Da Grillo alla crisi italiana

http___media.polisblog.it_d_d87_di-maio-grillo-ilvaCome immaginavo il post di ieri I sogni muoiono all’alba  ha succitato perplessità e reazioni che si possono benissimo comprendere, ma che non tolgono nulla all’analisi di una situazione e anche il riferimento a una forza politica incompiuta, mai davvero uscita dal guado tra il grido di dolore di un’Italia derubata, assassinata dai giornali e dal cemento come dice un celebre e ormai antico brano di De Gregori e l’elaborazione politico – sociale che ne sarebbe dovuto derivare. Insomma dopo Grillo c’è stata solo l’ambiguità digital escatologica di Casaleggio mentre tutto è rimasto interrotto dal successo elettorale inatteso nelle sue dimensioni e dal gruppo parlamentare che ne è scaturito. In un certo senso i caratteri originari e atavici del movimento, mai venuti meno, sono rintracciabili in una sera di 33 anni fa, quando Grillo per così dire diede inizio, inconsapevolmente, alla sua carriera, prima di comico con temi di impegno politico e poi di politico con venature spettacolari.

Per carità non voglio in nessun modo battere sullo squallido cliché maistream del giullare che vuole farsi re, perché piaccia o meno Grillo è una persona acuta e intelligente, ma a suo modo socialmente ingenua e affetta da una naiveté piccolo borghese che si è trasferita nel calderone umorale dei Cinque stelle. Dunque 33 anni fa, nel 1986, il comico genovese acquistò immediata e universale notorietà con la sua battuta: “se tutti i cinesi sono socialisti allora a chi rubano?” Non si trattava di una battuta folgorante, perché sotto varie forme girava dovunque, ma colpì molto perché infranse un tabù e venne pronunciata in una prima serata Rai, addirittura alla presenza del gran ciambellano di regime Pippo Baudo che subito prese le distanze da tanta sfrontata iconoclastia. Ma cosa c’entravano i cinesi? Bisogna sapere che in quei giorni il Paese era attraversato da ciò che si considerava uno scandalo: ovvero il fatto che Craxi,  presidente del consiglio e il suo ministro degli esteri Andreotti si fossero recati in Cina portandosi dietro una sessantina di persone, ovvero ministri, direttori di ministero, banchieri come Nesi  e uomini di affari. Insomma si era nell’assoluta normalità anzi alla fine era anche una delegazione piuttosto striminzita visto che il presidente francese non si portava appresso mai meno di 120 persone e quello americano mai meno di 200 disposte su vari velivoli: tuttavia l’atmosfera stava diventando esplosiva in un’Italia che cominciava a perdere colpi e dove le ruberie vere o immaginarie  risultavano molto più odiose di prima, quando l’avvenire pareva sicuro e quando non c’era ancora il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia, che aveva fatto  esplodere il debito pubblico a danno non certo dei ricchi, ma dei poveracci e dei lavoratori. In realtà fu Andreotti a creare il presunto scandalo quando scendendo dall’aereo a Pechino disse al cronista dell’Ansa Pio Mastrobuoni, che in seguito diventò suo portavoce  : “Eh, siamo qui con Craxi e i suoi cari” dando l’impressione di una sorta di viaggio vacanze. In realtà di elementi spuri in quella delegazioni ce n’erano solo due:  la consorte  di Craxi e quella di Carlo Ripa di Meana, che era allora commissario europeo e dunque era pienamente legittimato ad essere presente.

Il ritorno fu più travagliato perché Bettino pensò bene di allungare il percorso con un areo più piccolo per fare visita in India al fratello, seguace di Sai Baba. Ma insomma robetta, rispetto anche alle tante cose che accadevano in Italia,  che però  fu enfatizzata all’estremo dalla stampa di rito liberal democristiano e atlantica (non dimentichiamo che l’anno precedente c’era stata la crisi di Sigonella e che gli americani erano assetati di vendetta) senza alcuna pezza d’appoggio, anzi avendo sotto mano l’elenco dei sessanta partecipanti. Cosa stava accadendo? Accadeva che il malumore degli italiani stava talmente crescendo che si cominciavano a gettare bambini assieme all’acqua sporca:  con quel viaggio si erano create relazioni stabili con un Paese destinato a diventare la fabbrica del mondo, fatto che, oltretutto, impedì la recessione del Paese nella serie B del G7. Ma gli italiani nemmeno lo sospettavano e credevano che i cinesi fossero solo tanti, ma probabilmente impegnati a fabbricare vasi di porcellana dell’era Ming, convinzione che sussiste in qualche modo anche oggi e che costituisce uno dei più fulgidi esempi di straniamento dalla realtà.

Quando Grillo si accodò alla canea dell’informazione proprio su uno dei rari episodi che non entrava a far parte integrante dell’arroganza del potere, dimostrò di essere sensibile al tema del Palazzo e delle sue nequizie, ma senza una visione prospettica, vanamente e rapsodicamente inseguita poi con le presunte meraviglie del web o della tecnologia informatica che poi lo spinse nelle braccia dolcemente tentacolari della Casaleggio Associati. Ne possono essere testimonianza anche le molte e coraggiose denunce da parte di Grillo delle nefandezze delle multinazionali, ma senza consapevolezza che esse agivano nella logica stessa del sistema, non erano schegge impazzite che gli utenti potevano riportare nell’ovile della correttezza semplicemente scegliendo di non starci. Di questo sono bene informato perché tra la fine degli anni ’90 e i primi del 2000 ho frequentato anche per lavoro diverse persone che facevano parte della squadra che preparava i materiali per gli spettacoli dello show man. In un certo senso questa capacità prospettica è mancata in qualche modo anche ai Cinque stelle o comunque è molto meno evidente della capacità di indignazione e se adesso siamo al matrimonio col Pd che in fondo è l’erede invecchiato e senza illusioni dell’era craxiana, lo si deve principalmente alla carenza prospettica.

Questo post non vuole essere che una semplice nota a margine, alla ricerca degli indizi, come dire, preistorici della crisi che sta attraversando il movimento e di conseguenza anche quella parte del Paese interessata a un cambiamento, ma non vuole esprimere verità assolute. Cerca modestamente indizi nelle radici di una crisi, di cui Grillo è solo un esempio, ma che riguarda per intero la capacità di pensiero lungo dei cittadini di questo disgraziato Paese che finiscono sempre per tornare sul luogo del delitto.

 

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3 responses to “Da Grillo alla crisi italiana

  • andrea z.

    Il M5S ha raccolto il voto di protesta, l’ha disinnescato, impacchettato e riportato al servizio dei poteri forti europei.
    Si può parlare di un’operazione circolare di “riciclaggio” del voto degli elettori: la rabbia e la contestazione confusa e disorganica è stata trasformata in un blocco di suffragi utili a puntellare il “sistema”.
    Quindi, siamo arrivati al paradosso che un movimento fondato sulla lotta al signoraggio, alla privatizzazione dell’emissione monetaria e alla UE abbia garantito col suo voto l’elezione alla presidenza della Commissione europea della Ursula Von der Leyen, una delle più fedeli esecutrici dei piani ordoliberisti franco-tedeschi e probabilmente sarà determinante nella formazione di un governo totalmente asservito ai comandi della burocrazia di Bruxelles .
    Senza mettere in dubbio la buona fede degli elettori, attivisti e buona parte dei dirigenti, la parabola del M5S chiude ogni speranza di cambiamento, dimostra le capacità manipolatorie della “sovragestione” europea e mondiale e brucia ogni futura possibilità di creare un vero movimento di protesta, a causa della disillusione generata da questo fallimento.

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  • jorge

    Scrive Simplicissimus “il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia, che aveva fatto esplodere il debito pubblico a danno non certo dei ricchi, ma dei poveracci e dei lavoratori””

    il motivo della esplosione del debito pubblico in italia, risale a ben prima del divorzio tesoro / banca italia, il debito inizio a crescere quando nel nostro paese si comincio a costruire lo stato sociale, con molto ritardo rispetto ad altri paesi avanzati, ed i dirigenti democristiani non vollero istituire una tassazione e combattere l’evasione fiscale, come sarebbe stato necessario dati i nuovi oneri di spesa sociale.

    Lo stato sociale venne istituito a partire dal centrosinistra partecipato da Pietro Nenni e con la spinta operaia degli anni 70, proprio verso la fine di quel decennio e poi nei primi anni 80 la Confommercio, organizzazione dei bottegai potentissima e dai numeri enormi nonchè rigidamente collaterale alla Dc, si oppose in maniera retriva ai sia pur vaghi tentativi di istituire controlli fiscali minimi. Ad appoggiare tutte le evasioni fiscali erano anche i vergognosi social democratici di Pietro Longo, arrivati a scendere in piazza sulle quasi barricate istituite dalla Confcommercio per bloccare una parvenza di fiscalità proposta dal primo governo e da alcuni ministri di area repubblicana, anche precedenti o successivi.
    Questo tipo di polemica antifiscale piccolo-borghese risuona nell’idea che hanno i 5 stelle di dover aiutare fiscalmente tutti gli italiani indistintamente tranne i “Grandi Evasori”, che però somo pochi e non possono causare i 103 miliardi di euro di evasione fiscale annua che abbiamo in italia

    Il divorzio tesoro-banca italia nasceva quando negli Usa Paul Volker, a capo della Fed, decideva di stroncare l’inflazione a due cifre. Una tal inflazione era presente in tutti i paesi avanzati, depurata dagli aumenti del prezzo del petrolio rimaneva solo di poco inferiore, essa non era l’effetto degli schok petroliferi come voleva una cera vulgata che, anche allora, voleva sempre trovare un capro espiatorio all’esterno.

    Per diminuire il circolante Volker innalzò gli interessi pagati per i fed faund, una sorta di bond della Fed che impressero un effetto analogo sui bond del tesoro Usa. Tutti i capitali del mondo iniziarono ad affluire negli Usa e di li poco avrebbero finanziato il riarmo di Reagan che fece uscire gli Usa fuori dalla recessione, In queste condizioni, le aste dei buoni del tesoro italiani avrebbero dovuto garantire interessi enormi per non andare deserte, a causa dei quali il debito pubblico italiano già causato dall’evasione fiscale sarebbe divenuto insostenibile. Gli aquirenti erano spesso già esteri, non è detto che gli italiani avessero i soldi o la disposizione a comprare tutto il debito pubbilico e non ad es. la casa o altro. Se poi la Banca d’Italia avesse comprato i bot invenduti alle aste stampando denaro, con questo modo di finanziare il debito pubblico l’inflazione in Italia quasi al 20% sarebbe divenuta tale da estrometterci dal sistema internazionale dei pagamenti

    Una banca centrale, che sia dipendente dal tesoro o indipendente, deve e può fare in ogni caso gli interessi nazionali, divorzio dal tesoro o non la banca d’Italia negli anni 80 mai avrebbe potuto impedire l’aumento esponenziale del debito pubblico italiano ed in particolare quello con l’estero.

    Per impedirlo avrebbe dovuto stampare dal niente, cioè a costo zero, tanto denaro da consentire ai Buoni del Tesoro italiani di fornire remunerazioni paragonabili se non superiori a quelle dei Fed Bond e Treasury Usa così da vncere la loro concorrenza , ma in questo caso si sarebbe trattato di denaro cartastraccia non accettato dagli investitori esteri compratori dei nostri bot. Altresì si sarebbe trattato di denaro cartastraccia suscettibile di peggiorare l’inflazione se fornito come remunerazione a quella percentuale di investitori italiani anch’essi aquirenti dei bot nostrani. In definitiva gli altissimi interessi dei Bond Usa sarebbero stati per noi una concorrenza mortale in ogni caso perchè nell’economia capitalistica la nazione più grande fa fallire quella più piccola proprio come il capitalista piu grande mangia quello piu piccolo, una banca d’Italia ancora dipendente dal tesoro non avrebbe potuto modificare questa situazione per noi senza via di uscita

    L’unico modo che ci avrebbe consentito di sfuggire alla cocorrenza aperta sul mercato dei capitali, mortale per un pesce piccolo come l’Italia in termini di aumento del debito pubblico tanto più che questo viene poi risanato con tagli alle condizioni di vita delle masse, sarebbe stato quello realizzare una seria politica fiscale con contrasto totale all’evasione, partimoniale e tutte quelle cose sommamente indigeste alla piccola borghesia.
    Nel tempo, molti piccoli imprenditori sarebbero falliti, ma quell piu grandi avrebbero preso la quota di mercato dei perdenti ed anche i loro dipendenti, crescendo ancora di più e diventando capaci di stare nella concorrenza internazionalre in condizioni apicali.

    Inoltre, l’Italia si sarebbe fortificata economicamente , libera da debito pubblico e piccoli imprenditotri i quali sono la rovina della nostra nazione, e saremmo stati nell’euro da vincitori o avremmo potuto optare per non entrarci, non dovendo temere tempeste valutarie come quella che ci costò una manovra economica da 90.000 miliardi

    In tutta evidenza, la questione del divorzio tesoro- banca d’Italia almeno per la faccenda in causa non è quella centrale, e per bocca di certi elementi intrisi di ideologia piccolo borghese diventa una scusa per nascondere la vera questione che è quella di classe, nella fattispecie il mancato recupero dell’evasione fiscale ovvero 103 miliardi di euro ogni anno che potrebbero essere allocati nei settori di punta con una seria programmazione economica e dedicati alle fasce deboli della popolazione italiana

    Questa volta il Simplicissimus sembra riconoscere che i 5 stelle sono pregni di falsa coscienza piccolo borghese, è chiaro che difenderanno sempre gli interessi di questa fascia in italia piu estesa che altrove la quale viene travolta della centralizzazione dei capitali propria del capitalismo (il pesce grande mangia il piccolo), proprio per questo i 5 stelle oscilano in maniera retriva ora a destra ora a sinistra ma non possono dare una soluzione alla crisi economica italiana perchè questa coincide con il ridimensionamento e la perdita di peso ed importanza della classe piccolo
    borghese. I 5 stelle la rappresentano ideologicamente, e quel che è peggio, tengono legati a questa idelogia anche gli strati proletari, già decimati nella rappresentanza politica dalla loro comprensibile tendenza alla astensione.

    Forse, finita le sbornia sovranista, il Simplicissius ritrova l’originaria isprtazione critica, persa consigliandoci addiritturadi scendere in piazza per difendere il governo Salvini Di Maio

    PS in atri paesi, ad es in Germania , piccolo borghese è il mittelschicht, ma non sono gli italici piccoli imptprenditori cari a 5 Stelle e Lega, sono spesso tecnici dipendenti di grosse società produttive, comunque salariati, se la prendono con gli immigrati ma anche con la societa di cui sono dipendenti e potrebbe pagarli meglio ( diverso la ex Germania Est)

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  • andrea z.

    E’ probabile che si arrivi ad un governo tra PD e M5S, ma non credo che questa sia la soluzione migliore auspicata dai poteri forti europei, rappresentati dalla Merkel e da Macron.
    Forse il loro obiettivo era quello di cucinare a fuoco lento il governo fino a Novembre, quando Mario Draghi si sarebbe liberato dalla BCE e reso disponibile per l’ultima ondata di svendite del patrimonio pubblico e privato italiano.
    Quando Salvini si è visto circondato dall’azione congiunta della magistratura, dei media, del Quirinale, delle forze economiche e si è sentito tradito dalla defezione dei 5S ha anticipato la fine dei giochi, creando in questo modo qualche difficoltà alla “sovragestione” italiana ed europea.
    Un governo giallo-rosso potrebbe andare bene a questi signori oppure il presidente della Repubblica potrebbe non sciogliere le Camere e affidare ad un personaggio gradito un governo tecnico che arrivi a Novembre, quando sarebbe pronto l’uomo di fiducia delle oligarchie continentali.

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