Due giorni fa l’Istituto della fisica del plasma dell’Accademia delle scienze della Cina, ha annunciato il completamento del magnete a superconduttore più grande mai realizzato, in grado di accumulare tre volte il quantitativo di energia dell’analogo magnete dell’ Iter, vale a dire del progetto internazionale per realizzare la fusione nucleare con confinamento magnetico che ha il proprio centro a Cadarache, nel sud della Francia. Vi partecipano 35 Paesi, tra cui, in posizione di rilievo, la stessa Cina, che tuttavia ha deciso di dare un colpo di acceleratore alle sue ricerche e di fare in gran parte da sola. È una decisione assolutamente comprensibile alla luce dell’ostilità che l’Occidente non perde occasione di dimostrare nei suoi confronti ad onta del fatto che ormai Pechino è un crocevia ineludibile per le tecnologie di punta, specie nel campo delle energie alternative che sarebbero poi uno, se non l’unico campo, in cui vuole giocare l’unione continentale. Lasciamo per un momento da parte il fatto che tutto questo ha ben poco a che fare l’ambiente e molto invece con la speculazione, in cerca di terreno fertile per l’investimento di soldi e in grado di creare l’ambiente politico favorevole ai suoi interessi, anzi suddito di essi. Il fatto è che siamo su un terreno scivoloso e contraddittorio che non porta da nessuna parte.

Questo annuncio sul nuovo magnete che darà alla Cina un vantaggio in uno dei pochi campi in cui l’Europa ha ancora qualcosa dire, è lo spunto per far un discorso sulle miserande condizioni del nostro continente che è diventato marginale in tutte le tecnologie di punta del XXI° secolo, non produce o quasi chip avanzati, è assente dal terreno dell’intelligenza artificiale, non ha alcun controllo sulle piattaforme digitali che sono oggi assolutamente essenziali per l’economia e di fatto si sta svendendo alle aziende americane più nefaste ed espressioni dell’imperialismo Usa, come Palantir, non produce nemmeno un proprio sistema operativo e neanche, come detto in precedenza, gli strumenti per la proclamata transizione energetica: pale eoliche, pannelli solari, batterie, veicoli questi ultimi una costosa imitazione dei prodotti cinesi. Persino i tentativi di rendersi autonomi in questo settore sono miseramente falliti ad onta del fatto che fossero stati importati macchinari e tecnici dall’ex celeste impero. Qual è il male oscuro che ci sta consumando e ci spinge verso i bordi dell’atlante geografico? Che ci sta trasformando da produttori di tecnologia in semplici utilizzatori? Ci mancano  le capacità, l’intelligenza o i saperi? Di certo no o almeno non ancora, visto che questo declino, acceleratosi con la crisi del sistema industriale dopo la belligeranza con la Russia, sembra ormai inarrestabile e di lungo periodo: il problema è invece essenzialmente politico e risiede nel fatto che la Ue è nata con buoni propositi annunciati, quello per esempio di essere una società della conoscenza o di arrivare a spendere il 3% del Pil in ricerca, nei fatti è stata solo un meccanismo che le élite finanziarie hanno sfruttato a pieno per congelare le battaglie  e l’evoluzione sociale, per trasformare il continente in una sorta di luogo di culto del neoliberismo nella sua forma più ipocrita e burocratica . A questo è servito l’euro che da una parte ha avvantaggiato la parte forte dell’Europa e sfavorito  quella più debole, creando una moneta di fatto ingestibile da tutti .

Ma a questo sono servite anche le infinite normative studiate perché le democrazie dei singoli Paesi  non disturbassero il manovratore, per uccidere definitivamente l’intervento pubblico in economia, per bloccare la dialettica salariale e ora sta annaspando nella palude del declino, cercando di trovare nella guerra una sorta di sensus sui. O meglio di fronte al totale fallimento di un progetto, le élite di comando e i relativi milieu politici che da esse dipendono,  stanno tentando di cercare il consenso perduto, creando un nemico esistenziale contro il quale mobilitare la società e militarizzarla per imbrigliare il dissenso: ciò dovrebbe salvarle dal loro destino. Ma questa è solo l’ultima illusione che si innesta su un fallimento epocale, su un progetto che non sa più vivere e non vuole morire.