Ricordate le valanghe di melassa retorica spalmate sul lavoro agile e le sue meraviglie, soprattutto quella di separare fisicamente le persone che lavorano con grande gioia dei padroni? E avete in mente tutte le stronzate arcadiche che venivano dette su questa nuova condizione di schiavitù domestica? Beh dimenticate tutto, appallottolate i ricordi  gettateli dove vi pare perché lo smart working è passato di moda. non è più all’ordine del giorno e a guidare la ritirata da questo “eden” spacciato a piene mani dagli adepti del culto covidico, sono proprio quei colossi dell’informatica che all’inizio avevano fatto credere che questa fosse la via del futuro, l’arcadia felix del lavoro dal divano, quella per cui essi stessi avrebbero fornito i sistemi adatti. Google ha stabilito che dal prossimo  settembre chi vorrà lavorare da casa più di 14 giorni dovrà richiedere un permesso speciale e dovrà comunque abitare a una distanza accettabile dall’ufficio per poter essere comunque disponibile ad ogni eventuale chiamata, mentre Twitter il cui creatore Jack Dorsey aveva detto: “i nostri dipendenti possono lavorare da casa per sempre” ha rinnegato tutto e adesso dice di aspettarsi che la maggior parte dei dipendenti torni a lavorare in ufficio.

Anche in casa Microsoft si fa marcia indietro e fa sapere tramite i suoi vertici aziendale che lo smart working  sarà riservato solo ad alcuni ruoli e comunque per non più del 50% dell’orario di lavoro ,Ibm dal canto suo ha annunciato che almeno all’80 per cento dei dipendenti verrà chiesto di venire in ufficio almeno tre giorni alla settimana su  cinque e Amazon auspica “un ritorno a una cultura dell’ ufficio” perché solo attraverso la presenza fisica si può realizzare un vero coordinamento e un a vera collaborazione. E all’Ibm rincarano la dose dicendo che se si vuole fare carriera e coordinare i progetti bisogna essere fisicamente presenti. Si potrebbe andare avanti molto a lungo a citare, ma bisognerebbe chiedersi come mai proprio il mondo che produce la virtualità e su questa ha lucrato in maniera incredibile, ora la sconfessa se non altro nel campo del lavoro. Innanzitutto perché si è scoperto che lo smart working  è più lento, di scarsa qualità e richiede molti più controlli, tutte cose che questi giganti della tecnologia informatica sapevano già, tanto che erano tema di discussione e di analisi da decenni, ma probabilmente si è voluto dare una mano alle misure di confinamento, fortemente appoggiate dalle multinazionali della galassia Big Tech, creando una sorta di enfasi positiva attorno  al lavoro domiciliare così che la massima parte delle persone non si sentisse ancora più alienata e non si sviluppasse fin da subito una forma di rigetto. Ma una volta assuefatta la popolazione a queste forme di massima “separazione sociale”, dopo un intero anno di terrore, si può anche sbaraccare l’impianto retorico messo insieme attorno al lavoro agile e tornare alla realtà mostrando chiaramente che: 1) o la pandemia è stata creata dal nulla o 2) la tutela delle persone da parte di questi poteri è una pura illusione. Beninteso entrambe le cose sono tra loro sinergiche.

E poi  cari miei man mano che questo ordine nuovo, questa orrenda distopia va avanti meno lavoro ci sarà e dunque è meglio cominciare a sbaraccare fin da subito l’illusione di poter continuare ad aver il posto stando a distanza.