Anna Pulizzi per il Simplicissimus

Le caserme dei carabinieri sono un luogo di lavoro per i carabinieri, no? Quindi anche a loro era richiesta l’esibizione del green pass per potervi accedere. Se sprovvisti, avrebbero dovuto arrangiarsi alla meglio o accamparsi sotto i ponti. Di certo non sarebbe stato un bel vedere ma soprattutto assai poco conveniente per governi eletti da nessuno che stanno su grazie a decreti anticostituzionali, a manganellate e idranti, a ricatti generalizzati, a sketch con figuranti neofascisti, al collaborazionismo dei sindacati gialli.
Insomma è stupido maltrattare i cani da guardia e poi pretendere che ti difendano la casa. Per qualsiasi regime, perfino quelli impersonati da servi imbecilli dei poteri finanziari, questa è proprio la prima lezione di nuoto, l’abc dello stare a galla.
Così si è giunti ad un compromesso venato di ipocrisia molto italica tra l’osservanza di un decreto manicomiale e le necessità basilari di coloro a cui viene chiesto di farlo rispettare. Dunque, nella recente circolare del comando generale dell’Arma che ritratta quella precedente, leggiamo che “il personale accasermato che accede in caserma esclusivamente per andare in camerata e usufruire del posto letto e non per svolgere il turno di servizio, non potrà essere soggetto al controllo del green pass. Il controllo del certificato verde riguarda esclusivamente coloro che intraprendono il lavoro”.

Abbiamo dunque scoperto l’esistenza di una variante virale che è pericolosa solo mentre si lavora e che si disattiva quando si dorme, si va in bagno, si mangia, si prende un caffè con i colleghi. Invece non appena ci si immerge in qualche scartoffia, zac! Il virus si sveglia e comincia ad attentare alla vita dell’incauto e di chi gli sta intorno.

Secondo me, che pure non sono virologa né addottorata in altri rami del sapere, si tratta di una variante strettamente imparentata con quella che insidia un po’ tutti i lavoratori e aspiranti tali, che rimane silente mentre questi si accalcano sugli autobus e sulle tradotte per pendolari ma comincia a mordere il loro apparato cellulare non appena provano a stringere un bullone o picchettare alla tastiera. E ultimamente perfino di quelli che per andare al lavoro devono fare il percorso dalla camera da letto al tinello.
E poi c’è perfino chi osa paragonare la situazione attuale alla dittatura e con osceno e pessimo gusto posta l’immagine della beffarda e feroce scritta d’ingresso ai lager nazisti. Come si può pensare che il lavoro rende liberi, quando almeno da metà ottobre è noto a tutti che rende solo positivi?