monti-berlusconi_620x410Se si potesse costruire una discarica dove mettere tutte le dichiarazione dei candidati, dei quasi candidati, dei candidati rifiutati, degli ex candidati, avremmo una miniera di stupidità e ipocrisia bastante per un secolo. Certo si tratta di materie velenose che nuocciono gravemente alla salute del Paese, ma hanno una loro delirante estetica che attrae come il luccichio sfacciato dei gioielli falsi e spesso rischia di tenere in ombra le rare pietruzze vere di politica.

Fatto sta che tra le pochissime cose sensate che ho è sentito da parecchi mesi a questa parte, viene proprio da quel candidato che era visto come “poco politico” e interessato solo alla giustizia e non a un discorso globale. Cioè da Antonio Ingroia. Per carità Rivoluzione Civile avrà molti difetti pantografati dalla rete e dalle pasionarie di D’Alema che, guarda caso, proprio quando devono intervistarlo, sembrano uscite da una fumeria d’oppio di Shangai. Ma sarebbe davvero troppo pretendere che l’informazione non avesse il suo carico di relitti e delitti che accompagnano la marea della politica come alghe strappate dal fondo. Aver individuato in Monti e non in Berlusconi il vero “nemico” esprime finalmente una consapevolezza dei rapporti di forza reale e strappa la foglia di fico a immagine del cavaliere dove si nasconde una falsa sinistra e soprattutto una falsa ragionevolezza. Quella che poi si loda e  s’imbroda nella teoria del voto utile.

Quando Ingroia rifiuta finalmente la desistenza e dice “Berlusconi è politicamente finito, gli italiani sono vaccinati nei confronti di Berlusconi, il vero pericolo è Monti, più pericoloso ed insidioso” non fa un riferimento diretto alla battaglia elettorale nella quale il professore dà prova di essere anchilosato dentro le bolle di potere e incapace di parlare: quando dice wow! si capisce che vorrebe dire invece vov! per sostenere le stanche membra di financing made man. Non è certo un attrattore di voti e la compagnia da museo delle cere di cui si è circondato, lo relegano agli ultimi banchi dell’esprit e delle capacità politiche. Non è quello: è la cultura oligarchica che esprime Monti, i poteri che lo appoggiano, la sua totale dipendenza da questi ultimi che ne fanno il “nemico”. Questo dovrebbe essere chiaro a qualunque progressismo autentico e può sfuggire solo a quelli che del progressismo hanno conservato solamente l’etichetta.

Gridare al pericolo Berlusconi per poi fare inciuci con Monti è del tutto privo di senso: entrambi esprimono con stili diversi lo stesso mondo: uno è l’affarista senza scrupoli che si è fatto da sé e ha strizzato l’occhio a tutte le immoralità italiane, l’altro è un baronetto per discendenza ereditaria che partecipa con tutto se stesso a un disegno reazionario più ampio, più ideologico e certamente tutto telefonato da altri centri di potere di cui fa parte. Nulla che abbi a che fare con l’etica nel suo senso proprio. Le loro prospettive divergono sugli interessi, non sulla direzione. Entrambi rappresentano a loro modo il passato: il primo quello di un successo becero e personale ormai in estinzione, il secondo quello di un mondo che ha già cominciato a refluire di fronte alle proprie contraddizioni: abbandonarsi proprio ora alla marea che si ritira anche in senso tecnico-economico, invece di aiutare il reflusso dell’acqua limacciosa, per me ha dell’incredibile, come buttare il bambino e tenersi l’acqua sporca.

Ma così è il Paese: reso futile e avido dal Cavaliere e pronto all’esperimento Montiliberista, completamente demenziale dal lato economico, ma politicamente interessante per i think tank, i banchieri, le cancelliere e chiunque abbia interesse alla grande svendita. Vent’anni sguaiati, per finire derubati con stile e senza un’idea in testa. Una storia appunto da cronache italiane.