Il Wall Street Journal conferma qualcosa che era evidente: il ruolo decisivo della Merkel nella crisi italiana. E le smentite presidenziali, peraltro dovute e scontate, hanno quel sapore dolciastro e angoscioso del nascondimento evidente. Di certo la cancelleria del più potente Paese d’Europa non telefona nottetempo al presidente di un altro stato per fare quattro chiacchiere senza impegno o per farsi dare una ricetta per i friarielli di cui si dice Napolitano sia goloso.

La cosa era chiara già un mese fa dopo le mosse europee di Monti, tutte volte ad appoggiare le politiche di Angela, anche quando queste rappresentavano un bel problema per l’Italia e per la Francia. Tanto che proprio in questo blog il premier era stato ribattezzato governatore (qui). Certo è probabile che l’idea di un governo tecnico fosse nell’aria già da tempo e fosse stata già delineata quando in estate la Merkel diede via libera a Draghi, dopo essere stata una fiera oppositrice della candidatura dell’ “italiano” alla Bce. La telefonata è stata probabilmente  solo una sollecitazione a non perdere tempo e ad approfittare della situazione favorevole, evitando di dare a Berlusconi il tempo per massicci acquisti di deputati, come putroppo era avvenuto esattamente un anno prima.

Smentite o meno si tratta di un nuovo grave colpo alla credibilità del Paese, tanto più che questo ci mette in una situazione delicata e grottesca: le politiche della Merkel sono infatti sempre meno apprezzate around the world e in rotta di collisione con quelle americane, per di più non si capisce bene dove vogliano andare a parare, se a una improbabile e recessiva austerità finanziaria oppure a un ventilato abbandono tedesco dell’euro. E per colmo di paradosso siamo a traino di un cancellierato ormai in minoranza assoluta nella stessa Germania.

Per la proprietà transitiva si potrebbe dire che abbiamo un governo di minoranza, tenuto in piedi dall’assenza di politica, ormai incapace di liberarsi dalle sabbie mobili del berlusconismo, dalla malaise diffusa dal Cavaliere. Un governo telefonato che dipende da Berlino: la Repubblica Asociale Italiana.