Che ormai si sia sull’orlo della follia o del crimine non c’è alcun dubbio: se il sistema risponde all’evidente fallimento dei vaccini non fermando le campagne per l’iniezione e revocando le ignobili misure per imporle, ma decidendo di continuare le dosi ad oltranza pur sapendo benissimo che non potranno risolvere nulla vuol dire che le classi dirigenti devono assolutamente essere cacciate via. In meno di un anno dall’inizio delle campagne vaccinali si è arrivati alla terza dose, senza tuttavia fermare l’ondata di contagi o meglio di supposti contagi, vuol, dire che bisognerà fare la roulette russa ogni due mesi per una malattia con una mortalità inferiore all’influenza E si cerca di rimediare manipolando o sottraendo i dati come sta accadendo in Gran Bretagna dove alle statistiche complete fornite dal  Public Health England, si sono succedute quelle monche dell’ UKHSA che non riportano alcune per colonne per nascondere a un occhio non allenato alle operazioni aritmetiche più semplici  l’efficacia zero, anzi negativa del vaccino. Siamo alla follia se come alcuni brillanti analisti cominciano a sospettare che le carenze di merci e di alimentari in Usa sia stata deliberatamente voluta, così  come sappiamo con certezza che in Europa si sono deliberatamente scelti meccanismi che hanno portato alle stelle il costo del gas.

L’obiettivo è quello di arrivare a un impoverimento generale mentre è in atto un tentativo di controllo totale della popolazione attraverso sistemi di pass e permessi applicabili a qualsiasi situazione o emergenza, ma per quanto questo possa sembrare pazzesco la cosa era stata se non prevista, tematizzata già 50 anni fa da Michel Foucault che ne scriveva quando ancora tutto questo poteva sembrare pura fantascienza, ancorché queste pulsioni fossero ben presenti nei sotterranei del capitalismo. In Sorvegliare e punire. Nascita della prigione parlando del Panopticon di Geremy Bentham ovvero del progetto di un carcere fatto in maniera  che tutti potessero vedere tutti e in fondo espressione esasperata di un modello sociale fondato su piccole città, Foucault notò che questa serie di idee derivava proprio dagli assetti di emergenza derivanti dalla peste:

“Questo spazio chiuso, segmentato, osservato in ogni punto, in cui gli individui sono inseriti in un luogo fisso, in cui sono controllati i minimi movimenti, in cui sono registrati tutti gli eventi , in cui un lavoro ininterrotto di scrittura collega il centro e il periferia, in cui il potere si esercita senza divisione, secondo una figura gerarchica continua, in cui ogni individuo è costantemente collocato, esaminato e distribuito tra i vivi, i malati e i morti – tutto ciò costituisce un modello compatto del meccanismo disciplinare … Questo era anche il sogno politico della peste… Il paese appestato, attraversato da gerarchia, sorveglianza, osservazione, scrittura ; la città immobilizzata dal funzionamento di un potere esteso che grava in modo distinto su tutti i singoli corpi – questa è l’utopia della città perfettamente governata . La peste (concepita almeno come possibilità) è il processo nel corso del quale si può definire idealmente l’esercizio del potere disciplinare. Per far funzionare i diritti e le leggi, secondo la teoria pura, i giuristi si collocano nell’immaginazione nello stato di natura; per vedere funzionare le discipline perfette, i governanti sognavano lo stato di peste ”.

Quando usci il saggio in cui Foucault esprimeva queste idee, ovvero nel 1975, non esistevano le nuove tecnologie, né la rete internet, né i cellulari che in effetti possono sostituire facilmente e con molti vantaggi il panopticon fisico di Bentham perché i detenuti scelgono da soli la cella pensando di essere liberi, ma  metteva in luce che il modello epidemico – sanitario era all’origine dell’idea di controllo sociale e individuale, presente come un verme nella mela  nella prospettiva liberal capitalistica. fin dall’inizio. Dunque ciò che stiamo vivendo oggi è la realizzazione di qualcosa che ha sempre incubato nel cuore del capitalismo, ma che adesso, ha la possibilità concreta di dispiegarsi. E infatti la pandemia è soltanto un pretesto per cambiare la società in una sorta di gigantesco panopticon: i salti mortali, le assurde menzogne e le stupidaggini che vengono dette e fatte per tenere in piedi il teatrino di una pandemia che di fatto non esiste, colpendo meno dell’influenza,  mostrano chiaramente che il fine è radicalmente diverso dalla tutela della salute. E anzi è assolutamente antitetico perché continuare a focalizzare tutti i sistemi della sanità per fronteggiare una narrazione significa soltanto non curare più le malattie vere o comunque curarle male. Qualcuno comincia ad accorgersene e comunque la chiave della cella non è stata ancora del tutto girata, siamo ancora in tempo ad evadere e frantumare per sempre una classe dirigente marcia fino al midollo.