Si proprio grazie di cuore dalla signora cancelliera. Il biglietto con decorazioni natalizie è arrivato direttamente da Berlino alla magione di Monti e anche ai ministeri finanziari: doveroso perché facendo i conti di fine anno si scopre che il debito pubblico è arrivato a 2014 miliardi e passa, con un aumento del 5,3%, rispetto all’anno precedente. La politica di rigore si è scaricata sui poveracci, ha impoverito il Paese, lo sta strangolando, ma non è servita a nulla perché i soldi sono volati altrove.
Le entrate dello stato, grazie soprattutto all’Imu, sono aumentate di circa 8,5 miliardi, ma le uscite, nonostante i massacri e i tagli sono cresciute di 10,5 miliardi. Come mai si verifica questo miracolo tecnico? Perché l’Italia ha dovuto dare al fondo salvastati europeo 30,2 miliardi per finanziare altri Paesi. Una cifra enorme, che tende a crescere impetuosamente, grazie alle ricette degli stolti burocrati, ma che nasconde una menzogna radicale: i fondi non servono mai agli stati, ma solo al salvataggio delle loro banche. Del resto quando quasi tutto l’importo dell’Imu sulla prima casa viene utilizzato per togliere le castagne dal fuoco al Monte dei Paschi, figuriamoci quando i fondi vengono richiesti dai dittatori di Bruxelles e di Berlino.
Insomma un anno, un fallimento. Che però ci dice qualcosa di importante: il fatto che il debito pubblico sia aumentato e il pil inabissato, mentre gli spread sono diminuiti dimostra la artificialità della teoria del debito e la gratuita crudeltà politica e sociale delle cure: oggi gli interessi sui btp decennali dovrebbero essere assai più alti di un anno fa. Per fortuna però, con Monti siamo credibili: al punto che i nostri titoli di stato in mano estere sono diminuiti dai quasi 800 miliardi di due anni fa ai 695 di oggi. Eh sì adesso siamo credibili da morire.


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Abbiamo assistito alla fallimentare politica di una banda di malfattori, messa su da un’altra cricca di criminali col beneplacito di un tipo che in una qualsiasi democrazia medio-liberale con stato di Diritto appena passabile sarebbe stato messo sotto impeachment per alto tradimento alle istituzioni che è chiamato a rappresentare e ad almeno una mezza dozzina di articoli costituzionali (oltre una nutrita serie di reati da codice penale). Tutti gli indicatori che contano dicono chiaramente che l’Italia è entrata in una fase post-recessiva, ovverossia siamo praticamente in depressione. Eppure come il Sig. Ponza e la Sig.ra Frola di pirandelliana memoria qualche politico caso psichiatrico ci dice che quella banda di lestofanti avrebbe “salvato l’Italia”, come non perde occasione di ripetere un Casini qualsiasi mentre si mette il cappello di Napoleone in testa e magari qualcuno gli porta la camicia con le maniche lunghissime.
La realtà è che c’è del metodo in questa apparente follia foucaultiana. Basta sostituire il nome della nazione salvata con il nome di una serie di istituti finanziari amici della cricca e il tutto diventa magicamente logico e persino ben fatto.
Purtroppo per la rivoluzione ci vogliono le palle, è vero. Però il livello vessatorio ha raggiunto quasi il ‘tipping point’, e anche se la maggioranza del popolo servile italiano non ce le ha, non vuol dire che non ci sia qualcuno che non se le sia rotte!
Seh, la rivoluzione popolare, figuriamoci. Gli italiani, fin quando non gli togli la tv demente del pomeriggio e le partite, non gliene frega un cazzo di niente. I loro figli non hanno futuro, la scuola va in pezzi, la loro pensione va a ramengo, gli ospedali diventano per soli ultraricchi, e a loro interessa solo la defilippi in tivvù o quel bel ragazzo di Renzi che pare uscito da icsfactòr, e come è tanto simpatico sulla copertina di Chi.
Per le rivoluzioni, caro Tore, servono ideali e persone in grado di sostenerli e diffonderli. E mi spiace dirlo, ma qui in Italia non vedo nessuno che abbia voglia di togliere il culo dalla poltrona.
CONTRO LE DITTATURE E’ LECITO SCATENARE LA RIVOLUZIONE POPOLARE!!!!
Quando si sentono giudizi come “credibile” non possono non venire i mente i giudizi di Elio a Xfactor; e tempo che la coincidenza sia inevitabile: parliamo comunque di pomposi dilettanti.