images (1)Forse avrò lo stomaco debole, ma trovo assolutamente rivoltante l’annuncio di Biden: “È ora di porre fine alla guerra più lunga d’America”. Sembra la benigna intenzione di un pacifista se non fosse che proprio lui in qualità di Presidente della Commissione Esteri del Senato ha messo insieme il dossier per l’invasione Afganistan e dato appoggio a Bush jr nella sua delirante guerra infinita. E magari agli occhi benevoli di chi ama i brogli elettorali e la peggiore sub cultura global liberista potrà anche sembrare uno sforzo per la pace se non fosse che il ritiro degli ultimi 3500 soldati ormai assediati non è che un modo per tentare di nascondere una sconfitta totale e senza appello. Dopo vent’anni di guerra, 1000 miliardi spesi  nelle operazioni belliche e nemmeno uno di aiuti veri e propri ( per l’Italia che si è piegata anche a questa avventura si tratta di 53 caduti per nulla,  8 miliardi in spese militari e solo 260 milioni in cooperazione civile ), 140 mila mortiuficiali, il doppio reali di cui diverse migliaia bambini, la distruzione quasi totale di un Paese, la conclusione  è stata una disfatta.

Ma non è solo una sconfitta militare che sarebbe tutto sommato il fatto minore, ma la sconfitta completa e senza appello di un modello occidentale, aggressivo e rapinoso che con il pretesto di modernizzare il Paese e di sottrarlo alle grinfie dell’integralismo talebano  (peraltro a suo tempo creato e allevato proprio dagli Usa in funzione antisovietica) il risultato è che l’Afganistan ha ancora oggi il tasso più elevato al mondo di mortalità infantile, tra le più basse aspettative di vita del pianeta (51 anni, terzultimo prima di Ciad e Guinea Bissau ) ed è ancora uno 22 dei Paesi più poveri del mondo (207° su 230 per ricchezza pro capite e con la sola economia dell’oppio ). Politicamente, il regime integralista islamico afgano (fondato sulla sharìa e guidato da ex signori della guerra dell’Alleanza del Nord espressione della minoranza tagica) è tra i più inefficienti e corrotti al mondo. Per giunta il Paese è lontanissimo dallo standard minimo di una Stato di diritto democratico: censura e repressione del dissenso sono la norma cosa che peraltro non meraviglia visto che i “portatori di civiltà” ultimamente sono riusciti a fare anche peggio dei talebani. Il fatto è che la confusione e il gigantesco deficit culturale dell’elite americana e occidentale ha fatto sì che dopo l’occupazione del Paese nessuno sapesse davvero perché restare e come restare. Una cosa che potremmo sospettare da vicino visto che è in questa temperie che si è formato quell’incredibile buon Figliolo che siede alla destra del Dragi che lo ha scelto per farci provare anche qui in un po’ di brividi afgani.

E’ precisamente questo tipo di modello basato sulla forza, sulla minaccia, sul ricatto finanziario, la predazione di risorse  e solo superficialmente attraversato da buone quanto astratte e spesso pretestuose buone intenzioni  che si vorrebbe contrappone alla nuova via della seta e al  suo progetto  di cooperazione e sviluppo vantaggiosi per tutti perché a differenza delle pratiche della Banca Mondiale e del FMI negli ultimi 70 anni, la Cina sta estendendo i finanziamenti a tutte le nazioni partecipanti sulla base di pratiche a basso interesse e senza condizionalità che creano uno sviluppo autentico a lungo termine e economie a spettro completo in ogni nazione che tocca. Però invece di cambiare rotta, imparando la lezione anche dall’Afganistan  il morente sistema unipolare gestito da militaristi, finanzieri e tecnocrati sta raddoppiando il suo strano mix di minacce  di terra  “terra bruciata” per dissuadere Cina e Russia dal continuare sulla loro traiettoria attuale e un gioco falsamente ecologico su cui le nazioni sono invitate a legare i loro destini come alternativa alla Bri cinese.  Ma a questo proposito il ritiro “spontaneo” e unilaterale da Kabul è da questo punto di vista ancora più disastroso visto che inizialmente il progetto era quello di inserire una specie di cuneo americano nell’Asia centrale e così controllare più da vicino Cina e Iran: adesso invece la saldatura sarà molto più facile e oltretutto coinvolgerà anche l’India e il Pakistan.  La commediola del ritiro non degli assedianti, ma ormai degli assediati è davvero patetica e feroce insieme.