Pandemia bond

New York Stock Exchange Coronaviurus reactionMi sarebbe piaciuto titolare questo post, “coglioni e stracciaculi” riprendendo le parole dette da un medico di pronto soccorso, non soltanto nei confronti di chi ha fatto la politica sanitaria negli ultimi due decenni, ma di tutte le bande di “competenti” che durante gli stessi anni ha fatto opera di propaganda e di rincretinimento econometrico riducendoci alla condizione attuale. E’ davvero giunta l’ora di vedere nella loro reale dimensione, nella loro miseria intellettuale e morale sacerdoti, vescovi, chierichetti e campanari del culto neo liberista.  Ma certamente lo sfogo verbale è meno utile di un esempio concreto per illustrare il legame che esiste tra sanità e ideologia, tra pratiche ultra capitaliste e crollo economico, tra pensiero unico e mercato, specialmente se questo esempio fa parte del casinò finanziario: nel caso specifico un bond emesso nel 2017 dalla Banca Mondiale chiamato Pandemia. In sostanza si tratta di una tra le molte scommesse su qualcosa di catastrofico che nel complesso impegnano investimenti 37 miliardi:  si comprano questi titoli che hanno un alto rendimento – dal 7 all’11 per cento –  ma se durante un certo periodo di tempo ( la scadenza è il luglio di quest’anno) l’evento pandemico si verifica, si perde gran parte o tutto il capitale.

Difficile che un organismo economico di primo piano faccia una scommessa a casaccio che sa fin dall’inizio di dover perdere e che paghi tanti interessi per un’eventualità remota, non basata su una solida previsione proveniente dal mondo della ricerca: infatti leggendo il prospetto allegato al titolo in questione si  danno probabilità  molto alte, fino al 65 per cento, per pandemie provocate da 5 virus tra cui un coronavirus. Un complottista direbbe che è stata la Banca mondiale a diffondere il Covid 19 e io di certo non mi abbasserò  a tanto, specie dopo aver letto l’accorato pezzullo, sepolto nelle pagine di Repubblica, sulla disgraziata sorte degli investitori ora che la pandemia è stata ufficialmente dichiarata, ma insomma questo mostra che in un certo modo un evento come quello che  stiamo vivendo fosse in qualche modo atteso come attesta anche Event 201 trattato in un post di ieri. Ora non mi interessa qui discutere  per quale ragione si ritenesse così probabile un eventualità di questo genere, se per ragioni legate alla statistica epidemiologica, ad altri segnali o a fatti per così dire “antropici”, meglio non aprire questo vaso di Pandora, ma sta di fatto che quelle statistiche circolavano  e che non solo derivavano dalla ricerca, ma addirittura dal mercato, ovvero da dio padre onnipotente in persona. In più i titoli Pandemia non avevano avuto particolare successo, segno che pochi si fidavano di rischiare su una cosa che a noi uomini della strada appariva altamente improbabile, almeno nel giro di appena 36 mesi. Di certo però i responsabili politici e i tecnici della sanità non potevano ignorare la forte probabilità che patologie virali dell’apparato respiratorio fossero da mettere in conto e che quindi quanto meno non bisognava sguarnire gli ospedali di posti letto in isolamento e di respiratori polmonari  che peraltro esistono già da oltre un secolo e sono strumenti per così dire ormai “banali”. Invece nulla, si è continuato a chiudere e a disboscare con l’ accetta per stare dentro i diktat di Bruxelles e l’ideologia che li sostanzia, per apparire i primi della classe nei massacri di welfare e di tutele, gli ubbidienti Mastro Titta della situazione; ma si è rimasti fermi e impotenti, ipnotizzati dalla necessità di risparmiare il centesimo  anche quando a partire da fine gennaio il rischio si era concretizzato e così ci siamo ridotti ad avere persino carenza di mascherine.

Inutile ora fare del personale sanitario, decimato e umiliato per vent’anni, l’eroe della situazione, una medaglia che viene proprio da chi si è accanito, media compresi, e che ora viene concessa anche per evitare che le magagne vengano allo scoperto e nascano rivendicazioni.  Proprio le carenze assurde a cui non si è tentato di porre rimedio nemmeno all’ultimo momento è in sostanza il motivo per cui alla disperata si è dovuto chiudere il Paese, cosa che non è accaduta da nessuna parte, salvo in Cina (ma lì si trattava solo di una provincia con il 5% scarso della popolazione totale) dove si sapeva che l’epidemia sarebbe stata trasformata in atto di guerra. Francamente spero che dal punto di vista politico il coronavirus abbia una mortalità del 100 per cento, perché questa classe dirigente va spazzata via interamente: i danni che ha prodotto al Paese, per incapacità, mancanza di idee e di visione, servilismo al potere finanziario, sottomissione senza partecipazione all’Europa dei massacri sociali e corruzione, sono immensi. La sua sventatezza nel non prendere precauzioni nemmeno in extremis ci costerà più di 200 miliardi e permetterà alla troika di farci il servizio greco completo. Ora occorrono 120 – 200 miliardi (altro che i 25 o 30 di cui questi cialtroni parlano) vale a dire un mese di pil perduto per rimediare al danno fatto e dovremmo imporre loro di dare vita subito agli strumenti per poterlo fare. Non piace all’Europa? Facciamo come la Germania e diciamo chissenefrega, anzi scheiss drauf.

 

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