Ci hanno detto, “segui la scienza” sufficientemente sicuri che dopo decenni di declino culturale essa venga considerata come un display di verità indiscutibili e non come continuo dibattito che è la sua reale natura. Segui la scienza significava soltanto: non ti provare a discutere ciò che diciamo, perché noi siano i rappresentanti della verità. Certo come nel paradosso del cretese erano quelli che mentivano sempre e mettevano il sigillo scientifico a cose che non sarebbero tollerabili nemmeno  per uno studente di medicina al primo anno. Ma non è la prima volta che accade, che una malattia o una nuova sindrome si trasformi rapidamente in peste con gli stessi meccanismi che oggi hanno trasformato un’influenza in una malattia mortale anche se questo è avvenuto in un contesto meno dominato da una piccola minoranza oligarchica che ha corrotto ogni cosa e pervaso l’intero pianeta di dati totalmente manipolati. Entriamo nella macchina del tempo e facciamo un salto di 40 anni all’indietro.  Quando l’Aids si è diffuso tra gli uomini omosessuali e tra i consumatori di droghe per via endovenosa quattro decenni fa , è diventata opinione comune che la malattia si sarebbe presto diffusa al resto della popolazione. Nel 1987, Oprah Winfrey aprì il suo show dicendo che gli studi dimostravano che una persona eterosessuale su cinque sarebbe potuto morire di Aids nei successivi tre anni. La previsione era sbagliata da far rizzare i capelli, ma non aveva torto ad attribuire questa paura agli scienziati che in realtà non sapevano nulla sul nuovo patogeno e che ancora oggi ne sanno pochissimo come del resto dell’interazione virus – organismo umano .

Ma ciò che riportavano i media non era altro che terrorismo che veniva diffuso proprio dall’ambiente della ricerca e infatti uno dei primi allarmisti è stato Anthony Fauci, che fece notizia i nel 1983 con un editoriale sul Journal of American Medical Association avvertendo che l’Aids avrebbe potuto infettare infettare anche i bambini con lo stretto contatto di routine in una famiglia. Fauci, che assunse l’attuale incarico di direttore dell’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive nel 1984 , ha espresso queste opinioni dopo essere stato accusato di aver scatenato un’ondata di omofobia isterica. A meno di due mesi dalla pubblicazione del suo articolo, però Fauci dichiarò che era “assolutamente assurdo” affermare che l’Aids si diffondesse attraverso il normale contatto sociale. Tuttavia, altri presunti esperti continuarono ad avvertire che la malattia poteva diffondersi  attraverso i sedili del water, le punture di zanzara e i baci. Robert Redfield, un medico militare che in seguito, durante la pandemia di Covid, ha diretto i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc), nel 1985 aveva affermato che, secondo le sue ricerche tra i soldati eterosessuali la malattia si sarebbe diffusa con la stessa rapidità con la quale si sarebbe diffusa tra gli omosessuali. Lui e altri studiosi divennero autorità molto citate per l’imminente “epidemia eterosessuale” che ha prodotto le copertine di Life nel 1985 (“Ora nessuno è al sicuro dall’Aids”) e The Atlantic nel 1987 (“Eterosessuali e Aids: la seconda ondata dell’epidemia “). In realtà come so bene perché in quegli anni ne scrivevo spesso, i ricercatori avevano scoperto molto presto che la trasmissione attraverso i rapporti vaginali era molto rara e coloro che affermavano di essere stati infettati in questo modo di solito facevano uso di droghe per via endovenosa o rapporti omosessuali nascosti. Un ampio studio ha stimato il rischio di contrarre l’AIDS durante i rapporti sessuali con qualcuno al di fuori dei gruppi a rischio noti è di uno su cinque milioni.

In realtà già allora fece la sua comparsa da una parte la diffusione di paura attraverso spot pubblicitari e messaggi allarmanti che in Usa furono controllati dallo stesso Cdc e dall’altra dalla consapevolezza di dover agire soltanto solo sui gruppi a rischio, ma si scelse il panico generalizzato perché questo era molto più conveniente visto che fece schizzare alle stesse investimenti, contributi e successivamente profitti per Big Pharma. Si arrivò al punto che quando il commissario alla salute di New York City, Stephen C. Joseph, calcolò il numero degli ammalati di Aids in città, nella metà di quanto ufficialmente  dichiarato ( poi in realtà erano ancora molto meno) fu perseguitato da fanatici (probabilmente prezzolati) che occuparono il suo ufficio, spruzzarono vernice sulla sua casa e lo minacciarono fisicamente. Un’ altra vittima della sindrome da paura fu Michael Fumento, che raccontò le tattiche intimidatorie nel suo libro del 1990 Il mito dell’Aids eterosessuale.  Tuttavia allora il dibattito non venne soffocato e oltre agli allarmi venivano pubblicati anche richiami alla realtà ed è per questo che naufragò  il tentativo di ridurre le libertà civili , così come naufragò clamorosamente la richiesta di test generali per identificare e isolare le persone sieropositive.

Così non è stato con il Covid perché i media non hanno più l’articolazione e la libertà degli anni ’80, la politica è totalmente subalterna ai poteri economici e la ricerca monopolizzata da Big Pharma. La stampa tradizionale e le autorità sanitarie pubbliche hanno in gran parte ignorato o diffamato noti scienziati che mettono in discussione gli scenari peggiori e la ragionevolezza di divieti e regolamenti su test, maschere e vaccini: l’establishment giornalistico, politico e scientifico non solo ha ignorato le lezioni dell’epidemia di Aids, ma me ha amplificato gli errori appoggiando in toto la dismissione delle libertà civili. Si tratta in entrambi i casi di una lucida diffusione di bugie perché al di là delle polemiche e discussioni che ancora ci sono sull’Aids è  innegabile che molte menzogne furono dette e ancora sono dette, specie per quanto riguarda la situazione dell’Africa, al fine di aumentare la paura. Cosa che purtroppo prevede anche che si taccia su comportamenti e precauzioni che potrebbero facilmente diminuire l’incidenza della malattia. Ma quando si instaura l’equazione più paura, più profitti, è difficile evitare che questo corto circuito si autoalimenti, specie se l’insieme significa anche l’assassinio della libertà.