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Il popolo non è più bue, ma nemmeno toro

part1Questo è un Paese che stupisce sempre, così difficile da interpretare che uno si chiede dove sia il trucco come di fronte a un gioco di prestigio: le ultime elezioni ci hanno messo di fronte a un quadro che è forse quello meno auspicato dalle oligarchie europee le quali pensavano a un Pd ancora centrale anche senza Renzi e un Berlusconi in grado di contenere la Lega: invece si sono trovati di fronte al completo sfascio delle forze di riferimento in misura non ancora eguagliata in nessun Paese dell’Unione. Eppure c’è qualcosa che stona in questa esplosione  di voglia di cambiamento: il fatto che il Movimento 5 Stelle, incarnazione di un possibile rinnovamento, abbia sfondato davvero solo nel momento in cui Di Maio ha annacquato il messaggio in senso governista, accettando in gran parte i presupposti e i posposti di Bruxelles, tra cui ovviamente la riduzione della spesa pubblica che in soldoni vuol dire meno welfare o più tasse, ma assai spesso entrambe le cose. E naturalmente tollerando una enorme limitazione di sovranità.

In tutte le altre situazioni conosciute da Podemos in Spagna, a Fn in Francia, per non parlare dei laburisti inglesi pre Corbyn o dei socialdemocratrici tedeschi ogni “normalizzazione” del messaggio ha significato anche calo di consenso per l’ovvio motivo che il cambiamento atteso non traspariva più in maniera limpida da queste forze. In Italia invece è accaduto l’esatto contrario: i cinque stelle hanno faticato non poco ad imporsi come forza di opposizione alla casta economica politica, ma sono riusciti a sfondare sul serio solo quando hanno, per così dire, abbassato la voce. E’ pur vero che lo straordinario successo lo si deve in primo luogo agli avversari e ai quattro anni di inclassificabile governo Renzi, cosa che per un partito come il Pd ormai privo di un blocco sociale che non sia quello clientelare e salottiero, è la fine, ma questo non spiega tutto.  Manzoni, autore forse sopravvalutato scolasticamente, ma certamente sottovalutato letterariamente, aveva icasticamente sintetizzato questa situazione psicologica con l’adelante con juicio del governatore Ferrer al cocchiere Pedro: rapido, ma con lentezza. Ora su questo si possono fare molte considerazioni che vanno dalle ipotesi sul prossimo governo alle idiozie della stampa embedded, in primis quella che passa per De Benedetti e che ora per vendetta strilla sul Regno delle due Sicilie di di Maio, riprendendo esattamente gli stereotipi sempre condannati di un Sud clientelare, come se fossero ignari che la Dc e poi Berlusconi e poi il Pd stesso hanno ampiamente e variamente vissuto di questa rendita.

Però le cretinerie vengono a noia, ciò che appare evidente da tutto questo è che la maggior parte degli italiani non ha ancora una lucida e precisa cognizione della situazione del Paese e solo negli ultimi due anni, nonostante la sgangherata e rificola campagna su una presunta ripresa, si fa strada una qualche consapevolezza della gravità della situazione, del fatto che le cose non torneranno mai più come prima per magia e men che meno per opera di partiti complici del disastro, che le forze politiche lasciate ancora per un lustro alla guida del Paese sono le principali interlocutrici del capitale internazionale e delle sue ricette, oltreché mere esecutrici dei voleri europei. Tuttavia è ancora troppo poco per affrontare cambiamenti radical che a questo punto sono gli unici significativi e necessari: se è vero che la stravittoria dei Cinque Stelle, fa crollare un sistema politico ormai diroccato e nascosto da trompe l’oeil, è anche vero che si cerca ancora una soluzione per quanto possibile liscia. In poche parole il popolo non è più bue, ma nemmeno è ancora toro.

Tutto però lascia pensare che una volta tratto il dado, una volta caduta la prima diga psicologica e di fronte al sempre più netto  infuriare dei trattati di Bruxelles e delle sue basi ideologoche sul martoriato Stivale, il malcontento finirà inevitabilmente per crescere e per dare origine a un panorama politico completamente diverso, magmatico e plastico, dove ci sarà anche un enorme spazio per una nuova sinistra, emendata da cliché ammuffiti, con idee al posto di feticci sciamanici, dotata di una strategia e non di surrogati, priva di inutili complixazioni e al tempo stesso di semplicismi, libera dal minoritarismo ontologico così come dal governismo a tutti i costi e aliena dalle ammucchiate di nicchia che alla fine non portano da nessuna parte se non alla scomparsa. Sono convinto che da oggi in poi l’evoluzione delle cose si farà molto più rapida e che non c’è troppo tempo da perdere per essere protagonisti.

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41 responses to “Il popolo non è più bue, ma nemmeno toro

  • Anonimo

    Politiche monetarie:

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    • Anonimo

      Buona parte di quello che dice M.Mori, sul filmato, lo potrebbe dire un leader socialista… SOLO CHE STO LEADER SOCIALISTA IN ITAGLIA, NON C’È !!

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  • jorge

    la banca centrale sotto il controllo del governo nazionale, non è un elemento di programmazione dell’economia, se mai un suo prerequisito,

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    • Anonimo

      “e mai un suo prerequisito,”

      requisito necessario (!!), anche se , magari NON sufficiente.

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    • Anonimo

      Nelle teorie keynesiane, poi, un elemento fondamentale di cui tener conto ai fini della massimizzazione dell’impiego dei fattori produttivi,

      è la propensione MARGINALE al consumo, più alta nei redditi bassi, che sarebbe conveniente incrementare ( questi ultimi…), con forme di redistribuzione del reddito, ai fini di ottimizzare l’andamento economico generale.

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  • jorge

    non sono i facchini a dover provocare un cambio di paradigma, io non ho detto questo, osservavo che gli scioperi della logistica (immigrati), hanno fermato piu volte la produzione nelle fabbriche, facendo scendere in sciopero anche lavoratori italiani incoraggiati dal parziale blocco della produzione

    si tratta di dinamiche, che se dovessero generalizzarsi, a grandi quozienti, (come è possibile) , favorirebbero una ripresa di lotta di classe. In ogni caso il livello della rappresentanza politica è un altra cosa, che deve essere in relazione al livello sottostante anzidetto, ma ha una sua autonomia
    ………………………………………………

    Perchè non cerca di dare un suo contributo ad un cambio di paradigma? Se poi è sodisfatto del risultato grillino, o leghista, auguri…. Lei su questo forum è una presenza piu che costante, potremo valutare le indicazioni che in merito ci daranno i fatti. Io credo che i grillini pian piano ammortizzeranno la loro ala sinistra e finiranno con lo stesso riflusso che distrusse il partito di berlinguer,

    Almeno che gli altri non saranno così improvvidi (per loro stessi ) da lasciare i 5 stelle all’opposizione, consentendo ai grillini di arrivare alla maggioranza assoluta in elezioni future.

    Ma Di Maio ed il gruppo dirigente amano la Nazione, e non lasceranno l’Italia senza governo o con governi pasticciati, tanto meno ci condanneranno alla ripetizione delle elezioni.

    Per strategie in grado di reggere davvero, e di non farsi riassorbire, riuscendo ad incidere realmente (cambio di paradigma), bisogna saper scontentare una parte non piccola degli italiani ( quel terzo arricchitosi con il neoliberismo). Ma per questo ci vogliono politici con le palle e non gente che pensa di poter accontentare tutti perchè i cattivi sono solo gli alieni di bruxell, i messaggi subliminari della neolingua, ed i corrotti di turno. Una visione troppo idilliaca e da bravi ragazzi di buona famiglia imprenditoriale , stile piangi e fotti, non trova ?

    Ps 1). Dati i debiti pubblici di oggi, una politica keynesyana dovrebbe prevedere fin da subito elementi di programmazione dell’economia, assenti nella teoria keynesiana classica, non partiamo con ampi margini ma si tratta di riprendere il discorso da dove fu bruscamente interrotto dal neliiberismo. Ma allora ci vuole una mobilitazione prima sociale e poi nella rappresentanza politica, senza attribuire troppa importanza alle scadenze elettorali ravvicinate, il voto ai ai 5 stelle è un voto di opinione indifferenziato e fa presto a smobilitare, cosi non può cambiare niente. Senza coordinarsi con analoghe forze auspicabili a livello europeo , poi… E Lei che a furia di ironizzare sui facchini rischia di perdere la visione d’insieme…

    Ps 2) La stampa internazionale parla di frizioni con i francesi che non vogliono ilcontingente italiano in niger, pressioni attuare sul governo nigeriano per escludere gli italiani,. che infatti sembrano rallentare… Alla faccia dell’imperialismo piangi e fotti della Lombroso… ( il femminismo è un’altra cosa)

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    • Anonimo

      “Ma Di Maio ed il gruppo dirigente amano la Nazione, e non lasceranno l’Italia senza governo o con governi pasticciati, tanto meno ci condanneranno alla ripetizione delle elezioni.”

      ecco la “”””nazione””””” dei 5S:

      http://www.pclavoratori.it/files/index.php?obj=NEWS&oid=5823

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      • Anonimo

        La “”condanna a nuove elezioni””” potrebbe anche portare alla presentazione di liste socialiste meno inconsistenti ( a livello ipotetico no dovrebbe essere difficile… ma siamo in itaGGlia…)di quelle delle attuali elezioni.

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      • Anonimo

        “non partiamo con ampi margini ma si tratta di riprendere il discorso da dove fu bruscamente interrotto dal neliiberismo.”

        si , fu interrotto quando esisteva un paradigma economico keynesiano, tra cui l’esistenza DI UNA BANCA CENTRALE PUBBLICA PRESTATRICE DI ULTIMA ISTANZA, come dovrebbe esistere in Cina e Giappone.

        Esisteva cioè uno stato che poteva controllare la leva monetaria ai fini eventuali di politica economica… ora la lava monetaria è in mano a banche private e ai mercati… MOLTO PIÙ DIFFICILE ATTUARE POLITICHE KEYNESIANE, con uno stato che non può nella sua azione regolatrice fruire della propria sovranità monetaria..

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    • Anonimo

      “Dati i debiti pubblici di oggi, una politica keynesyana dovrebbe prevedere fin da subito elementi di programmazione dell’economia, assenti nella teoria keynesiana classica”

      Keynes, PREVEDEVA LA PRESENZA DI UNA BANCA CENTRALE (generalmente pubblica, anche controllata dal ministero delle finanze-tesoro…) PRESTATRICE DI ULTIMA ISTANZA PER LO STATO … QUESTI NON SONO ELEMENTI IN PROGRAMMAZIONE NEL CONTESTO UE-UEM !

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    • Anonimo

      PER NAZIONALIZZARE LA BANCA CENTRALE, CI VUOLE LA VOLONTÀ DI TUTELA DELL’INTERESSE NAZIONALE, non l’asserivento al globalismo turbo capitalista… un po’ quello che hanno fatto i cubani negli ultimi 70-80 anni.

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  • Anonimo

    Fondamentale nelle politiche keynesyne è l’obbiettivo della piena occupazione ( dove non esisterebbero gli eserciti di riserva, salvo guerre e altri trami esogeni al sistema economico nazionale…)…

    per nulla fondamentale è il suddetto obbiettivo con politiche turbo capitalistiche, nelle quali la disoccupazione è strategica per in fini delle politiche stesse, in quanto va a creare eserciti industriali di riserva e dumping salariale, ciò che permette la redistribuzione del reddito a favore dei profitti o delle rendite, a discapito del lavoro.

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  • jorge

    Per dismettere le politiche keynesiane, si aspettava che il deficit spending venisse ripianato, proprio con la tassazione relativa alla crescita da tale deficit spending innescata

    Questo momento non arrivava mai, a dispetto delle previsioni di Keynes. Per questo le politiche keynesiane hanno lasciato ovunque deficit pubblici molto grandii, non solo nell’italia pasticciona ( ovunque, un fatto la cui ragione profonda si è discussa in altre occasioni)

    in questa condizione smettere la spesa keynesiana non significa la semplice “deflazione dopo i salari da piena occupazione”, ma significa che gli stati non hanno più come finanziarsi, e per quote rilevanti, dopo una fase che in ultimo ha visto notevole stampaggio di moneta (ovunque, un fatto)

    si tratta allora, di proseguire con il keynesismo verso un controllo di prezzi e salari, una economia programmata, oppure di ritrovarsi un deficit ingestibile da gestire alla maniera neoliberista che conosciamo. Tertium non datur

    i fatti dicono questo, ed in tutto il mondo. Inutile ragionare in astratto, o con modelli matematici che astraggono dai fatti, come se le politiche keynesiane non avessero lasciato deficit, o non avessero prodotto stagflazione, anche nei paesi onesti virtuosi e non pasticcioni

    se poi Anonimo intende una semplice spesa anticiclica, come la chiede ad es la confindustria, allora è poca roba, aiuti alle imprese, le politiche keynesiane sono una cosa in grande.

    Vi fu una fase keynesiana anche prima della guerra, il New Deal di Roosvelt, quando tutto ciò fu dismesso, gli Usa ripiombiarono nella depressione, per alcuni la crisi fu risolta scegliendo di vendere armi all’inghilterra ( legge affitti e prestiti)

    Non vorrei che si finisse in una logica : se i fatti smentiscono le teorie keynesiane, allora è colpa dei fatti

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    • Anonimo

      “si tratta allora, di proseguire con il keynesismo verso un controllo di prezzi e salari, una economia programmata, oppure di ritrovarsi un deficit ingestibile da gestire alla maniera neoliberista che conosciamo. Tertium non datur”

      È chiaro che l’evoluzione di semplici politiche anti cicliche dovrà , in fine portare ad un evoluzione nella logica keynesiana dello “stato regolatore dell’economia” sfociando in un sistema economico socialista, di pianificazione dell’economia per creare un paradigma economico che corregga le storture capitalistiche ex ante (!) e Non ex post come tenderebbe a fare, per certi aspetti il keynesismo.

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    • Anonimo

      Guardi, in Cina e fini di piena occupazione , negli ultimi 20-25 anni la ricchezza, magari mal distribuita, è generalmente aumentata … ecco negli ultimi 20-25 anni nell’Italia del contesto UE-UEM , l’obbiettivo primario era i controllo dell’inflazione NON IL RAGGIUNGIMENTO DELLA PIENA OCCUPAZIONE ( come da principi fondamentali delle politiche keynesiane…)…I RISULTATI SI VEDONO !!

      Se il tuo obbiettivo primario è il raggiungimento di un equilibrio di piena occupazione, CON METODI ORTODOSSI KEYNESIANI O CON METODI SOCIALISTI, TI AVVICINERAI A QUELL’OBBIETTIVO, CHE NEGLI ULTIMI 25 ANNI IN ITALIA SEMPLICEMENTE NON ERA UN OBBIETTIVO PRIMARIO !

      Mi permetto di dire che quasi per forza, si dovranno inizialmente adottare metodi keynesiani, per evolvere in metodi simil socialisti…altrimenti sarà guerra o guerra civile.

      I 5 Stelle in concreto non hanno mai detto di avere come obbiettivo (!!) PIENA OCCUPAZIONE; hanno invece detto di essere generalmente d’accordo con i pardigmi derivanti da UE-UEM.

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    • Anonimo

      In una situazione di piena occupazione, in posizione di forza, e NON DI RICATTO OCCUPAZIONALE-DEFLATTIVO DEI SALARI, i lavoratori potranno rivendicare diritti, anche i diritto al cambio di paradigma economico… nella precarietà,nella disoccupazione e nella miseria, viceversa i lavoratori saranno ricattabili e vulnerabili.

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  • Anonimo

    “Di soluzioni non liscie che bisogno c’è ? Mica siamo di fronte a fenomeni oggettivi, quindi da combattere stabilendo in profondità dei rapporti di forza nuovi, e cambiando le cose in maniera strutturale…”

    Mi dica Lei Jorge, CHI , che non siano i soliti facchini con i loro scioperi settoriali “per la particulare paghetta”, dovrebbe perseguire politiche di cambio di paradigma, implementabili nel breve-medio periodo.

    I partiti più simili alla sinistra in queste elezioni si sono rivolti a tutte le classi subalterne in Italia, e, hanno ottenuto un seguito dell1,3% max ( non voglio nemmeno veder cosa stanno combinando di questo periodo i grandi sindacati confederali…).

    Che seguito dovrebbero avere i facchini o i corrieri, nel breve medio periodo, con i loro scioperi di settore ?

    E se continuassero con il loro “settarismo”, senza proporre un discorso generale ( magari propedeutico a scioperi generali ?), dove finirebbero nel lungo periodo detti corrieri-facchini ?

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  • Anonimo

    Propaganda amerikana ?

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  • jorge

    “La caduta del saggio di profitto si può ovviare in parte con l’innovazione di prodotto, e in parte di processo, aumentando cioè il valore aggiunto del prodotto stesso “…
    ………………………………………

    L’ideologia del capitale parla di valori aggiunti, di “processo” o di “prodotto”, tecnologici o immateriali, in grado di dare margini più alti. ma omette di dire che questi vantaggi competitivi si annullano quando a causa della concorrenza tutte le realtà produttive si adeguano.

    Di tali “valori aggiunti”, di “processo” o di” prodotto” ,”tecnologici o immateriali, restano solo i costi, che naturalmente il sistema scarica con la pressione sui lavoratori

    ,Il valore, quello vero, permane al netto dell’adeguamento reciproco che la concorrenza impone a tutti i capitali, e si tratta del tempo di lavoro incorporato nelle merci

    Il valore complessivo in una economia cresce solo quando nelle merci c’e meno tempo di lavoro incorporato, e quindi le merci sono più economiche e ne vendi di più, fino ad aumentare per questa strada il valore come tempo di lavoro oggettivato nella produzione

    Ma poi interviene il problema, la produttività, ossia il minore tempo di lavoro
    oggettivato in una mece, fa vendere piu valore calcolato sull’accresciuto stock di prodotto. Ma tale produttività implica impianti sempre più costosi, ciò diventa, per motivi che ora non è il caso di ripetere, un ostacolo al valore che può essere redistribuito ai diversi soggetti sociali (plus valore). Rispetto a questo fenomeno non c’è niente che possa ovviare

    quanto alle politiche keinesyane che durano solo per il tempo di rilanciare l’economia in termini anticiclici, ciò in parte è una forzatura del pensiero di keynes, ma soprattutto è smentito dai fatti i quali si sono incaricati di dimostrare che la dismissione delle politiche keynesiane obbliga il capitale a tagli salariali ed in termini di posti di lavoro, ciò che è anche comprensibile quando viene meno la domanda in termini significativi, si ritorna per questo alle contraddizioni precedenti

    poi, certo, si possono saltare i fatti, l’andamento storico del saggio di profitto, calcolato perfino dagli istituti di statistica del governo americano, e riproporre cose in astratto, ma è un atteggiamento del tutto ideologico

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    • jorge

      Scrive il simplicissimus :

      Tuttavia è ancora troppo poco per affrontare cambiamenti radical che a questo punto sono gli unici significativi e necessari: se è vero che la stravittoria dei Cinque Stelle, fa crollare un sistema politico ormai diroccato e nascosto da trompe l’oeil, è anche vero che si cerca ancora una soluzione per quanto possibile liscia. In poche parole il popolo non è più bue, ma nemmeno è ancora toro.
      ——————————

      Ma si cercherà sempre una soluzione liscia, se si crede che tutto il problma stia nella avidità delle elites e nella ingannevole neolingua di stampo americano. Se tutto il problema è qui, un accomodamento con queste elites lo si trova, Un governo di 5 Stelle, o Tsipras, o Podemos, con un poco di pressione, poi un poco tali elites le condiziona, e le cose vanno meglio..

      Di soluzioni non liscie che bisogno c’è ? Mica siamo di fronte a fenomeni oggettivi, quindi da combattere stabilendo in profondità dei rapporti di forza nuovi, e cambiando le cose in maniera strutturale….

      Di fronte ad un governo di popolo, perchè mai gli imprenditori dovrebbero mancare di sviluppare dei “valori aggiunti” ? Hanno pure il sostegno del governo,,,

      E quale categoria (almeno in una sua gran parte), in presenza di un governo degno di questo nome, non darebbe il proprio contributo alla Nazione…??

      Quando l’analisi è semplicistica, poi si crede di poter risolvere tutto semplicisticamemte, ovvero senza scontri e col lieto fine garantito. Di cosa meravigliarsi, quindi… ?

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    • Anonimo

      “quanto alle politiche keinesyane che durano solo per il tempo di rilanciare l’economia in termini anticiclici, ciò in parte è una forzatura del pensiero di keynes”

      No, o, il fondamento del pensiero di keynes è quello di implementare politiche di rilancio della domanda aggregata, in PERIODO DI STAGNAZIONE O RECESSIONE ECONOMICA, al fine di riportare il sistema economico SU EQUILIBRI DI PIENA OCCUPAZIONE ( o molto simile visto che i keynesiani hanno adottato anche il concetto di nayru, senza però stravolgere i senso del discorso keynesiano, per gli economisti in buona fede…), soprattutto del fattore lavoro.
      I situazioni di piena occupazione , la deflazione salariale, in termini economici NON sarebbe possibile e l’efficenza e la distribuzione del reddito ( più o meno equa qusto dipende anche da specifiche politiche redistributive…), in regime di piena occupazione sarebbe massima.

      “ma soprattutto è smentito dai fatti i quali si sono incaricati di dimostrare che la dismissione delle politiche keynesiane obbliga il capitale a tagli salariali ed in termini di posti di lavoro”

      se NON si implementano teorie keynesiane, o se le si sono applicate in modo distorto, QUESTO NON DIPENDE DALLA VALIDITÀ DELLE TEORIE STESSE.

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      • Anonimo

        correzione:

        “anche il concetto di naIru”

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      • Anonimo

        Uno potrebbe dire, si la spesa pubblica la si può fare in investimenti per il servizio sanitario nazionale di tipo universalistico, per il trasporto locale ecc… che creerebbero benessere per i cittadini ed aumenterebbero l’occupazione,

        oppure qualcun altro potrebbe seguire deliri guerrafondai e spendere risorse pubbliche in guerre mal dissimulate, producendo disagio o morti in varie parti del mondo ( senza produrre alcun valore d’uso per i cittadini di tale sgoverno guerrafondaio…).

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  • Anonimo

    La legge elettorale mi SEMBRA BUONA, NIENTE PREMI DI MAGGIORANZA (nemmeno la clausola di sbarramento ci vorrebbe…), mette ALLA PROVA LA FLESSIBILITÀ DEMOCRATICA DEI PARTITI POLITICI E DELLE ISTITUZIONI POLITICHE.

    Parola d’ordine: flessibilità.

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  • Anonimo

    I 5S , non sarebbero ne di dx ne di sx, ma cercano alleanze con Fratelli di Italia, escludendo LeU di Bersani.

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    • Anonimo

      I 5S sembrano il partito di Blair, ne di sinistra, ne di destr ( la 3a via…), CHE POI FECE PREVALENTEMENTE POLITICHE DI DESTRA.

      La peggiore UE, li avrà contagiati ?

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  • Anonimo

    Si può ascoltare:

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  • Anonimo

    L’ho detto dall’ inizio che ii 5S hanno sbagliato a proporre il misero reddito di cittadinanza, dovevano proporre il reddito di base… quando ci si accontenta di miseri provvedimenti, poi si finisce miseramente:

    https://comedonchisciotte.org/elettori-5-stelle-reddito-di-cittadinanza-e-lassalto-per-le-richieste-dei-moduli-un-caso-esemplare-di-disinformazione/

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    • Anonimo

      Effettivamente nel sito di Beppe Grillo più volte hanno trattato i tema reddito di base…per poi finire con il misero reddito di cittadinanza… secondo me verrà fuori l’ennesima itaGGlianata.

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    • Anonimo

      Però in linea di principio, gli elettori che chiedono conto del reddito di cittadinanza, fosse pure in modo un po’ disinformato, MICA STANNO SBAGLIANDO…a meno che anche quelle dei 5S NON SIANO PROMESSE DA MARINAIO.
      Poi se sto reddito di cittadinanza MIGLIORASSE diventando reddito di base, Non farebbe del male a nessuno.

      La copertura potrebbe esserci aumentando la progressività fiscale, introducendo nuovi aliquote irpef o ires, per i redditi più alti.

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    • Anonimo

      Si rivelassero tutte balle quelle dei 5S, per le prossime ( moolto prossime…) elezioni già si dovrebbe scaldare una coalizione comunista e di sinistra, per introdurre realmente un reddito di base, rottamando così gli inaffidabili 5S… un po’ di fessibilità ANCHE IN POLITICA.

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  • Anonimo

    Si può vedere:

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  • Anonimo

    “si fa strada una qualche consapevolezza della gravità della situazione, del fatto che le cose non torneranno mai più come prima per magia e men che meno per opera di partiti complici del disastro, che le forze politiche lasciate ancora per un lustro alla guida del Paese sono le principali interlocutrici del capitale internazionale e delle sue ricette, oltreché mere esecutrici dei voleri europei. ”

    per dire:

    http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=24492

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