Immuni alla realtà

Le misure di segregazione e di distanziamento sociale furono prese in primavera, nonostante il loro non senso epidemiologico, nella speranza di fermare il virus, almeno nella vulgata affidata ai media maistream, in realtà per rallentare un contagio che avrebbe potuto mettere in crisi un tessuto sanitario reso fragile e inefficiente dai tagli , voluti proprio da coloro che ora gestiscono la paura da virus e la nostra “salvezza”. Naturalmente il sacrificio di un’intera filiera economica non è servita a nulla e adesso ci risiamo un’altra volta, ancora più colpevolmente perché i soldi sono stati dilapidati in banchi a rotelle e in monopattini e la sanità è messa ancor peggio di prima. Chi sa far di conto non si preoccupa più di tanto anche nel bel mezzo di una tempesta mediatica, perché lo stesso Oms ci dice che sotto il 70 anni  il Covid miete molte meno vittime dell’influenza attestandosi su un’indice di mortalità dello 0,04 e anche dopo i 70 non è niente di più o di meno di un a sindrome influenzale. Si preoccupa semmai di avere malattie che non vengono più curate, nonostante che il coronavirus non sia più il mostro che era stato presentato all’inizio, che ora si sappia come curarlo, che i tamponi usati siano del tutto inaffidabili e gestiti ad hoc, che il 95 per cento dei positivi è asintomatico,  mentre per la percentuale rimanente di casi è in gran parte affrontabile senza ospedalizzazione. In considerazione di questo e grazie a nuovi studi usciti nel frattempo si può tranquillamente affermare che la strategia migliore sarebbe quella di raggiungere in breve tempo l’immunità di gruppo o di gregge, già peraltro diffusa almeno nel 30 per cento della popolazione grazie anche all’immunità crociata con altri coronavirus.

Allora perché ricorrere a nuovi lockdown che si rivelerebbero inutili come i precedenti, ma che sarebbero ancora più letali per un’economia già messa in ginocchio? Esattamente perché si vuole che l’immunità di gregge si stabilisca il più lentamente possibile: sarebbe una vera disdetta per il mercato dei vaccini da cui i filantropi si attendono una valanga di miliardi, che essi arrivassero quando l’allarme è passato: nessuno o solo i pochi ipocondriaci rimasti come giapponesi nelle giungla, si farebbero immunizzare a proprio rischio e pericolo ( vedi nota) e sarebbe anche una disdetta per ospedali che incassano dallo stato 2000 euro in più al giorno  per i pazienti covid  con significative ricadute in quota parte sul personale, specie quello che fa le diagnosi o i certificati di decesso. E’ significativo che nella battaglia non siano stati immessi i medici di base e i farmaci efficaci, ma a basso costo, che pure ci sono: però anche questo rischierebbe di rovinare la festa. Così oltre alla infame commedia pandemica assistiamo anche alla repellete abiezione morale di chi invoca la salvezza della popolazione, ma negli anni passati, in nome del bilancio e dell’austerità europea ha rubato il diritto alla salute, sguarnendo sempre più  la sanità, qualcosa che viene riassunto nelle mirabili parole del governatore della Liguria il quale ha detto che dopotutto il covid colpisce gli anziani, quindi gente inutile: un vero idiota morale oltre che un cretino effettuale perché molta parte del pil ligure è dovuto ad anziani che si trasferiscono nella riviera.

Quindi senza nemmeno prendere in considerazione il valore della paura per spazzare via ciò che rimane della democrazia, che è poi l’obiettivo principale dell’operazione coronavirus, c’è tutto l’interesse a far sì che la questione si prolunghi nel tempo con i soliti toni apocalittici: a questo per l’appunto devono servire le segregazioni, per evitare che il vaccino esca quando la buriana è passata.

Nota Alcuni ricercatori sono andati a rivedersi i tentativi, soprattutto cinesi, di formulare vaccini contro la Sars 1 e la Mers, mai peraltro approdati a nulla a causa della variabilità del virus. Tentativi non riusciti perché i vaccini messi a punto provocavano nelle cavie proprio quella tempesta di citochine osservate nei casi più gravi e non trattati di Covid. Di qui l’ipotesi che in realtà il coronavirus di oggi sia frutto proprio di quei tentativi e che insomma andremmo a fare il vaccino del vaccino con esiti del tutto sconosciuti soprattutto sulla tenuta futura del sistema immunitario.

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6 responses to “Immuni alla realtà

  • andrea z.

    L’atteggiamento delle autorità politiche e sanitarie nei confronti del Covid con chiusure di attività e segregazioni dei cittadini rappresenta una novità assoluta e inquietante, in contrasto con il comportamento tenuto dai governi e dalle istituzioni con quanto è avvenuto nel caso di altre malattie causate da virus come, ad esempio, l’HIV sicuramente più letali e pericolose.
    Non mi risulta che i diritti civili, garantiti dalla Costituzione, dei malati di AIDS siano stati violati. Queste persone sono state curate, si sono dovute attenere certamente a determinati comportamenti di sicurezza, ma in nessun caso è stato impedito loro di continuare a vivere e lavorare in mezzo ad altre persone; nessuna di loro è stata rinchiusa o segregata per ragioni sanitarie.
    Quindi, questa contraddizione con tutto ciò che si è verificato in passato ci dice che il Covid è probabilmente solo un pretesto per ottenere obiettivi ben diversi dalla tutela della salute pubblica.

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  • andrea z.

    Ultimamente sembra che i governi mondiali e in particolare quello italiano, dopo anni di tagli al sistema sanitario, siano determinati a tutelare la nostra salute di fronte a questa nuova epidemia giunta dall’Oriente.
    Visto che ci vogliono così bene perchè non andare fino in fondo e vietare, ad esempio, sigarette, sigari, pipe oppure i superalcolici che mietono annualmente molte più vittime del Covid?
    In realtà, le tasse sulle sigarette sono una leva fiscale molto ghiotta per i Paesi Ue.
    Nel 2016, solo con le accise sono stati intascati nei 27 Stati circa 71 miliardi.
    Con l’Iva, il bottino è salito a 93 miliardi, ossia il 4,4% di tutte le entrate fiscali dell’Ue.
    L’Italia si piazza al di sotto della media europea per peso delle tasse sulle sigarette sul totale delle entrate fiscali: nel 2016, ha intascato circa 14 miliardi, che rappresentavano il 2,8% del totale incassato dalle varie imposte.
    Nel caso del fumo e del bere i nostri “salvatori sanitar”i sembrano titubanti; non vietano, non multano, non arrestano, ma lasciano i consumatori di prodotti nocivi liberi di scegliere se farsi o meno del male.

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    • Anonimo

      “In realtà, le tasse sulle sigarette sono una leva fiscale molto ghiotta per i Paesi Ue.”

      In periodo di lockdown e di auto dichiarazione tipo 6 mesi fa, un motivo meritorio per uscire di casa con auto dichiarazione era quello di acquistare le sigarette…

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  • Ilaria

    Per te il Covid è solo una questione economica che per carità e assai malmessa, lo era già prima del virus. Non ho letto un solo tuo scritto dove trapelasse anche minimamente la questione umana. Meglio il cattivismo? E’ ancora da vedere. Sei talmente materialista che mi disgusti e sei talmente negazionista da negarlo.

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  • andrea z.

    Una cosa non riesco a capire di tutta questa narrazione del Covid. Per anni ci hanno scassato i cabasisi con la storia degli eroi del Risorgimento e della lotta partigiana che rinunciavano alla vita in nome dell’ideale della libertà. Anche la religione cristiana si fonda sul sacrificio dei martiri, sulla loro rinuncia alla vita in nome della libertà religiosa. E adesso giornalisti, medici e politici vogliono rifilarci la favoletta che in realtà è meglio rinunciare ai nostri diritti per salvare una misera esistenza da segregati in casa?
    Insomma dovremmo subire qualsiasi umiliazione per farci salvare la vita da questi venduti al potere finanziario?

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