A volte mi pare di sognare e vorrei davvero potermi svegliare con quella felicità improvvisa di scoprire che la realtà è un’altra. Purtroppo però mi do pizzicotti da tutte le parti, ma non c’è nulla da fare: sono sveglio.

Oggi per esempio leggo un messaggio che Paola Concia ha inviato alla Carfagna in occasione del suo matrimonio con non so quale enfant gatè della Roma bisignanesca con Berlusconi come testimone e  una chiesa brulicante di piquattristi: “«In questi anni ho avuto il piacere di conoscere il ministro Mara Carfagna, condividendo con lei in parlamento importanti battaglie a favore delle donne e contro l’omofobia e la transfobia, apprezzando la sua tenacia ed il suo coraggio”.

Devo essere proprio distratto perché queste grandi battaglie della Carfagna proprio non le ho viste e anzi ho visto una donna arrivata su una poltrona ministeriale per meriti diciamo così estranei al suo ufficio, che sulle pari opportunità mi sembrava piuttosto disinteressata e che solo dopo aver cominciato a sgomitare per pure e anche malriposte ambizioni personali, ha firmato assieme alla Concia, una proposta di legge contro l’omofobia.

Proposta che viene dopo una già bocciata dalla maggioranza e precisamente dai testimoni e dagli invitati al matrimonio, da quell’ambiente, da quel sentire politico e umano che fa della discriminazione, del sospetto verso il diverso e dell’ egoismo sociale uno dei suoi punti di forza.  Un ambiente nel quale la Carfagna è nata e cresciuta, nel quale rimarrà comunque. Quindi l’appoggio alla legge è solo strumentale alle sue strategie, qualcosa per segnalare i suoi dissensi su altro.

Ecco perché il peana della Concia è fuori luogo, uno sproposito che chiama in campo certi vezzi della casta che si ritiene esentata dall’avere un minimo di coerenza e anche una robusta dose di ipocrisia. Se la Carfagna è così attenta ai diritti perché sta con quelli che non li riconoscono? Perfino con quelli che sbeffeggiano platealmente le persone con handicap? O vogliamo fare come chi appena una miracolata del Pdl dice bau, subito intona l’alleluja, per solidarietà di genere, salvo poi dover rapidamente mettere da parte il turibolo. Francamente basta. A New York si celebrano i matrimoni tra persone dello stesso sesso e qui stiamo dietro alla Carfagna e ai suoi dubbi se stare nel Pdl o con Micciché?

Ma gli auguri alla novella sposa contengono anche un vizio politico che lo li inseriscono nel main stream degli ultimi trent’anni non solo italiani: il pensiero che i diritti siano corporativi e divisibili. Si la Carfagna può far parte di una parte politica e di un esecutivo che macera le conquiste di interi ceti sociali, ma se dà una mano a far passare i miei diritti, allora diventa un’eroina. Non posso pensare che ci sia ancora chi non ha capito che proprio questa è la strategia per contrastare  la libertà e la democrazia. E nel caso specifico a te concedo la creazione di un reato di omofobia, agli altri un barbarie analoga, cioè quella di non permettere che gli omosessuali possano sposarsi e dare famiglia. Il tutto per non riconoscere i diritti fondamentali di persone libere di vivere la loro vita sociale, sentimentale e sessuale come vogliono, liberi di amare.

Una cosa del genere è molto pericolosa perché non è una concessione e perché rischia di unire e non di dividere, mentre i diritti corporativi, molti dei quali vediamo nel mondo del lavoro, non fanno invece che frammentare, separar e rendere deboli tutti.