Forse il guaio di Marchionne è di chiamarsi Marchionne. Forse alle volte le scelte ideologiche e strategiche sono guidate da istinti e culture assai semplici. Fino  a una decina di anni sembrava che le marche automobiliste non presenti con impianti e modelli di grande diffusione nel mercato nordamericano fossero fuori dalla competizione. E questo approccio deve essere stato ingigantito nei riflessi condizionati di un immigrato: tutti gli italo-americani sono più realisti del re e non vedono un palmo oltre la loro patria di adozione, affascinati, ma anche accecati dal centro dell’impero.

E’ questo che deve aver suggerito a Marchionne di lanciarsi nell’avventura Chrysler pensando di mondializzare il gruppo anche a costo di regionalizzare la Fiat. Ma intanto che Marchionne aspettava l’occasione americana  molte cose sono accadute: gli Usa non sono più il maggior mercato mondiale, le sue aziende automobilistiche si sono rivelate fragili, salvo quelle, come  la Ford, che hanno consistenti basi progettuali e produttive in Europa e altrove.

E infatti l’ultimo grande costruttore europeo ancora orfano di alleanze, Peugeot-Citroen, ha ufficialmente annunciato di puntare direttamente sulla Cina, dove non solo il mercato è più grande che negli Usa, ma promette sviluppi stratosferici e ovviamente costi inferiori. Certo la Fiat ha la Chrysler, marca non molto considerata dagli stessi americani e che vende soprattutto nei poco abitati stati centrali. Forse con più realismo si può dire che la Chrysler possiede ormai la Fiat, se non altro come impegno finanziario e produttivo.

Però Fiat in Cina non esiste, in Russia ha una incidenza minima visto che le vendire sono dominate da Renault- Nissan, dalla Volkswagen e dagli altri costruttori giapponesi, in India altro mercato in procinto di esplosione, ha l’1% per non parlare di altri Paesi asiatici, meno giganteschi e che tuttavia messi insieme fanno un continente, dove la percentuale dell’azienda torinese, quando c’è è zer0 virgola qualcosa.

Quindi dopo aver importato l’est europeo in Italia falcidiando salari e diritti con il plauso di chi non ha avuto né il coraggio, né l’intelligenza di capire i bluff dell’uomo col maglioncino, dopo aver puntato tutto sulla mediocre Chrysler, la Fiat non ha più grandi risorse per puntare ai mercati del futuro mentre anche su quelli tradizionali è in netto calo di penetrazione. Forse con la Topolino serba accrescerà la propria quota nei Balcani. Dai Carpazi al Wyominng, la più grande marca dei mercati marginali.