Non sappiamo se e quanto l’Ucraina sarà fatale per l’Occidente o meglio di quel che ne rimane, ma di certo non si potrà dire che lo scontro con la Russia è stato un caso, qualcosa di non previsto, di non preparato e di non pianificato. A futura memoria dobbiamo dire che la guerra di oggi è stata lungamente preparata e non si tratta di illazioni, di ipotesi, ma lo illustra nei particolari il manuale dell’alleanza atlantica del 2005 come ha scoperto un analista americano, nel cui testo si dice tutto quello che invece viene invece negato:

  “Le relazioni formali tra NATO e Ucraina iniziarono nel 1991, quando l’Ucraina si unì al Consiglio di cooperazione Nord Atlantico (successivamente sostituito dal Consiglio di partenariato euro-atlantico) immediatamente dopo aver ottenuto l’indipendenza in seguito allo scioglimento dell’Unione Sovietica. Nel 1994, l’Ucraina è diventata il primo Stato membro della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) ad aderire al Partenariato per la Pace (PfP). Nel corso degli anni ’90, il paese ha anche dimostrato il suo impegno a contribuire alla sicurezza euro-atlantica attraverso il suo sostegno alle operazioni di mantenimento della pace guidate dalla Nato nei Balcani (certo la faccia tosta non manca a questi miserabili ndr). Il 9 luglio 1997, a Madrid, il presidente ucraino e i capi di Stato e di governo della Nato hanno firmato una Carta per un partenariato distintivo tra la Nato e l’Ucraina. Essa fornisce la base formale per le relazioni Nato-Ucraina ed è stata un’opportunità per i paesi membri della Nato di riaffermare il loro sostegno alla sovranità e all’indipendenza dell’Ucraina, all’integrità territoriale, allo sviluppo democratico, alla prosperità economica e allo status di Stato non dotato di armi nucleari, nonché per il principio dell’inviolabilità delle frontiere. La Carta ha inoltre istituito la Commissione Nato-Ucraina (NUC), che è l’organo decisionale responsabile dello sviluppo delle relazioni tra la NATO e l’Ucraina e della direzione delle attività di cooperazione. Fornisce un forum di consultazione su questioni di sicurezza di interesse comune e ha il compito di garantire la corretta attuazione delle disposizioni della Carta, valutare lo sviluppo complessivo delle relazioni Nato-Ucraina, esaminare la pianificazione delle attività future e suggerire modi per migliorare o sviluppare ulteriormente la cooperazione. È inoltre responsabile della revisione delle attività di cooperazione organizzate in diversi quadri come il Partenariato per la Pace, nonché delle attività nella sfera militare, sviluppate nel contesto dei piani di lavoro annuali intrapresi sotto gli auspici del Comitato militare con l’Ucraina . . . “

Tutto questo – in totale contrasto con le promesse fatte a Mosca e con linee rosse poste all’espansione dell’alleanza atlantica –  ha preso una svolta concreta nel 2002 quando Putin decise di contrastare gli oligarchi russi che volevano intromettersi nella politica interna, dando un dispiacere anche alle oligarchie occidentali che erano vogliose di gestire le immense risorse naturali russe, tramite i loro “colleghi” e amici russi. Guarda caso proprio in quell’anno l’Ucraina presentò una richiesta formale per avviare il processo di adesione alla Nato: fallito il tentativo messo in atto con Eltsin di fare della Russia una ricca preda per le élite nordamericane agendo dall’interno, si è pensato di utilizzare Kiev come testa d’ariete contro Mosca cominciando a mettere a punto i piani per implementare questa prospettiva d’azione.  Le prime esercitazioni militari con l’Ucraina sono iniziate nel 2005 sulla scia della Rivoluzione Arancione. In quell’anno ne sono state svolte due: la Rapid Trident (un’esercitazione congiunta divenuta annuale  con le forze della Nato) e una missione esclusivamente statunitense, la Joint Military Training Group – Ucraina che aveva il suo centro operativo a Yavoriv, ​​nella parte occidentale del Paese e che è diventata col tempo la principale tana della Nato in Ucraina. Quando il 13 marzo del 2022 un missile ipersonico russo la colpì distruggendola, l’informazione occidentale tentò di far passare l’idea che si trattasse di una piccola base, mentre era da molto tempo la base operativa principale per i soldati statunitensi schierati in Ucraina per addestrare le truppe di Kiev già dal 2005.

Tutto questo serve per dire che l’obiettivo dichiarato della Russia di smilitarizzare l’Ucraina significa in sostanza cacciare via la Nato e ogni tentativo occidentale di evitare questo esito, magari con la minaccia di un intervento diretto, non porterà Mosca al tavolo della pace, ma porterà solo morti ai piccoli Napoleoni europei.