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Peccato di vecchiaia

per fido Anna Lombroso per il Simplicissimus

Proprio come volesse dare attuazione a una “modesta proposta”  di Swift, si direbbe che il coronavirus sia una risposta concreta ai desiderata di Madame Lagarde e delle istituzioni che è stata di volta in volta chiamata a rappresentare autorevolmente, così come alle raccomandazioni di certe sue impari imitatrici seriali (ne ho scritto qui: ).

Secondo loro, convinte che il tempo è una molesta convenzione che non riguarda ceti superiori e intoccati da privazioni, malattie e stenti  “La longevità è diventata un nemico, se non da combattere, almeno da rendere inoffensivo: troppe spese per lo stato in pensioni e assistenza sanitaria”, e anche: “Se si va in pensione prima, quando si è ancora in buona salute, è un costo, perché qualcuno te la deve pagare….”, così  un  “accorciarmento della vita media favorirebbe aiutarebbe gli investitori professionali a trovare degli asset più affidabili”.

L’ipotesi è suggestiva, ma in realtà tutto era cominciato ben prima del Covid19, con i tagli alla spesa sanitaria statale, la privatizzazione selvaggia dell’assistenza ( invidiata in tutto il mondo che la vuole imitare, poco più di un anno si è formata una triplice alleanza senza precedenti, tra Amazon, Berkshire Hathaway e JP Morgan, grazie a  una società indipendente monopolistica,  nella quale JP Morgan promuove i fondi per una prossima bolla sanitaria delle finanziarie del settore, Berkshire Hathaway   copre il comparto assicurativo,  mentre Amazon coprirà la catena dal produttore al consumatore grazie alla sua distribuzione capillare), con la fine della prevenzione, della diagnostica garantita, delle cure dentarie presentate come un lusso in regime esclusivo a beneficio di pochi selezionati per appartenenza sociale o etnica (dobbiamo all’ex presidente Hollande il conio della definizione sans dents), della sostituzione del Welfare pubblico con quello aziendale contrattato dai compiacenti sindacati che, in carenza di rappresentatività, si sono convertiti a fare gli investitori professionali  e i piazzisti di fondi speculativi, fondi pensione, risparmio gestito, hedge fund.

E quando tramite ricatti e intimidazioni diventati sistema di governo e intesi a rompere antichi patti generazionali, si sono criminalizzati e poi puniti gli anziani..

Si, i vecchi sono colpevoli, colpevoli di vivere troppo a lungo, di essere in troppi rispetto alla popolazione attiva (è stato Boeri a “denunciare” che per ogni pensionato c’è solo un lavoratore virgola tre, come se fosse da imputare agli empi over 65 la fine del lavoro e dell’economia produttiva, le delocalizzazioni, di godere di “benefici” assistenziali e non di retribuzione e diritti maturati, di aver dissipato risorse, preteso troppo, dilapidato indebitamente ricchezze, consacrando una interpretazione del merito nella fissazione dei requisiti e dei talenti per vincere la gara della competitività, giovinezza, ambizione, arrivismo, affiliazione e fidelizzazione all’ideologia dominante.

Ormai siamo posseduti da un pensiero macabro che toglie ogni possibilità al sopravvento della ragione e alla consolazione che ne potrebbe derivare, vittime tutti di qualcosa descritto come  incontrastabile, imprevedibile e incontrollabile, così i vari approcci ( la sottovalutazione, l’allarmismo terroristico, le restrizioni e perfino la cosiddetta  immunità di gregge) finiscono per rispondere ad una stessa esigenza, quella che non venga rivelato il tracollo  dei sistemi sanitari statali  distrutti da tagli in modo da delegare l’assistenza ai privati. E che venga di conseguenza legittimata una pratica finora applicata senza che venisse apertamente ammessa, effetto dell’egemonia culturale e politica della pragmatica “necessità”.

Lo sapeva già chiunque avesse avuto un congiunto anziano,  chi aveva effettuato un tetro test sulle condizioni di inevitabile trascuratezza cui veniva lasciato in ospedale ma pure nelle case di riposo, chi aveva dovuto subire il mantra del “se ne faccia una ragione, suo padre/ sua madre, ha fatto la sua vita”, chi ha avuto conferma che le graduatorie per cure e diagnostica, per non parlare dei trapianti e di interventi delicati, sono sottoposte a criteri arbitrari, che accudimento e cure in condizione di invalidità sono accessibili solo a chi se le può pagare.

Ma è oggi che la seleziona malthusiana è autorizzata, suggerita se non raccomandata, come esito inevitabile di una scelta fatale che è doveroso accettare e che interessa sia gli anziani che hanno garantito una economia assistenziale domestica al sistema, quelli i cui risparmi  hanno attutito gli effetti della crisi, sia quelli in situazione di bisogno, soli, esposti, tutti ugualmente esclusi dalle terapie intensive e dall’accesso ai dispositivi salvavita per la colpa di possedere “minori aspettative di vita”, dopo essere stati oggetto della propaganda della giovinezza assicurata a ogni età.

Così non deve stupire che  la mortalità sia più alta  nelle regioni di governatori che davano la colpa ai cinesi che mangiano topi vivi e convivono con i pipistrelli, dove la salute è stata un brand propizio per corruzione, speculazioni e consegna della cura e della ricerca ai privati (Bertolaso ha scelto prudentemente di essere ricoverato al San Raffaele),  dove la più elevata concentrazione di industrie e grandi opere a fortissimo inquinamento da polveri sottili, che provoca la morte di  almeno 40.000 persone, elevando il rischio sistemico e abbassando le difese immunitarie di decine di migliaia di soggetti perlopiù anziani che soffrono di broncopatie, insufficienze respiratorie, cardiopatie.

Sono i vecchi di zone dove una volta vigeva il rispetto per i patriarchi, che ai nostri tempi vengono assimilati ai dannati del neoliberismo, tutti condannati come immeritevoli di vivere, insieme ai destinatari di misure di ordine pubblico e di leggi marziali, senzatetto, lavoratori precari e irregolari senza autorizzazioni.

È a quegli anziani che si è riferito con la sua sentenza di morte Giavazzi economista e accademico della Bocconi e già responsabile dal 1992 al 1994, non a caso,  della ricerca economica, gestione del  debito pubblico e delle privatizzazioni al Ministero del Tesoro, quando ha risposto affermativamente e senza esitazioni alla domanda di quel bel tomo di Giuliano Ferrara: “sarebbe migliore o comunque senza alternative civilmente superiori un mondo scremato di chi non ce la fa a resistere a una pandemia di polmonite che strozza le vie respiratorie con la violenza del coronavirus?”.

Il suo si! deve avere avuto un effetto liberatorio per i profeti del liberismo, che hanno fatto tesoro del contenuto del  documento  della Siaarti ( Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva), (ne ho scritto qui: https://ilsimplicissimus2.com/2020/03/11/sotto-il-tendone-del-circo/ )   in cui si affermava  che “può rendersi necessario porre un limite di età all’ingresso in terapia intensiva”, che fingono che non occorre fare differenze d’età nella contabilità dei morti, in modo da non essere costretti a distinguere tra “decessi per virus” e “decessi con virus”, in modo da accreditare l’ipotesi che la falce della pestilenza mieta vite giovani e anziane, “sane”  e già toccate da altre malattie, come una livella, in modo che diventi ammissibile per ogni individuo porsi il dilemma di chi ha il diritto naturale di essere salvato, quando dovrebbe essere dovere della società, dello stato, della democrazia secondo gli imperativi della sua Carta costituzionale tutelare la vita e la salute di tutti.

Adesso poi sugli  strati sociali più poveri, sui lavoratori “manuali”, in barba alla magnificenza di uno sviluppo che avrebbe dovuto liberare dalla fatica, sui precari ricattati che hanno difficoltà anche a autocertificare anche l’obbligatorietà del rischio cui sono costretti a sottoporsi,  su quelli più esposti e predisposti, quindi gli invalidi, i portatori di handicap e i disabili, gli anziani ricadono anche gli effetti immediati delle misure governative di “contenimento”, quelle che sarebbero accettabili e attuabili sono in un tessuto sociale corte, coeso e dotato di servizi efficienti, abbandonati, soli, affamati, terrorizzati dalla fine dei risparmi,  dal distacco della corrente, dalle rate inevase, dall’affitto non pagato,  come le loro le badanti irregolari che non possono e hanno paura di assisterli. Come succede sempre quando i più vulnerabili e i più ricattati diventano chi carne da cannone e chi gente a perdere.

Se ne ricordino quelli che ci parlano di orgoglio nazionale, dell’unità solidale di tutti, della  rivoluzione morale che si sta realizzando, della possibilità che quello che abbiamo perso in beni si stia guadagnando in solidarietà e coesione  sociale.

Verrebbe da dire mondo cane, ma cane, si sa, non mangia cane.

 

 

 


Dove volano gli avvoltoi

avvvvvAnna Lombroso per il Simplicissimus

Sono davvero senza vergogna: parlo dei media, dei giornaloni, delle dirette dal virus con la mascherina che dagli occhi è scivolata giù, non impedendo purtroppo di somministrare scemenze.

Parlo dell’inevitabile ruzzolone dalla cronaca alla testimonianza e rappresentanza degli umori delle tifoserie, governo si, governo no, Conte celebrato statista, Conte azzeccagarbugli narcisista, come avviene di consueto in un paese che vive in perenne campagna elettorale in vista di un voto sempre più ridotto a sigillo notarile su liste chiuse e a teleconsenso riservato a chi si mostra di più, perfino per quel che è davvero, miserabile e cialtrone quanto e più del volgo rozzo e ignorante di cui vuol dare testimonianza.

Parlo della legittimazione offerta all’opinione scientifica che sostituisce le auspicabili certezze, le rilevazioni su campioni, le analisi di laboratorio, proposta da dei Dulcamara che alle fiere di paese hanno preferito le più comode poltroncine dei talkshow o Skype da casa, non dall’ospedale, dall’ambulatorio o dall’università.

Parlo del maldestro impiego della disciplina statistica, ridotta a confusa e disordinata distribuzione di numeri a caso, che, a conferma della felice intuizione di Trilussa, ha abbracciato la dottrina emergenzialista, sicchè  nessuno avrà l’ardire di decretarne la fine della pandemia identificando il paziente Ultimo.

Parlo dei torrenti di indecente retorica che si rovesciano dalla carta stampata, dai social, dai balconi tra “siam pronti alla morte”, corna facendo, alla “maglietta fina”, all’encomio dei “martiri” del lavoro che “doverosamente” si prestano per riempire scaffali e produrre pezzi di bombardieri, ugualmente indispensabili alla sopravvivenza e al prestigio della nazione, e alla celebrazione dei “commendatori” del lavoro di Confindustria che “generosamente” si preoccupano dei destini dell’economia e del benessere generale, bene incarnato dai loro azionariati (ben 80 settori produttivi e merceologici) costretti malgrado il tempo libero a ridurre le puntate al casinò finanziario.

Parlo della rievocazione dello spirito patrio, del grande spolvero dello sciovinismo, che per fortuna non aveva mai avuto gran successo di pubblico nella nostra autobiografia nazionale, rigenerato per offrire una sponda alla militarizzazione perfino del linguaggio con gran spreco di trincee, eserciti, generali e desiderabili soldatini, eroi e traditori nella guerra contro il coronavirus, dell’obbligatorietà di disporre e di mettere in campo tutte le armi – e le leggi marziali e il coprifuoco – per riportare pulizia, ordine sanitario e non solo, contrastando i germi della insubordinazione.

Parlo dell’epica sui reclusi e sulla loro resistenza sul divano davanti a Netflix con la lattina dell’ultima birra in mano, disattivata saltuariamente per mettere un mi piace sull’invettiva contro i disertori/untori o per controllare dalla finestra quante volte la vecchia pensionata del terzo piano va dall’alimentari.

In controtendenza, però. Perché il sigillo lirico sulla commemorazione della terza età che bella età, l’ha messo proprio il Manifesto a firma di una giornalista e scrittrice poliedrica che si divide equamente tra il quotidiano comunista e Vanity Fair, e che ha dedicato un inno alle nonne guerriere che non si rassegnano “al ruolo di parente fragile e da proteggere”, quelle reattive “ che non si deprimono neanche se dai loro una padellata in testa, forse perché sono guerriere da sempre o lo sono diventate per necessità”. Quelle che, ricordandole le staffette partigiane, vanno a comprare il giornale o cantano Volare coi ragazzi di fronte. Tanto da farle concludere spericolatamente: ” e chi le ammazza queste qua?”,  che non si sa se sia una minaccia  o un auspicio mutuato da Madame Lagarde o dalla professoressa Fornero e che sfida buonsenso e statistiche a vedere come la fine del diritto di cura ne stia abbattendo in numero esorbitante.

Non perdo nemmeno tempo a citare la paccottiglia  non sorprendente dei Giornali, delle Verità, dei Fogli, che poi non è mica differente dal resto della stampa, con la stessa determinazione a dare comunque sostegno alle misure disciplinari di severa restrizione delle libertà personali, che si sia Feltri padre o Feltri figlio, si sia Giannini o Ferrara (quello che scrive: “Bisogna che i compatrioti si decidano a obbedire all’autorità, al governo, quando gira come un pipistrello un virus di cui non si conoscono l’origine, la natura, il comportamento, la cura. Affidiamoci per una volta ai pieni poteri”), sono indicate per contenere le esuberanze dei cittadini comuni, già da anni criminalizzate per via di capricci dissipati e di aspirazioni illegittime, con l’intento ormai esplicitato di conferire potere assoluto e illimitato a autorità superiori, delegando loro docilmente e forse non temporaneamente la propria precaria esistenza in pericolo, attaccati come cozze alla roccia di Gibilterra, ultimo confine dell’Europa che si sta sgretolando.

È che siamo di fonte a una fenomeno già molto esplorato, quello della “scomparsa del reale“, sostituito dalla sua rappresentazione  e narrazione a opera delle telecamere, dei titoli urlati, degli appelli apocalittici a non farsi possedere dalla paura, alle “opinioni” degli esperti a confronto, ai numeri e i dati ogni aggiornamento dei quali smentisce la veridicità del precedente, a conferma che quello straordinario effetto del progresso: la trasparenza, la disponibilità e l’accesso alle informazioni, contiene le sue più paradossali controindicazioni: l’incertezza, l’opacità, la manipolazione.  Così chi vede scorrere la pandemia da casa, sul divano col telecomando, possa aspettare fiducioso che passi tutto, senza interrogarsi sul terribile dopo che ci sarà, il suo e quello del Paese.

E dire che qualche certezza l’abbiamo, chiunque può farsi un’opinione, non sull’ipotetico numero di decessi da Covid19 magari, ma su quelli da nuove e antiche povertà, da sanità pubblica malata e sanità privata vaccinata contro il diritto alla salute, diventato un lusso e un privilegio. Chiunque può farsi un’opinione su uno sviluppo che avrebbe dovuto recarci doni in benessere, salute, garanzie, istruzione, e che mostra la sua faccia regressiva, facendo circolare con i capitali, inquinamento, sfruttamento, disuguaglianze, malattie.

Chiunque può farsi un’opinione non sul pipistrello magari,  ma sugli avvoltoi, si.

 

 


Cigni neri e brutti anatroccoli

cinnAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ogni tanto opinionisti e osservatori scoprono nelle pieghe dei testi sacri una formula che li aiuta a dare autorevolezza ai loro stentati pensierini da somministrare alla plebe. Quella cui si ricorre di più in questi giorni è la teoria del “cigno nero” una specie di “algoritmo” furbo che a suo tempo era piaciuto ai tanti che sostenevano che la crisi del 2008 fosse un incidente della storia, imprevedibile e probabilmente incontrastabile come certi eventi catastrofici, anche grazie al fatto che le regole di mercato erano state promosse a leggi naturali incontrovertibili.

E infatti con “cigno nero” ci si riferisce a una metafora di Nassim Nicholas Taleb, matematico e filosofo libanese, non a caso specializzatosi in interpretazioni economiche basate sulla probabilità e sulla casualità, e che in sostanza  intende definire accadimenti gravidi di effetti sociali , psicologici e morali, difficili da prevedere e molto rari, che esulano da ciò che normalmente ci si attenderebbe in campo storico, finanziario e tecnologico, cercando di consolidare in questo modo la convinzione che sia impossibile calcolare con un approccio “scientifico” l’eventualità che si presentino nel corso della storia e le loro conseguenze.

Se la situazione come al solito non fosse grave ma non seria, verrebbe da sorridere, perché nel caso del coronavirus come in altri che si sono succeduti nel tempo, quelli che sarebbero professionalmente incaricati di osservare, informare e interpretare la realtà, ogni volta si fanno sorprendere appunto da un cigno nero, che fisiologicamente impone misure straordinarie e eccezionali, austere e repressive, limitative di circolazione della gente e delle merci – ma non di capitali –  riduttive  di libertà, intese a contrastare eventi in realtà intuibili, scontati, pronosticabili: esodi provocati dall’ imperialismo, atti di terrorismo di origine opaca ma comunque riconducibili a guerre di conquista e sopraffazione, imprese belliche finanziarie sotto forma di   bolle, cataclismi e crolli di borsa che comportano l’immaginabile e  drastica riduzione di investimenti sociali, legittimata da voragini nei bilanci pubblici, imputate a costumi dissipati della popolazione.

Figuriamoci dunque se davvero giunge inattesa la pandemia, annunciata da istituzioni internazionali in vena di realistiche previsioni più che di profezie, compresa la Banca Mondiale che si prepara emettendo un bond Pandemia, ipotizzata da chi ha indagato sull’effetto dell’Antropocene  sugli ecosistemi planetari, con una pressione che oltre che danneggiare la Terra, finisce per ledere l’esistenza della comunità umana. Per non dire dell’Unep (United Nations Environment Programme) che ha scritto chiaramente nel rapporto “Frontiers 2016” che le zoonosi (malattie trasmesse dagli animali all’uomo) «sono in aumento, mentre le attività antropiche continuano a innescare distruzioni inedite degli habitat selvatici (…) e minacciando lo sviluppo economico, il benessere animale e umano e l’integrità degli ecosistemi ».

A conferma che  non è un caso che i focolai epidemici abbiano trovato terreno fertile in zone molto inquinate, come la provincia di Hubei o la Pianura Padana, è la semplice constatazione che nella fase di espansione umana denominata  The Great Acceleration, alcune condizioni hanno contribuito alla trasformazione delle infezioni un tempo circoscritte in epidemie e pandemie, per via  del sovrappopolamento urbano nelle metropoli, della deforestazione, della grande intensificazione degli allevamenti intensivi, della modifica dell’uso del suolo, del commercio illegale della fauna selvatica che hanno favorito la contaminazione di habitat umani con microrganismi sconosciuti.

Altro che cigno nero dunque!

Qualcuno potrebbe ancora sostenere che non fosse ipotizzabile che una influenza che produce effetti particolari sull’apparato respiratorio, in zone fortemente industrializzate e inquinate, avesse effetti letali su una popolazione anziana, che da anni non gode del diritto alla salute, cancellato dai tagli alla sanità, dallo smantellamento di strutture ospedaliere, dai costi di materiali, dispositivi, diagnostica diventati terreni di scorreria da parte di predoni che appartengono alle cerchie di quelli che rivendicano maggiore autonomia decisionale, in modo da rendere ancora più arbitrari appalti, aggiudicazioni e costi dei materiali grazie a un soggetto di gestione degli acquisti centralizzati  in odor di corruzione e malaffare?

Qualcuno potrebbe ancora ritenere che  non fosse pronosticabile che il servizio sanitario statale  si sarebbe rivelato inadeguato ad affrontare una qualsiasi situazione emergenziale per numero di posti letto (nel 2017, 3.2 ogni mille abitanti), per qualità e quantità di reparti specialistici, per standard di igiene (7000 morti per infezioni ospedaliere ogni anno), che questa crisi altro non sia che un effetto delle politiche di austerità da un lato e della corsa alle privatizzazioni dall’altro, che se ha impoverito di risorse il sistema pubblico, ha invece promosso quello privato con una politica di aiuti e anche con una pressione sociale e culturale, che ha alimentato la sfiducia, ridotto l’accesso alla prevenzione e cura, nutrito forme di copertura assicurativa e assistenza alternativa, perfino grazie ai buoni uffici dei sindacati che concorrono al brand del Welfare aziendale?

Qualcuno potrebbe ancora pensare che non sia calcolabile e fisiologico che una classe politica inadeguata, impreparata e impotente grazie alla comoda accettazione di comandi esterni che hanno sottratto sovranità e capacità di decisione allo Stato e al Parlamento, fosse in grado di  reagire senza ricorrere allo stato di eccezione che viene adottato come inevitabile, sicché l’emergenza elevata a sistema di governo fa diventare politicamente  plausibile ciò che è socialmente inaccettabile?  E così misure di contenimento del contagio rese obbligatorie anche se rivelano un punto di attrito  tra le libertà democratiche e il governo della “salute pubblica e individuale”  sono diventate imperative, tanto da censurare chi ne denuncia  il vulnus giuridico?

Qualcuno ancora potrebbe stupirsi del ricorso non solo al sistema della delazione, ma alla richiesta diffusa e scontata di muscolarità, autorità, repressione e persuasione alla virtù con l’uso della forza manu militari, perfino grazie all’occupazione semantica e retorica sui mezzi di informazione da parte del linguaggio bellico con la  guerra al contagio, l’esercito degli eroi in trincea, la mobilitazione del personale sanitario, l’arruolamento di dottori in pensione?

E chi non avrebbe predetto che questo accidente straordinario incrementasse l’ordinarietà delle disuguaglianze?  quindi delle discriminazioni più inique, tra ceti, generazioni, lavori, cittadini, sicchè quelli che fino a due mesi fa erano parassiti, indolenti profittatori che meritavano spostamenti, licenziamenti, delocalizzazioni, diventassero provvisoriamente ufficiali di stato civile, indispensabili servitori della collettività, eroi dediti al sacrificio, costretti perfino a subire l’oltraggio del protocollo d’intesa sottoscritto da  Confindustria, Confapi, Confartigianato, Cgil,Cisl e Uil, Presidente del Consiglio dei ministri, dal Ministro dell’economia, dal Ministro del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministro dello sviluppo economico e dal Ministro della salute, che in considerazione della sua natura di documento di convergenza degli interessi delle parti e non di trattato vincolante permette al padronato di venire meno alle condizioni previste e stipulate, oggi e domani.

In un solo caso forse potremmo parlare di cigno nero, a proposito di qualcosa che peraltro era chiaro e calcolabile per le menti più avvedute che non si sono fatte possedere dalla teocrazia europeista. Quelli che hanno sperato che l’apocalisse del 2020 sancisse la vittoria di quello che trova nel molto citato in questi giorni, Carl Schmitt, il rappresentante più emblematico, quello Ius publicum Europaeum, un ordine del mondo eurocentrico, baluardo e confine tra la civiltà e il resto del mondo colonizzato dall’Occidente,  nato dalla morte dello Stato per dare forma e autorità egemonica e sovrastante a un Grande Spazio superiore, sono stati colti contro ogni ragionevolezza dal disfacimento della fortezza, dalla defezione centrifuga delle cancellerie.

Pare che solo i caporali non reagiscano alla schiaffo del soldato, dove perdono sempre,  anche se quello che tira il ceffone è un fantasma.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Il modulo Comma 22

eboAnna Lombroso per il Simplicissimus

Diciamo la verità, nel frastuono di voci contraddittorie, tra profezie e conforto, minacce e rassicurazioni,   per chi si preoccupa anche dell’altro contagio, quello dell’autoritarismo e della repressione imposti e richiesti a gran voce  che accompagnano di norma lo stato di eccezione, ha un suono quasi rassicurante quella  del “Gruppo di consulenza strategica per i rischi infettivi” dell’Oms, che a quasi un mese dalla diffusione della nuova Sars in Italia si pronuncia.

L’unica strategia possibile oggi sarebbe il contenimento, tracciando i contatti delle persone infette e individuando gli asintomatici: altre soluzioni non si vedono, tamponi compresi, che se sono negativi oggi, potrebbero anche essere positivi domani.

Ma è improbabile che la voce della ragione possa fare  un po’ di chiarezza nel marasma volontario della Consip che lancia gli appalti per la produzione di dispositivi, sapendo che andranno deserti perchè non esistono più le fabbriche,  di Zaia, di Fontana, di Bertolaso, dei loro ospedali nei baracconi del luna park o con la riesumazione dell’archeologia sanitaria, delle mascherine di Victoria’s Secret che piacciono all’esperto di riconversioni creative  Landini o di quelle autarchiche col Domopak , alla faccia delle diatribe di Virus senza frontiere tra nord e sud, alla faccia del Grande fratello adibito non solo al monitoraggio degli esodi verso il villino al mare, verso il trullo degli zii tentati da Airbnb o il rustico dei nonni, ma pure per il controllo delle reiterate uscite del cane, probabilmente senza distinguerli da quelli obbligatori dei martiri del lavoro e degli eroi in servizio effettivo, colpevoli di pigiarsi nella metro.

Quando ormai è chiaro che il pericolo, che appare incontrastabile, imprevisto e imprevedibile, fatale per un numero elevato di persone, consiste in quello che accompagna il virus, esaltando la portata di altre patologie a cominciare da quella del sistema,  che nonostante un mese abbondante di preavviso, si è rivelato inadeguato, con dotazioni e personale insufficienti, costretto a lavorare in condizioni  estreme e insicure, che hanno fatto dei medici e degli infermieri la categoria più contagiata, con i posti letto dimezzati dai tagli, i reparti di terapia intensiva ridotti all’osso, proprio nelle regioni più esposte che coincidono poi con quelle che rivendicano una superiore autonomia per proseguire nel bulimico sacco della sanità e nell’apertura di credito a quella privata.

Dopo un lasso di tempo che dovrebbe aver aiutato analisi e riflessione, potrebbe essere lecito sospettare di un esperimento condotto per stroncare in insidioso concorrente globale. Ma c’è invece una scuola di pensiero che vorrebbe suggerire una interpretazione suggestiva di questo incidente della storia nel quale siamo capitati:  è quella che da molti anni offre una lettura biopolitica degli accadimenti per accreditare la convinzione  che il Potere crei delle emergenze sanitarie  al fine di legittimare l’ordine, sociale e pubblico, necessari a  introdurre discipline autoritarie, repressive e recessive. Non diversamente quindi da quanto si è sempre fatto per identificare e nutrire la “figura” di un nemico, straniero, vicino, nero, giallo, per autorizzare la necessità della guerra, di distruzioni, saccheggi, stragi e infine benefiche ricostruzioni.

Così ogni tanto un immaginifico complottista dà forma a uno scienziato pazzo, al servizio di una potestà imperiale feroce, che apre la porta della gabbietta della cavia infetta, per propagare un virus che contagi i  milioni di cavie delle geografie del relativo benessere che vanno su è giù per le scalette dei mutui, delle tasse, dei fondi, delle bollette, delle assicurazioni, quelli che giacciono disoccupati o cassintegrati, quelli che escono dalla tana per consegnare pacchi e pizze, quelli che si credono migliori perché vendono bond tarocchi e illusori.

L’intento sarebbe quello di spegnere con la minaccia di un pericolo imprevedibile e  incontrollabile come una volta erano gli eventi naturali prima che concorressimo a provocarne gli esiti ferali, ogni sussulto di ribellione, mettendo le leve del comando nelle mani di soggetti superiori, leggi speciali, commissari straordinari.

L’ipotesi è suggestiva certo, ma pare abbia perso credibilità nel momento nel quale quei sussulti sono spenti da tempo, sono stati soffocati da altro tipo di ammaestramento e precetto, quelli imposti dall’ideologia e dalle relative prescrizioni del liberismo, quando l’unico diritto ancora concesso è diventato quello a consumare, convertito in dovere ineludibile  allorchè l’impoverimento prodotto dalle  politiche di austerità ha sostituito il desiderio di  beni futili con l’obbligo fatale di comprarsi la sopravvivenza, cibo, tetto, salute. E quando i governi nazionali espropriati di competenze e poteri hanno cominciato a dichiarare la loro impotenza a garantire l’interesse generale.

Così ha perso significato anche l’esercizio democratico della critica e dell’opposizione, realizzando la vera stabilizzazione, la vera governabilità grazie al fatto che sono più o meno tutti uguali, differenti semmai nella comunicazione, sicchè nascono movimenti fasulli di piazza sì, ma filogovernativi.

Questo è tanto vero che qualcuno addirittura si illude che l’epidemia possa avere un affetto salvifico svegliando dal letargo invece di soffocare la ribellione,  grazie alla voluttà di reimpossessarsi di città oggi finalmente disertare dal turismo di massa, alla riscoperta di valori relazionali e identitari, alla rivelazione di piaceri contemplativi.

Niente di più ingannevole, purtroppo: non serviva che il Dottor No liberasse il virus e che figure demiurgiche trovassero il rimedio,  perché è vero invece che appena assaporato il piacere dello scampato pericolo saranno comunque quei topolini da laboratorio che sarebbero sopravvissuti all’esperimento, a pagarne le conseguenza come prima per via dei costi della crisi trascorsa in aggiunta a quella preesistente,  e peggio di prima, perché ormai saranno definitamente legalizzate e legittimate lescelte  su chi merita tutele, la consegna di interi comparti a benefattori dei quali sono state rimosse le colpe.

E sempre di più la salute sarà un lusso per pochi, come l’istruzione, un tetto sulla testa, l’acqua e le risorse decimate e dissipate, mentre lo stato verrà ancor più relegato alla funzione di elemosiniere per le imprese e sempre meno dotato di beni e poteri per applicare le norme costituzionali, mentre stadi intermedi rivendicheranno facoltà e deroghe aggiuntive e autonome arbitrarie e disuguali.

E si sa che gli stati deboli non sanno far altro che ricorrere alle maniere forti. E infatti l’Italia ridotta all’impotenza, incapace di trovare un percorso organizzativo, per limitare i contagi, ma soprattutto per contrastare quelle concomitanze e complicazioni che non ha saputo e voluto prevenire e curare, ha scelto la strada dell’ordine pubblico, della disciplina con il primato delle pandette, dell’occhiuta sorveglianza, della burocrazia.

Siccome poi è sempre tempo di comma 22 – quello che recita:  «Chi è pazzo può chiedere di essere esentato dalle missioni di volo, ma chi chiede di essere esentato dalle missioni di volo non è pazzo» versione letteraria e hollywoodiana del Paradosso di Jourdain ripreso da Epimenide: «La frase seguente è vera. La frase precedente è falsa.» –  dall’altro ieri è in vigore una nuova edizione dell’autocertificazione.

Nnel modulo, che sostituisce il precedente, si aggiunge una voce nella quale l’interessato dichiara su sua propria responsabilità “di non essere in condizione di quarantena né di risultare positivo al Coronavirus”, e di essere quindi esonerato dagli obblighi di assoluto divieto di mobilità, come disposto ai sensi dell’art. 1, comma del D.P.C.M. dell’ 8 marzo 2020.

Il che, in totale assenza di una diagnostica di massa, accertata l’indisponibilità di tamponi e la loro probabile inutilità, stante che salvo Zingaretti, chi è stato malato non gravemente a casa non ha avuto a diposizione farmaci e non è informato sui tempo di guarigione e di esposizione degli altri al suo contagio, significa solo che la preoccupazione delle autorità è quella di rilevare possibili reati, come quando in coincidenza con lo stato fallimentare delle casse comunali, vengono mandati in giro i vigili per le strade non per dirigere il traffico abnorme ma per sanzionare gli automobilisti.

Così si dà una dimostrazione di muscolarità e si porta a casa il risultato di esibire e deplorare la cattiva condotta dei cittadini, che, in assenza del Dottor No, dell’impero del Male, dello strapotere finanziario che ci sta succhiando il sangue e ce lo succhierà indifferente se sia o no infetto, vengono sempre buoni in funzione di soliti sospetti e soliti manigoldi.

Per questo propongo la seguente lettura tratta dall’Etica di Spinoza:  I superstiziosi che sanno piuttosto condannare i vizi che non insegnare le virtù, e che si preoccupano non di guidare gli uomini con la ragione ma di contenerli con la paura, di modo che fuggano il male più che amare la virtù, non mirano ad altro che a rendere gli altri miseri come se stessi. 


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