Siamo in presenza di nuovo attacco alla democrazia e in primis al suo strumento principe, ovvero le elezioni: quando vanno male secondo le visioni dell’oligarchia finanziaria devono essere ribaltate, quando rischiano di andare male si ricorre al broglio massiccio, ormai reso facile dai sistemi informatici e dall’inatteso sviluppo del voto postale causa pandemia. . Prendiamo due situazioni concomitanti, ovvero le recenti elezioni in Sassonia Anhalt e le elezioni politiche dell’aprile scorso in Bulgaria che sono state di fatto rese inutili da rifiuto dei partiti di potere di fare alleanze e che dunque dovranno essere ripetute a luglio. Quando alle prime svoltesi il 6 giugno scorso tutti i sondaggi davano un testa a testa fra Cdu e l’aborrito Afd che una certa pubblicistica fasulla (la medesima del Covid , del resto) presenta come partito di estrema destra mentre invece  la Cdu l’ha spuntata piuttosto agevolmente affermandosi con un quasi 30 per cento  a fronte del 24,3 dell’Afd un divario molto grande rispetto a quello dei sondaggi, anzi diciamo troppo ampio per non suscitare perplessità.

Infatti i sospetti ci sono:  uno dei partiti in competizione, Die Basis, ha annunciato un ricorso contro i risultati elettorali basandosi sulle incongruenze per così  dire “fisiche” del voto che emergerebbe  dai dati ufficiali finalmente noti:  infatti i  seggi elettorali sono stati chiusi alle 18 come di consueto, ma alle 16 l’affluenza era ancora intono al 40 per cento mentre alle 19 ha raggiunto il 60,33 . Ora il 20%  Il venti per cento degli aventi diritto al voto sono 360.000 persone e pare difficile immaginare che questa massa di gente  abbia votato in appena due ore visto il complicatissimo  sistema di accesso ai seggi dovuto al covid. Quanto meno avrebbero dovuto esserci file chilometriche che invece nessuno ha notato tanto che qualche emittente televisiva aveva pronosticato un drammatico calo di affluenza. Cosa sia successo è difficile dirlo, forse hanno giocato i voti per corrispondenza che però  avrebbero dovuto essere contati prima di quelli dei seggi e non dopo. Ma la cosa ancora più strana e a mio modo di vedere più sospetta, è la chiave interpretativa arrivata dal mainstream secondo la quale i risultati costituirebbero una sconfitta della destra.: ora come si fa a dire questo quando i socialdemocratici hanno perso il 26 per cento dei voti, il resto della sinistra il 34 per cento e chi ci ha guadagnato di più sono i liberali che hanno aumentato i consensi del 23 per cento?

Cambio di scenario e ci spostiamo in Bulgaria: qui in aprile il partito fondato da Slawi Trifonow e fortemente contrario alle misure anticovid è riuscito ad raccogliere il  17,4%. dei voti diventando il secondo partito del Paese dopo il conservatore ed europeista  Gerb che però ha perso il 6 per cento dei consensi fermandosi al 25,74%, mentre il partito socialista, è quasi dimezzato e a mala pena è riuscito a portare a casa il 14, 5 %., mentre è stato sconfitto anche il partito nazionalista che non è nemmeno riuscito a superare lo sbarramento del 4 per cento. Anche qui , come in Germania è difficile dare un’interpretazione politica, ameno secondo gli schemi tradizionali del voto. Tuttavia fin da subito i partiti del potere, ovvero Gerb e socialisti si sono letteralmente rifiutati di aprire le discussioni per un governo  e così si dovrò tornare alle urne l’11 luglio, Guarda caso sebbene ci siano pochi casi di Covid anzi di positività, le misure antipandemia sono state prorogate fino a dopo le elezioni, anche per poter permettere uno spostamento dalle urne al voto postale, che come sappiamo è infinitamente gestibile dalle autorità.

Caso strano tutte le elezioni svoltesi sotto covid e dove appunto la percentuale del voto postale è aumentata in maniera esponenziale hanno dato risultati inattesi o politicamente incongrui: la pandemia sembra venire  in aiuto al potere che restituisce nuova pandemia in un circolo vizioso. Se non siete allarmati bè datevi un pizzicotto per vedere se siete svegli.