Archivi tag: portaerei

Declino dell’impero: un missile contro Wall Street

r_2012032116352880881600Il settimanale guerrafondaio di ispirazione repubblicana National Interest è molto preoccupato: ritiene che gli Usa abbiano troppo poche portaerei, che gli aggiornamenti aeronavali siano troppo lenti e altrettanto il turn over dei mezzi, che le capacità di reazione russa e cinese abbia  fatto un salto di qualità rendendo molto più vulnerabili le forze americane compresa la nuova portaerei Gerald Ford che dovrebbe prendere servizio a maggio, definita un cimitero di lusso per 5000 marinai americani  Non hanno tutti i torti i ganassa di area repubblicana: dopo i nuovi missili antinave di Pechino che tanto stanno preoccupando Washington ecco che arriva un nuovo ordigno russo il 3M22 Zircon un missile navale che raggiunge i mach 5 ed è dunque praticamente invulnerabile alle difese anche più sofisticate. Per di più oltre ad equipaggiare via via tutti i vascelli di Mosca verrà  montato anche su bombardieri realizzati appositamente per dar la caccia alle portaerei.

Non si tratta di giocare ai soldatini, ma di capire che l’evoluzione della missilistica, dell’elettronica e dei sistemi d’arma stanno rendendo molto più vulnerabili di prima le grandi flotte ossia proprio quel potere navale che è stato lo strumento fondamentale  dell’impero anglosassone: il pilastro di oltre due secoli di dominio. Se la portaerei è stato il mezzo attraverso il quale è stato possibile protrarre, anzi ad accrescere l’egemonia dopo la nascita dell’aviazione e permettere un controllo militare sull’intero globo, adesso la situazione cambia e navi del costo di decine di miliardi possono essere facilmente preda di armi dal costo infinitamente inferiore, dunque realizzabili  in grande quantità  e, in prospettiva, acquisibili anche da piccole potenze. Insomma in un conflitto che non sia drammaticamente asimmetrico come la maggior parte dei quali abbiamo assistito negli ultimi decenni, i rapporti di forza si stanno spostando verso le potenze continentali rispetto a quelle marittime. Del resto le cose possono cambiare molto in fretta e se nel 1854 le navi del commodoro Perry forzarono il porto di Tokio ostacolate solo da qualche freccia incendiaria o da qualche colpo di antichi moschetti portoghesi del ‘600, meno di 90 anni dopo i nipoti dei  samurai sconfitti erano davanti a Perl Harbour con le più grandi portaerei mai costruite fino a quel momento.

Il fatto è che questi cambiamenti sempre più evidenti man mano che si delinea la resurrezione della Russia e la maturazione della potenza cinese, si collegano in maniera sinergica alla crisi chiaramente endemica del sistema mercatista e finanziario imposto ovunque dall’impero assieme al dollaro. E non è una buona notizia perché da una parte Washington, dopo aver buttato nella tazza  qualsiasi brandello di diritto internazionale  deve assolutamente assumere un completo controllo sull’Europa e sulle altre sparse colonie, mentre dall’altra è sempre più tentata dal risolvere la questione dell’egemonia con la guerra finché gode di un margine di vera o presunta superiorità: asserire il diritto del più forte è letale se non si è effettivamente i più forti. Del resto questa situazione, queste sinergie, questi umori, prendono corpo nella stessa campagna elettorale con un candidato democratico che ha dovuto fare un vero patto col diavolo dell’industria bellica per imporsi su Sanders e un presumibile vincitore per i repubblicani, più rozzo, ma forse meno guerrafondaio dei suoi concorrenti e tuttavia del tutto imprevedibile nel suo impatto con la realtà mondiale che per lui è sempre stata una realtà di affari e per il resto non molto diversa dalla weltanschauug proposta dalla Disney. Ma il perno su cui tutti incardinano in un modo o nell’altro la leva della loro campagna è la difesa dell’egemonia Usa e la volontà esplicita di colpire chi in qualche modo la ostacola, rifiuta di prendere atto della volontà di Washington o osa difendersi. Che del resto è anche un argomento principe per distrarre i cittadini dai drammatici problemi di impoverimento progressivo e lasciare che Wall Street detti l’agenda politica. Ecco un bel missile non ci starebbe male.

 

 

 

 


La portaerei di Comunione e liberazione

CavourSe c’è qualcosa che illustra l’inutilità della portaerei Cavour è il fatto che sia stata adibita  a grottesca e patetica fiera navigante per cercare di vendere qualche armamento ai Paesei africani e del golfo, magari anche a quelli che sarebbero nella lista nera dell’Onu. I nostri concorrenti vanno in giro con tanto di ministri e di banchieri per piazzare i loro ordigni, mentre noi non possiamo che fare la figura dei cioccolatai da guerra grazie alle ideone del ministro della difesa, il trafficone ciellino Mauro, e degli alti papaveri della Marina che su questo tipo di cabotaggio se la cavano meglio dell’ammiraglio Yamamoto.

Naturalmente il tutto avviene a spese nostre perché la crociera della portaerei, scortata da altre due navi, costerà una trentina di milioni, di cui 13 pagati dagli sponsor della piccola esposizione su pochi metri quadri e il resto sborsati dai cittadini. Certo è strano che il Paese si privi  per molti mesi  di questo che viene fatto passare per un indispensabile strumento di difesa. Anzi no, è più che ovvio:  è il palpabile fallimento  di una catena di opacità e di sprechi senza fine. La Cavour che finora è costata una cifra che viaggia fra i 3 e i 4 miliardi, fu impostata 12 anni fa in attesa dei miracolosi F 35 a decollo verticale il cui progetto tuttavia era allora ancora in nuce. Un azzardo incredibile. E infatti adesso si è scoperto che i nuovi aerei tra i più costosi della storia non soltanto sono mediocrissimi, ma presentano anche dei difetti mica da poco: necessitano di un ponte rinforzato (costato centinaia di milioni) per il decollo ma soprattutto (vedi qui) in alcune condizioni non possono essere usati come veri apparecchi a tecnologia verticale, perché necessitano di un atterraggio semi convenzionale per il quale il ponte della Cavour è al limite. Questo vuol dire in soldoni che l’operatività della portaerei con questi apparecchi è gravemente compromessa, specie con le temperature alte e vuole anche dire che quando potrà essere equipaggiata con gli F 35 B (dei quali pare che saremmo gli unici acquirenti ), sarà irrimediabilmente vecchia.

In compenso viene usata a spese nostre come fiera ambulante, come portaerei di Cl, con tanto di spazio dedicato all’Expò di Milano che a dire il vero pare davvero un ordigno temibile per la correttezza degli affari e degli appalti. Ma il ministro Mauro si è prima chiuso in rigoroso silenzio, e poi è andato giù di smentita: non andiamo a vendere armi .  Certo che no, anche bugie.


F 35, il caccia alla Pirandello

Progettiamo questo, il Typhoon, ma compriamo l' F35

Progettiamo questo, il Typhoon, ma compriamo l’ F35

Il ministro della difesa è costretto ad ammetterlo: non sono previste penali per il mancato acquisto degli F35, troppo rischioso mentire su questo. Ma giocando su altri fattori dove è più facile confondere le persone, si attenta ugualmente a sostenere il grottesco argomento che i caccia vanno comprati altrimenti si perdono inutilmente soldi. Come a dire che se a poker hai messo il cip devi andare a vedere anche se in mano non hai nemmeno una coppia. Forse in un Paese dove il gioco è diventato compulsivo e la speranza si è ridotta al terno al lotto, questo è l’argomento migliore per contrastare la continua presa dei fondelli che ci viene ammannita.

Fatto sta che il ministro si è slanciato in un meraviglioso esercizio pirandelliano da così è se vi pare: infatti sostiene che non comprando i caccia si perderebbero i soldi della portaerei Cavour, il cui costo, nelle parole del ministro, è balzato dalla cifra ufficiale e conosciuta di un miliardo a tre miliardi e mezzo. Peccato che la Cavour sia stata imprudentemente ( e impudentemente) realizzata per accogliere i caccia F35 quando il modello a decollo verticale ancora era in fase di progetto e non si sapeva nemmeno se sarebbe stato realizzato effettivamente. Quindi avendo sbagliato a spendere per la Cavour, adesso bisogna sbagliare per acquistare gli F35, una spesa giustifica l’altra in un intrecciarsi di non sensi.

Infatti adesso ci troviamo con una portaerei del tutto inadatta ad accogliere gli F35, non solo per la necessità di rifare la copertura del ponte, ma perché il caccia della Lockheed non è propriamente a decollo verticale, ma in certe condizioni di tempo richiede un atterraggio tradizionale e dunque un ponte di almeno 120 metri utili. Insomma avremo una portaerei rabberciata e aerei rabberciati per il decollo verticale la cui operatività è fortemente ridotta: un insieme bellico da paura ( per noi) che ci verrà a costare in totale 17 miliardi per il solo acquisto. Il che traducendo ancora in soldoni significa dotarsi di una panda usata al prezzo di una mercedes 5000 .

Naturalmente il ministro si guarda bene dal dirci questo e di avvertirci che la Us Navy ha rinunciato a questo “gioiellino” a decollo verticale che se fa un po’ di caldo può bruciare il motore in atterraggio: che fortuna, saremo gli unici ad avercelo.

Ma la sfacciataggine finale va oltre l’immaginabile: il ministro che si chiama come il noto caffè si lamenta che purtroppo le spese per la difesa sono alte anche perché l’Europa agisce in maniera non coordinata. Eh già infatti esiste uno straordinario caccia multiruolo, il Typhoon, costruito da un consorzio europeo cui anche l’Italia partecipa, meno costoso e superiore all’ F35, ma noi siamo andati a buttar soldi con la Lokheed, violando proprio le regole del coordinamento. I prossimi Typhoon da portaerei  che nel frattempo sono stati progettati andranno altrove.

Come spero faccia anche il ministro e i ventriloqui che parlano dietro di lui.


La truffa degli F35: nuovi difetti e ali fuggite in Israele

f35La vicenda degli F35 non ha fine e sempre nuovi assurdi capitoli si aggiungono al cahier de doleances che li riguarda. A questo punto – il loro acquisto in numero più o meno elevato – si potrebbe configurare come una truffa ai danni dello Stato, un inganno per i cittadini e un intollerabile affronto per tutti quelli che vivono drammaticamente l’impoverimento e il taglio draconiano dei servizi e del welfare. I soli benefici andrebbero infatti  solo a chi è stato adeguatamente ricompensato per una scelta così “appropriata” e così lungimirante almeno per la propria pensione.

Il primo guaio consiste nelle bugie che sono arrivate dal ministero della difesa, all’inizio del 2012, riguardo alle ricadute industriali e occupazionali derivanti dall’acquisto: c’erano da costruire 1215 ali per un valore di 6 miliardi di dollari e diecimila posti di lavoro per compiere l’impresa . E’ vero che già allora si aveva la sensazione di cifre gonfiate anche perché molti Paesi riducevano le commesse, è vero che anche allora si aveva la consapevolezza di una operazione priva di senso visto che tra i finanziamenti del progetto (2 miliardi di euro abbondanti) e 798 milioni di euro pubblici per lo stabilimento di Cameri, quei sei miliardi di dollari  un po’ fantasiosi si dimezzavano, è vero che sempre più fonti giudicavano il nuovo costosissimo caccia come una ciofeca volante, ma in un periodo di crescita esponenziale della disoccupazione fu quell’argomento a salvare la faccia di un Parlamento che disse sì all’operazione contro ogni evidenza. Fu l’alibi vincente .

Però non appena dato l’assenso all’acquisto delle macchine, delle ali non si è sentito più parlare, come si fossero letteralmente e giocosamente volatilizzate. Fino a qualche giorno fa, quando si è appreso che la Lockheed ha firmato con l’Alenia un contratto fino a  1,5 miliardi di dollari per la costruzione delle ali, mentre con la Ial israeliana è stato sottoscritto un accordo di 2,5 miliardi per la fornitura di 800 ali. Facendo i conti si vede che noi – che siamo partecipanti e paganti del progetto – arriveremo a costruire al massimo poco più di 400 ali, un ribaltamento che smaschera nello stesso tempo le bugie del governo Monti – i miliardi totali per 1200 ali, facendo il conto sul contratto isareaeliano è di  3,75 miliardi di dollari  vale a dire poco più di quanto lo stato aveva pagato per la commessa  – ma anche  la subalternità assurda e indignitosa dei nostri governanti che fanno finta di niente o magari hanno approvato dietro le quinte questo scippo inatteso nei nostri confronti. Del resto la subalternità è l’unica cosa sulla quale possiamo dare solide garanzie di affidabilità.

Come se non bastasse questo pasticcio, gli inglesi hanno scoperto il difetto fine di mondo nell’ F35 in versione da atterraggio e decollo verticale, insomma la versione da piccole portaerei, l’unica che ragionevolmente a noi potrebbe servire: questi caccia possono appontare in verticale solo senza il carico delle armi e del carburante, almeno in condizioni di caldo e di bassa pressione perché altrimenti i motori sarebbero troppo sotto sforzo col rischio concretissimo di esplosioni o quanto meno di sostituzione dei propulsori ad ogni missione. Un vero assurdo sotto ogni punto di vista . Per ovviare al “piccolo difetto” bisogna fare atterrare gli aerei in modalità “semiverticale” che richiede almeno 120 di spazio utile: dunque occorre rifare le portaerei che dovranno avere almeno 120 metri di ponte utile, cambiare il software degli apparecchi, addestrare specificamente i piloti in una manovra comunque pericolossisima che prevede di ridurre la velocità fino al limite del sostentamento. Il che vuol dire in parole povere prendere la Cavour  e rifarla completamente, altri soldi e fitti per il software, un costosissimo addestramento ultraspecifico ( e ultracostoso) , un forte rischio ad ogni volo ed un’ operatività seriamente compromessa.

Peggio degli F35 ci solo sono i governi che li comprano. Peggio di questi governi ci sono quelli che li comprano raccontando bugie per coprire l’opacità delle operazioni. E come al solito ci troviamo nel peggio del peggio


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: