Emilia, la via delle illusioni perdute

torre-prendiparte-5Quando frequentavo l’università o cominciavo a capire il mestiere di giornalista mai e poi mai avrei potuto immaginare che un giorno la corazzata del Pci in Emilia – Romagna avrebbe rischiato l’affondamento da parte di un tizio come Salvini: le città erano ben governate, comunque certamente meglio che nel resto dello Stivale, i servizi funzionavano decentemente, l’assistenza sanitaria altrettanto, mentre i legami sociali erano ancora forti, inclusivi. E tra una manifestazione e l’altra, segno di una vivacità politica vigorosa, spirava anche una certa sensazione di futuro: a Casalecchio di Reno grazie alla collaborazione delle università di Bologna, Padova e Venezia già funzionava il Cineca, il più importante centro di supercalcolo per la ricerca scientifica in Italia, nonché uno dei più importanti a livello mondiale, mentre sui colli della città turrita, facilmente raggiungibile con la 50 special, era in attività un reattore nucleare sperimentale dove si facevano le ossa i laureati in fisica. Era una fetta d’Italia che non esiste più, ma già allora si intuiva la trasformazione di un’idea e di un progetto politico in  sistema chiuso di potere, la trasformazione del Modello Emilia in  Sistema Emilia dove politica, istituzioni, coop e imprese amiche gestiscono ogni cosa.

E’ impossibile dire quale sia stato il momento nel quale le idealità si sono trasformate in affari, è stato un lungo processo iniziato ben prima della dissoluzione dell’Urss, ma forse è più facile identificare il momento in cui questa struttura è entrata in avvitamento, ovvero con la crisi del 2008 che ha portato una parte del sistema a cercare il miglior offerente anche al di là della cerchio magico. E le liste per le imminenti elezioni regionali sono un’immagine speculare di questa situazione con una quantità di transfughi e di passaggi da un’area all’altra che è quasi come seguire i cavallini della giostra  tra i quali spiccano i fuoriusciti cinque stelle. Ma forse la vicenda più emblematica per definire lo stato reale delle cose è che nel centro sinistra di Bonaccini, già governatore dal 2014, nonostante alcune ombre sulle spese pazze, figura come candidato di lusso l’imprenditore Carlo Fagioli già rifiutato dalla Lega. Fagioli è noto per aver tolto un appalto a una cooperativa di facchinaggio, la Gfe, colpevole di aver migliorato le condizioni di lavoro dei dipendenti extra comunitari, applicando anche per loro il contratto nazionale: 500 lavoratori indiani furono licenziati con via sms. Ci furono manifestazioni per mesi, e alla fine vennero riassunti, in cooperative diverse solo i lavoratori che accettavano paghe più basse.

E’ un episodio che smentisce in maniera clamorosa tutti i temi del centrosinistra e conferma invece il fatto che condizioni di lavoro e accoglienza sono solamente strumenti retorici dietro cui si nasconde l’ideologismo globalista, come dimostra anche la vuotaggine del sardinismo di origine renziana che invece di portare sul tappeto temi reali fa del generico qualunquismo anti sovranista, come se poi Salvini fosse davvero un sovranista e non facesse tappetino di fronte a qualsiasi potere esterno. A parte il fatto che proprio il centrosinistra nella richiesta di maggiore autonomia dallo stato centrale ha per l’appunto  espresso un suo sovranismo di natura bottegaia. Non so se quella di riempire le piazze con i rampolli delle coop sia stata una buona idea per far brillare gli ultimi fuochi anche senza più legna da bruciare o se non abbia ancor più mostrato l’inconsistenza e la contraddittorietà di una posizione politica, ma chiaramente è stata una mossa dettata dalla disperazione perché perdere la regione che è la seconda per Pil dopo la Lombardia, significa perdere quasi tutto sul piano nazionale: anche se i voti dem e cinque stelle ci sono anche altrove sulla fascia appenninica, solo in Emilia Romagna fanno davvero sistema e trainano la carrozza. Di certo queste elezioni non avranno vincitori, ma solo perdenti: se il sistema emiliano perderà non sarà per Salvini, ma per un suo collasso interno, per una perdita di senso  e un cambiamento ai vertici  in questo senso non sarà aria nuova, ma solo solo un’altra illusione.

 

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

3 responses to “Emilia, la via delle illusioni perdute

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: