Anna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio come un anno fa ad agosto, proprio come non fosse passato un anno, non si fossero avvicendati i governi, non fosse stata dichiarato lo stato di impotenza ad agire contro il grande Male se non reiterando stato di emergenza, misure di distanziamento, mascherine, cure affidate all’impegno volontario di medici di base o limitate a ricoveri in ospedali che registrano la stessa inadeguatezza, o come se non fosse stata affidata  la salvezza di tutti, minori compresi, alla campagna militar-vaccinale che comincia a sollevare dubbi perfino nei più entusiasti (ieri perfino Travaglio tentennava), insomma proprio come un anno fa ad agosto: “ governo sta lavorando per tornare il presenza”, rassicura  il ministro Bianchi. E poi:  “Stiamo attivando un Piano per le classi numerose, con oltre 400 milioni a disposizione fra edilizia scolastica (la stessa cifra dell’anno scorso stanziata per i banchi a rotelle e 40 aule in più solo 20 delle quali sono state realizzate) e misure per dare più personale per il rafforzamento delle competenze”. 

Ma intanto ha ottenuto il consenso dei sindacati – “per la scuola è necessario il vaccino obbligatorio”, proclama  Gissi  di Cisl scuola–  salvo Anief che sta raccogliendo le firme per la cancellazione dell’obbligo, su un protocollo che stabilisce che il mancato possesso o il rifiuto di esibizione del pass “incide sul rapporto di lavoro, qualificandolo  come assenza ingiustificata”, sicchè  il personale scolastico che ne è privo non può svolgere le funzioni proprie del profilo professionale, né permanere a scuola, “qualora non sia in grado di esibirla al personale addetto al controllo” e cioè: “dirigenti scolastici e i responsabili dei servizi educativi dell’infanzia nonché delle scuole paritarie, o delegato a personale della scuola”.

Quanto ai  tamponi “saranno gratuiti soltanto per i soggetti fragili che non possono sottoporsi alla vaccinazione”, per gli altri, per tutto il personale scolastico,  si stanno studiando corsie preferenziali per accelerare invece la somministrazione.

Non è valso dunque che  lo stesso Ministro Bianchi abbia sottolineato come tra  l’86%e il 90%  del personale sia già vaccinato, bisognava piegare le ultime sacche di resistenza al comando con la condanna al licenziamento dei disertori e traditori, con una sanzione non è stata prevista nemmeno per il personale sanitario a contatto con soggetti particolarmente vulnerabili, mentre fino a qualche giorno fa si riteneva non lo fossero i giovani, oggi arruolati nell’esercito dei “fragili”. E difatti chi non esibisce il lasciapassare o un tampone a pagamento rinnovato ogni due giorni,  viene considerato assente ingiustificato, facendo scattare dopo  5 giorni l’automatica sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione, in evidente violazione del diritto del lavoro e a dispetto della Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa  secondo la quale: “i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desidera”, assecondando il format francese, unico in Europa.

Non ci vuol tanto a percepire il fetore di autoritarismo: non esiste nel nostro Paese un obbligo generalizzato di sottoporsi a vaccinazione contro il Covid,  previsto solo, ai sensi dell’art. 4 decreto legge n. 44/2021, convertito in legge n. 176/2021, per gli esercenti le professioni sanitarie e gli operatori sanitari che svolgono la loro attività in strutture sanitarie, sociosanitarie e socioassistenziali, pubbliche e private, nelle farmacie, nelle parafarmacie e negli studi professionali.

Non ci vuol tanto a sospettare che questa imposizioni a carico di fasce di cittadini richiamati a una responsabilità “deontologica” e morale, tra l’altro incompatibile con la richiesta di firma del modulo di consenso informato, a fronte della evidente defezione delle autorità  che sono venute meno al loro incarico e che ricorrono alla disonorevole persuasione coercitiva, al ricatto e all’intimidazione in nome dell’interesse generale.

È davvero paradossale che i primi a dover subire gli effetti di una dittatura esercitata sotto il vessillo del Bene siano quelli che sono chiamati a dare ai giovani gli strumenti per riconoscere e distinguere tra giusto e ingiusto, a sviluppare le qualità per discernere e agire con consapevolezza e nel rispetto del libero arbitrio, a garantire a se stessi e agli altri pari diritti di cittadinanza, di opinione e di espressione.

Non è retorico ritenere che certe misure siano l’anticamera per ulteriori feroci disuguaglianze, quando gli italiani brava gente plaudono ai tamponi a pagamento per i renitenti auspicando che si prepari l’obbligo di pagarsi l’assistenza medica per la genia dei no-vax e forse per i figli dei genitori che dopo essersi informati sul rapporto benefici e rischi si rifiutano di vaccinare i minori.

E nemmeno pensare che una decisione che discrimina fino a criminalizzare che non si uniforma, chi non sottostà a regole che determinano differenze e distinzioni in modo discrezionale e arbitrario, non finisca per minare l’autorevolezza di chi dovrebbe rappresentare un esempio, non getti ombre inquietanti sulla missione di democrazia che dovrebbe essere parte della lezione della scuola quando le leggi sono costituite da provvedimenti di urgenza che silenziano il parlamento e  convincono a obbedire con la mistificazione e il ricatto.