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Bufala connection

wapofakenews-93f26Come volevasi dimostrare la bufala Skripal, messa in piedi in maniera grottesca e demenziale si sta sgretolando nelle mani della May come un pezzo di legno marcio: proprio ieri Gary Aitkenhead, responsabile del Centro armi biologiche di Porton Dow incaricato delle analisi scientifiche sul gas usato nel presunto attentato di Putin , ha gettato la spugna e contemporaneamente ha messo la croce sul premier inglese: “non siamo in grado di provare che l’agente nervino usato su Skripal viene dalla Russia. Non abbiamo identificato la fonte precisa, ma abbiamo fornito al governo informazioni scientifiche che altre fonti hanno poi utilizzato per mettere insieme una serie di conclusioni.” E ci credo visto tra l’altro che le formule del famigerato Novichoc erano state pubblicate dal suo sviluppatore Vil Mirzayanov, disertato negli Stati uniti negli anni ’90, proprio su riviste chimiche inglesi. Ma questa decantazione di una menzogna contiene anche un preciso atto di accusa che costituisce il punto di svolta decisivo della vicenda: Aitkenhead fa chiaramente capire come la nuova ondata di russofobia sia derivata sostanzialmente da interpretazioni surrettizie formulate in ambito governativo o magari plurigovernativo.

Questo passo indietro anticipa probabilmente la scoperta di un’origine diversa del gas e la necessità di mettere in salvo la faccia e la testa, ma intanto la bufala ha avuto come conseguenza anche la ridicola guerra di espulsioni di diplomatici russi cui si è prestato persino qualche coglioncino romano. Poco male perché l’informazione scorretta e truffaldina, le fake news  dell’informazione mainstream, hanno continuato ad accumulare bugie su bugie per fare da contorno al piatto principale. Come viene dimostrato dall’immagine messa all’inizio di questo pezzo, la Washington post il 30 marzo scorso ha sparato nella sua edizione online un titolo al di fuori di ogni verosimiglianza: “A uno a uno gli ambasciatori europei apprendono di essere stati espulsi dalla Russia.” Inutile dire che nessun ambasciatore è stato espulso da Mosca, come del resto appare chiaro se si scorre l’articolo per intero, ma si sa che molti, specie nel web, leggono solo il titolo o al massimo le prime righe ricavandone in questo caso un ‘impressione contraria alla realtà e alla verità. Tuttavia ci sono persone attente e moltisime sul sito del giornale o sull’account Twitter dello stesso hanno fatto notare l’assurdità del titolo, ma niente da fare: a tre giorni distanza esso è ancora in bella vista, dimostrando che non si tratta di un ‘errore, di una svista, di una leggerezza, ma di una precisa intenzione di depistaggio e manipolazione. Tanto più che sull’edizione cartacea, assai meno diffusa e destinata a un pubblico più elitario si legge il titolo corretto, ovvero ” la Russia informa gli ambasciatori europei sulla espulsione di diplomatici”. Questo però non sembrava abbastanza cattivo per il web e il suo popolo anche se le espulsioni di Mosca non erano che una risposta a quelle occidentali venute dopo il caso Skripal.

Tutto questo in fondo dimostra una cosa: che ormai le elites sono così convinte di avere  sotto controllo la percezione della realtà da creare un’operazione sotto falsa bandiera in maniera così dilettantesca nei modi e grottesca nei moventi, da bruciarla in poche settimane, lasciando per di più tracce tali da indurre qualcuno a puntare direttamente il dito sui colpevoli e da costruire intorno a quest’opera buffa tutta una serie di inganni, di provocazioni e di vera e propria propaganda che ha ben poco a che fare con un’informazione corretta e ancor meno con la democrazia. D’altronde la Washington Post è proprietà di Jeff Bezos che per censo diventa anche proprietario della verità. E ve la vende online.

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