Ad alcuni osservatori è sembrato che Putin sia stato troppo morbido nel suo discorso all’Assemblea federale russa contro un occidente che aveva scatenato il suo cagnaccio ucraino per mordere le caviglie di Mosca nella speranza di creare un conflitto endemico  sulle cui fondamenta Washington vorrebbe erigere una cortina di ferro tra Mosca e quell’Europa di cui ha un vitale bisogno per mantenere le illusioni imperiali.  Ma in realtà il leader russo non aveva alcun bisogno di calcare la mano visto che aveva appena vinto la guerra ucraina prima ancora che cominciasse. Gli è bastato spostare alcune divisioni di cui tre aviotrasportate per una esercitazione già programmata da tempo ai confini occidentali dell’Ucraina, far entrare nel Mar Nero la flotta del  Caspio ( dalle cui navi erano partiti i missili che colpirono le postazioni terroriste attorno ad  Aleppo ) attraverso il canale Volga – Don e schierare i suoi missili di difesa costiera per mostrare alla Nato di poter facilmente ottenere una schiacciante superiorità locale più rapidamente di qualsiasi mossa possano fare gli occidentali. Insomma Putin ha fatto sapere a Washington e agli ascari europei che una guerra convenzionale è fuori questione perché la vincerebbero i russi abbastanza facilmente, non solo perché hanno armi efficienti, dedicate alla guerra e non al profitto delle industrie belliche, ma perché sono estremamente motivati: il campo di battaglia c’entra poco con la potenza mediatica grazie alla quale possono essere rese plausibili  cose assurde o si possono gonfiare i muscoli. E l’occidente chi manderebbe a combattere a una volta esaurito il labile velo delle truppe per così dire professionali che le hanno prese persino dai talebani? I cake designer, quelli che affrontano le file per l’ultimo telefonino con eroico sprezzo dell’intelligenza o quelli a cui trema il culo come gelatina per un influenza? Dunque uno scontro generalizzato ancorché focalizzato in Ucraina significherebbe alla fine una rovinosa sconfitta che porterebbe fatalmente alla guerra nucleare.  E’ questo il senso delle linee rosse poste da Mosca: siamo ragionevoli, ma non ci facciamo mettere i piedi in testa e reagiremo con tutta la forza disponibile, non sperate di trascinarci dentro una guerra di logoramento  infinita.

E adesso la Nato dopo essersi messa da sola in un vicolo cieco e aver dovuto abbassare le penne si trova alle prese con il mucchio selvaggio che lei stessa ha creato in Ucraina, in mano alle squadracce naziste che rapiscono  e torturano e prossimamente vaccineranno, quando l’occidente si degnerà di concedere qualche dose, dove la censura è totale, l’economia in completa rovina inducendo milioni di persone ad emigrare sia in Russia che altrove: insomma una perfetta  vetrina delle rivoluzioni colorate occidentali, un Paese e un regime che per esistere ha ormai bisogno di minacciare la guerra ben sapendo che verrebbe lasciata sola dagli amici che l’hanno illusa, violentata e massacrata. Ma anche un’immagine dello smarrimento dell’intero mondo occidentale alle prese con mistificazioni sempre più grandi e la perdita di quella democrazia che si vorrebbe esportare ed imporre: il problema non  è più se combattere per Kiev, ma se combattere e sacrificarsi per un potere interno sempre più cinico e delirante. E non basta perché oltre alla profonda instabilità in cui sono entrati gli Usa, l’unico Paese che conta in Europa, ovvero la Germania, tiene per quanto può bordone a Washington, ma non vuole affatto isolarsi dalla Russia e dunque dall’enorme continente asiatico e dalla sue risorse che oggi sono anche risorse intellettuali: il fatto essenziale è che l’Europa ha molto più bisogno della Russia di quanto la Russia abbia bisogno dell’Europa, specie oggi che proprio i tentativi di destabilizzazione occidentali ai suoi confini, l’hanno spinta dentro un alleanza con la Cina che è dopotutto la fabbrica del mondo con un’influenza crescente su tutto il pianeta.

Perciò la creazione di un nemico mortale per tenere prigionieri gli europei a servizio degli Usa e come ostaggi umani in caso di guerra, rischia alla fine di dividerli e di mettere a rischio quella costruzione collaterale alla Nato che si chiama Ue e che è già divisa in tre zattere: quella dei Paesi dell’est in pratica governati da Washington e che forse pensano di poter vincere un conflitto che invece li spazzerebbe via,  l’area centrale con Germania, Austria, Olanda che tentano una sotterranea resistenza alle strategie americane antirusse e poi l’area mediterranea che non ha voce in capitolo praticamente su nulla e nemmeno più un’idea di se stessa. Che vive alla giornata, si potrebbe se dire, se per caso vivesse.