La piazza conta: aria di scaricabarile nella politica

Una consolidata tradizione politicante che infesta il coté del potere e dunque anche la grande stampa, suggerisce che scendere in piazza non servirebbe a nulla. Invece è bastato che qualche migliaio di persone fuggissero dai domiciliari e  cominciassero a protestare contro i grotteschi coprifuochi e le misure assurde di contenimento epidemico, mostrando di non essere più totalmente soggiogati dalla paura, che nel governo si manifestasse una guerra per bande volta a trovare la strada più breve per lo scaricabarile, nel timore che prima o poi salti fuori tutta la colpevole approssimazione, il fatuo dilettantismo e la ignobile pretestuosità della campagna di terrore pandemico che ha portato un colpo terribile all’economia e alla società italiana, sulla base di dati in gran parte fasulli. O addirittura in assenza di dati. Persino uno degli organi di informazione più vicino alle ragioni del virus o per meglio dire ai burattinai dello stesso, ovvero il Corriere della Sera arriva a commettere eresia nei con fronti del culto pandemico di cui è gran sacerdote: “Uno dei problemi delle nuove chiusure imposte dal governo è che nessuno ne ha davvero spiegato le ragioni. Non sappiamo perché sono stati chiusi palestre e ristoranti, ma questi ultimi non a pranzo, per esempio, o perché vengano sconsigliate le cene con gli amici, chiusi i cinema (tutti), ma non le messe.”

Domande che in realtà non possono avere risposta essendo riferite a una situazione in gran parte fittizia, se non altro nei toni, nelle invenzioni spettacolari  e nella ripetitività ipnotica e se ne hanno qualcuna non va cercata nell’ambito sanitario, ma in quello sociale: chiudere la notte significa troncare i contatti conviviali e ludici delle persone, molto pericolosi per la narrativa pandemica che vive di isolamento e di distanziamento. Tuttavia le prime crepe nella narrazione sono niente rispetto a ciò che il sottosegretario alla salute, Pier Paolo Sileri ha detto in un’intervista a 24 Mattino il cui tenore è esso stesso indizio di una frattura imminente del credo pandemico. L’intervistatore ha infatti chiesto al viceministro quali fossero le evidenze scientifiche sulla probabilità dei contagi che hanno portato alle attuali chiusure, una domanda che anche solo una decina di giorni fa non sarebbe stata posta. E la risposta di Sileri è stata sorprendente: “Immagino che i dati siano in possesso del Comitato tecnico scientifico ma io non li ho visti”. Lui in quanto autorità politica dà solo dei “dei suggerimenti” ma a quando pare del tutto privi di qualsiasi motivazioni visto che ha aggiunto: “L’analisi accurata delle varie attività divisa per settore immagino sia in seno al Comitato tecnico scientifico”. E conclude che lui riceve “delle analisi molto accurate e generali” ma non i dati sui quali tali analisi queste sarebbero basate. Il Corriere per la prima volta dopo mesi di inviti perentori a credere nel dogma qualunque cosa ne scaturisca osserva che se queste sono le modalità con cui vengono prese e comunicate le decisioni sulla vita e il lavoro dei cittadini, c’è poco da sorprendersi che poi molti italiani non le accettino.

Insomma ci accorgiamo che la seconda ondata della “pestilenza” e le assurde misure che il governo comanda e/o “raccomanda” per evitare la diffusione virale sono basate su una totale assenza di dati, praticamente sul nulla. Insomma il viceministro dice esattamente quello che i “negazionisti” hanno sempre detto e cioè che i conti della pandemia non tornano da nessuna parte li si guardi. E’ fin troppo evidente che la politica sta cominciando a  scaricare sulle task force e sui Comitato tecnico scientifico la responsabilità della catastrofe che un ceto politico indecoroso ha innescato: la prima cosa che avrebbe dovuto chiedere sono proprio i dati, anche per poterli mettere a disposizione di una discussione più ampia rispetto a un triste Comitato composto di burocrati e gente legata all’Oms o a Big Pharma. Invece se ne è lavato le mani, probabilmente perché l’Apocalissi la voleva e gli conveniva, ha scassato il Paese e ora vorrebbe allontanare da sé le responsabilità che conserva in pieno. Naturalmente anche i Comitati danno addosso alla politica dicendo che non è stato fatto ciò che avevano suggerito, ovvero – tanto per dire una – il potenziamento dei trasporti: insomma tutto si va sgretolando. E questo non appena dalla piazza si sono levate delle voci che hanno spezzato il silenzio. Altro che non serve dimostrare e protestare, anzi è essenziale per la democrazia e anche per la ragione.

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

3 responses to “La piazza conta: aria di scaricabarile nella politica

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: