Anna Lombroso per il Simplicissimus

Ci sono tanti tipi di droghe e tante tipologie di consumatori.

C’è quella del notabile che se ne serve per attirare nella sua ragnatela giovani escort e scapricciarsi in festini con stupro facilitato. Ci sono quelle sintetiche, più di una sessantina, i cui principi attivi sono prodotti da multinazionali chimiche e farmaceutiche, confezionate e  commercializzate in Europa da imprese  perlopiù olandesi e danesi, paesi notoriamente frugali e impegnati in campagne moralizzatrici, che le “spacciano” su Internet grazie alla mediazione delle piattaforme  delle vendite online.

Si chiamano  Dragonfly, Flakka, Krokodil, nomi che rievocano i manga, o Scoop per indicare il colpo di chi possiede con la forza un soggetto impotente a reagire, le possono acquistare facilmente anche i ragazzini, e i loro danni sono prolungati nel tempo e spesso incontrastabili.

Lo sono anche quelli delle droghe legali, le tonnellate di psicofarmaci prescritti dal medico di base per combattere il logorio della vita moderna, alcuni dei quali, gli ansiolitici, hanno avuto un sostanziale  incremento durante e dopo il lockdown per contrastare, secondo l’ente internazionale che vigila sull’uso dei farmaci (il Global Drug Survey) gli effetti della solitudine dell’isolamento, della paura e dello stress per le conseguenze economiche della pandemia.

Non abbiamo invece dati sull’abuso di alcolici che a guadare i carrelli dei supermercati, ha avuto un impennata in questi due anni, a volte combinati con  le benzodiazepine o sostituivi di prodotti che hanno bisogno di prescrizione medica, che da anni accompagnano le vite complicate di adulti e ragazzini troppo attivi, troppo golosi, troppo inquieti.

Qualsiasi studio antropologico denuncia che in tutte le società, quelle primitive come quelle industrializzate, si fa largo consumo di droghe: tra comunità che ci ostiniamo a chiamare selvagge sono un complemento irrinunciabile di riti religiosi, tribali e di iniziazione, servono a affrontare sfide, spostamenti gravosi, lavori usuranti, cacce a animali feroci. E è così anche nel primo e secondo mondo, dove alcune sostanze vengono legittimate dall’attributo “naturale”, caffeina in occasione degli esami,  altre sono autorizzate perché compaiono nei protocolli degli enti statali di vigilanza come il famigerato Ritalin, alcune vengono esaltate dalla letteratura che ne celebra il contributo alla creatività, alla competitività professionale, al dinamismo.

Così la globalizzazione funge apparentemente da livella nel caso di malessere, frustrazioni, ambizione e arrivismo, incapacità di reagire a difficoltà, senso di inadeguatezza. E difatti la cerchia del Gekko di Wall Street, ma anche i manager delle medie imprese, i parlamentari italiani, la gente di spettacolo fa largo uso di cocaina e di sostanze rassicuranti, esaltanti o anestetizzanti. Ma scopriamo che i cingalesi, bengalesi e albanesi che lavorano nelle ditte di subappalto di Fincantieri  si fanno di Yaba per sopportare i massacranti turni di lavoro della cantieristica navale.

Lo si legge nell’ultima relazione semestrale della Dia che conferma i risultati di una indagine della Guardia di Finanza di Mestre che nel corso delle investigazioni condotte nel 2019  sullo sfruttamento massiccio delle maestranze che vengono assoldate da società subappaltatrici, aveva portato a un maxi-sequestro di pastiglie di Yaba, una droga sintetica a base di metanfetamina che induce uno stato di iper-eccitazione, riducendo allo stesso tempo la sensazione di fatica e di fame. Viene chiamata la “droga di Hitler”, perché durante la Seconda Guerra Mondiale i soldati del Terzo Reich ne facevano uso, così da sostenere la fatica dei turni e, si dice, per raggiungere lo stato di esaltazione necessario prima die massacri di civili. Ma è anche considerata la “droga della pazzia”, perché determina gravi danni al sistema nervoso, genera ansia, depressione e angoscia fino al suicidio.

Gli operai che guadagnano una media di 5-6 euro all’ora addetti alla realizzazione delle grandi navi, la comprano e l’assumono al costo medio di 4-8 euro a pasticca per sopportare turni massacranti ben oltre l’orario di lavoro senza percepire straordinari, senza ferie e senza permessi per malattia.

I meravigliosi passi avanti della civiltà compiti grazie a Progresso, Scienza e Tecnica ci hanno portato fin qui, a far imitare agli schiavi importati impegnati al consolidamento della superiorità occidentale, i costumi degli Inca che masticavano coca durante la costruzione delle piramidi. E a imporre a quelli nostrani, precari, ricattati, minacciati di essere estromessi dal capitale umano se non rispettano standard di rendimento obbligatori per raccogliere la sfida del grande reset, le droghe del sistema, che ti offrono la scelta se diventare pazzi di ansiolitici o di soggezione e di disperata cattività.