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I sogni muoiono all’alba

72890Tutto è come in un film di terza categoria: il copione di una crisi di governo che si cerca di romanzare e complicare per nascondere il finale più che scontato: il Conte 2 con Pd e M5S come era nei desiderata dell’establishment il quale dopo essersi sbarazzato almeno per il momento di Salvini  si prepara a fare carne di porco dei pentastellati e dunque di qualsiasi opposizione. Un compito molto più facile di quanto si potrebbe immaginare, non solo perché il gruppo parlamentare Cinque Stelle non sogna altro che continuare a rimanere in carica a qualunque costo, ma perché la base è ormai afflitta da una sindrome di negazione di realtà, peraltro fomentata dai vertici,: basti pensare che sul blog delle stelle è ormai fermo dal 24 agosto un post su Nerone – Bolsonaro senza una parola su ciò che sta accadendo con la crisi di governo. E’ vero che gli iscritti se ne fregano e parlano lo stesso dei temi di casa, eppure questa sorta di oscuramento in un movimento che predica la democrazia diretta, dovrebbe allarmare e fare aprire gli occhi sulla gestione padronale degli strumenti di dibattuto interno.

Per ora funziona ancora  l’anestetico euforizzante della caduta di Salvini colpevole di aver focalizzato su di sé l’attenzione e di aver oscurato il movimento e le cose fatte in questo anno, ma per prima cosa bisognerebbe chiedersi perché questo sia avvenuto, perché l’informazione abbia puntato sull’elemento dell’alleanza più forte quanto a parole, ma al contempo politicamente più debole e inquietante. Invece di cullarsi in questa assurda schadenfreude  dovrebbero invece sentire aria di trappolone. E dovrebbero chiedersi come mai, uno dei reazionari più in vista del continente, il sarmatico Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, proprio ieri al G7 di Biarritz ha dichiarato che Conte “è stato uno dei migliori esempi di lealtà in Europa”. Bisogna proprio essere ciechi per non capire quale significato abbia l’alleanza col Pd che tra l’altro non è quello di Zingaretti che non ha ancora risolto il dilemma tra essere, non essere, forse dormire,  ma anche e soprattutto quello di Renzi che guida l’unica fazione organizzata e assetata di grandi opere. A facile consolazione viene un credibilissimo sondaggio di un istituto di parte confindustriale e pubblicato in casa, per così dire, cioè dal Sole 24 ore secondo il quale le intenzioni di voto per Pd e Ms5 sarebbero salite. Ma certo se c’è chi crede nelle apparizioni di Medjougorje potrà anche credere a questi sondaggi fatti a la carte e predisposti per dare il risultato voluto. Una delle regole della comunicazione è che gli unici sondaggi con qualche consistenza sono quelli che non vengono pubblicati.

Tutti questi giochini auto illusori servono per non vedere ciò che è chiarissimo, ossia la confluenza del movimento, almeno dei suoi dirigenti, nell’europeismo austeritario più diligente e la sua democristianizzazione. Del resto il paragone con il miracolismo madonnaro non è fuori luogo: abbiamo un Di Maio che accorre al rituale scioglimento di sangue che tanta prosperità e serenità ha concesso a Napoli e un Conte, già di fatto capo del movimento, anche se mai eletto da nessuno, nemmeno da un vecchio meetup, che è un fedele di Padre Pio di cui porta sempre un santino con sé, nonché docente della  Libera Università Maria Santissima Assunta. Certo poi è separato e convivente con la figlia dell’albergatore romano condannato perché che si era intascato i soldi della tassa di soggiorno, certo ha anche vantato inesistenti rapporti con università americane che lo hanno sbugiardato, ma appunto per questo è un rappresentante di quella doppia morale, di quella doppiezza tout court che tanto piace agli italiani e che con eleganza fraudolenta ha mostrato nell’anno di governo: qualcosa che si è  rivelata con inequivocabile pienezza nelle oscure trattative sulla riforma del Mes di cui Conte non ha ancora riferito in Parlamento. In due parole assistiamo alla scomparsa del maggior partito italiano, non  nel nome, nel logo, nella rappresentanza parlamentare, quanto nello spirito che consisteva nel rivendicare un autonomia per l’Italia dai diktat della Merkel e dell’egemonia tedesca che si basa su regole astratte e assurde cui la stessa Germania non tiene fede e che si prepara a tradire in grande stile. Forse molti lo voteranno ancora a primavera perché preferisce vivere nella palude di “responsabilità” tra cosce e zanzare piuttosto che battersi contro il meccanismo globalista della disuguaglianza di cui è vittima, ma quel movimento Cinque stelle che abbiamo conosciuto e a cui tanti hanno dato il loro suffragio, non esiste più, è un’ennesimo esempio di trasformazione di un’opposizione in partito del potere oligarchico dopo aver vissuto una breve stagione di popolarità.  Però come è scritto sulla lapide di George Bernanos, “si prega l’angelo trombettiere di suonare forte: il defunto è duro di orecchi”.

 

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7 responses to “I sogni muoiono all’alba

  • Il porto delle nuvole

    a me piace stare su un piano di realtà e quando sento parlare di complotti, sempre di complotti, divento diffidente. Però una cosa me la devi spiegare , come ha fatto l’establishment a liberarsi di Salvini? (“come era nei desiderata dell’establishment il quale dopo essersi sbarazzato almeno per il momento di Salvini “). E’ stato o no Salvini stesso a far cadere il Governo?

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  • Da Grillo alla crisi italiana | infosannio

    […] ilsimplicissimus) – Come immaginavo il post di ieri I sogni muoiono all’alba  ha succitato perplessità e reazioni che si possono benissimo comprendere, ma che non tolgono […]

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  • Da Grillo alla crisi italiana | Il simplicissimus

    […] immaginavo il post di ieri I sogni muoiono all’alba  ha succitato perplessità e reazioni che si possono benissimo comprendere, ma che non tolgono […]

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  • andrea z.

    Se si considera la successione degli avvenimenti, si riesce a capire come l’establishment europeo sia riuscito, grazie alla collaborazione del M5S, ad eliminare il fastidio, non si può certo parlare di pericolo, di un partito sovranista come la Lega arrivato al 40% nei sondaggi
    Il 10 Luglio parte il Russiagate da un sito di fakenews: Buzzfeed e il presidente della Camera grillino si prodiga per accelerare l’informativa di Salvini in Aula sui presunti finanziamenti russi.
    Il 16 Luglio il M5S vota inaspettatamente, come presidente della Commissione europea, Ursula Von der Leyen, simbolo vivente dei poteri forti, legata alla Merkel di cui è stata ministro i vari governi e, contemporaneamente, alla NATO e alla fazione liberal-globalista dell’elite americana.
    Nello stesso periodo il ministro dell’Economia Giovanni Tria si oppone ferocemente alla flat tax, mentre il 7 Agosto il M5S vota la mozione contro la TAV.
    A questo punto Salvini prende atto che il movimento populista di “sinistra”, da alleato, si è trasformato, forse sotto la spinta del “partito quirinalizio” dei Conte e dei Tria, in un alleato di Bruxelles e fa saltare il banco.
    Che cosa ha spinto il M5S ad agire così repentinamente contro il governo di cui faceva parte? Convinzione, paura, ricatti, promesse?
    Non che Salvini rappresentasse chissà che, ma credo sia stato vittima di una manovra a tenaglia ben congegnata.

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  • Roby G

    Cinquestelle. Un movimento che deve il suo successo alla società dello spettacolo, tutto interno al sistema che non ha mai detto di voler combattere nè mettere in discussione ma che intendeva al massimo “moralizzare”.
    “Quel movimento Cinque stelle che abbiamo conosciuto” cui si rifà nostalgicamente il simplicissimus fu protagonista della vicenda Alde e già questo avrebbe dovuto far aprire gli occhi agli illusi e far capire di che pasta fosse veramente fatto.

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  • andrea z.

    Il M5S è il punto di riferimento di un settore debole della società italiana, quello dei giovani precari, sottoccupati, disoccupati, sfruttati e in parte emigrati.
    Andrà al governo con un partito che rappresenta la camera di compensazione dei più svariati interessi forti: la grande borghesia che vive di rendite di posizione e grandi appalti, il sistema delle cooperative emiliane della grande distribuzione e dell’edilizia, l’apparato bancario toscano tutto casa e Loggia e il pulviscolo di Ong che si occupano di tutto, dai migranti agli orfani.
    Si tratta di un sistema economico-politico in crisi di astinenza, dopo i tagli e le riduzioni salviniane, che deve recuperare il tempo e i fatturati perduti.
    Non si può non provare una certa tenerezza per questi giovani ingenui che verrano presto sbranati da un famelico apparato di potere e un sorrisetto lo strappa pure Zingaretti che se commetterà l’errore di non andare alle elezioni, lasciando intatta la truppa renziana in Parlamento, verrà rapidamente isolato e asfaltato da un Renzi che sembra aver ritrovato lo smalto dei tempi migliori.

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