Annunci

Archivi tag: senatore a vita

Angela caduto dal pero

Piero-Angela-514x386

Anna Lombroso per il Simplicissimus

E’ proprio vero, il decadente impero di Occidente non ha rispetto per gli anziani, a contraddire la sua produzione letteraria densa di favolette morali, apologhi, aforismi sulla ricchezza, rappresentata dall’esperienza, sul ruolo pedagogico svolto nella cultura contadina, nel movimento operaio, nella scienza, nelle arti e della letteratura, da grandi vecchi.

Ma come capita nel decadente impero di Occidente e come vuol farci credere la nuova presidente della Bce che buon per lei non ha raggiunto i fatidici 65 anni, non tutti i vecchi sono dei pesi che gravano sulle società, dei molesti passivi nei nostri bilanci, che sarebbe preferibile potessimo togliere di torno a una certa scadenza non facilmente identificabile, se l’età produttiva e quella dell’andata in pensione vengono spostati e non solo simbolicamente come comandano padronati, fondi e enti previdenziali.

Perché grazie alla crescente potenza delle disuguaglianze, a fronte di anziani che nessuno sta a sentire, vecchietti che passano l’estate nei centri commerciali dove non possono permettersi niente salvo l’aria condizionata, come tanti Umberto D ancora più vergognosi della loro invisibilità in una società che impone di essere giovani, tonici, audaci e ambiziosi pena l’emarginazione, ci sono invece augusti vegliardi alla cui saggezza dovremmo abbeverarci come a una fonte del sapere, del discernimento e del buonsenso, anche se sembrano proprio  quei loro coetanei che impartiscono lezioni agli stradini o quelli che commentano la partita di bocce di altri giocatori con: l’è longa, l’è curta.

Interrogato sulla fantasiosa petizione per proporre una sua candidatura a senatore a vita – quale doveroso riconoscimento per “aver dato un considerevole contributo allo sviluppo culturale del nostro paese” –  Piero Angela nel declinare sdegnosamente l’offerta, rispolvera il suo libro del 2011 e  offre alcuni sferzanti giudizi, sulla politica  madre di ogni sconfitta economica, culturale e sociale. Da cittadino, denuncia,  vedo l’incapacità della politica italiana di far emergere le mille potenzialità che ha il nostro Paese, pieno di gente in gamba …. Se la produttività è l’indice dell’efficienza di un Paese, ebbene l’Italia è ferma da quindici anni. Altri Paesi, con gli stessi mezzi, hanno saputo fare ben di più e assai meglio.

E poi sull’istruzione, che dopo la guerra vinta contro  l’analfabetismo dagli esordi del ventesimo secolo, è venuta meno  alla sua missione: si parla continuamente di precari, di scuola laica o cattolica, di sicurezza degli edifici. Ma rarissimamente del vero problema: cioè come migliorare il livello e la qualità dell’insegnamento. E sul gioco al massacro che innerva le relazioni, quella smania distruttiva che porta a demolire i progetti degli altri, invece di premiare in un clima di leale competizione il merito e la competenza.

Ci mancherà la sua voce in Parlamento, che si aggiunge alle altre degli inossidabili e canuti indignati che protestano la loro innocenza e la loro estraneità alle aberrazioni della nostra mesta contemporaneità, al cui svolgersi hanno assistito dal davanzale come al passaggio di un funerale: Cacciari che protesta contro la mercificazione a scopo turistico di Venezia, Castellina e Rossanda che si dolgono dell’eclissi del pensiero e della prassi di sinistra, Scalfari che polemizza con l’informazione assoggettata all’ideologia del conformismo corrente fatto regime, Cirino Pomicino che analizza i guasti della partitocrazia, manca solo Berlusconi che condanni il conflitto di interessi di qualche ministro suo ex alleato di coalizione, e siamo a posto.

Lavoro in Rai da decenni, chiude l’intervista al Corriere l’intrepido divulgatore della gaia scienza imperiale, il guru della tecnocrazia, del primato dell’innovazione e della competizione leale che ci conducono sulla strada del progresso, dove il diritto alla conoscenza e alla critica  può essere agevolmente sostituito dall’accesso a un sapere confezionato e propagato da oltre Atlantico.   Ma non ho mai risposto alle lusinghe di tante, diverse sirene politiche. Penso di lavorare, divulgando, nell’interesse del mio Paese, con lo spirito… come si dice?… di un servitore dello Stato”.

 

Peccato, da quella tribuna autorevole in veste di casto e incontaminato artigiano dello scibile scientifico neutrale chissà con che forza morale avrebbe potuto intervenire per contrastare i delitti contro la libertà di informazione perpetrati nel servizio pubblico, in quel nido di vipere dove si consumano – forse a sua insaputa? sterili guerre aziendali e commerciali, dove governano  fazioni lobbistiche, dove hanno la meglio condizionamenti partitici, dove pare – salvo  lui – sarebbero sempre rimasti a galla gli allineati, gli ubbidienti, dove il merito – eccettuato per l’ultimo, per ora, esponente dell’Angela & Son –  quando vi sia, è costretto a accompagnarsi all’appartenenza dinastica, privilegiando rampolli di qualche stirpe dalla consolidata autorità e dal prestigio inviolabile, secondo le leggi del familismo amorale.

Peccato, ma così potremo godere ancora della somministrazione delle magnifiche sorti del progresso sotto forma di prodotti patinati, della soporifera ostensione della natura e dell’antropologia un tanto all’etto offerta dalla documentaristica acquistata in blocco nel supermercato della divulgazione made in Usa, che non fa rimpiangere nè le spigolature della Settimana Enigmistica nostrana né tanto meno le rimpiante Selezioni dal Reader’s Digest.

Annunci

Il Draghi di comodo

9-6-san-giorgioEd ecco che il Palazzo assediato si muove, ma non avendo più né idee, né fantasia non fa che ripetere le stesse manovre, copiandole nel dettaglio. Così se 9 anni fa Napolitano fece senatore a vita Monti per consentire la sua ascesa a Palazzo Chigi e sostituire Berlusconi con un Badoglio della finanza, ora il suo epigono in grigio tenta la stessa mossa e pare abbia intenzione di fare la medesima cosa con Draghi. Lo racconta Luigi Bisignani che non ha bisogno di presentazioni perché la sua storia giudiziaria parla chiaro, ma proprio per questo è persona bene informata su fatti e soprattutto fattacci del milieu politico: dunque c’è da credergli anche perché  di un Draghi presidente del consiglio e salvatore della Patria che ha contribuito ad affossare, se ne sussurra già dai tempi di Letta e di Renzi, c’era solo da aspettare che finisse il suo mandato alla Bce.

Nel frattempo però sono cambiate molte cose e molti umori: pochi sono disposti ad affidarsi alle sue fauci di banchiere eurista e a considerarlo come una zattera di salvataggio visto che incarna tutto ciò contro cui la gente è incazzata, specie dopo la delusione di Monti, il celebrato professore dei massacri. Ma soprattutto è mutato completamente il quadro politico: con chi eventualmente si potrebbe presentare Draghi e avere una speranza di vittoria che lo mettesse sulla via di Palazzo Chigi? Certamente non con un Pd in disfacimento, non certo con Berlusconi che sopravvive solo grazie a Salvini e a qualche mummificatore, né con le destre: le uniche forze con le quali potrebbe avere una speranza sono proprio quelle che non lo vogliono. E allora ecco il possibile scenario: Draghi senatore a vita, poi comme d’abitude crisi dello spread, situazione di emergenza ed ecco il senatore a vita, mai eletto da nessuno se non da compare Sergio, prendere possesso della presidenza del consiglio.

E’ molto probabile che nelle menti aliene del Palazzo il disegno sia più o meno questo, ma prima ancora di vedere come sventare questo colpo di mano qualcosa andrebbe detto sull’uso improprio e malefico dell’istituzione del senatorato a vita che fu voluto dai costituenti per immettere nel Parlamento persone che avessero “illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario” . Ora come si potrebbe collocare Draghi in questo contesto? Certamente in nessuno, ma di certo ha illustrato la patria in molti modi visto che la sua carriera è in qualche modo esemplare di una certa italianità  a cui rinunceremmo volentieri: a cominciare dalla laurea con relatore Federico Caffé, il grande economista misteriosamente scomparso, ottenuta con una tesi che dimostrava l’impossibilità di una moneta unica europea. Ma il suo vero exploit di coerenza e di affarismo è venuto come commesso svenditore dell’industria pubblica italiana, attuata in maniera frettolosa e incosciente proprio per rientrare nei parametri richiesti dall’ingresso della moneta unica: è ben noto come Draghi abbia regalato a Goldman Sachs, in cambio della vice presidenza, tutto l’immenso patrimonio immobiliare dell’Eni a un terzo del suo valore di mercato ( vedi qui). ci deve qualcosa come un miliardo e mezzo di euro a voler stare bassi.

Poi come governatore della Banca d’Italia, ha rinunciato all’assenso preventivo e vincolante dell’istituto  per le acquisizioni bancarie, permettendo così ogni tipo di fusione e probabilmente di irregolarità com’è ormai d’uso nel mondo neo liberista: di certo chiuse gli occhi di fronte alle quelle riscontrare nei conti del Monte dei Paschi consentendo alla banca di nascondere le perdite per due anni, prima che l’istituto venisse costretto ad ammettere le magagne. Ma intanto il nostro era già alla Bce, intoccabile faraone dell’euro, forse in virtù di tutte le prolusioni anti sociali di cui si era fatto fine dicitore quando era in via XX settembre. Anche qui non sono mancate le polemiche che sono sfociate, tedeschi a parte, in un’inchiesta dell  Ombudsman della Ue, in base a denunce di mala amministrazione, irregolarità, discriminazioni, abuso di potere, mancata trasparenza. Soprattutto è stata messa in questione la sua  partecipazione al cosiddetto “Gruppo dei trenta”, una lobby composta dai banchieri dei maggiori istituti finanziari globali e che include anche alcuni dei massimi dirigenti delle banche commerciali vigilate proprio dalla Bce.

Come si potrebbe illustrare meglio l’Italia di loro signori? Fa bene Mattarella a volerlo senatore a vita per spianarli la strada di premier: Draghi è una sicurezza per una razza padrona che combatte con tutti i mezzi per rimanere a galla. E certo di draghi di comodo ne ha bisogno per difendere i tesori accumulati.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: