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Archivi tag: Cinque stelle

Almanacco 2019

almanaccoIl 2018 è stato è stato l’anno delle novità nella sua prima parte, mentre la seconda ha vissuto nei paradossi e nei rinvii  concludendosi  in bellezza, si fa per dire, nella confusione generale e lasciatemi dire anche nel segno dell’ignominia: sentire il signor Monti parlare di Senato esautorato quando lui è stato il primo ad occuparlo con le truppe straniere dello spread senza una mediazione politica, rende bene tutta la vanvera di un Parlamento esautorato da trent’anni prima dai poteri affaristici nella persona di Berlusconi e poi da un complicato e contraddittorio intreccio di interessi ideologico- finanziari ed egemonici continentali. Sentire questo cinico e insignificante ometto lamentarsi del fatto che con il cedimento del governo sulla finanziaria è la prima volta che la manovra viene scritta da Bruxelles, quando la sua che ha definitivamente rovinato il Paese è stato dettata dalla troika e da J.P, Morgan, è come avere davanti  in 3d l’inconsistenza parolaia della classe dirigente del Paese  che dalla fine degli anni ’80 con la scomparsa dell’ Unione Sovietica e quella conseguente del Pci, ha vissuto di rendita sulla doppia inconsistenza geopolitica verso la Nato e verso l’Europa: una sorta di pilota automatico all’ombra della quale saccheggiare il Paese e i ceti popolari, senza dover prendere qualunque iniziativa.

E’ quasi ovvio che ogni cambiamento rispetto a questa situazione di fondo sarebbe la fine di un ceto dirigente complessivo che è attaccato allo status quo come il naufrago alla tavola di legno, anche perché non ha futuro e nemmeno lo ha mai immaginato. Di qui il paradosso di un governo prima accusato dalle opposizioni di voler entrare in conflitto con Bruxelles e poi di aver ceduto a Bruxelles e quello addirittura metafisico di criticare l’esecutivo per aver accettato i diktat di organismi dei quali gli stessi critici sono fanatici estimatori tanto da ritenerli non sindacabili, come ha appunto detto Monti. D’altro canto nella stanza dei bottoni abbiamo una forza come la Lega che è stata partecipe al massimo grado del berlusconsimo e dunque proprio di quel fatale immobilismo della subalternità compensata con una inveterata xenofobia che è il sovranismo  degli ottusi, unita a un movimento Cinque Stelle che sembra aver acquisito la consistenza di un coniglio disossato, tanto che non si capisce bene se sia nato dal progetto di creare un’opposizione parafulmine dei malumori popolari o abbia da qualche la parte la forza di diventare qualcosa che non sia magma raffreddato.

Ad ogni modo la clasa discutidora che rappresenta in questo modo anguillesco lo status quo e l’altalenante governo nato dalla volontà degli elettori di cambiare le cose si troveranno nel 2019 di fronte alla fine del quantitative easing della Bce, al raffreddamento del ciclo economico e all’assalto finale della Germania perché ora o mai più: una situazione forse peggiore rispetto alla fine della guerra perché la subalternità come situazione ideale per la rapina alla fine ha portato a una disoccupazione senza precedenti considerando che molta parte della cosiddetta occupazione è in realtà  sottoccupazione precaria, alla distruzione del 25% della base industriale, a una drammatica contrazione demografica, a una crisi di immigrazione e a una ancor più pericolosa crisi emigratoria. Per cui o ci sarà qualcosa di simile alla jacquerie dei gilet gialli che mescoli le carte in tavola, oppure alla fine ci ritroveremo al governo Mario Draghi, uno che ha già svenduto molti asset italiani per il suo tornaconto personale. La beffa finale incombe, mentre il Paese per riprendersi il futuro e rinascere avrebbe bisogno di tornare a prima della valanga neoliberista, a prima del divorzio tra Banca d’Italia e Tesoro così da non essere sotto ricatto continuo degli squali spreadisti. Siccome per esplicita ammissione di chi attuò la separazione, Andreatta in particolare, questo stravolgimento istituzionale e costituzionale fu voluto per salvaguardare i rapporti con Unione Europea ed entrare nello Sme sotto la pressione di volontà esterne e imprecisate, ecco che si torna allo snodo fondamentale dell’autonomia. Girarci attorno è solo perdere tempo.

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La resa ad oltranza

bandiera-biancaCome era prevedibile e come spesso ho scritto, le speranze che con il governo giallo verde potesse resistere all’assalto europeo, erano davvero poche e adesso si sono estinte definitivamente: la trattativa ad oltranza che si sta conducendo a Bruxelles è soltanto una resa ad oltranza condotta da Tria e da Conte che sono uomini dell’establishment euro liberista, senza che i loro referenti politici siano in grado di mettere la parola fine a questa farsa e cominciare un nuovo film. Si tratta di un errore clamoroso perché viene alzata bandiera bianca quando Bruxelles si trova in grave difficoltà e la sua voce burbanzosa è soltanto un bluff dietro il quale si nasconde la paura che il castello di carte e di denaro se ne vada in fumo. Sarebbe stato facile dimostrare agli impiegati delle oligarchie continentali che la differenza di trattamento nei confronti dei vari Paesi dell’unione (vedi in primis la Francia, solo pensando al deficit) è ormai intollerabile e mettere al centro proprio tale questione per dimostrare di voler arrivare al ventre molle, intestinale dell’ Unione e indurre a ritirare un procedimento di infrazione che non sta né in cielo né in terra.

Ma se per qualche motivo questa strada non fosse stata perseguibile, se proprio si è così succubi del partito dello spread,  allora si sarebbe dovuto mettere in campo per tempo una moneta fiscale, la cui proposta, in varie forme, è già in campo da parecchi anni ed è persino suggerita da noti e autorevoli economisti tedeschi. In aggiunta a questa manovra anti ricatto si poteva pensare anche a titoli di stato riservati ai soli cittadini italiani per far sì che la quota di debito detenuta all’interno del Paese superasse l’attutale 60 per cento che è comunque una delle percentuali maggiori del mondo Ocse. Insomma ci si poteva attrezzare in vista di un colpo di mano dei poteri di Bruxelles che sarebbe arrivato comunque, qualsiasi atteggiamento fosse stato preso dal governo dei cosiddetti populisti che proprio in quanto “infedeli” rispetto alla religione europea costituivano un’eresia. Invece nulla di tutto questo è in campo, se non una bandierina bianca scarabocchiata di illusioni non riuscendo a comprendere che Bruxelles a questo punto andrà avanti come uno schiacciasassi non accontentandosi più di nulla finché ci sarà questo governo. Del resto il materiale umano che doveva “fare l’impresa” è quello conosciuto: un bauscia  xenofobo che alterna la kippah con il colbacco, una sorta di macchietta che non ha mai lasciato il liceo e un praticante di studio  della Magna Grecia.

D’altro canto non è che altrove si peschi poi meglio: le elites residuali della sinistra ora ci dicono che “il no euro di destra” ha fallito, proprio come se la sinistra avesse mai espresso un no euro in proprio o qualche serio dubbio sull’ Europa, il nuovo feticcio che ha seppellito in un colpo solo Marx e Keynes. A parte qualche marginale o marginalizzato è tutto un dire e non dire un protestare e un accettare, una falsa dialettica priva di sintesi ovvero la cattiva coscienza di un parricidio per futili interessi.  Ma ciò che conta non è l’uno o il due per cento e nemmeno il 5 o il 6, il problema è che i movimenti che si erano presentati suonando il corno di Orlando adesso se ne stanno sotto la tenda a firmare la resa e perciò si stanno mettendo fuori gioco da soli con grande compiacimento dei renziani, dei berluscones e dei rappresentanti del grande capitale che purtroppo sono ben infiltrati al loro stesso interno. e questo è assolutamente evidente al di là dei sondaggi truffaldini di Minzolini e damazze al seguito. Non so nemmeno quanto se ne rendendo conto e se pensano davvero che possano cavarsela con qualche pasticcetto retorico del tipo cediamo su tutto, ma manteniamo le promesse: il fatto è che Lega e Cinque stelle sono due entità che non c’entrano nulla l’una con l’altra e la loro unione governativa non ha altro significato se non quello di fare da barriera contro la troika. Se questo obiettivo principale viene mancato, il governo Conte perde di senso e si ritrova  a dover conciliare programmi ed umori del tutto diversi, lasciando per giunta il Paese aperto alla vendetta dell’oligarchia nazionale e continentale.

Temo che ai protagonisti di questa vicenda non sia stata chiara fin da subito una cosa: dopo essersi esposti, dopo aver lanciato il sasso che in questo contesto è la loro elezione a danno degli alunni di Bruxelles e di Berlino, non c’è trattativa che possa fermare la volontà di sottoporre l’Italia allo stesso trattamento della Grecia e anzi le elites di comando che fanno capo a Mattarella potranno dire: ecco cosa capita a disubbidire, come se poi ubbidire non sia lo stesso.


Sbatti il Muos…stro sul Corriere

muos.jpg--Se si tratta di una cattiva causa la Voce del Padrone ossia la grande stampa seguita a ruota dal, megafono televisivo , non esita a spacciare favole a cui nessuno può davvero credere, ma che tutti vogliono credere e persino ad allearsi con i nemici conclamati che nello specifico caso italiano sono i cinque stelle variabili che pulsano come cefeidi. Così il Corriere della Sera o del Tramonto della Ragione pubblica un articolo in cui spiega che il Muos di Niscemi  sarebbe solo un grande radar. E nel sostenere questa incredibile tesi in fondo avalla il ragionamento, peraltro ovvio, espresso in questo post Siam pronti alla morte, lo yankee chiamò di qualche giorno fa. Infatti che sia solo un grande e potentissimo radar nulla toglie alle preoccupazione e alle proteste della popolazione sulle emissioni elettromagnetiche, anzi dovrebbe persino aumentarle perché un radar di una potenza adeguata a questo ipotetico scopo può addirittura friggere tutto ciò che sorge accanto nel raggio di molti chilometri e inquinare col suo flusso di microonde un ampio territorio. Quella del Corriere è dunque un’argomentazione vuota da questo punto di vista, anzi persino negativa.

Perché dunque questa uscita? Perché dire che il mega impianto di Niscemi è solo un grande radar mette l’accento sul fatto che si tratta di una postazione di avvistamento elettronico, dunque essenzialmente difensiva, testimonianza vibrante anche nell’etere dell’ eterna buona fede  dell’ amico americano. In realtà il Muos (Mobile User Objective System) è un sistema di comunicazioni satellitare che ha l’unico scopo  di aumentare la capacità offensiva delle forze americane comunicando in tempo reale o quasi con una moltitudine di sistemi d’arma: satelliti sottomarini, navi, droni, arei, truppe terrestri a stelle e strisce o se del caso alleate ( si fa per dire, per non usare la parola ascari ) consentendo un comando unico, coordinato e immediato. Naturalmente l’impianto di Niscemi è solo uno dei quattro che formano il sistema integrato e che si trovano in Usa come in Australia e alle Hawaii, dunque in sé non c’entra nulla con la Sicilia e men che meno con la teorica difesa nel mediterraneo: è un’espressione di potere globale.

Collegato a questo c’è un altro e più importante motivo per sparare la balla del mega radar: se la postazione è essenzialmente difensiva, la probabilità che essa sia sottoposta a un attacco diventa se non remota, almeno accettabile sia pure nella logica orribile della guerra. Se al contrario si tratta di una postazione vitale per l’attacco globale come in effetti è il Muos, allora diventa un obiettivo primario, da distruggere nelle prime fasi di un conflitto, ovvero significa che è già sotto tiro. Insomma il rischio aumenta in maniera esponenziale e fa anche un balzo di qualità per così dire, visto che il gioco è così importante da valere una candela nucleare per rendere sicura la sua distruzione. Di certo il Corriere ha tutto l’interesse a distogliere l’attenzione da questo fatto, anche a costo di non evidenziare che il rischio elettromagnetico rispetto a una serie di mega radar è più ridotto, sia per l’orientamento delle antenne, sia per le radio frequenze utilizzate.

In effetti tutta la questione, fin dal suo inizio, è stata focalizzata da una parte e dall’altra sulla questione delle emissioni che di certo è importante, ma che lascia anche grande spazio alle interpretazioni in un campo dove la pericolosità, ancorché quanto mai plausibile, non è provata con certezza e in cui i limiti derivano più che altro da principi di precauzione che hanno dimostrato di essere quanto mai elastici e funzionali agli interessi in gioco. Ma in realtà il fatto che il Muos costituisca una militarizzazione totale della Sicilia e la sua trasformazione in obiettivo primario in caso di guerra è stato trascurato, anche perché quando il progetto del Muos fu messo  a punto dalla marina americana, ovvero una quindicina di  anni fa, si pensava che i nemici di elezione non fossero in grado di colpire a tanta distanza senza che i suoi missili o aerei venissero  prima distrutti. Poi sono comparsi i missili ipersonici russi e i missili navali cinesi di fatto non intercettabili dalle attuali difese Nato: il problema cambia completamente di aspetto, soprattutto per le popolazioni costrette ad accettare di diventare ostaggi sacrificabili oltre che che vittime potenziali delle emissioni .

Ecco perché la questione assume un significato politico e strategico molto più forte di prima, cosa che spinge i giornaloni del padrone persino a darsi la zappa sui piedi pur di non farlo emergere. Ed è anche per questo che il governo dovrebbe finalmente battere un colpo serio in direzione del minimo sindacale della sovranità. Anche perché è probabile che una delle stazioni del Muos sia stata collocata in Sicilia non solo per comodità logistica vista l’esistenza della base di Sigonella, ma anche perché l’Italia ventre molle di qualsiasi organismo immaginabile, è stata probabilmente l’unica ad accettare di diventare un bersaglio certo. O ci sono delle penali anche per il desiderio di non essere distrutti?


Il tip Tap delle quinte colonne

1459371653-tapI Cinque Stelle, tanto per cambiare, sono sotto attacco, ma questa volta  rispetto alla loro stessa base, per aver prima tentennato e poi ceduto su due battaglie nelle quali erano stati protagonisti quando non erano al governo ovvero il Muos di Niscemi e la Tap in Puglia. Francamente le probabilità che si potesse in qualche modo fermare la grande base di telecomunicazione satellitare statunitense, già peraltro operante, erano pari allo zero assoluto, visto che si trattava di una battaglia già persa nel 2013, quando Regione Sicilia e governo nazionale si scontrarono sulla questione: l’Italia non è nella posizione di poter mettere becco sulle decisioni americane anche se la base può essere dannosa per la salute dei cittadini a causa delle sue emissioni elettromagnetiche o ancor peggio quando si propone come bersaglio assolutamente prioritario per qualsiasi eventuale nemico “serio”. Un’ora dopo lo scoppio di un eventuale guerra Niscemi e Sigonella saranno cenere semplicemente perché il primo atto di ostilità partirà proprio dalle telecomunicazioni ormai vitali per qualsiasi battaglia.

Sulla Tap c’erano più probabilità di evitare la costruzione di un gasdotto del tutto inutile per il Paese, ma anche qui solo apparentemente: gli ordini venivano anche in questo caso dall’alto, ovvero dall’estremo occidente ed imponevano la costruzione dell’opera perché essa doveva servire ad evitare che il centro europa fosse troppo dipendente dalle forniture della Russia o da quelle che comunque dovevano attraversare il suo territorio. Cosa che non alcun senso per il nostro continente e men che meno per la nostra penisola, ma che nasce da menti decisamente malate. Nell’ambito nella nuova e artificiale guerra fredda dei serial killer a stelle e strisce la valenza geopolitica della Tap è  abbastanza simile a quella del Muos sia pure in ambiti differenti e questo ci dice che la possibilità di opporsi efficacemente alle grida manzoniane dello zio Sam, sono praticamente nulle vista l’immensa quinta colonna di cui dispongono nel Paese e le capacità di ricatto esplicito o sotterraneo di cui dispongono, a cominciare dal livello finanziario sino alle operazioni bagnate. Tanto che si è arrivati persino a inventare delle enali ur di fare marcia indietro.

Forse a molti italiani sfugge il livello di asservimento del Paese: a quelli con più anni sulle spalle perché effettivamente nel trentennio successivo al dopoguerra la presenza di un forte partito comunista e la forza dell’Unione Sovietica hanno permesso una certa  limitata autonomia venuta poi meno con la caduta del muro:, a quelli più giovani perché non si sono mai posti il problema e solo adesso cominciano a percepirlo nonostante siano sottoposti a un intenso lavaggio del cervello neoliberista. La situazione  è catastroficamente peggiorata negli ultimi due decenni visto che al comando americano si aggiunto quello tedesco esercitato attraverso la Ue e la moneta unica che non permette , come si è visto concretamente di fare politica attraverso i bilancio, ossia in democrazia di fare politica tout court. Sicché la situazione non è poi molto differente da quella dell’ 8 settembre e per uscirne fuori occorre una decisa visione multipolarista, globale e non legata al globalismo schizofrenico di marca occidental – neoliberista.

Proprio per questo la vicenda della Tap  riveste un particolare interesse, perché adesso, come i funghi o le limacce dopo la pioggia, saltano fuori molti che si sarebbero detti eco – progressisti, che manifestano pentimento dicendo che in fondo il gasdotto pugliese ha un impatto poco importante sull’ambiente  e tutto sommato raggiunge lo scopo di diversificare le fonti di approvvigionamento. Il che  è una solenne sciocchezza perché  l’Italia non ha alcun interesse a differenziare le proprie fonti di acquisizione energetica se questo diminuisce globalmente le sue possibilità di differenziare la propria politica estera e dunque di affermare la propria autonomia e la propria sovranità: la Tap non serve assolutamente a nulla, visto che già le attuali fonti sono in forte surplus,  se non a creare una via del gas che bypassi la Russia, faccia arrivare gas da oscure repubbliche a dominio Usa e dunque ci immerge ancora di più nella logica delle ossessioni americane mentre da un punto di vista specifico e formale rappresenta solo una simulazione di diversificazione. Ci vuole molto poco per fare due più due e vedere che ciò che appare come una diversificazione è in realtà il suo esatto contrario, ovvero una ulteriore omologazione agli ordini di Washington. E non è certo un caso che sulla Tap dopo gli anni di proteste adesso si vada formando una corrente se non favorevole, disponibile intorno al gasdotto con il pretesto della diversificazione che semmai è un adeguamento a logiche del tutto estranee ai nostri interessi. “Viva Arlecchini/ E burattini,/E teste fini”.


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