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Castelli di carte

castello-1Sono costretto a ritornare sulle elezioni umbre perché il post di ieri scritto a botta calda va ampliato e approfondito: non si tratta solo del fatto che agitare il feticcio dell’antifascismo come ultima spiaggia per ottenere il voto nonostante tutto, non è più efficace, ma di un cambiamento storico: il collasso dell’alleanza di governo si è avuto in una delle ex regioni rosse, dove finora l’elettorato aveva visto nel Pd e prima ancora nel Pds e nei Democratici di sinistra il successore del Pci e in qualche modo lo votava in automatico turandosi il naso e coprendosi gli occhi. Questo risultato, ottenuto per giunta nel contesto di un vistoso aumento dell’affluenza elettorale, testimonia che ormai questo effetto prolungatosi nel tempo, si va esaurendo  che il Pd comincia ad apparire nelle sue vere dimensioni di formazione neo liberista, anzi creato appositamente per cancellare ciò che di socialismo ancora esisteva. Scrive Carlo Formenti: “Viene un brivido lungo la schiena leggendo sui giornali titoli come il crollo del fortino rosso (?) a commento della disfatta elettorale della coalizione giallo fucsia in Umbria. Rosso a chi? Sono più di vent’anni che l’attribuzione cromatica riferita agli eredi del Pci (non solo il Pd, ma Leu e compagnia cantante) suona come un insulto alla memoria dei movimenti operai del 900”.

Dunque i sentimenti di appartenenza dietro cui si è nascosta una visione di società diametralmente opposta a quella suggerita si stanno diradando lasciando spazio alla realtà di un partito neo liberista, senza alcuna prospettiva da opporre alle ragioni del padrone, anzi in prospettiva quello che si è più attivato nello sfascio dei diritti del lavoro, del welfare, della presenza dello stato  dell’economia, della sovranità del Paese e così invischiato nella retorica bustarellara delle grandi opere  che l’equivoco cromatico di cui parla Formenti appare più che altro un inganno strategico. Una situazione che lo accomuna al destino del Movimento Cinque stelle che tuttavia ha percorso il medesimo tragitto non in vent’anni, ma in venti mesi: presentandosi insieme in Umbria queste due formazioni hanno incarnato sia pure in modo diverso e verrebbe da dire opposto, la delusione totale delle aspettative e hanno spinto l’elettorato verso Salvini & C on foss’altro che per disperazione, per vuoto politico.  Il ceto dirigente pentastellato è stato particolarmente ottuso nel bruciare un movimento su cui molti italiani avevano investito le loro speranze non comprendendo ciò che la sinistra italiana di governo, aveva capito perfettamente: se non hai niente da dire di diverso rispetto all’avversario o se non  hai il retroterra e le palle di fare altro rispetto a ciò che ti impongono, tanto più devi alimentare l’ostilità di facciata, come appunto è avvenuto ai tempi di Berlusconi. Invece di imparare la lezione questi si sono subito aggregati a quelli con cui non avrebbero mai aver nulla a che fare e si sono messi al servizio della più vecchia e repellente classe politica. Questo tradimento dell’elettorato perpetrato in sinergia tra Casaleggio e i parlamentari era maturato ben prima della crisi di agosto  come dimostrano il salvataggio della von der Leyen al Parlamento di Strasburgo o il sussiego euroliberista  che pian piano ha preso campo nel loro discorso pubblico. Da tempo qualcosa covava sotto la brace e adesso è diventato cenere.

E’ possibile che il Pd senza l’alleanza con i “populisti” – un tema centrale per il neo liberismo elitario ed oligarchico – avrebbe preso qualche voto in più dovuto alle deformazioni prospettiche, ma non avrebbe di certo potuto suturare una sconfitta ormai storica che va bene al di là dell’effetto sanitopoli. A questo punto occorre fare di tutto perché la stravittoria di Salvini e Meloni non sia inutile e non finisca nel solito calderone degli allarmi e degli asti di piccolo cabotaggio, ma serva a capire  che l’intera politica in questo Paese, come del resto ovunque, va rifondata su basi diverse rispetto al passato, sgombrando il campo dai troppi relitti arenati sulle spiagge così come dai nerboruti bagnini del neo liberismo: un gramsciano direbbe che bisogna rifondare lo stato e con esso il popolo e viceversa.

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Scene di bassa norcinieria

conte-bianconiLa politica politicante di questo disgraziato Paese è giunta a un tale punto di degrado che ormai non si distingue nemmeno più da una farsa: così mentre un Berlusconi rincoglionito continua a raccontare barzellette sporche a Rete 4 per un pubblico che politicamente che è come il residuo fisso di stronzio nelle acque minerali, in Umbria si assiste a una “fabula”, come avrebbe detto Plauto, che ha dell’incredibile e che testimonia dello stato di coma profondo della cosa pubblica. Ed è giusto che vada narrata come si deve. Dunque ad agosto il Pd di Norcia, probabilmente in vista delle regionali anticipate alle quali ora mancano due settimane, pensa di attaccare la giunta di centro destra che governa la città, chiedendo che fine hanno fatto i soldi statali per la ricostruzione dopo il terremoto del 2016. E in vista dell’appuntamento elettorale, il sindaco Nicola Alemanno ha risposto all’interrogazione rivelando che più dell’80% dei fondi destinati alla ricostruzione post terremoto  sono finiti agli alberghi ed alle società di Vincenzo Bianconi, disinvolto ristoratore fra tradizione e innovazione cui evidentemente non dispiacciono i manicaretti dell’avvoltoio.

Insomma su 27 alberghi e strutture ricettive danneggiate dal terremoto solo 3 hanno già ottenuto i permessi per ricostruire e di questi solo due hanno già in mano i decreti con i fondi previsti. I due alberghi in questione, il Grotta Azzurra ed il Les Dependances sono appunto di proprietà di Bianconi e la cifra a disposizione sarebbe di quasi 6 milioni di euro. Ma non  basta, perché dalle carte presentate dal sindaco vi sono documenti che mostrano come nella longa manus di Bianconi e delle società riconducibili alla famiglia siano finiti altri due milioni e mezzo per i servizi di trasporto e di mensa per i moduli abitativi. Mai i piddini potevano pensare alle evoluzioni contro natura della politica nazionale, che all’ improvviso si sarebbero alleati con il M5s e che nell’ambito di questa alleanza si sarebbero trovati  con un candidato ibrido e auto propostosi alla presidenza di una regione martoriata dagli scandali sanitari prodotti dalle giunte targate Pd. E tale candidato è proprio quel Bianconi cui hanno lanciato un siluro. Qui va aperta una doverosa partentesi: in un  piccolo centro come Norcia è praticamente impossibile, specie sedendo in un consiglio comunale, non accorgersi che la ricostruzione ha un proprio monopolista, quindi l’interrogazione non era stata congegnata per sapere quel che già si sapeva, ma probabilmente come avvertimento  per qualcosa che si voleva ottenere o ripicca per ciò che non si era ottenuto: siamo dunque sempre dentro lo stesso paradigma del cortocircuito affari – politica dal quale non ci si riesce a liberare e in cui sono confluiti a pieno titolo i pentastellati.  Non a caso sulla vicenda Bianconi che fino a pochi mesi fa avrebbero cavalcato indignati, adesso tacciono.

Il tocco di classe su questa orrida e paradossale vicenda la dà Bianconi stesso che prima dello scandalo, pardon della macchina del fango come la chiama, senza peraltro smentire di una virgola i fatti o dare altre spiegazioni, aveva organizzato il solito canovaccio parolaio e al momento della candidatura aveva dichiarato: “Ho detto sì perché ho sempre cercato di contribuire al cambiamento”. Alla faccia, ma qualche tempo prima della candidatura aveva anche avuto il coraggio di dire che “In questi tre anni ( dal terremoto ndr) abbiamo stretto i denti ma non basterà. Le aziende non ce la fanno più, chi deve prendere decisioni per questa terra non vede e non sente. Non ci ascolta nessuno”. Invece qualcuno lo ha proprio ascoltato, ma solo lui, mentre tutti gli altri rimangono col culo per terra. .

Ci si dovrebbe indignare se la cosa non fosse così comica, con il Pd che si auto affonda e i pentastellati attoniti come conigli, ma anche con una stampa di regime che invece di dare la notizia la fornisce solo indirettamente partendo dalle repliche – peraltro inconsistenti dal punto di vista fattuale – di Bianconi. Dei cinque stelle non rimarranno che gli alberghi di un candidato presidente destinato alla sconfitta per un democratico avvicendamento di avvoltoi.

 

 

 

 

 

 

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Mannaggia a Rousseau

download (1)A me francamente viene un po’ da ridere se si parla di Rousseau, non dell’autore del Contratto Sociale ovviamente, ma della omonima piattaforma dei Cinque Stelle che con grande pervicacia e ignoranza informatica viene considerata come usbergo inviolabile della democrazia in rete. Ovviamente così non è: se vi leggete questo articolo e avete qualche cognizione di informatica vi renderete conto che le cose non stanno in questo modo, che Rousseau può essere un colabrodo come centinaia di altri siti che si definiscono inviolabili. Ma non è questo che interessa perché la possibile interferenza esterna è solo il meno: la falla evidente è che tramite la piattaforma una società privata gestisce di fatto un partito politico: è come se, tanto per fare un esempio, la Fiat o l’Eni o magari Mediaset, tramite dei propri rami d’azienda  gestissero le elezioni politiche, una volta informatizzate.

L’ipotesi di broglio informatico fu  avanzata da numerosi esperti al tempo dello scontro fra Bush junior e Al Gore: stranamente la partita fu decisa proprio dal voto meccanizzato sperimentato in Florida e dal contestuale conteggio informatico, una delle ragioni per cui ancora si vota con la scheda e non con un click. La facilità con cui è possibile alterare i risultati con poche righe di programmazione, magari aggiunte all’ultimo minuto prima dalla gara elettorale e cancellate subito dopo – nel caso per esempio che ci siano un certo numero di responsabili che abbiano attentamente esaminato i listati del programma – richiede di inventare meccanismi di sicurezza ben più complessi, rispetto al semplice accesso sicuro dell’elettore o dell’iscritto. Finché ci sono le schede fisiche si può sempre procedere a un riconteggio manuale, ma senza di esse diventa un enorme problema, perché nessuno è in grado di controllare l’effettiva validità dei risultati globali, anche se ciascuno può controllare il proprio voto. Infatti il maggior problema dei_Cinque Stelle, fin dall’inizio è stato appendersi anima e corpo alla Casaleggio associati, azienda che naviga nello stesso contesto culturale e fattuale del Bildelberg, ossia dell’ex nemico numero uno del movimento se proprio vogliamo fare riferimento a una qualche concrezione del neo liberismo. E a suo tempo la cosa fu esplicitamente detta da Enrico Sassoon, uno dei fondatori dell’azienda.

Liberarsi di queste ipoteche che mischiavano la guida del movimento con gli strumenti dello stesso sarebbe stato il primo passo da compiere una volta vinte le elezioni politiche e invece sembra che i “portavoce” non si sa bene se degli elettori o di qualcun altro, non sembrano nemmeno essersi accorti del conflitto di interessi da cui erano investiti. Passi finché la gestione era affidata a Gianroberto Casaleggio  che era considerato il co fondatore del movimento ( ma secondo alcuni il suo vero padre e padrone, altro che Grillo, semplice megafono), ma con la sua morte tutte queste premesse sono saltate e i Cinque Stelle avrebbero dovuto rendersi autonomi, creare una propria piattaforma, cosa peraltro abbastanza semplice e magari cominciare anche a sviluppare dibattiti e relazioni fisiche (absit iniuria verbis) anche per dare maggiore consistenza alla selezione che oggi vediamo quanto sia stata fallimentare.

Quindi affidare a Rousseau il compito di dire sì al nuovo governo è soltanto l’espressione di una politica in cattività che salta come il leone spelacchiato e dopato allo schiocco della frusta del domatore. Nessuno dei numeri riferiti è in qualche modo controllabile nella sua globalità e dunque può darsi che siano reali, inventati o manipolati con metodi informatici o prima ancora con quelli più tradizionali. Così è se vi pare insomma. E d’altra parte loro sono Casaleggio o i parlamentari del movimento e gli elettori sono sono un cazzo. Il marchese del Grillo era  profetico.


I nuovi mostri, il sequel

imagesForse domani mi sveglio e capisco che è stato tutto un sogno: che non si deve fare il governo Conte, tra manovre di corridoio e di Palazzo, ma quello Fanfani, che 40 e passa anni sono passati invano. Esiste in Italia una concrezione di potere grigio che attraversa ceti, istituzioni, corporazioni, clan e che è impossibile da scalfire, che resiste impavida guerre, cadute di regimi, crisi economiche, evoluzioni culturali, ma che alla fine rimane renitente a qualsiasi cambiamento o quanto meno ai cambiamenti che non le convengono. Cioè a tutti i cambiamenti che non sono soltanto formali o retorici. Lo si capisce anche in questa occasione dalla pervicacia con cui Grillo benedice l’alleanza del suo movimento col Pd che un po’ come se fra Dolcino si inchinasse all’inquisitore.

Si nota fra le righe il sospiro di sollievo del vecchio vaffanculista per la piega presa delle vicende politiche e per non dover più temere, adesso che ci pensano Renzi e Zingaretti, che i suoi gli combinino lo scherzo peggiore, ossia finiscano per cambiare davvero qualcosa, magari anche senza volere. Lui da buon genovese della piccola borghesia ha rappresentato la psicologia del mugugno per esprimere il quale i camalli erano persino disposti ad accettare un piccolo decurtamento della paga ( cosa che gli è in qualche modo davvero successa) ma proprio per questo socialmente innocua. In fondo è anche la psicologia della democrazia al tempo della peste neoliberista: essere una tribuna di dissenso, purché questo non abbia alcuna efficacia sulle decisioni delle elite e delle oligarchie. Si è allarmato quando i suoi hanno vinto le elezioni e da allora non è stato che tirare il culo indietro.

Se così non fosse e vista la situazione tra il drammatico e il farsesco che si è creata, ovvero l’alleanza forzosa con l’arcinemico di sempre, avrebbe almeno taciuto, lasciando alla base del movimento se non altro l’illusione che il fondatore subisse la situazione. Invece tra una visione Dio, appelli escatologici per giustificare l’alleanza con Renzi, perché nella sostanza è questo ciò di cui si tratta, e inni al cambiamento, mai cosi solenni proprio nel momento in cui lo si prende a calci, è evidente il sollievo di ritornare nei ranghi del conformismo elitario. Non è certo il solo caso di ravvedimento o di rientro nei ranghi per senso di alienazione, altri ne ho visti e subiti , ma di certo in questo caso a parte i parlamentari incollati con il mastice molecolare alle poltrone, non pochi dentro i meccanismi del movimento non vedono l’ora di barattare la presunta diversità con un felice ritorno alla banalità politica per poter godere le gioie del conformismo. Finalmente liberati dal peso gravoso della battagli e pronti ad aprire tavoli e confronti. Tutti capitan Fracassa che appena odorano la polvere da sparo si sentono a disagio e hanno l’istinto di scappare. Davvero un peccato che queste maschere della commedia dell’arte non abbiano più registi e attori in grado di interpretarne le gesta, magari in una terza edizione dei nuovi mostri.


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