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Tersilli che non siamo altro

sorditersilli1Chi ha già traversato i bastoni degli “anta” quasi certamente ricorda un celebre film con Alberto Sordi, Il medico della mutua in cui si narrano le vicende del dottor Tersilli all’affannosa ricerca di mutuati da visitare in 7 minuti. Era il 1968, anno di ben altri avvenimenti, ma quel film rimase a lungo nella memoria come espressione di un sentimento diffuso contro raccomandazioni, disservizi e sprechi di denaro pubblico in eccessi di visite e di medicine. Un sentimento più che comprensibile, a guardarlo in prospettiva, che venne sfruttato a man bassa in questa pellicola architettata per far ridere, ma pensata e finanziata per sostenere la causa della sanità privata: non a caso nei Paesi anglosassoni dove il film fu distribuito, aveva per titolo Be sick… it’s free, ovvero “ammalati… è gratis”.

Dicevo sentimento comprensibile e tuttavia in qualche modo indecifrabile visto che praticamente era solo dal 1947 che esisteva una sorta di sistema mutualistico assicurativo che garantiva a chi aveva un lavoro l’accesso alle cure e che solo da circa un decennio esso era entrato a regime. Prima di allora la sanità si occupava solo dell’igiene pubblica o di ciò che riguardava il campo militare: ogni visita o cura, anche la più banale, andava pagata a caro prezzo e solo poche persone potevano permetterselo. Tanto per illustrare bene la situazione dal 1919 al 1945 la spesa sanitaria pubblica raramente superava lo 0,20% del Pil (circa 70 milioni di lire di allora) di cui almeno un terzo andava all’amministrazione del sistema: in pratica la spesa media era di meno di due lire per abitante e le cure di fatto impossibili per l’80 per cento della popolazione mentre gli ospedali ancora gli inizi del secolo scorso erano di fatto gestiti da opere pie religiose e/o da organizzazioni di beneficenza: anche chi guariva in questi lazzeretti ne aveva un pessimo ricordo a causa dell’assistenza quasi inesistente e del personale infermieristico totalmente impreparato. A togliere l’impressione che si trattasse di arretratezza scientifica ricordo che migliaia di studenti americani si affollavano tra Bologna, Padova e Pavia per studiare medicina, materia che nel loro Paese era ancora abbastanza primitiva, nonostante oggi si possa pensare il contrario a causa del servilismo atlantico dei “nostri” (le virgolette ci vanno tutte) media a cominciare da mamma Rai.

Ora ci si può legittimamente chiedere come mai in pochi anni si fosse creata un’opinione così negativa riguardo a qualcosa che poco tempo prima nemmeno esisteva e ci si lamentasse addirittura delle troppe visite e dei troppi medicinali quando ancora fino agli anni ’50 inoltrati chiamare un medico e curarsi era per molte famiglie un enorme sacrificio se non qualcosa di impossibile. Per carità le critiche andavano fatte, la satira era legittima, ma si rimane sconcertati di fronte alla volatilità e alla manipolabilità di un opinione pubblica sulla quale gravava una campagna non dichiarata, ma proprio per questo più insidiosa, in favore della sanità privata che nella fantasia sarebbe stata più efficiente e meno costosa. Meno costosa per i ricchi, ovviamente. E dire che ai tempi c’erano ancora appartenenze di classe, mentre oggi nella società atomizzata il gioco riesce ancora più facile.

Il fatto è che la retorica della complessità si scontra invece con la semplificazione del mondo e con la facilità di far vincere concetti più rozzi, quelli per esempio che escludono completamente tutti i passaggi sociali e si riducono ogni cosa a semplice baratto individuale. il dottor Tersilli spiega ampiamente come sia possibile che l’ideologia neo liberista continui a ripetere come un un dogma che i funzionari pubblici e il servizio pubblico costano cari e sono le cause dei deficit, dimenticando che è la crisi dei mercati di 2008 e ancor prima la bolla internet del 2000 ad aver causato la metà metà dell’attuale debito pubblico nei Paesi Ocse.  Ciononostante il tentativo di distruzione dello stato e della cultura del servizio pubblico in favore della cultura del servizio privato, quella delle banche e dei mercati finanziari predatori di produzioni e servizi è arrivata molto avanti.  Grazie anche ad alcuni cavalli di Troia di tipo ideologico come l’Europa delle oligarchie a cui consegnare ogni sovranità o rappresentatività o come l’ingresso massiccio di manager privati nel settore pubblico. 

Per finire con il mitico Tersilli : “Una volta non c’era, la mutua, e i medici di una volta se la passavano bene: quasi tutti diventavano ricchi, alcuni ricchissimi. Tutti facevano i loro soldi, c’erano clienti a volontà, lavoro sempre garantito” Già peccato che in quei tempi felici i laureati in medicina fossero circa 200 volte inferiori di numero a quelli degli anni della mutua e i clienti 100 inferiori. Era un fatto di puro mercato

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