Una società priva di qualsiasi capacità solidale, nella quale le persone sono isolate e si azzannano tra di loro mentre i burattinai fanno ciò che vogliono sfruttando il cieco egoismo che hanno diffuso per decenni, una società senza più la capacità di difendersi, di ritrovare un’idea o un progetto da perseguire insieme, la voglia di ricostruirsi. E alle volte basta leggere certi agghiaccianti documenti che si nascondono nelle pieghe dell’informazione per rendersi conto dell’abisso che stiamo sfiorando: sì, basta leggere ad esempio cosa ha riferito a un giornale locale un albergatore di Marina di Pietrasanta, tale Alessio Maggi attorno al cui capo sembra sospesa un’aureola di ottusità che dal linguaggio sembra un chiaro reperto berlusconico: ” Se a qualcuno questa estate, nel caso mai riaprissimo, verrà  in mente di venire a menarla con domande alla carlona del tipo quanto si lavora? quanto si lavora, quando è il giorno libero? vi dico con il massimo garbo possibile, non vi presentate. non c’è bisogno di persone come voi. siamo in emergenza e come tale deve essere gestita ed elaborata. Se pensate di avere e pretendere come se non fosse successo nulla datevi all’ippica”.

Ora per carità è evidente che ci troviamo di fronte a uno che non rappresenta nulla se non se stesso il che di per sé sarebbe un peso insopportabile ad avere un po’ di cervello, ma la pretesa che si lavori come schiavi senza nemmeno osare chiedere il compenso non sta né in cielo né in terra: egli non vede le difficoltà altrui, ma solo le proprie e non capisce che proprio perché c’è l’emergenza questi discorsi sono assurdi. Come se i clienti del suo albergo pretendessero  di non sentir parlare di conti da pagare visto la situazione. In realtà, anche da prima, da molto prima, questa imprenditoria ottusa è quella che ha distrutto molti settori e quello turistico in particolare bruciando le professionalitá e dando  ruoli a persone inadeguate pur di risparmiare sul salario. Non possiamo meravigliarci che costui non comprenda  che l’emergenza è per tutti e non solo per lui, che dovrà necessariamente rinunciare a una parte di profitti se vuole che altri ce la mettano tutta, se insomma vuole sopravvivere. E semmai dovrebbe rifiutarsi di aprire alle condizioni dei gauleiter sanitari. Altrimenti che fallisca, che chiuda, che vada all’inferno: chissenefrega dell’albergatore squalo di Marina di Pietrasanta. Nessuno ne ha bisogno, né chi ha i soldi per farsi ricche vacanze, né chi non ce li ha. Vada anche a lui lavorare senza nemmeno chiedere quanto il padrone è disposto a dargli. Possibile che non capisca? Che comportandosi in questo modo finirà stritolato dalle multinazionali del turismo e farà parte lui stesso di una manodopera precaria e con salari di sopravvivenza, fianco a fianco con quelli che lui oggi non vuole pagare?

A leggere queste cose ci si chiede: ma è per questa povera umanità con le zanne che non riesce a non mordere  nemmeno quando sta per essere divorata, che ci si deve battere?  O per quell’altra parte formata da pesci rossi allevati nella boccia rotonda che invece invocano di finire nella pancia dei potenti per vivere in un tranquillo mondo ipogeo? Certo che sì, sopportando la nausea perché i Maggi li puoi anche prendere politicamente a calci in culo, così come i pesci neo loro infiniti travestimenti ittici e non, mentre con i grandi padroni, questo non è possibile visto che  il loro piano è proprio quello di rendere impossibile la dialettica politica e i calci andrebbero in una sola direzione. Ma questo episodio dovrebbe far aprire gli occhi su dove ci sta portando la dittatura sanitaria:  non alla vita, ma a una torpida sopravvivenza da sguatteri del potere.