11720100450aGuardate la foto a sinistra: è la descrizione esatta di ciò che rimane dell’Italia digitale dopo che il governo dei tecnici della cialtroneria ci ha messo le mani ponendo la ciliegina sopra una torta di sparate, promesse, auto incensazioni di Brunetta,clientele selvagge, insomma dopo che la corte dei miracoli di Berlusconi ha pasticciato con sublime incompetenza e pessima coscienza, così che la famosa “I” di informatica è diventata la “I” di idiozia.

Quasi un anno fa, verso fine giugno,  il governo Monti annunciò con il suo tipico sussiego la creazione di un organismo destinato a dare attuazione all”Agenda digitale che era stata promessa e ripromessa, sventolata come il drappo rosso davanti al toro: finalmente il Paese avrebbe potuto cominciare  la rincorsa per colmare il digital divide che la separa dal resto d’Europa. Purtroppo però non c’erano i soldi per intervenire, ma solo quelli per inserire in tutta fretta alcune righe nel decreto Crescitalia che sancivano la nascita dell’Agenzia per l’Agenda digitale come misura urgente per il rilancio.Fanfare e tamburi, giornaloni e tv mobilitate per annunciare la lieta novella. E fin qui tutto si sarebbe risolto nell’ennesima medaglia di cartone  dorato con cui il governo tecnico premiava la sua illuminata corsa al disastro del Paese.

Invece, forse a causa dei primi caldi, il governo decide di smantellare tutti i precedenti organismi che si occupavano della informatizzazione della pubblica amministrazione: viene così decretata la fucilazione della DigitPa, in vita dal ’93, della più recente Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l’innovazione, creata nel 2005 e anche lo smantellamento del dipartimento per la digitalizzazione della presidenza del consiglio. Tutto viene trasferito alla nuova agenzia il cui direttore sarebbe dovuto essere nominato entro 45 giorni. Ma poi arrivano proroghe a ripetizione così che solo l’ultimo giorno di ottobre  Agostino Ragosa  viene innalzato a vertice dell’organismo.

Questione risolta? Per nulla, anzi tutto in alto mare. Qualche giorno fa la corte dei Conti ha fatto sapere al governo Letta che nello statuto dell’Agenzia ci sono parecchi pasticci e che insomma va rifatto. E rifatto da nuovi ministri ( 4 sono quelli direttamente interessati) che non ne sanno nulla e che comunque vorranno certamente apporre la loro manina clientelare sul testo. Passeranno ancora molti mesi di confabulazione, ammesso che si trovi una soluzione prima che il governo Letta subisca una debacle. Nel frattempo però i precedenti organismi, per quanto inefficienti, non esistono più e dunque ogni cosa rimarrà bloccata fino a che non sarà risolto il problema di trovare finanziamenti adeguati e  la bagarre delle lottizzazioni non avrà trovato la sua quadra.

Ecco il risultato di dilettantismo, incompetenza e arretratezza  che hanno un effetto drammaticamente sinergico. Forse l’agenzia per l’Agenda digitale rimarrà solo un ennesimo poltronificio dove sistemare qualche “amico” o qualche trombato.  Anzi visto che l’informatica e la rete sono fonte di tanti dispiaceri per i politici, meno si fa e meglio è. come del resto accade per la banda larga in WiFi che rischia di sottrarre fior di guadagni alle aziende di telefonia.  Quel dito della mano è il vero digitale italiano.