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Come Charlot nella febbre dell’oro

the_gold_rush_charlie-chaplin-1925-932x460E’ notizia di questi giorni che la domanda di oro sta crescendo a un ritmo inaspettato e che nei primi sei mesi di quest’ anno la domanda del metallo giallo da parte delle banche centrali è aumentata del 42 per cento con un totale di quasi 200 tonnellate di lingotti. Anche nello stesso semestre del 2017 c”era stata una corsa all’oro, ma molto meno evidente, con aumenti intorno all’ 8 per cento, cosa che mostra palpabilmente  come serpeggi il timore di qualche grosso problema legato sia alla tenuta del dollaro in sé, sia alla sua gestione come strumento di dominio: non a caso i maggiori acquirenti sono Russia, Turchia, Qatar, Venezuela, Cina, ma ora l’oro giallo comincia  a essere percepito come una protezione anche al di fuori dei Paesi che sono sulla lista di prescrizione di Washington. L’impressione insomma è che il sistema dollaro e il casinò finanziario ad esso collegato,  possa effettivamente collassare, che questa ipotesi non sia  più un racconto di fantaeconomia, ma una possibilità da non escludere e anzi da prendere seriamente in considerazione. Il fatto che il sommesso panico degli investitori sia divenuto evidente viene dimostrato dal fatto che anche alcune banche centrali dei Paesi europei abbiano aumentato i loro acquisti in oro. Il timore che le regole possano radicalmente cambiare spinge molti Paesi a porre le basi di una loro autonomia. Del resto è lo stesso World Gold Council a dire: “In un contesto di accresciute tensioni geopolitiche, l’oro è un bene interessante perché non è responsabilità di nessun altro e non comporta alcun rischio di controparte”

Attenzione però: se nei Paesi normali, quelli  che conservano una loro moneta e una quota di sovranità, l’equazione oro – scialuppa di salvataggio è facile per non dire ovvia, non accade altrettanto in quel gabinetto del dottor Mabuse che si chiama Europa, perché l’oro è acquisito dalle banche centrali, ma la moneta è gestita dalla Bce e dalla sua politica economica. In aggiunta le stesse banche centrali sono enti  privati la cui separazione dallo stato è legalmente sancita nell’area euro, anche se non sempre attuata. Dunque in caso di crisi del sistema dollaro cosa potrebbe accadere? Che utilizzo potrebbero avere per esempio. le riserve auree delle Banca d’Italia che sono fra l’altro fra le più rilevanti del mondo, ancorché gran parte di esse siano conservate, per motivi mai chiariti, in Usa e Gran Bretagna e dunque indisponibili come bene fisico? Ci si dice che queste riserve ammontanti a circa 80 miliardi di euro ( ma a una cifra incommensurabile nel senso etimologico della parola in caso di collasso di sistema globale) costituiscono “un presidio fondamentale di garanzia per la fiducia nel sistema Paese”. Ma di quale garanzia si parla ed esercitabile in che modo?  Non certo sulla moneta perché non è nostra o forse garantiscono la Germania visto che Bankitalia secondo la legge del 205 “è parte integrante del Sistema europeo di banche centrali ed agisce secondo gli indirizzi e le istruzioni della Banca centrale europea” cosa che però non  è così chiara nello statuto della Bundesbank  che opera invece con logiche del tutto opposte ( vedi qui ), tanto che nell’estate dello scorso anno il presidente tedesco, in occasione del sessantesimo compleanno della banca centrale, ha detto che il compito di questa istituzione “è di salvaguardare il valore della moneta”, cosa assolutamente incredibile visto che ufficialmente l’euro non è il marco, una dichiarazione quantomeno stridente che nessuno ha avuto il coraggio o forse l’intelligenza di sottolineare.

Ad ogni modo la legislazione è confusa e contraddittoria e in ogni caso si scontra con il fatto che Bankitalia è di proprietà del gotha della finanza globalista che fa ciò che vuole anche di quell’oro e di quello che potrebbe essere acquisito. Dunque non possiamo nemmeno sperare in una corsa al metallo giallo nel caso il “sistema occidente” per ampliare un’espressione orribile di solito usata per l’Italia, dovesse dare segni di cedimento. Ogni giorno si scopre qualche falla, qualche indefinizione, qualche difficoltà imprevista, qualche indeterminazione, qualche area inesplorata e sospetta nel sistema europeo: siamo come quegli ingenui che hanno affidato i soldi a qualche investitore che prometteva interessi da favola e ci ritroviamo a non sapere nemmeno che fine possa fare il capitale.

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