La strada per l’inferno è notoriamente comoda e quella per la regressione lo è ancora di più., anzi, una volta imboccata, scende a precipizio. Adesso la Ue in questo viaggio verso il suo nuovo medioevo, sta pensando di sanzionare persino il Patriarca della Chiesa russa ortodossa Kirill, su proposta di Kiev che ha nazionalizzato e messo sotto stretto controllo ciò che rimane del culto ortodosso in Ucraina, ma non di meno insiste perché l’Europa consideri gli ortodossi russi come dei putiniani. Naturalmente i tempi nei quali quest’ultima dimostrazione di stupidità e di negazione di tutti i “valori” che a Bruxelles vengono continuamente proclamati, senza nemmeno pulirsi le mani dal sangue, è maturata in un clima di impotente vendetta. Non è un caso che la notizia di questa bella trovata si è diffusa quasi in contemporanea  con la caduta di Konstantinovka, una delle ultime piazzeforti in mano al regime di Kiev. Questa nuova assurda sanzione è stata criticata anche dal governo italiano, ma solo informalmente perché è noto che il nostro esecutivo non ha le palle, ma è pieno come un uovo di coglioni.

Chi ha fatto cadere questa proposta entusiasticamente sostenuta da Kaja Kallas che certi attributi li ha nella scatola cranica, è stato il governo della Bulgaria, dove la stragrande maggioranza della popolazione è di rito cristiano ortodosso. Sofia ha fatto sapere di non voler appoggiare “sanzioni che siano principalmente simboliche” e che in questo caso si presentano come una sorta di persecuzione religiosa. E sta proprio qui il punto: ritorsioni di questo tipo non hanno nulla a che vedere con l’ illusione di colpire economicamente la Russia per rendere più difficile la demolizione del regime di Kiev che fin dal 2014 ha assediato le repubbliche separatiste facendovi 14 mila morti (ogni tanto è bene ricordarlo agli smemorati felici e volontari che trolleggiano impunemente).Hanno invece a che fare con una profonda ostilità contro la Russia, in quando Paese che si sottrae al culto incontrastato del neoliberismo e dunque non assimilabile al sistema oligarchico occidentale. 

È in fondo un’ironia del destino che proprio il Paese il quale, dopo la fine dell’Unione Sovietica, è stata la culla delle oligarchie di comando o, se vogliamo, la prova generale di un progetto di presa del potere, ora si trovi a contrastare proprio questo stato di cose, vale a dire un sistema occidentale dove i 12 miliardari più ricchi possiedono la metà dei beni della parte più povera del mondo. Una situazione che rende di fatto impossibile la democrazia, al di là delle sue ritualità. Ma ad ogni modo è abbastanza chiaro che l’idea di sanzionare il patriarca della Chiesa ortodossa, colpevole non solo di appoggiare la lotta contro la Nato, ma anche, se non soprattutto, di contrastare gli ideologismi ipocriti che formano l’accattivante e ingannevole copertina del neoliberismo e che potremmo chiamare con una sola parola globalismo, corrisponde, nel suo complesso, a un rifiuto dell’intera cultura russa e in generale di qualsiasi cultura altra. La guerra della Nato contro la Russia rivela perciò  che non si tratta solo del tentativo di indebolire  Mosca ed eventualmente di rapinarne le ricchezze, progetto che peraltro fa parte delle ossessioni anglosassoni da un secolo e mezzo, ma ha il carattere precipuo di conflitto ideologico. L’Ucraina in tutto questo ha solo la funzione di donatore di sangue e ora di mero pretesto per poter radicalizzare certe posizioni all’interno dell’Ue. Altro che Europa – giardino, l’idea più balzana della ‘incessante promozione che viene da Bruxelles.

Inutile dire che queste mosse non fanno altro che convincere i russi, insieme al terrorismo dei droni, che la guerra possiede un elemento esistenziale  e che la pace potrà essere possibile solo colpendo al cuore il sistema e i suoi burattini, le teste di legno comprate e vendute che fungono da milieu politici. A pagarne il conto finale saremo ovviamente noi, troppo frastornati per rendercene pienamente conto.