Brogli, Imbrogli & Crolli

Mi chiedo cosa sarebbe successo se le elezioni statunitensi si fossero svolte in Venezuela o Bielorussia o in Bolivia o in uno dei qualsiasi  dei Paesi dove si usa la parola democrazia per tentare di negarla nei fatti. Mi chiedo cosa avrebbero detto gli “osservatori internazionali” di fronte a valanghe di voti postali che contro ogni plausibilità statistica hanno il 100% dei voti per un singolo candidato, ma la risposta la sappiamo: avrebbero detto che sono elezioni truccate, occasione di solito per scatenare moti arancionisti . Si direbbe che a forza di esportare democrazia il presunto luogo di origine ( ma questo è solo un equivoco culturale sulla cui evidente falsità ci sarebbe da scrivere un trattato ) ne sia rimasto a corto. Anche senza voler prendere in considerazione l’idea che in una campagna elettorale durata quattro anni siano state costruite le carte prima del russiagate, poi della narrazione pandemica e infine dei moti antirazzisti con sinistre analogie che riportano alle operazioni di cambio regime,  ormai gli Usa non possono più salire su nessuna cattedra e dare lezioni di democrazia a nessuno. Non lo avrebbero potuto fare da decenni, perché non possiamo dimenticare che Bush figlio è stato eletto presidente grazie a un broglio ordito dal fratello governatore della Florida, ma adesso è caduto definitivamente il velo di Maia e anche il resto dell’occidente, dico i cittadini, deve prendere atto della trasformazione tendenziale della democrazia in disegno elitario, in guerra di potentati disposti a qualunque cosa in termini di menzogne pur assicurarsi il potere. E così Evo Morales uno dei leader socialisti scacciati con colpi di stato accuratamente preparati a Washington, si toglie la soddisfazione di dire:  “Se c’è la frode, Donald Trump deve andare da Luis Almagro”, .ricordando l’infame presidente dell’Organizzazione degli Stati americani che aveva legittimato il colpo di stato in Bolivia.

Non si tratta solo di una vendetta sul filo dell’ironia, ma di una constatazione assolutamente corretta: non esistono più le condizioni minime per tollerare un mondo unipolare dominato dagli Usa che si arrogano il diritto di essere giudice, pubblico ministero e poliziotto universali. Alla fine la puzza di marcio viene fuori da tutti i pori di un sistema  che sta implodendo e che si aggrappa persino alla narrazione sanitaria per non crollare.  E badate che non m’invento nulla perché proprio qualche giorno fa Kristalina Georgieva, capo del Fondo monetario internazionale ha annunciato l’arrivo di una nuova grande depressione, a confronto della quale la crisi del 2008 sarebbe una passeggiata,  dovuta da una parte all’eccessiva disuguaglianza che si è prodotta nelle società occidentali e dall’altro al caos finanziario: trent’anni di di liberismo ci hanno portato ad una situazione assurda dove vi sono enormi aumenti di produttività dovuti a super sfruttamento e alle nuove tecnologie cui  si contrappongono salari stagnanti o in regresso, precarietà è disoccupazione provocando così una situazione insostenibile che fino ad ora si è retta in equilibrio precario sul credito al consumo. In Usa questa “scommessa”  rappresenta un terzo del Pil reale e galleggia su un mare di prodotti finanziari con un valore teorico che assomma a decine e decine quello dell’economia reale. In ogni caso una massa di prodotti finanziari equivalente alla metà del pil mondiale dà ormai interessi negativi che è davvero un assurdo in una società capitalista e in queste condizioni non si può certo snobbare l’ipotesi che un’influenza sia stata usata per sparigliare le carte, bruciare molta ricchezza fasulla senza distruggere gli attuali asset di potere, anzi aumentando la presa sulla società.  La cosa veramente curiosa, che fa parte della costellazioni di inganni sotto il quale vive l’uomo della strada occidentale. è che i neoliberisti si vantano del fatto che il loro sistema di tutto mercato e pochissimo stato, ha portato centinania di milioni di persone fuori dalla povertà. Cosa verissima, peccato che il 90 per cento di queste persone si trovano in realtà in Cina dove esiste un’economia pianificata con una presenza capillare dello Stato che è l’esatto contrario del neoliberismo.

Del resto a leggere l’allarme della Georgieva si capisce molto bene come proprio i vertici dell’Fmi siano attenti lettori di Marx e riconoscano le sue previsioni sulla concentrazione di capitale senza limiti in una società dove non ci siano più battaglie sociali e lotte di classe che arginino questo inevitabile processo. O dove, molto più modestamente ,non esistono contraltari come erano le società comuniste che impedivano ai grandi capitalisti di fare tutto ciò che volevano. E in effetti è la stata la scomparsa dell’Urss a determinare il giro di boa che ha portato al declino inarrestabile della democrazia a fatto meramente formale e rituale  testimoniato peraltro proprio dai tentativi golpisti fatti in suo nome. Adesso non è più questione di Paesi lontani, quella logica di potere è tra noi.

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3 responses to “Brogli, Imbrogli & Crolli

  • Angelo Kinder

    Il Liberal-capitalismo, come emerge inequivocabilmente da migliaia di studi in giro anche nelle sue cattedrali ortodosse come Harvard o London School (e qualche anima errante, malvista, anche da noi, bocconiana o luissiana), o dagli studi di Piketty, che assurgono al titolo di classici, o a metà Anni ’90 dalle ricerche di Viviane Forrester e tutti i derivati, è il maggior produttore di miseria, da distinguere dal concetto di povertà, della Storia. Un Sistema a Economia Pianificata, quando e se produce disastri, al massimo può portare alla povertà un certo numero di persone. Un Sistema a Economia Capitalista, anche quello, si fa per (stra-)dire “maturo” (?), di osservanza neo-liberista conduce alla miseria ingenti fette di popolazione, e il bello (ovverossia il brutto) di questo Sistema ingiusto, iniquo, immorale e alla lunga fallimentare, è che a pagarne le conseguenze sono fasce di popolazione non sempre presenti nel confine dello Stato sfruttatore che “promuove” (coi metodi che sappiamo) l’esternalizzazione dei principi liberal-liberisti. Insomma, utilizzando a calzante metafora lo sfruttamento dell’energia atomica a fissione nucleare, il prezzo di un Kw/h di energia prodotto da una centrale a fissione non si ammortizzerà mai a causa delle perdite in dispersione di risorse nonché costosissime spese di manutenzione e rimessaggio degli impianti, di messa in sicurezza degli stessi, di stoccaggio degli scarti, a non parlare di approvvigionamento delle materie prime. Ecco, la creazione di un cosiddetto “ricco”, in qualsiasi parte del mondo, costa alla popolazione umana la “spesa” della creazione di almeno 10 poveri, anzi, miserabili, da qualche altra parte di esso.
    Il Liberal-capitalismo è, da tre secoli a questa parte il Problema dei problemi. Ma purtroppo la sua abilità proteiforme di salvaguardare sé stesso sta nella sua insuperata capacità di creare (falsi) problemi (il Covid-Sars è l’ultimo) per dissimulare il fatto che il primo problema mondiale, storico, è esso stesso, presentandosi come prosopopea di Soluzione quando invece esso è il Problema. Creando ad arte in giro per l’emisfero crisi e crisette varie, per nascondere la propria. Però, prima o poi, ci sarà, come amano dire gli esperti di Teorie delle Catastrofi, un ‘tipping point’, o come amava dire Marx, uno Zusammenbruch, e non sarà solo di natura climato-meteorologica, e non sappiamo neanche se un conflitto Mondiale sarà in grado di fungere da lavacro a secoli di immonde ingiustizie che hanno prodotto miserie infinite.

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  • Brogli, Imbrogli & Crolli — Il simplicissimus – Revolver Boots

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