Caccia all’errore

tf-x_turkish_tn_290_230Nuovi problemi per l’ F35, come se non bastassero quelli già ci sono: si è scoperto che la versione da portaerei ( una ventina sono stati acquistati anche dall’Italia per la Cavour ) e quella a decollo verticale possono diventare incontrollabili se effettuano cabrate con incidenza oltre i 20 gradi, ma cosa ancora più grave il volo a velocità supersonica porta al rapido degrado del rivestimento che dovrebbe rendere l’aereo “furtivo” e provoca danni strutturali ai motori a causa delle altissime temperature. Insomma come dice il comando della Us Navy : ” e’ impossibile, con simili limitazioni, per la Marina o il Corpo dei Marines utilizzare l’F-35 contro una pari minaccia,” mentre arriva l’ordine dagli alti comandi   di non volare a velocità supersonica per più di un minuto. Ora a quanto pare questi difetti erano stati riscontrati già durante i test del 2011, senza che però venissero evidenziati, mentre lo sono adesso che il caccia è in produzione e che ogni rimedio costerà altri milioni di dollari agli acquirenti per avere comunque un caccia mediocrissimo e con limitazioni assurde.

Tutto questo è l’effetto del combinato disposto tra le prassi opache del complesso militar industriale degli Usa in assoluta sintonia col neo liberismo, della illusoria fiducia in una capacità tecnologica sempre vincente che fa parte della mitologia americana di cui siamo succubi e della capacità di imperio nei confronti di alleati e colonie. Certo sparare sull’F35, per ammissione degli stessi esperti di gran lunga inferiore ai suoi concorrenti, è ormai come sparare sulla croce rossa, ma non è questo l’argomento principale del post, quanto il fatto che al salone dell’aeronautica di Parigi, la Turchia abbia presentato il prototipo statico del suo caccia di quinta generazione, il TF-X  che quanto meno sulla carta si presenta come superiore  all’ F35. La vicenda prende le mosse dalla volontà di Ankara di acquistare dalla Russia i missili  S400, assai più efficienti dei vecchi patriot americani, ma difficilmente integrabili nella Nato. La risposta di Washington a questo affronto al tempo stesso politico e tecnologico, è stata la minaccia di escludere la Turchia dal programma F-35 come se questo poi costituisse un gran danno, ma invece di vedere Ankara tornare in ginocchio da Trump, la Turkish Aerospace Industries, ha tirato fuori il suo prototipo che entrerà in servizio nel 2028, con un iter in realtà assai più veloce dell’F35 che alle spalle ha 18 tormentosi anni.

Ora non stiamo parlando della Russia, della Cina, ma della Turchia, il cui sviluppo industriale e tecnologico è recentissimo, ma che è già in grado di produrre macchine quanto meno all’altezza dei suoi padroni: questo dovrebbe essere un campanello di allarme per Washington e per tutto il suo sistema di alleanze. Finché sono Germania e Francia a dire no alla carretta volante per costruirsi in proprio un caccia efficiente, gli Usa possono irritarsi per lo sgarbo, pronti poi a vendicarsi alla prima occasione, ma quando lo fa la Turchia la cosa assume un significato tutto diverso ed epocale che consiste nella palese perdita della primazia che gli Usa vorrebbero esercitare sull’intero globo, perdita che peraltro sembra averli colti di sorpresa. In effetti a parte i difetti progettuali e costruttivi l’ F35 è un po’ il simbolo di tutto questo: l’idea alla base della concezione di questo caccia multiruolo che risale agli anni ’90,  è proprio l’ipotesi di non doversi mai misurare con avversari all’altezza della situazione, come rivela chiaramente la frase precedentemente riportata della Us Navy. In quell’epoca la Russia sembrava sulla via di un irredimibile decadimento, la Cina era di la da venire e l’Europa era saldamente nelle mani di un’elite atlantista: dunque serviva un aereo “furtitvo” in grado da una parte di operare contro avversari modestamente armati, privi di radar avanzati e dunque non sempre in grado di rilevarlo, tipo Afganistan, Medio Oriente o Nordafrica e dall’altra come vettore di armi atomiche in un contesto nel quale non si immaginava di aver bisogno di vedersela con macchine superiori per capacità. Insomma l’F35 era il caccia perfetto del mondo unipolare e della vittoria neo liberista. Venticinque anni dopo si dimostra l’arma del declino e lo sarebbe anche se l’opacità del sistema non lo avesse caricato di difetti. Il quadro diventa addirittura grottesco se si scopre che gran parte dell’ hardware elettronico del caccia è fornito dalla Exception PCB, azienda con sede in Inghilterra, ma filiale della cinese Shenzhen Fastprint dal 2013. E’ davvero penoso che il ministero della difesa inglese abbia garantito che “nessun cittadino cinese  può accedere ai dati dell’F-35”: basta solo sapere quali sono i circuiti venduti per la realizzazione del caccia, dati ovviamente in possesso della casa madre, per dedurne facilmente le funzionalità e gli scopi. Ma questa idea di detenere il segreto di cose concepite altrove è talmente paradossale da rendere perfettamente l’idea del punto in cui siamo.

 

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