Huawei, il piccolo diavolo

0038-0001Non si sa bene dove si nascondano Dio o il diavolo secondo le varie versioni in cui l’uno o l’altro stanno nei particolari, ma di certo se sostituiamo ai termini metafisici quelli di verità o falsità possiamo concedere ai particolari un grande spazio. Certo la mente umana non lavora come un computer, a dispetto dei modelli standard che vedono nel cervello una macchina di Turing, né è strettamente legata alla logica booleana dove gli operatori sono solo  and, not, or avendone anche altri che sono quasi, forse, qualche, come se, in parte , a dimostrazione della sua “aleatorietà” che si esprime nelle lingue naturali dove la realtà non è mai disgiunta da un’alea di possibilità. Ehm… mi stavo facendo prendere la mano fresco di letture sulle interpretazioni analitiche della dialettica hegeliana, ma torno subito al dunque: queste caratteristiche della mente permettono spesso di mischiare verità generali e menzogne particolari (e viceversa ovviamente) mettendo cartelli indicatori sbagliati sulle strade della realtà e  condizionando in tal modo i giudizi.

Ieri mi sono trovato esattamente di fronte a un particolare fuori posto che stravolge completamente il discorso: il Wall Street Journal riferisce infatti che Huawei, colpita dalla maledizione del faraone Trump oltreché dello spione planetario Google sulla vicenda 5G avrebbe deciso  produrre smartphone senza componenti statunitensi, utilizzando quelli europei. Qualcosa di vero c’è, ma sono i particolari completamente sbagliati perché si fa credere che il colosso cinese dopotutto dipenda dagli Usa o dall’Europa e dunque dall’occidente. Invece manco per niente, in parte non si tratta di componenti, ma di macchine operatrici per la produzione di processori a 7 nanometri sviluppati dalla Tsmc di Taiwan che ha battuto sul tempo Intel e Amd. L’azienda di Taipei per produrre i chip di ultima generazione  si serve di macchinari tedeschi, quindi non ricade sotto le grinfie a stelle e strisce, ma per quanto riguarda i processori collaterali alla cpu dei telefonini, con architettura Arm (nata in Inghilterra, ma oggi controllata dalla Softbank giapponese che non si sogna di mettere divieti)  Huawei è stata costretta a cambiare fornitori in tempi strettissimi e dunque ora acquista dell’olandese NXP Semiconductors, in pratica una branca della Philips di cui fa parte anche la italo francese Stm microelectronics. Da notare che in ogni caso questi chip comunque siano marchiati, americano, giapponese o europeo  vengono costruiti in Cina e dunque il problema è essenzialmente societario, non tecnologico. La verità in qualche modo è l’esatto contrario di quanto l’articolo del Wall street journal suggerisce, sia pure in modo indiretto e a livello di suggestione  perché Huawei è completamente autonoma dagli Stati Uniti, ma in definitiva lo è anche la Cina nel suo complesso mentre ad essere dipendenti . Del resto il fondatore e amministratore delegato di Huawei, Ren Zhengfei, ha detto  ai primi di novembre  che Washington potrebbe mantenere la sua azienda “per sempre” su una lista nera perché si può “sopravvivere bene senza gli Usa”.

Credo che la situazione sia stata analizzata nel suo complesso da un uomo insospettabile, ovvero David Goldmann, autore di libri sulla civilizzazione,  editorialista per l’Asia del gruppo Spengler nonché collaboratore assiduo di Tablet magazine, una pubblicazione di ispirazione sionista, insomma un concentrato di occidentalità neo capitalista: “Il guaio è che non riusciamo ad ammettere a noi stessi che la Cina ci sta battendo. Per anni ci siamo raccontati che i cinesi non inventano nulla, ma semplicemente rubano le tecnologie degli altri e che un sistema economico statalizzato non può competere con le nostre economie di mercato. La modernizzazione cinese non è un’enclave della modernità borghese, come in India, bensì un movimento che si estende fin nei capillari della società. Gli imprenditori nei villaggi cinesi si connettono al mercato mondiale tramite i loro cellulari, vendono i loro prodotti e ne acquistano altri su Alibaba, e ottengono finanziamenti dalle piattaforme di microcredito. i flussi di informazione e di capitali scendono fino alle radici dell’economia e i prodotti rifluiscono sui mercati del mondo. Nel 1987, il pil pro capite cinese era di 251 dollari, secondo la Banca mondiale. Nel 2017, era cresciuto a 8.894 dollari, ossia si era moltiplicato trentacinque volte. Niente di simile si è mai verificato in tutta la storia economica. E non sono stati soltanto i redditi individuali, a essere cresciuti. I treni superveloci cinesi, le super autostrade, i grattacieli, i trasporti di massa urbani e i porti sono mastodontici monumenti alla nuova ricchezza del paese. In confronto, gli aeroporti, le ferrovie e le strade americane sembrano dei relitti del Terzo mondo”.

La vicenda Huawei, ma soprattutto la sua rappresentazione s’informazione occidentale, si condisce di particolari che tendono a obliterare questa nuova realtà. E così rimaniamo col dubbio iniziale: cosa si nasconde nei particolari? Un diavolo da esorcizzare o è il diavolo che cerca di esorcizzare  la propria sconfitta?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

8 ammesso e mon conecesso allora

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14 responses to “Huawei, il piccolo diavolo

  • dani2005dani

    Jorge, tutto vero, ma è vero anche che la Cina ha una strategia imperialistica e che deve essere fermata. Nessuno vuole un nuovo padrone peggiore dlel’attuale.

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    • jorge

      Certo, tutti gli imperialismi vanno condannati . L”imperialismo cinese non è migiore di quello americano, è solo più debole, molti confondono questa maggiore debolezza con una sua natura più “buona “.

      Se da un lato la presenza cinese può essere di riequilibrio alla strapotenza americana , non sottovaluterei, se non ci fosse la cina probabilmente gli usa avrebbero invaso la nord corea quando non aveva l’atomica, o l’iran, ed anche l’europa ha maggiori spazi

      Ma è anche vero che preferire di per sè l’uno o l’altro imperialismo è come scegliere tra la peste od il colera, questa conflittualità alla lunga, economica e geostrategica, può portare a guerre di grandi dimensioni se non mondiale.

      Inoltre trovo fondamentale la tua distinzione tra il partito comunista cinese e i cinesi, negli organi dirigenti del pc cinese sono ammessi da alcuni anni gli imprenditori, col loro potere economico finiranno per essere deteminanti. Lo sono già sul piano della gestione dell’economia cinese, che non è affatto comunista

      In cina vi sono almeno tre cerchie dell’economia, i grandi capitali stranieri, e le condizioni di lavoro non sono malaccio. Le industrie statali, li può essere molto peggio. Ma le industrie private a capitale cinese, presso cui delocalizzano le due cerchie anzidette, ambito dove tra l’altro vengono prodotte le merci piu scadenti,vedono condizioni di lavoro spesso abominevoli chi esalta la cina parla dei primi due livelli e mai di questo terzo, che è il più esteso.

      La cina oggi delocalizza in viet nam e non solo, non si può proiettare il tipo di sviluppo dei deceni precedenti sul futuro

      Gli imprenditori cinesi, mancano di controllare il pc cinese rispetto alle questioni geostrategiche e di alta politica, anche interna, ma data la loro presenza negli organi dirigenti ( e crescendo come visione) arriveranno anche a questo, credo quindi che tu abbia perfettamente ragione a temere l’autoritarismo del capitale che si può servire di quelli che furono gli strumenti di una rivoluzione proletaria ( forse piu che altro contadina), monopartitismo, dittatura del proletariato,

      Tali strumenti potecano avere forse un senso quando rappresentavano il potere della stragrande maggioranza della popolazione contro la classe degli espropriatori, come storicamente le iniziali istituzioni borghesi verso nobili o clero, oggi finiscono per diventare strumento del capitale

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  • Anonimo

    “più che il dottor Simplicissimus sembra il dottor Stranamore, non si accorge delle implicazioni di ciò che ”

    I guaio è che Jorge in quanto a Mancata considerazione delle implicazioni di ciò che dice, Jorge è anche peggio de’ ilsimplicissimus ( vedasi il suo “delirio” sul fatto che uno sciopero categoriale sarebbe stato propedeutico, in itaGlia di un cambiamento in senso socialista…), tant’è che alcune volte mi ha dato la forte impressione, che manco ci vivesse in Italia, o forse, che avesse passato tutta la sua vita nella bambagia di altisonanti quanto teoretiche teorie socialiste.

    A sto punto vedo meno disperato attendere che il reddito pro capite cinese superi quello USA.

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    • jorge

      Da un poco di tempo Anonimo si sta dedicando ad una encomiabile attività di ricerca e pubblicazione di alcuni video che scoperchiano la pentola del vero volto dei manager al soldo del capitale, questo aspetto innalza il volto di Anonimo al di sopra di certe sue tendenze poco raccomandabili e confessabili che tante polemiche provocano su questo blog, memori della sua storia personale c’e da temere solo che si tratti di una sorta di canto del cigno ma gli auguriamo che non sia così e lo esortiamo a continuare sulla nuova ed interessante strada intrapresa

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      • Anonimo

        “tendenze poco raccomandabili e confessabili che tante polemiche provocano su questo blog”

        guardi che tendenze poco raccomandabili e confessabili eventualmente sono le Sue.

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    • die rechnung, bitte

      futurismo cinese…

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  • jorge

    Nel 1987, il pil pro capite cinese era di 251 dollari, secondo la Banca mondiale. Nel 2017, era cresciuto a 8.894.

    Il pil pro capite americano nel 2017 e stato di. 59.531,66 dollari . Trent’anni i cinesi per passare da 251 a 8894, considerando che il pil americano continua a crescere, ed anche ad una certa velocità, ci vorranno alcune centinaia di anni perchè i cinesi raggiungano gli usa.

    Ma il punto non è nemmeno questo, il simplicissimus si appassiona e si immedesima completamente nella competizione imperialista, la quale prima o poi può sfociare in una guerra vera ora solo economica. Nessuna riflessione critica sul sistema mondo capitalistico, più che il dottor Simplicissimus sembra il dottor Stranamore, non si accorge delle implicazioni di ciò che dice

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    • jorge

      Da un poco di tempo Anonimo si sta dedicando ad una encomiabile attività di ricerca e pubblicazione di alcuni video che scoperchiano la pentola del vero volto dei manager al soldo del capitale, questo aspetto innalza il volto di Anonimo al di sopra di certe sue tendenze poco raccomandabili e confessabili che tante polemiche provocano su questo blog, memori della sua storia personale c’e da temere solo che si tratti di una sorta di canto del cigno ma gli auguriamo che non sia così e lo esortiamo a continuare sulla nuova ed interessante strada intrapresa

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      • Anonimo

        “tendenze poco raccomandabili e confessabili che tante polemiche provocano su questo blog”

        guardi che tendenze poco raccomandabili e confessabili eventualmente sono le Sue.

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    • dani2005dani

      È diventato una specie di mantra/verità affermare che la Cina raggiungerà una posizione di dominio globale nel ventunesimo secolo. Tutte le prove sembrano supportare la tesi e siamo inondati dagli scenari più fantastici che ne rappresentano l’ascesa. Il politologo di Harvard, Graham Allison, ci seleziona parte di questi scenari nel suo recente libro “Destined for War”. Ci dice che il PIL della Cina era meno di $300 miliardi nel 1980, una cifra che era salita a $11 trilioni nel 2015. Il commercio totale del Paese con il mondo esterno era arrivato a soli $40 miliardi nel 1980, ma nel 2015 era di $4 trilioni, un aumento di cento volte. Allison ha dati ancora più scioccanti nella manica: “Per ogni biennio dal 2008, l’incremento della crescita del PIL cinese è stato maggiore dell’intera economia indiana. Anche durante la sua crescita più bassa avvenuta nel 2015, l’economia cinese ha creato una Grecia ogni sedici settimane e un Israele ogni venticinque settimane. ”In effetti, dalla Grande recessione del 2008, il 40% di tutta la crescita economica del mondo è avvenuta in appena un paese: la Cina.
      Il fratello di Ye Cheng, un miliardario del partito Cominista Cinese (questo sembra un ossimoro, anzi lo è, ma per molti commentatori occcidentali va tutto bene) sostiene senza peli sulla lingua che “il mondo sarà della Cina”, mentre ha preso il controllo del porto australiano di Port Darwin. Secondo Wang Jianlin, presidente del gruppo Dalian Wanda e secondo uomo più ricco della Cina “è tempo che la Cina cambi il mondo, viste che le sue regole sono state stabilite dagli stranieri”. Il presidente a vita Xi Jinping dice che “la Cina guiderà il mondo intero su questioni politiche, economiche, militari e ambientali”.
      Ma quando uomini come questi usano la parola “Cina” ci ingannano. Non saranno i cinesi a salire per ereditare la terra, a svegliarsi per scuotere il mondo. Sarà il Partito comunista cinese.
      Icittadini cinesi sono stati indottrinati per decenni con l’idea che il Partito sia il Paese. L’idea fu introdotta dal leader supremo Deng Xiaoping subito dopo il massacro di Piazza Tiananmen nel 1989. Si rese conto che fino a quando lo Stato e il Popolo fossero visti come entità separate, sarebbe rimasta aperta la possibilità che qualcuno si accorgesse dei numerosi crimini storici del Partito comunista cinese.
      Con quella strategia Deng Xiao non solo volle sottomettere il popolo cinese al volere del PCC ma voleva soprattutto assicurarsi che i cittadini cinesi non si sarebbero mai più rialzati come hanno fatto nel 1989.
      Il problema è che l’Occidente non capisce sempre questa distinzione e quindi critica regolarmente la “Cina” quando si riferisce alle politiche autoritarie del Partito Comunista. Ciò porta in primo luogo a reazioni difensive da parte della Cina patriottica e, in secondo luogo, a far sembrare le critiche occidentali come razziste.
      Nel frattempo il Partito Comunista estende silenziosamente la sua influenza in tutto il mondo.
      Per chi voglia approfondire ulterioriormente, qui c’è il linl. In inglese.
      https://quillette.com/2019/07/22/when-the-lion-wakes-the-global-threat-of-the-chinese-communist-party/

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      • jorge

        vale la pena anche considerare che la cina attualmente ha un miliardo e quattrocento milioni di abitanti, la popolazione che lavora nel circuito moderno è strabiliante in proporzione, se ognuno produce un cent in più di valore il pil complessivo vola, ma vuol dire poco o nulla ( e tale volo del pil comprende pure il contributo dei milioni di contadini arretrati)

        Uno stesso incremento del pil complessivo ottenuto in un paese con 50 milioni di abitanti implicherebbe l’uso di tecnologie ultramoderne, solo con una grande crescita della produttività del lavoro gli attivi sui 50 milioni di abitani potrebbero eguagliare l’aumento del pil di sopra immaginato per la cina

        Ovvero, risultati strabilianti che la cina può esibire dipendono dalla crescita del suo pil come MASSA, ma tale pil inteso pro capite è di circa 50.000 dollari inferiore a quello americano, segno che la tecnologia produttiva cinese è mediamente assai arretrata, a parte i picchi sempre dacantati da taluni

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