intenzioni, ma solamente il dormiveglia inquieto di chi non sa che pesci pigliare. Ed è disposto a qualsiasi cosa per rimanere in cima a eseguire qualunque ordine del clan o del capo o del proprio disorientamento. Basta leggere quei tre nomi a firma dell’orrendo pasticcio degno di una repubblica centro asiatica per firmare mille volte.  Bisogna provarle tutte perché questo piano contro i fondamenti della repubblica sia scritto sulla sabbia, anzi visto l’ispiratore sui pannoloni.