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Il Draghi di comodo

9-6-san-giorgioEd ecco che il Palazzo assediato si muove, ma non avendo più né idee, né fantasia non fa che ripetere le stesse manovre, copiandole nel dettaglio. Così se 9 anni fa Napolitano fece senatore a vita Monti per consentire la sua ascesa a Palazzo Chigi e sostituire Berlusconi con un Badoglio della finanza, ora il suo epigono in grigio tenta la stessa mossa e pare abbia intenzione di fare la medesima cosa con Draghi. Lo racconta Luigi Bisignani che non ha bisogno di presentazioni perché la sua storia giudiziaria parla chiaro, ma proprio per questo è persona bene informata su fatti e soprattutto fattacci del milieu politico: dunque c’è da credergli anche perché  di un Draghi presidente del consiglio e salvatore della Patria che ha contribuito ad affossare, se ne sussurra già dai tempi di Letta e di Renzi, c’era solo da aspettare che finisse il suo mandato alla Bce.

Nel frattempo però sono cambiate molte cose e molti umori: pochi sono disposti ad affidarsi alle sue fauci di banchiere eurista e a considerarlo come una zattera di salvataggio visto che incarna tutto ciò contro cui la gente è incazzata, specie dopo la delusione di Monti, il celebrato professore dei massacri. Ma soprattutto è mutato completamente il quadro politico: con chi eventualmente si potrebbe presentare Draghi e avere una speranza di vittoria che lo mettesse sulla via di Palazzo Chigi? Certamente non con un Pd in disfacimento, non certo con Berlusconi che sopravvive solo grazie a Salvini e a qualche mummificatore, né con le destre: le uniche forze con le quali potrebbe avere una speranza sono proprio quelle che non lo vogliono. E allora ecco il possibile scenario: Draghi senatore a vita, poi comme d’abitude crisi dello spread, situazione di emergenza ed ecco il senatore a vita, mai eletto da nessuno se non da compare Sergio, prendere possesso della presidenza del consiglio.

E’ molto probabile che nelle menti aliene del Palazzo il disegno sia più o meno questo, ma prima ancora di vedere come sventare questo colpo di mano qualcosa andrebbe detto sull’uso improprio e malefico dell’istituzione del senatorato a vita che fu voluto dai costituenti per immettere nel Parlamento persone che avessero “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” . Ora come si potrebbe collocare Draghi in questo contesto? Certamente in nessuno, ma di certo ha illustrato la patria in molti modi visto che la sua carriera è in qualche modo esemplare di una certa italianità  a cui rinunceremmo volentieri: a cominciare dalla laurea con relatore Federico Caffé, il grande economista misteriosamente scomparso, ottenuta con una tesi che dimostrava l’impossibilità di una moneta unica europea. Ma il suo vero exploit di coerenza e di affarismo è venuto come commesso svenditore dell’industria pubblica italiana, attuata in maniera frettolosa e incosciente proprio per rientrare nei parametri richiesti dall’ingresso della moneta unica: è ben noto come Draghi abbia regalato a Goldman Sachs, in cambio della vice presidenza, tutto l’immenso patrimonio immobiliare dell’Eni a un terzo del suo valore di mercato ( vedi qui). ci deve qualcosa come un miliardo e mezzo di euro a voler stare bassi.

Poi come governatore della Banca d’Italia, ha rinunciato all’assenso preventivo e vincolante dell’istituto  per le acquisizioni bancarie, permettendo così ogni tipo di fusione e probabilmente di irregolarità com’è ormai d’uso nel mondo neo liberista: di certo chiuse gli occhi di fronte alle quelle riscontrare nei conti del Monte dei Paschi consentendo alla banca di nascondere le perdite per due anni, prima che l’istituto venisse costretto ad ammettere le magagne. Ma intanto il nostro era già alla Bce, intoccabile faraone dell’euro, forse in virtù di tutte le prolusioni anti sociali di cui si era fatto fine dicitore quando era in via XX settembre. Anche qui non sono mancate le polemiche che sono sfociate, tedeschi a parte, in un’inchiesta dell  Ombudsman della Ue, in base a denunce di mala amministrazione, irregolarità, discriminazioni, abuso di potere, mancata trasparenza. Soprattutto è stata messa in questione la sua  partecipazione al cosiddetto “Gruppo dei trenta”, una lobby composta dai banchieri dei maggiori istituti finanziari globali e che include anche alcuni dei massimi dirigenti delle banche commerciali vigilate proprio dalla Bce.

Come si potrebbe illustrare meglio l’Italia di loro signori? Fa bene Mattarella a volerlo senatore a vita per spianarli la strada di premier: Draghi è una sicurezza per una razza padrona che combatte con tutti i mezzi per rimanere a galla. E certo di draghi di comodo ne ha bisogno per difendere i tesori accumulati.

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