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I caccia balle volanti

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La versione più efficiente di F35

Venti anni fa, il 28 marzo del 1999 fu abbattuto nei cieli della Serbia un F-117 Stealth, vale a dire l’areo considerato la punta di diamante dell’aviazione americana, la spada invisibile che calava dal cielo. Bastò un buon radar metrico per vederlo e un vecchio missile sovietico per tirarlo giù, visto che alla supposta invisibilità erano state sacrificate molte delle prestazioni dell’apparecchio che aveva addirittura una velocità subsonica in quota e scarso armamento.  Ciò che in quell’aereo tanto propagandato come simbolo della inarrivabile potenza Usa, risultava davvero invisibile, almeno a quei tempi, era la sua assoluta mediocrità. Il suo sviluppo da parte della Lockheed risaliva a più di due decenni prima perché gli americani era ossessionati dalla possibilità che fossero i sovietici a costruire o magari anche già ad avere caccia “fantasma” visto che i primi studi o meglio suggerimenti in merito all’invisibilità erano arrivati da matematici russi, ma la vera arma dell’ F-117 era la propaganda che lo avvolgeva, l’aura di segreto con le quali se ne parlava, le foto sgranate e praticamente indecifrabili che circolavano sulla stampa e che in un momento di declino dell’Urss apparivano come una sorta di colpo di grazia alla potenza sovietica. Anche Hollywood non si sottrasse alla retorica stelle e strisce adottando questo caccia in alcuni film di fanta patriottismo come  Philadelphia Experiment 2 nel quale l’areo, spedito indietro nel tempo, viene catturato dai tedeschi e usato per bombardare Washington. Da notare che l’ F 117 non era gran che più veloce dei primi caccia a reazione della Luftwaffe che abbatterono oltre mille aerei alleati e forse anche meno invisibile visto che gli studi su queste caratteristiche hanno origine in alcuni lavori del fisico Arnold Sommerfeld che allora insegnava a Berlino ( vedi nota).

Ma la mattina del 28 marzo 1999 il bluff fu scoperto e su quell’areo è calato un opportuno silenzio, mentre all’ invisibile venivano aggiunte le virgolette. Che in realtà si trattasse di un fallimento lo dimostra il fatto che ne vennero prodotti solo 59 esemplari di cui 4 schiantati in voli di esercitazione  e nel 2007 è stato cancellato in attesa del suo successore l’ F35 che al contrario non è rimasto circondato dal segreto, ma è stato costruito per imporne la vendita ad amici e colonie, nonostante gli innumerevoli difetti e la modestia complessiva del progetto che ricordano da vicino il suo antenato. Ne ho parlato molte volte a causa della follia e del servilismo dei governi italiani che si sono fatti imporre questa spesa enorme ed indecente nella situazione del Paese, ma questa volta si può allargare il discorso e mostrare come l’ F35 sia in realtà il prodotto di punta  di un sistema militar affaristico che per decenni, venuta meno la sfida con l’Urss, si è dedicato ad ingrassare sui faraonici bilanci della difesa e sulle vendite forzose ad amici e alleati, senza l’assillo di dover reggere una concorrenza data per morta ab aeternum. Non  è un caso se i sistemi d’arma Usa davvero validi appartengono come progettazione al periodo della guerra fredda.

Comunque adesso è saltato fuori un documento (qui ) che mette in luce gli espedienti usati per nascondere e/o minimizzare i difetti di progettazione ed impedire che il programma di sviluppo venisse interrotto e/o rimensionato nella sue varie fasi. Si tratta di carenze enormi in tutti i campi, che per essere in qualche modo rappezzate ed evitare che l’aereo non sia proprio un anatra quando si apre la stagione di caccia, richiedono investimenti costosi che naturalmente si riverberano sui prezzi sia di acquisto che di manutenzione. E’ inutile qui scendere in particolari perché i difetti sono centinaia, mi limito a suggerire questo link di un noto analista di cose militari, nonché ex capitano dei marines,  che è un buon riassunto sia sulle carenze del caccia sia del modo con cui sono state nascoste. Del resto un documento del Pentagono rintracciato dal Center for Defense Information, mostra che i risparmi proposti per contenere i costi non serviranno a nulla e saranno travolti da uni sviluppo che richiede profondi interventi a suon di milioni e decine di milioni di dollari,

In pratica la vicenda dell’ F 35, ma anche quella della portaerei Gerald Ford che a pochi mesi dal varo  ha dovuto rientrare in cantiere per un anno e mezzo di aggiustamenti, dimostra come l’ autorità di controllo dei costi e della qualità del Pentagono istituita nel 1983, pensata come indipendente dagli appaltatori e dunque in grado di fornire al congresso delle informazioni oggettive, sia stata ben presto infiltrata e sostanzialmente nasconda i risultati dei test per favorire i profitti delle aziende produttrici, Nel caso del caccia in questione per i sottosistemi informatici dell’apparecchio che presentavano difetti, l’ufficio ha incaricato la stessa Lockheed di controllarli , così che adesso dovrà essere il Pentagono stesso a riprogettare il tutto servendosi di altre aziende. Quindi non solo il programma è in ritardo di 12 anni, ma anche le vendite si sono arrestate  così che Washington fa pressioni folli per salvare la Lockheed e  per vendere questo fallimento alle sue colonie dove di certo non mancano gli analoghi conflitti di interesse. E naturalmente le campagne di cattiva stampa che presentano questo aereo come il più avanzato in modo da giustificare spese del tutto folli per la sua acquisizione. Ma nel caso italiano anche incoerenti perché l’F35, funzionante o meno, è comunque un caccia di attacco puro mica di difesa: non è un po’ strano che un Paese la cui Costituzione  ripudia la guerra  abbia un arma aerea esclusivamente basata sull’attacco, mentre per la difesa non c’è nulla se non la bandiera bianca delle mazzette? Ma insomma questo caccia è un esempio particolare del capitalismo senza controlli, regole o argini che adesso comincia a presentare il conto anche nel campo in cui pareva funzionare meglio. 

Nota Capisco che questo dato possa essere stupefacente, visto che gli aerei a reazione della Luftwaffe sono presentati generalmente come una realizzazione dell’ultimo momento. In realtà essi erano allo studio da anni e benché siano entrati in campo solo nel 1944, si dimostrarono nettamente superiori  agli aerei a pistoni. Inoltre al contrario di quanto generalmente si pensi ne furono prodotti un buon numero, circa 2500 nel complesso, ed ebbero quindi un ruolo rilevante negli abbattimenti dei bombardieri e dei caccia alleati, nonostante negli ultimi mesi di guerra, la carenza di carburante ne abbia limitato l’uso. Il grosso era formato dai Messerschmitt M 262 Schwalbe (rondine) che fu costruito in quasi 1500 esemplari di cui alcuni prodotti dalla Caproni di Trento. Gli altri furono il bombardiere Arado Ar 234, il Messerschmitt M 163, praticamente un razzo con pilota (che ebbe anche una variante giapponese, il Mitsubishi Shusui)  e l’ Heinkel Salamander. Questi aerei abbatterono complessivamente e ufficialmente 714 aerei alleati in volo e dai 200 ai 300 a terra nelle incursioni rese possibili dalla loro velocità e superiorità.  Non ci sono dati sugli abbattimenti di arei sovietici. Per la verità fu proprio l’Italia ad usare per prima in operazioni belliche un areo a reazione il Campini – Caproni C.C.2. che fu ritirato nel 1942 in attesa di un modello più evoluto di cui poi le vicende belliche impedirono lo sviluppo.

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Racconto di Natale


articolo32 Anna Lombroso per il Simplicissimus

Vi ricordate quando, sia pure in presenza di quella che veniva definita l’eclissi del sacro, permanevano nella nostra società ben dritti e imponenti alcuni pilastri della confessione comune, radice indiscussa dell’Europa? Uno dei più solidi ereditato dalla fede cattolica da altre religioni monoteiste talmente severe da non offrire nemmeno l’espiazione tramite confessione, salvo quella sul lettino dell’analista, è stato certamente il senso di colpa, condiviso a tutti i livelli pubblici e privati, redentivo quando sfociava nell’orgoglioso pentimento, perfino per terroristi, mafiosi e leader politici ladri quanto baciapile.

C’era il senso di colpa nei confronti di babbi laboriosi e mamme dedite al sacrificio, degli insegnanti sotto i cui occhi copiavamo la versione;  c’era quello che provava il birichino che rubava le gomme dal tabaccaio. E c’era quello del magnate che a Natale si emendava con l’elargizione di panettoni. C’era quello dei mariti che si sollazzavano con la segretaria e riparavano con un regalo sospetto. E poi c’erano quelli di scala, il complesso di colpa coloniale, quello di qualche filantropo che scontava i peccati con carità pelosa prontamente scaricata dalle tasse, quello di qualche mecenate che aveva comprato un Van Gogh per due soldi e gli dedicava una sala nel suo museo. E  forse qualche faraone in una iscrizione che la pietra di Rosetta non ci ha aiutato a decifrare, avrà dedicato un pensiero penitenziale agli schiavi che avevano costruito il suo monumento a imperitura memoria della ferocia.

E c’era la quaresima per pagare il fio di abbuffate di frittelle e galani, il venerdì con l’odiata sogliola bollita (per i più reietti la polenta passata sull’aringa) come punizione di capricci gastronomici, perfino il rosario recitato dalle ragazze del ramo cattolico della mia famiglia interreligiosa,  con i capelli ancora umidi dai primi tuffi proibiti di maggio insieme ai figli dei vicini.

Beh, preoccupati di poter essere contagiati dal quelle patologie della coscienza ci hanno tolto anche quelli, come in un pizzino dei vari presidenti del consiglio di questi anni.

Levare il complesso di colpa coloniale, in presenza di disperati che arrivano fuggendo a guerre esportatrici di civiltà? Fatto, è colpa loro, come d’altra parte di debosciati siculi e calabresi inclini all’adesione a organizzazioni mafiose, che non hanno saputo approfittare delle magnifiche sorti e  progressive del nostro stile di vita.

Disperdere la responsabilità collettiva e individuale per i treni piombati verso Aushwitz dai quali si è distolto lo sguardo? Fatto, siamo italiani brava gente, tanti anni sono passati e poi basta firmare qualche petizione per le sanzioni a Israele e i conti sono alla pari, che gli stranieri mica arrivano su ferro e semmai li facciamo rimpatriare in aereo.

Cancellare i morsi  per via di sfruttamento intensivo della forza lavoro? Fatto, era necessario per allagare le geografie sulle quali disperdere un po’ di polverina d’oro del benessere che arricchisce chi ha e arriva come una nebbia anche sugli altri.

Depennare la contrizione per la nausea comprensibile indotta da trasgressioni a inclinazioni e comportamenti normali? Fatto, si è già dato col minimo sindacale di diritti concesso a unioni di fatto, quote gay, dolce comprensione per genitorialità di affittuari celebri, come dimostra la festosa illuminazione esibita dalla Casa Bianca per celebrare la legittimazione dei matrimoni omosessuali, mentre intanto si bombardavano etero e omosessuali a Aleppo.

Buttar via lo spirito quaresimale dopo feste goderecce? Fatto, perfino questo, ormai siamo tutti a dieta e le minestrine penitenziali sono una ricette gaudente da grand gourmet.

Eh si ormai governano anche le nostre coscienze, perché rimordano secondo criteri dettati dall’alto e non certo per liberare noi, ma invece chi le colpe le ha commesse e distribuite anche quelle non equamente  tra sottoposti e sudditi.

In cambio di qualche assoluzione preventiva e senza la recita di qualche padrenostro, ci viene concesso di non provare né pietà né solidarietà per le vittime ma anzi di accanirci e respingerle in qualità di custodi di un modello e delle sue tradizioni e convinzioni identitarie minacciate e offese. Ci viene permesso di considerare malati e anziani un peso che è legittimo cercare di far ricadere su altri, di rimuovere, in vista di più pressanti necessità. E siccome invece di mettere a disposizione di senzatetto e terremotati i fondi per il più elementare dei diritti, un tetto dignitoso sulla testa, abbiamo dovuto contribuire a comprare aerei da bombardamento e a salvare banche criminali e  la loro dirigenza sotto l’ombrello di influenti complici governativi, veniamo amnistiati per il delitto di avere detto ancora una volta di si, ricordandoci che bisognava collaborare alla sicurezza e alla perpetuazione del nostro stile di vita e dei nostri risparmi, alla tutela del valore dei nostri immobili,  alla salvaguardia dei nostri fondi e delle nostre assicurazioni, minacciati dall’avidità di improvvisati giocatori al tavolo verde in vena di guadagni facili.

Uno invece dei sensi di colpa viene promosso e nutrito, quello che dovremmo provare per le generazioni future, le più povere dal dopoguerra si dice, che scontano le nostre esistenze al di sopra delle possibilità,  l’orgia di conquiste e diritti alle quali abbiamo immeritatamente partecipato, le troppe garanzie erogate che hanno compromesso la vita e le prospettive di sviluppo di aziende e imprese pubbliche e private costrette a cercare nuovi mercati e nuove, meno esigenti, risorse umane.

Così dopo averci persuaso che “consumo dunque sono”, adesso non siamo nessuno per aver troppo voluto, troppo preteso e troppo comprato, quindi perfetti per stare piegati sotto l’onere della dissipazione, la frustrazione di non poter più comprare il superfluo e nemmeno il necessario, la negligenza di non dare altrettanto giù per li rami, nemmeno a Natale.

A pensarci bene un senso di colpa dovremmo invece coltivare con scrupolo, quello nei confronti di noi stessi, che abbiamo scambiato dignità, rispetto, responsabilità, ragione, passioni per un po’ di egoismo da conservare come capitale per la sopravvivenza.

 

 

 


Cronache delle colonie: la strage di Ustica e gli F35

093912012-93e8f51b-ae65-4fe7-a52b-c2cbb6d26f52Ieri sera sono capitato per caso su Rai play e mi sono rivisto la puntata di Blu notte sui misteri italiani dedicata alla strage di Ustica, con le cose viste e riviste in mille salse, ma che in questo caso mi hanno fatto venire in mente  gli F35 i quali in apparenza non c’entrano nulla: eppure la patologica volontà di acquistare non soltanto un mezzo mediocre seppure costosissimo ma che per giunta all’occorrenza varrebbe meno del biplano di Baracca senza l’appoggio logistico – informatico Usa, rassomiglia all’altrettanto patologica volontà dei vertici militari di non ammettere l’ipotesi del  missile, nonostante le ampie dimostrazioni a favore di questa ipotesi. Non dimentichiamo che persino i francesi sono disponibili a percorrere la strada di un loro errore tanto per dare un tocco grottesco ai generali della bomba nella toilette che è tra le poche cose che presenta pezzi intatti.

Si è sempre pensato che siano stati i vertici politici ad aver  imposto silenzi, depistaggi, distruzione di documenti e di tracciati per evitare di mettere in imbarazzo l’amico americano in un periodo nel quale esisteva ancora l’Unione Sovietica, il Pci contendeva il potere alla Dc e un fatto del genere avrebbe potuto avere conseguenze imprevedibili e di certo sfavorevoli all’asse di potere atlantista. Ora non voglio di certo sostituirmi a chi ha lavorato anni attorno alla vicenda, ma rinfrescando la memoria sulla trasmissione di Lucarelli ci si rende conto che alcuni depistaggi sono cominciati praticamente in tempo reale, sono stati cioè troppo rapidi  perché la notizia risalisse tutta la filiera dalle postazioni radar e dai messaggi degli F104 in volo fino agli alti comandi, poi ai servizi per arrivare infine ai responsabili politici dell’epoca e intraprendere il viaggio di ritorno. Che vi sia stato il tentativo di alterare e di nascondere è ormai una verità processuale per la quale che lo Stato dovrà pagare 17 milioni di risarcimento ai familiari delle vittime o per meglio dire ai loro discendenti visto il tempo che è passato, ma il muro di gomma eretto attorno alla strage, non è credibile se vi fosse stato esclusivamente da difendere una bugia imposta dalla politica. Si può presumere che i vertici dell’aviazione abbiano cominciato spontaneamente l’azione di copertura, sia al fine di evitare conseguenze per non aver avvisato nessuno della situazione nei cieli italiani in quelle tragiche ore, sia per spontanea e ottusa adesione a ordini e segretezze estranee agli interessi e alla difesa del Paese. In poche parole perché quegli alti comandi erano e sono rimasti leali ad altri soggetti  politici e militari, erano di fatto ufficiali di complemento dell’Air Force.

Si tratta ovviamente di ipotesi anche se più che plausibili, ma si rafforzano a quasi quarant’anni di distanza di fronte alla scelta, praticamente imposta dagli alti comandi, di impegnare il Paese a spendere oltre due miliardi per partecipare finanziariamente alla progettazione dell’F35, alla successiva, granitica volontà di non recedere dall’acquisto nonostante la cattiva riuscita del progetto e il costo stratosferico dei caccia che sarà a conti fatti bene di quasi venti miliardi  l’esiguità quasi sconcertante dei ritorni industriali con cui era stata giustificata la compartecipazione progettuale e persino  l’esclusione dalle tecnologie di punta che appunto rendono il velivolo gestibile solo di concerto con gli Usa anche nel sue modeste prestazioni. Da notare che a piccola Norvegia si è rifiutata di acquistare gli F35 se fosse stata esclusa dalle tecnologie.  Del resto emanciparsi da questa dipendenza costerebbe cifre folli, mentre scegliere altri velivoli, magari anche migliori, sarebbe solo un risparmio. Ma insomma qui tragico passato ed elusivo presente sembrano accomodarsi in una medesima logica, ovvero nella totale perdita di sovranità del Paese del resto già sottolineata dalla presenza sul territorio di 59 basi americane che hanno a disposizione molti più aviogetti della minuscola AM con i suoi aerei in leasing o decotti, il cui scopo precipuo, magari anche più opportuno di quello originale che del resto non viene perseguito, è pagare stipendi. A questo punto non si capisce per quale motivo dovremmo sborsare miliardi su miliardi per una forza aerea che non serve a nulla, che è comunque totalmente impotente e che per giunta, quando siamo al dunque, esprime altrove le sue lealtà: sarebbe molto più razionale cedere tutto allo zio Sam visto che comunque sarebbe solo un atto puramente formale. E nel caso caschi un altro aereo di linea, almeno non ci sarebbero dubbi sulle cause e ci eviteremmo certe scene ignobili sceneggiate in divisa.


Testate nucleari e Teste di c…

roma-attacco-nucleareAnna Lombroso per il Simplicissimus

Con ondate ricorrenti si ripresenta di tanto in tanto il tema del disarmo ideologico, proprio come nelle aspre e sanguinose contrapposizioni tra le Internazionali con le accuse reciproche di aver fatto deporre le armi al proletariato, come nelle polemiche  con Sartre, come nella rivoluzione culturale cinese, come perfino,  nella fase del compromesso storico di Berlinguer, come nella regressione sindacale da organismi di rappresentanza a corporazioni acquisite dagli interessi padronali in nome dell’opportunismo più che dell’opportunità.

Oggi ormai abituati a accontentarci di poco ne riparliamo rispetto all’eclissi della sinistra, o almeno dell’impalcatura di ideali e valori con la quale la ricordiamo come una cara estinta, cui guardiamo con impotente e irresponsabile rimpianto flebilmente illuminata dalle materie della sua  stella polare:  uguaglianza, fraternità, libertà,  abbattuta per far posto a più modesti obiettivi di addomesticamento di iniquità, sfruttamento, sopraffazione, quel po’ di Mozart a addolcire il capitalismo vorace durante un campeggio a Bad Godesberg, sotto le tende di progressismo e riformismo.

In realtà a essere schematici si potrebbe dire che  il disarmo di chi sta sotto è cominciato quando la borghesia si afferma come ceto in alto. E come classe dirigente, compattando un fronte che va dalla piccola proprietà diffusa, alla Chiesa, da quel che resta della proprietà feudale e degli ultimi zombie influenti dell’aristocrazia, tutti a vari livelli e  a vario titolo titolari  di privilegio, eppure interpreti e, infine,  detentori  di un’ideologia che doveva combatterli i privilegi, rivelando quindi la potenza del suo dominio quando tutte quelle idealità morali, culturali, teoriche, scientifiche, liberatorie intrecciate delle quali si è nutrita per crescere  vengono smentite e tradite dalla realtà.

Figuriamoci come è più vero oggi, che la “borghesia”, o ,meglio il ceto medio si è via via impoverito, così come è stato dissanguato  il suo bagaglio di aspettative morali,  prosciugato quello culturale, oggi che la necessità impone la dismissione di desideri, talento, vocazione, oggi che è richiesta subordinazione in cambio di sicurezza, oggi che decodifichiamo i misteri della filosofia con Fusaro, quelli della politica con Bonolis, quelli della scienza con Angela, quelli della storia con Pansa. Figuriamoci se non abbiamo deposto tutte le armi, perfino quelle del desiderio di migliorare, censurato dal bisogno, e di ribellarsi, sottoposto a invincibile ricatto.

Ma le spade rimesse nel fodero   e la pistola nella fondina pare siano solo quelle ideali,  nel migliore dei casi trattate come residui arcaici e visionari. Quelle vere hanno invece tutto il rispetto dovuto a un brand concreto da valorizzare e sviluppare a costo di lacrime e sangue, con la considerazione da attribuire a una difesa personale sempre più proposta come requisito essenziale di ordine e sicurezza, con la deferenza che si assegnare all’investimento imprescindibile speso per garantire l’ammissione al contesto dei Grandi.

Perché la lotta di classe c’è e ad unirsi non sono stati i proletari di tutto il mondo insieme a quelli che aspirano a diventarlo, ridotti come sono a vite nude,  senza nome e che nessuno vuole, ma quelli che li sfruttano, quelli che fanno piovere su di loro, effetti collaterali ineluttabili, bombe intelligenti che infatti non colpiscono regge e manieri, quelli che fabbricano pochi prodotti che abbiamo sempre meno quattrini per comprare, anche se pare che consumare sia l’unico diritto concesso,  ma molti veleni, non solo bolle, derivati, fondi tossici, ma proprio gas, polveri, sostanze inquinanti che spargono lontano dalle loro case protette, dai loro grattacieli protesi verso il cielo a proclamare il magnifico dominio della modernità.

E siccome noi siamo un posto di serie B, è da noi, cui vengono affibbiate patacche a caro prezzo (ne ho parlato qui:   https://ilsimplicissimus2.com/2018/10/17/la-vincibile-armata/) che quei veleni li collocano, non paradossalmente e forse per farci una bella risata su, in un paese, il nostro, che  ha pensato bene di non ha partecipato ai  negoziati in sede ONU che hanno portato  all’adozione del TPAN, Trattato per la Proibizione delle Armi Nucleari,né ha compiuto passi in direzione della sua firma e ratifica, a conferma che vogliamo dimostrare nei fatti e con le parole e  in tutte le sedi ufficiali la indole alla servitù volontaria. Tanto che i nostri occhiuti organi di stampa tacciono che nell’ambito del  piano di ammodernamento delle oltre duecento bombe atomiche B-61, piazzate in Europa e sostituite con le nuove B 61-12, sia prevista, anzi avviata, la costruzione a Ghedi (Brescia) di nuove infrastrutture che ospiteranno una trentina di F-35 capaci di portare cadauno due bombe atomiche B61-12, il triplo delle attuali.

Nel Risiko atomico possiamo dunque essere annoverati tra gli li Stati nucleari “in subappalto”, quelli che  in virtù della dottrina atlantica della “condivisione nucleare” (Nuclear Sharing) detengono bombe atomiche Usa che, in caso di conflitto nucleare, saranno impiegate dalle forze aeree nucleari nazionali (oggi i Tornado, domani gli F-35), in tutto almeno 150 bombe, di cui un terzo in Italia (nelle basi di Aviano e Ghedi), altrettante in Turchia e il resto spartito tra Germania, Belgio e Olanda.  Sempre gli Usa hanno l’intenzione di installare in Europa missili nucleari simili ai Pershing 2 e ai Cruise (come quelli di Comiso), grazie  alla strategia di accoglienza e collaborazione “ PESCO-Cooperazione strutturata permanente” della Ue nel settore militare, prioritaria per l’Alto Rappresentante Federica Mogherini, che si compiace dell’opera fattiva di militarizzazione del continente: “rafforzare l’Europa della Difesa – ha detto- rafforza anche la Nato”.

Senza dire che così diventiamo a un tempo deterrente e bersaglio, come ospitiamo le loro schifezze che preferiscono non tenere nel loro orto nel contesto del Nimby bellico, così saremo, se è vero che come dice perfino il Papa guardiamo il futuro dall’orlo del baratro, l’obiettivo più esposto e vicino, disonorati, vittime e morti per conto terzi.

Nel 2015 è stata inaugurata a Lago Patria (parte della città metropolitana di Napoli) una delle più importanti basi Nato d’Europa , che un anno fa  è stata trasformata nell’Hub contro il terrorismo (centro di spionaggio per il Mediterraneo e l’Africa). Sempre a Napoli, la leggendaria caserma della Nunziatella è stata venduta dal Comune di Napoli per diventare la Scuola Europea di guerra,  pronuba la ex ministra Pinotti, mentre ad Amendola (Foggia) si aspetta l’arrivo degli altri F-35 armabili (ce n’è già uno) con le nuove bombe atomiche B 61-12, già citate.  In Sicilia, invece, la base militare di Sigonella (Catania) promette di diventare la capitale mondiale dei droni, l’isola nella quale a Niscemi, in provincia di Caltanissetta, è stato installato il quarto polo mondiale delle comunicazioni militari, il Muos.

Disarmate le idee, disarmata la speranza, disarmata la resistenza, disarmati i diritti e le conquiste, si direbbe che il futuro dei giovani nel Sud  come al Nord (è in Toscana la più grande polveriera Usa, tra Pisa e Livorno) non sia in fabbrica, negli uffici, nelle università, nelle scuole, nei campi,  ma in trincea, in cabina di pilotaggio, sulla plancia di navi che affondano negli abissi del disonore, soldati mandati a macellare e al macello.

 

 

 


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