downloadIl governo Letta è destinato a durare. Non ci saranno condanne di Berlusconi, maldipancia piddini, tanto meno esodi dal M5S, che lo potranno davvero mettere in crisi e anche le sparatorie che ogni tanto si accendono non sono che esercitazioni con armi a salve, mortaretti per la festa del santo patrono. I vecchi partiti e i nuovi movimenti hanno tutto da perdere da nuove elezioni che comunque sarebbero possibili solo passando sul corpo di Napolitano: essi ormai fanno parte della scena del delitto Italia chi come protagonista, chi come complice, chi come testimone contro che una volta salito al banco diventa reticente.

Ma il motivo più radicato del Letta continua, non sta tanto in questo, quanto nel fatto che essenzialmente è un non governo. Come si evince dal decreto del fare, gestisce l’esistente: riesuma, ribadisce, semplifica per ratificare lo statu quo del declino etico ed economico, promette ciò che non può, ubbidisce a Bruxelles e a Berlino. E quando dovrebbe decidere su cose concrete, rinvia nell’attesa salvifica che nel frattempo “accada qualcosa”. E’ fatto di una materia che è cera per i potentati e marmo per i ceti popolari. Letta è il tenente Drogo nella fortezza Bastardi e uso questo nome per sottolineare le differenze con i romanzo di Buzzati.

Sono centinaia le analisi di questi giorni sull’inconsistenza del decreto del fare, visto da varie angolazioni, sorretto dunque non dalle convergenze, ma dalle differenti critiche. Aggiungere altre analisi sull’aria fritta o meglio sulla resa al peggio, dalla semplificata gestione criminale dei rifiuti agli F35, mi sembra superflua. Ma ieri c’è stata una ineguagliabile dimostrazione di ciò che vuol dire non governo: è la grottesca esternazione del sottosegretario ai beni culturali, Borletti Buitoni, convivente Nestlé, che dopo una visita a Villa Adriana, un monumento che da solo farebbe la fortuna di una piccola nazione, inserita nel patrimonio universale dell’Unesco, prende atto del degrado e sostiene: “È a rischio perfino il pagamento delle utenze. Considerando che per tutta la manutenzione della dimora di Adriano è a disposizione una cifra che basterebbero per due o tre case, si è fatto quello che si poteva fare”. Oddio anche la grammatica ne esce male malissimo, ma qui sta il fatto: alla signora BB non viene in mente di essere quella che dovrebbe semmai battersi per aumentare la cifra a disposizione, per prendere provvedimenti, per svegliare il commissario del comune di Tivoli che fa ammucchiare la spazzatura all’ingresso del complesso monumentale, ma prende atto e basta, come se fosse un qualunque nessuno che guarda e scuote la testa.

La pacata impotenza, la tranquilla noncuranza della straricca fancazzista montiana dedita al dilettantismo culturale per occupare il tempo, fa impressione come una sorta di erre moscia della politica. Ma va benissimo per Letta il cui governo non è altro che l’istituzionalizzazione del suo think tank, Vedrò. Parliamone, vediamoci, facciamo cose: perdere tempo è denaro, dopotutto. No, questi non se ne andranno se non con le baionette.