“La mafia non esiste” e il nuovo complottismo

Ho abbastanza anni per ricordare quelli che dicevano: “la mafia non esiste” e ho troppi anni per sopportare che quelle tesi assurde, quei ragionamenti senza verità e costrutto siano riproposti oggi pari pari per negare qualsia dignità di progetto organico al combinato disposto pandemia – distruzione di fette di economia reale. Ho abbastanza anni per ricordare come molti negassero il collegamento organico fra galantuomini d’onore tutti volti al bene caritatevole e dunque l’esistenza di un’organizzazione per quanto elastica e a geometria variabile tra di essi che si presentava come anti Stato, negando così una delle più scontate dinamiche di potere sulla base di un supposto senso comune, quando già circolavano, soprattutto oltre atlantico le “confessioni” su Cosa nostra . Eppure oggi quegli argomenti o per meglio dire quel senso di impossibilità sono stati rispolverati per contrastare le cosiddette teorie del complotto le quali – a parte talune accese e infantili fantasie –  non fanno altro che asserire l’esistenza di poteri grigi in grado di collegarsi e di operare in sintonia a livello globale.

E’ straordinario come  per contrastare nemici fabbricati ad arte si costruiscano le più strane e sconclusionate storie, vedi per esempio quelle che riguardano la Russia putiniana o la Cina o ancora il Venezuela  a cui il pubblico dovrebbe credere senza discussioni, mentre viene trattata come un’assurda leggenda il tentativo di ingegneria sociale a cui siamo sottoposti, quando esso non soltanto non viene negato, ma è addirittura spiegato nei particolari in libri scritti dai responsabili dei circoli del globalismo. Non importa che il fondatore e animatore del Word economic Forum scriva un libro spiegando il “grande reset” , chi parla di grande reset è evidentemente un complottista, ne è sufficiente che l’ex amministratore delegato  di Goldman Sachs, Marty Chavez  dica che l’estrema disuguaglianza che seguirà alla pandemia narrata non può essere superata politicamente attraverso nuove regole del lavoro e una nuova visione delle cose, ma solo attraverso distribuzioni di sussidi che evitino la rivoluzione e salvino così le classi dirigenti e la loro ideologia. Dietro queste parole si nasconde, ma nemmeno poi troppo, l’idea che la pandemia e la sua trasformazione in apocalissi sia uno strumento per impoverire i ceti “resistenti” e passare così a  ri-disciplinamento autoritario delle società al fine di tenere in vita l’ultra capitalismo.

Certo spacciare per complottismo la nuda  realtà è possibile solo a seguito del rimbambimento generale che è stato perseguito con assoluta pervicacia in questi anni, anche grazie a social che invece di diventare luogo di discussione e di articolazione delle idee sono diventati un terreno per la più squallida tifoseria manichea e per allontanare qualsiasi complessità del mondo reale. Per esempio il fatto che i farmaci siano oggi indispensabili, ma anche la terza causa di morte secondo le statistiche ufficiali. Eppure siamo comandanti a usare un vaccino fabbricato in fretta e furia, senza alcuna reale sperimentazione, dalla più cinica e opaca delle multinazionali del farmaco, quella più multata e assassina e non per questo esso sia necessario o possa effettivamente servire, ma come prova di obbedienza. Se possiamo rischiare che l’ mRna combini dei guai genetici non previsti a fronte della difesa da un raffreddore, se possiamo sopportare di vivere ormai in totale negazione dei diritti costituzionali, allora sanno di poterci fare di tutto. In realtà un senso di timore c’era anche prima del Covid: nel “Rapporto sulla sicurezza e l’insicurezza sociale in Italia e in Europa” ‒ realizzato dall’Osservatorio promosso da Fondazione Unipolis, Demos&Pi e Osservatorio di Pavia  era stato accertato che che «un peso rilevante nell’accrescere le paure ce l’hanno i processi di globalizzazione (39%) e “gli atti terroristici” (44%), ma che era la crisi economica a suscitare angoscia  con il corredo di perdita di lavoro, disoccupazione, impoverimento e timori per il futuro dei giovani tanto che “l’80% degli intervistati dichiarava di avere percepito un aumento delle disuguaglianze economiche e sociali”

La pandemia ha in un certo senso ha trasceso tutto questo portando la minaccia – non importa se reale o narrata – su quel livello biologico di pura esistenza a cui man mano si è tentato di ridurci, in  maniera da cancellare le resistenze e le consapevolezze che cominciavano ad emergere. E ormai sostituite dal vaccino come panacea di tutti i mali come ha ben spiegato  com la solita insolenza di bon ton la signora von der Leyen, mentre un inarrivabile cretino tutto italiano che scrive sul Corsera, loda Pornhub perché li non si fanno discorsi complottisti.  Certo si  fanno discorsi da segaioli che tanto debbono piacere a questo cronista, ma almeno non si osa dire che la mafia esiste.

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