Annunci

Provaci ancora Eugenio

LuChre_vScalfari è senza dubbio uno dei più rilevanti monumenti dell’antropologia italiana pur non essendo né un eroe, né un santo, né un navigatore, ma rappresenta nel migliore e nel più insospettabili modi il peggio ovvero l’ossequio per il potere che solo raramente diventa reale adesione ad esso, ma solo mezzo di potere. Caporedattore di Roma Fascista sotto il fascismo, rappresentante del liberismo di marca americana dopo la guerra e svelto ad approfittare dell’occasione di tornare in campo giornalistico quando incontrò e sposò Simonetta De Benedetti, figlia del più noto giornalista italiano del tempo dopo Montanelli, ovvero Giulio De Benedetti  direttore de la Stampa e parente dell’attuale proprietario del gruppo Espresso.  Nonché famiglia legata da sempre a doppio filo con gli Agnelli.

Le sue nuove posizioni post belliche, atlantiste, azioniste e radical – liberali collegate a una sorta di fede in una problematica eticità del capitalismo di origine weberiana, lo spinsero per due volte sulla cresta dell’onda prima come direttore ombra de l’Espresso con il famoso articolo di Cancogni su Capitale corrotta, Nazione infetta e successivamente con lo scandalo Sifar, quello del fallito golpe De Lorenzo. Proprio queste stigmate dell’ascesa di Scalfari ne consegnarono un’immagine di contraltare del Palazzo che era l’esatto contrario della sua natura di uomo in mezzo al potere. Avverso ovviamente al comunismo, e per certi versi anche alla Dc è rimasto sempre dentro la torre d’avorio con innamoramenti e tradimenti continui: così l’anticraxiano Scalfari è stato una decina di anni dentro al Psi, compresa una legislatura alla Camera, ha sbertucciato i comunisti, ma li ha lodati quando si avvicinavano alla Nato o diventavano meno comunisti nell’illusione di poterli gestire , si è innamorato persino di De Mita pensando di potere condizionare la Dc. E’ proprio in quegli anni e in quel flirt con l’intellettuale della Magna Grecia che nasce o meglio si concretizza l’idea del partito Repubblica che scorrazza nel Palazzo senza mai dubitare delle fondamenta. Del resto un decennio prima l’idea alla base della fondazione del quotidiano era quella di farne un foglio elitario che desse voce alle classi produttrici del paese contro le classi parassitarie che, evidentemente, votavano Dc. Ma naturalmente si trattava di un progetto estremamente elitario, radical chic, destinato ad andare nelle mani della gente che conta, con poche pagine, senza sport e cronaca, fatto da ragazzini e da alcuni culi di pietra cui si aggiungevano le grandi firme, la sua prima di tutte e poi di  Sandro Viola,, Bocca, Aspesi, la Mafai, Peppino Turani, Terzani: l’intento era quello di snobbare i partiti di massa e collocarsi in un’area politica che cominciava dai repubblicani e finiva con gli autonomi, cioè i lembi non clandestini del brigatismo, anche se poi l’intreccio di informazioni che venivano a Scalfari dal Palazzo, da Evangelisti come da Cossiga, da Enrico Cuccia come  da Forlani costituivano la linfa vitale del giornale e materiale per le messe cantate del direttore.

Non ci si può stupire se il quotidiano andasse male e fosse in procinto di chiudere quando Moro fu rapito e le Brigate Rosse scelsero Repubblica come veicolo della loro comunicazione. La prima foto Br faceva vedere Moro prigioniero che teneva in mano Repubblica. Scalfari, profittando della contemporanea crisi di Paese Sera e insinuandosi in un’area giovanile stanca del grigiore del Pci riuscì ad imbarcare un pubblico variamente e spesso anche vagamente di sinistra che poi lo ha seguito nell’anguilleria. L’opera fu completata successivamente con la batosta presa dal Corriere della Sera quando il quodiano milanese entrò nello scandalo P2, portandosi a casa anche una fetta di pubblico benpensante e moderato cui si dava in pasto la difesa della democrazia formale e delle istituzioni. In realtà a Scalfari era stata persino offerta una quota del Corsera piduista e l’avrebbe anche presa se la redazione non si fosse sollevata contro quel tipo di partnership. Furono i tempi d’oro del giornale che terminarono con l’ascesa di Berlusconi, l’acquisizione totale della testata da parte di De Benedetti, il lodo Mondadori e l’ingaggio del quotidiano in una battaglia di azionariato e conflitto di interessi. Che sfociarono con le dimissioni di Scalfari nel ’96 e la sua trasformazione in padre nobile e in qualche modo di direttore occulto. Ma anche questa violenta opposizione verso il Cavaliere ha sempre avuto caratteri più di etichetta del capitalismo che di politica. Poi lo sappiamo Scalfari è stato dalemiano ai tempi di D’Alema, prodiano ai tempi di Prodi, montiano ai tempi di Monti, un babà con Napolitano, letttiano con Letta, papalino con papa Francesco, renziano con Renzi. Un anno fa dichiarò che sarebbe stato con Berlusconi contro Di Maio e oggi dice che è meglio di Maio che Salvini nonostante quest’ultimo sia in strettissima alleanza con il Cavaliere, suscitando così le ire dell’establishment paleo europeista di cui tuttavia fa pienamente parte.

Badate bene non parla mai di elettori, di popolo, di necessità, di uguaglianza, di lavoro e di diritti, ma solo di personaggi, di vertici, di potere, di manovre. E tuttavia Scalfari è abilissimo a non consegnarsi mai del tutto, come accade invece per certa informazione spenta e grigia che ha grande difficoltà a cambiare i proprio feticci o a trovare un minimo di autonomia dai luoghi comuni: lui è talmente uomo di palazzo che ci sguazza dentro come una guida turistica o un ladro, come un custode o un direttore, ma mai come un visitatore. Questo è il suo vero Eugenio.

Annunci

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

54 responses to “Provaci ancora Eugenio

  • Provaci ancora Eugenio | NUOVA RESISTENZA antifa'

    […] Sorgente: Provaci ancora Eugenio | Il simplicissimus […]

    Mi piace

  • Anonimo

    Imprenditori, seppure non proprietari sono considerati puree i dirigenti della società per azioni spesso lautamente, e comodamente stipendiati… beh , quando chessò una banca tipo Monte de Paschi, fallisce ed il dirigente si dichiara irresponsabile o confonde le carte per non risultare responsabile… beh, quella è una forma di fraudolenza o malafede, che genericamente si potrebbe definire per eufemismo, cialtroneria…

    ma si può definire anche avidità poiche si pretende di percepire un’alto reddito ma non si vuole assumersi le responsabilità delle scelte che un dirigente fa e per le quali può sbagliare… il rischio di impresa vine scaricato spessissimo sulle classi subordinate.

    Detti prenditori, usando la leva del ricatto occupazionale, richiedono continuamente assitenzialismo per i capitale e per loro che lo amministrano, in modo non molto capace, certamente in modo ingiustificato rispetto ai redditi che percepiscono in relazione alla produttività e utilità sociale che forniscono.

    Mi piace

  • Anonimo

    “Ciò trova un ostacolo negli imprenditori , tanto più se piccoli, quelli piccoli così ammirati dai 5 stelleche sparirebbero se vi fosse un processo di modernizzazione del sistema produttivo italiano, molto utile però ai salari ed al livello di vita degli italiani,”

    Esatto anche i piccoli imprenditori godono di una forma di assistenzialismo che tramite legislazione ad oc per agevolare la loro permanenza sul mercato nonostante le ridotte economie di scala, ad esempio, che caratterizza le piccole imprese.

    Il prenditore italiano, ragiona spesso da Padrone ottocentesco più che da imprenditore facente parte di un economia nazionale.

    L’economia dell’ italia, è sicuramente più rachitica di quella , chessò svizzera o giapponese

    Mi piace

  • Anonimo

    ” diciamo che le politiche keynesiane in Italia, sono state applicate all’italiana, costruzione ( gli “investimenti pubblici in grandi opere” … inutili…) di viadotti autostradali fra gli appennini il cui costi aumentavano di anno in anno spropositatamente, che al momento della loro conclusione manco si riuscivano a ricongiungere fra i loro estremi per concludere l’opera normalmente, TAV, Salerno-Reggio Calabria ed altro, dove il moltiplicatore keynesiano probabilmente era in perdita o andava a finanziare aziende controllate da mafie varie, PESANTI SPRECHI PUBBLICI…”

    a titolo di puro esempio:

    http://www.macchinedilinews.it/e-i-viadotti-crollano/

    https://www.architetturaecosostenibile.it/architettura/progetti/in-italia/high-line-roma-viadotto-947/

    Mi piace

  • Anonimo

    “il debito pubblico implica inflazione, aumentata dalla conseguente scala mobile, e dagli interessi sul deficit spending che deve essere finanziato (esso in una economia keynesiana deve essere sempre rilanciato)”

    il deficit spendig nelle teorie keynesiane serve a rilanciare l’economia in recessione ( in periodo di vacche magre…) , NON È UNA POLITICA STABILE E STRUTTURALE !
    Una volta rilanciata l’economia, per un certo periodo potrà svilupparsi autonomamente.

    Nel contesto dei vincoli UE-UEM, Non sarà possibile implementare politiche keynesiane libere ed efficaci.

    Mi piace

    • Anonimo

      Il deficit spendig è una(!) politica keynesiana anti ciclica, non strutturale … certo se l’economia di un paese è strutturalmente in recessione…. beh , ma allora è proprio il paradigma ed il contesto economico che NON funziona, tipo quello dell’UE-UEM.

      Mi piace

  • jorge

    “in certi paesi come la svizzera, i salari sono sempre stati piu alti che in italia, anche quando gli attuali flussi migratori verso l’italia non c’erano ancora”

    Tradotto: gli imprenditori svizzeri tendenzialmente hanno avuto più a cuore il benessere collettivo nazionale, rivelandosi perciò meno avidi o cialtroni…

    questo aldilà dell’arretratezza economica dell’Italia, dovuta anche come peraltro accenna Jorge stesso, all’eccessiva avidità o cialtroneria degli imprenditori italiani.
    .,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,,

    non è avidita o cialtroneria, è la struttura produttiva dell’italia, e la sua posizione nella divisione internazionale del lavoro ( non si può pretendere che l’ imprenditore di raqqua agisca come quello di amburgo)

    il keynesismo è già fallito perchè :

    il deficit spending come debito pubblico non veniva ripagato con la tassazione sulla crescita economica, essa si fermava nella stagflazione, lo shoch del petrolio non c’entra, se non in parte, i picchi di inflazione si ebbero quando il prezzo del greggio si era gia ridotto

    il debito pubblico implica inflazione, aumentata dalla conseguente scala mobile, e dagli interessi sul deficit spending che deve essere finanziato (esso in una economia keynesiana deve essere sempre rilanciato), addirittura la lira viene svalutata dal governo per ammortizzare gli interessi sul debito ,

    Stampare moneta e basta, porta l’inflazione all’estremo, Ad un certo punto la lira, con l’inflazione si indebolisce con sempre maggiore rapidità , chi commercia con l’italia ti mette già in conto il sovrapprezzo che compensi la svalutazione di domani mattina, l’italia vende ad un prezzo che già domani risulta inferiore a quanto possibile, si prospetta di essere tagliati fuori dagli scambi internazionali ( è ciò che stava avvenendo nel picco della crisi 70 ed anche primi 80

    a questo punto per evitare il collasso, o devi tornare al liberismo ( bassi salari, niente scala mobile, fine spesa pubblica, cosa ottenuta con la globalizzazione capitalistica). Oppure, per evitare il collasso, devi procedere verso una socializzazione maggiore dell’economia, prezzi imposti dallo stato, colpire i ceti possidenti per ripianare il bilancio dello stato etc. Ovvero, le politiche keynesiane, per potere continuare, devono fare il salto di qualità e procedere verso politiche di maggiore socializzazione o programmazione economica, ma allora la questione diventa una questione di classe

    in molti non riescono a capire che al fondo delle politiche keynesiane c’e questa scelta, procedere verso il socialismo o tornare indietro, a questo punto subentra l’inganno della Nazione, in nome della quale anche i lavoratori devono contribuire ai sacrifici, ma così la maggiore socializzazione dell’economia non viene messa in cantiere, e si torna poco alla volta al liberismo

    chi non ricorda, per fare un minimo esempio, l’equo- canone, o il taglio alla scala mobile fatto prima con l’ accordo di Lama, e poi pochi anni dopo con Craxi ? Erano le oscillazioni che potevano portare alla programmazione o al liberismo, vinse il liberismo anche perchè il Pci usò l’inganno della nazione per fare accettare sacrifici ai lavoratori (su questo terreno vince il capitale perché nella collaborazione con i lavoratori ha più potere di questi)

    al fondo delle politiche keynesiane c’è la scelta tra neoliberismo ed economia, scelta che si e proposta in tutto l’occidente avanzato che era keynesiano, ed h vinto il neoliberismo, l’inganno è stato sempre la nazione

    Oggi, con i debiti pubblici che conosciamo (col keynesismo del dopoguerra non c’erano), non ci sarebbe il tempo per avere politiche keynesiane, si porrebbero subito problemi economici gravi, ovvero la scelta tra programmazine e liberismo si porrebbe prima, In altre parole si porrebbe prima la scelta di CLASSE che c’e al fondo delle politiche keynesiane
    ………………………………………..

    Chiedetevi perchè, in luogo di ricostruire la storia, come fatto molto brevemente di sopra, in tanti preferiscono parlare di complotti, o di avidità senza la quale tutto andrebbe bene, o di scelte sbagliate indotte dalla neolingua o dalla stupidita dell’americano medio.

    o perchè i pochi economisti keynesiani parlano di politiche keynesiane in astratto e non per quello che hanno dimostrato di essere nella loro applicazione reale, salvo poi convertirsi alla flat tax appena possono avere una posizione di potere (( tipo bagnai)

    E’ , per i primi, cercare scorciatoie, per gli economisti keynesiani cercare spazi in politica o nell’accademia, infatti poi a ben vedere non propongono davvero poltiche keynesiane ma una loro ombra sbiadita

    Mi piace

    • jorge

      anonimo poi, semplicemente salta i dati di fatto, sul keynesismo come sugli immigrati, (se non vengono loro qua e l’imprenditore italiano a delocalizzare, nei loro paesi di origine etc )

      questo atteggiamento inerisce al pensiero mitico e non a quello razionale, la stessa cosa fa il simplicissimus, a mia memoria su questo blog solo learco ha parlato di keynesismo in termini razionali e non mitologici

      non ero d’accordo con learco, ma egli non riproponeva il passato e basta, parlava di keynesismo ed autarchia, per quanto ciò si scontrerebbe ( secondo me) con la necessità di trasformare anche i rapporti di classe

      Mi piace

      • jorge

        alla radice di tutte le proposte di gestione del capitalismo poi, keynes compreso, c’e il fatto che il capitalismo deve superare il calo dei profitti, un fenomeno gia osservato da smith ricardo ed anche marx.

        anche qui , sono dati di fatto, lo dicono le statistiche borghesi

        Mi piace

      • Anonimo

        La caduta del saggio di profitto si può ovviare in parte con l’innovazione di prodotto, e in parte di processo, aumentando cioè il valore aggiunto del prodotto stesso…

        Mi piace

    • Anonimo

      Si diciamo che le politiche keynesiane in Italia, sono state applicate all’italiana, costruzione ( gli “investimenti pubblici in grandi opere” … inutili…) di viadotti autostradali fra gli appennini il cui costi aumentavano di anno in anno spropositatamente, che al momento della loro conclusione manco si riuscivano a ricongiungere fra i loro estremi per concludere l’opera normalmente, TAV, Salerno-Reggio Calabria ed altro, dove il moltiplicatore keynesiano probabilmente era in perdita o andava a finanziare aziende controllate da mafie varie, PESANTI SPRECHI PUBBLICI…

      Quando Jorge parla di politica economica di classe, infondo allude anche al modo in cui , DAL PUNTO DI VISTA KEYNESIANO, è formata la domanda individuale a livello micro economico: È PIÙ CONVENIENTE INCREMENTARE I SALARI BASSI (particolarmente in momenti di crisi economica…) DICEVA KEYNES, POICHÉ SONO I SALARI CHE HANNO LA MAGGIORE PROPENSIONE AL CONSUMO… i maggiori , anche privati (!!) periodo di crisi economica agiscono come moltiplicatore “della spesa” ( privata nel caso dei singoli salari…), contribuendo in ultima isntanza all’incremento del reddito nazionale o PIL…è il famoso “FAR GIRARE L’ECONOMIA”.

      Quindi da quel che capisco la cosiddetta politica di classe è già prevista, almeno in parte, nelle teorie keynesiane, nel concetto stesso di propensione al consumo… per dire gli 80 euro di Renzi. è un provvedimento di redistribuzione del reddito ( compensato da aumenti iva vari, che lo hanno ridotto…), che tiene conto del concetto di propensione al consumo… un modo per rilanciare, seppur di poco i consumi, che in parte ha funzionato visto che magari di poco(!!), il PIL è aumentato.

      A noi quello che ci impedisce di applicare più vigorosamente teorie economiche keynesiane è il contesto UEM-UE.
      Bisogna dire che, con i debito pubblico attuale formatosi in modo criticabile e contestabile, NON solo per errori nella spesa pubblica italiana ( vedi la spesa per interessi sul debito pubblico da quando l’italia non ha più una banca prestatrice di ultima istanza, può costituire un limite alla possibilità di deficit spendig, come si può capire che il Giappone ( che probabilmente applica politiche di deficit spending più efficaci di quelle italiane, o le ha applicate nel tempo…)HA UN DEBITO PUBBLICO SUPERIORE AL NOSTRO, ma la sua economia, magari per forza di cose È MAGGIORMENTE IN SALUTE DELLA NOSTRA POICHE NON CONDIZIONATA DAL CONTESTO UEM-UE.

      Il Giappone avrà pure una produzione, mediamente a più alto valore aggiunto di quella italiana, ciò non toglie che AL DI FUORI DEL CONTESTO UE-UEM, l’italia POTREBBE IMPLEMENTARE POLITICHE KEYNESIANE PIÙ LIBERE, e se fatte seriamente, più efficaci.

      Le grosse aziende giapponesi , NONOSTANTE UN RAPPORTO DEBITO/PIL CHE IN GIAPPONE È DEL 200%, RIESCONO AD ACQUISIRE GRANDI AZIENDE ITALIANE ( LE AZIENDE GIAPPONESI, CIOÈ IN UN CONTESTO DI QUEL TIPO SONO IN SALUTE…), vedi “l’acquisto” da parte dell’ Hitachi di Ansaldo Breda.

      Mi piace

  • Angelo Kinder

    La lingua del nostro (non)E’ungenio è talmente intasata di cespugli composti da peli di deretano dei potenti che si sono succeduti tra Prima, Seconda e Terza Repubblika che intasandogli la deglutizione lo portano a biascicare frasi e parole di non-senso incompiuto.
    Triste, Solitario y Final…

    Mi piace

    • jorge

      non avevo letto deretano, avevo pensato che i peli fossero quelli d’ innanzi, secondo me i cespugli contengono anche questi

      Mi piace

  • Anonimo

    Problemi “politico-giurisdzionali” ?
    Forse li pagherà il solito pantalone.

    http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/?p=24492

    Mi piace

  • Anonimo

    Le più grandi crisi sono sempre state causate da squilibri nella remunerazione dei fattori produttivi Kapitale/Lavoro, SOLITAMENTE A SCAPITO DEL LAVORO…
    ECCO POSSIAMO DIRE CHE IN SVIZZERA STANTE LA QUOTA SALARI MAGGIORE CHE IN ITALIA CI SARÀ PROBABILMENTE MINORE CRISI ECONOMICA, sempre che si consideri il fatto che È LA DOMANDA CHE DETERMINA L’OFFERTA, in ottica keynesiana.

    Mi piace

    • Anonimo

      più banalmente:

      Maggiori salari – maggiori consumi – maggior produzione – maggiori investimenti; questo tendenzialmente.

      Mi piace

  • Anonimo

    “in certi paesi come la svizzera, i salari sono sempre stati piu alti che in italia, anche quando gli attuali flussi migratori verso l’italia non c’erano ancora”

    Tradotto: gli imprenditori svizzeri tendenzialmente hanno avuto più a cuore il benessere collettivo nazionale, rivelandosi perciò meno avidi o cialtroni…

    questo aldilà dell’arretratezza economica dell’Italia, dovuta anche come peraltro accenna Jorge stesso, all’eccessiva avidità o cialtroneria degli imprenditori italiani.

    Mi piace

    • Anonimo

      Per dire, con tutte le criticità del caso, A ZURIGO STANNO SPERIMENTANDO IL REDDITO DI BASE, NON QUELLA FETECCHIA ALL’ITAGLIANA, DEL REDDITO DI CITTADINANZA GRILLINA.

      Mi piace

    • Anonimo

      NON è poi solo una questione di reddito ( reale o meno…) , ma è proprio una questione di quota salari ( a livello nazionale…).

      Sono dinamiche di ripartizione del reddito fra capitale e lavoro, che in Svizzera SONO PIÙ FAVOREVOLI AL LAVORO, a livello macroeconomico (!!) nazionale .

      Mi piace

  • jorge

    Bisogna tener presente che, se non vengono gli immigrati quì, i nostri imprenditori delocalizzerebbero in paesi lontani più che adesso, non si risolve il problema puntando il focus sugli immigrati ma vanno affrontate altre questioni
    —————————————

    in certi paesi come la svizzera, i salari sono sempre stati piu alti che in italia, anche quando gli attuali flussi migratori verso l’italia non c’erano ancora

    il differenziale con l’italia, dove i salari sono piu bassi, dipende non da un esercito di riserva straniero entrato in italia, ma soprattutto da altri fattori.

    1 ) prima della crisi le aziende italiane producevano ed esportavano prodotti finiti, oggi le nostre aziende esportano di nuovo in maniera significativa e nei settori di sempre, ma sono subfornitrici di filiere che hanno la testa altrove. Di conseguenza, si appropriano di quote di valore inferiori che prima della crisi, ed i salari non possono che essere più bassi

    2) la scarsa produttività delle aziende italiane, mediamente gli impianti sono arretrati di quasi 20 anni rispetto ai paesi più avanzati a livello mondiale, la dimensioni piccole delle aziende non consentono investimenti ed economie di scala,

    Per queste ragioni i nostri imprenditori devono recuperare rispetto ai concorrenti esteri più avanzati, e lo fanno sfruttando il basso costo del lavoro. Gli immigrati come esercito di riserva, sono un aspetto limitato e parzale dei problema dei bassi salari in italia,

    Vale a dire, si deve parlare indagando le dinamiche reali , concretamente nelle realtà produttive gli immigrati sono inquadrati con i contratti peggiori, gli imprenditori risparmiano e proprio per questo pagano meglio la manodopera italiana,

    Senza lo sfruttamento degli immigrati la manodopera italiana starebbe peggio, per le anzidette caratteristiche di arretratezza il sistema produttivo italiano può lasciare ai salari solo quote minime, senza lo sfruttamento degli immigrati il nostro sistema produttivo probabilmente sarebbe già collassato, o sopravviverebbe danneggiando ancora di più il livello di reddito dei lavoratori italiani
    ————————————

    i lavoratori italiani, comunque malpagati, i disoccupati, etc, potrebbero trarre qualche giovamento solo da serie politiche industriali che nell’attuale panorama di crisi, e per la struttura anzidetta del capitalismo italiano, dovrebbero essere notevolmente dirigistiche e rivolte ad una ristrutturazione del sistema produttivo.

    Ciò trova un ostacolo negli imprenditori , tanto più se piccoli, quelli piccoli così ammirati dai 5 stelleche sparirebbero se vi fosse un processo di modernizzazione del sistema produttivo italiano, molto utile però ai salari ed al livello di vita degli italiani,

    E’ solo la propaganda che descrive gli “imprendtori italiani come competenti e capaci, , il potere fa di tutto per colpevolizzare i lavoratori se no questi non accetterebbero i continui sacrifici,, le magagne del sistema non sono chiare ai più

    Mi piace

    • Anonimo

      Si, gli imprenditori italiani fra l’altro, rischiano una minima parte di capitale proprio per costituire e finanziare l’azienda… i rischio di impresa preferiscono scaricarlo sui lavoratori o sulle banche ( ed in ultima sul contribuente, spesso lavoratore dipendente…), più di quello che farebbe un impresa europea.

      Comportamenti simili a quelli descritti da Jorge e da me, denotano un chiaro menefreghismo nei confronti del benessere nazionale da parte dei Prenditori … si deve tornare, magari migliorando rispetto al passato, ad uno Stato regolatore dell’economia…a paradigmi economici keynesiani…

      certo che CON STO SFACELO DI SISTEMA PARTITICO, non c’è di che pensare positivamente a riguardo !

      Mi piace

  • Anonimo

    Melenchon, propone, il ritorno all’indipendenza dalla NATO, per la Francia ( ma in Francia esiste ancora un minimo di orgoglio nazionale…). cose simili in Italia, Non pervenute .

    Mi piace

  • Anonimo

    Boicottaggi elettorali ?

    Mi piace

  • Anonimo

    Per dire:

    Mi piace

    • Anonimo

      qui:

      e qui:

      Mi piace

      • Anonimo

        Singolarmente,o forse NO, nel filmato di Realfonzo, si vede che la quota salari in Italia è inferiore, che in UME , UE, ma t della Svizzera, paese PIÙ DEMOCRATICO E PIÙ NAZIONALISTA dell’Italia.

        Mi piace

      • Anonimo

        In Svizzera e nella UME, infatti il maggior senso del benessere collettivo nazionale si contempera con una maggiore coscienza di classe ( nazionale) fra i lavoratori , i quali sono abbastanza allergici agli eserciti industriali di riserva, oltre a trovarsi in economia tendenzialmente a maggiore valore aggiunto rispetto a quella italiana.
        Negli ultimi anni poi le aziende a maggiore valore aggiunto italiane , anche in forza delle distorsioni economiche introdotte dall’euro,sono state “acquisite” da altre aziende di Francia e Germania soprattutto, in Europa, hanno.

        Vedi Ducati,Lamborghini, Ansaldo Breda, ecc…

        Mi piace

      • Anonimo

        All’estero poi, Non hanno il clero cattolico che pontifica ( solitamente ai cittadini italiani, molto meno a se stesso…), sull’accoglimento SICURAMENTE solidale di ogni straniero si presenti ai confini , qualsiasi motivo reale.

        Mi piace

      • Anonimo

        O comunque detto clero, pontifica meno, e Non “a reti unificate”.

        Mi piace

      • Anonimo

        correzione:

        la quota salari in Italia è inferiore, che in UME , UE, (ma soprattutto è inferiore della) Svizzera, paese PIÙ DEMOCRATICO E PIÙ NAZIONALISTA dell’Italia.

        Mi piace

  • jorge

    Lei ragiona come un turbo capitalista…abbastanza facile risponderle, CHE COSA PRODUCONO A FARE GLI IMPRENDITORi, SE NON HANNO UN MERCATO NAZIONALE CHE ASSORBE I LORO PRODOTTI ?

    il modo di vedere le cose che anonimo a ragione contesta, è quello che secondo pensano i 5 stelle, perchè rivolti alla concordia nazionale, non è il mio modo di ragionare

    Mi piace

  • Anonimo

    “siamo tutti la stessa NAZIONE, tutti sulla stessa barca, la ricchezza la creano gli imprenditori, quindi bisogna dare mano libera ali imprenditori, se no cosa si redistribuisce ?”

    Lei ragiona come un turbo capitalista…abbastanza facile risponderle, CHE COSA PRODUCONO A FARE GLI IMPRENDITORi, SE NON HANNO UN MERCATO NAZIONALE CHE ASSORBE I LORO PRODOTTI ?

    Mi piace

    • Anonimo

      “ma i 5 stelle sono per la NAZIONE”

      i 5stelle erano pro jus soli per GLI IMMIGRATI, NON per i connazionali:

      https://www.nextquotidiano.it/qmovimento-5-stelle-ius-soli/

      erano pure per un (disperato…) referendum sull’euro.

      Mi piace

    • jorge

      questo modo di vedere le cose, è quello che secondo me pensano i 5 stelle, perchè rivolti alla concordia nazionale, non è il mio modo di ragionare

      Mi piace

      • Anonimo

        Singolarmente, il PD di Renzi , nell’arco parlamentare,È SITUATO A SINISTRA DEI 5S …

        Mi piace

      • Anonimo

        Il problema, è che in Italia particolarmente, dove NON c’è un minimo senso della Nazione ( c’è il senso del clericalismo, del fascismo, del familismo, del clientelismo, del mafiosismo, del femminismo, dell’esterofilia,MA NON della Nazione…), quando si parla di Nazione la si intende in senso o fascista o comunque di destra, pro imprenditori tendenzialmente turbo capitalisti ( da alcuni storici o economisti definiti retrivi…).

        Mi piace

  • jorge

    non è da escludere che i 5 stelle si rivelino a favore del femminismo maligno-imperialista..

    Mi piace

  • jorge

    comunque, è davvero impressionante, almeno per me, come i 5 stelle,assomiglino davvero alla vecchia democrazia cristiana, dal momento che almeno in linea di principio non vorrebbero scontentare nessuno, ma proprio nessuno

    una cosa però di loro mi piace, cioè il fatto che al sud, dove ovunque superano il 50 %, senza ma avere governato, nei fatti sono riusciti a disintegrare il sistema clientelare e familistico di quei territori che mai era venuto meno nella storia, .

    Mi spiego meglio, al sud , almeno in qualche misura, l’elettorato si è svincolato da una tradizione omertoso-clientelare- familistico meridionale -amici degli amici- compare e comparielli- tu a me/io a te – do ut des-minchia S.rosalia processione – clerico paramafia

    mentalità presente anche al nord ma al sud sicuramente più forte e radicata

    Mi piace

  • Anonimo

    Questi dei 5S , sin dall’inzio dicevano ne con la destra ne con la sinistra… MA A COSA ASPIRANO ?

    Ad una democrazia plebiscitaria … un berlusconismo2 , la vendetta, insomma ?

    Mi piace

  • jorge

    ma i 5 stelle sono per la NAZIONE, di maio ha detto che finora ci hanno messi l’uno contro l’altro, nord contro sud, giovani contro anziani, LAVORATORI contro IMPRENDITORI

    di cosa si lamenta anonimo, adesso di maio fa la flat tax, il salario sociale, tutto e il contrario di tutto..

    resta da vedere se i 5 stelle faranno fuori la loro ‘ala di sinistra o quella di destra, io non ho dubbi… nel richiamo della nazione privilegeranno la confindustria, che già li corteggia, alcuni dicono su input di mattarella, altro che abolire il jobs act

    siamo tutti la stessa NAZIONE, tutti sulla stessa barca, la ricchezza la creano gli imprenditori, quindi bisogna dare mano libera ali imprenditori, se no cosa si redistribuisce ?l

    Funziona sempre così quando si dive che non esistono destra e sinistra ma solo la comunanza di interessi della NAZIONE, a livelli di violenza ovviamente maggiori, anche hitler vinse contro destra e sinistra ed in nome della Nazione, poi fece fuori l’ala sinistra del suo partito con la notte dei lunghi coltelli.

    Non solo uccise i vertici delle camice brune (SA), sostituendole con le SS, ma fece fuori otto e karl strasser, capi dell’ala di sinistra

    Mi piace

    • Anonimo

      “ma i 5 stelle sono per la NAZIONE”

      i 5stelle erano pro jus soli per GLI IMMIGRATI, NON per i connazionali:

      https://www.nextquotidiano.it/qmovimento-5-stelle-ius-soli/

      erano pure per un (disperato…) referendum sull’euro.

      Mi piace

      • Anonimo

        Purtroppo i 5S, sembrano un novello PD, dicono una cosa, e ne fanno un altra… il PD vuol dirsi un partito di sinistra e, a livello meramente formale-bigotto, lo è ( sta a sinistra dell’arco parlamentare come poltrone…)…poi, però fa politiche di destra.

        Figuriamoci, il 5S che si dice ( gli effetti dei loro comportamenti politici, sono però prevalentemente di destra, fosse pure globalista o turbo capitalista…) “ne di destra, ne di sinistra”… ultima mente Grillo li ha definiti come una democrazia cristiana ( lo diceva in un senso quasi trasformista…)…stamo messi bbene… siamo passati alla 3a repubblica per tornare agli aspetti più deleterii della prima…
        il nuovo che avanza.

        Mi piace

      • Anonimo

        “il PD vuol dirsi un partito di sinistra e, a livello meramente formale-bigotto, lo è ( sta a sinistra dell’arco parlamentare come poltrone…)…poi, però fa politiche di destra.”

        Il Pd Non è stato sicuramente un partito nazionalista o sovranista… ma le POLITICHE DI DESTRA (turbo capitalista…) LE HA IMPLEMENTATE COMUNQUE.

        Oh..si dicano di destra, si dicano di sinistra, si dicano ne di destra ne di sinistra, poi va a finire che fanno politiche di destra… COLPA DEL PILOTA AUTOMATICO (sto sbandamento a destra…)?

        Mi piace

      • Anonimo

        Un partito che voleva coalizzarsi con l’ALDE, sarebbe nazionalista italiano ?

        http://www.lepoca.org/alde-e-m5s-cronaca-di-un-flirtuna-friendzoneuna-carnevalata/

        Mi piace

    • Anonimo

      “anche hitler vinse contro destra ”

      e chi c’era più a destra di lui ? 8(

      Mi piace

    • Anonimo

      Lei Jorge, poi, sa benissimo, che IO quando parlo di Nazione, parlo di Popolo-Nazione, praticamente considerata nella sua composizione, coincide soprattutto (!!) con le classi subalterne.

      Poi, come vede, aldilà delle criticità del periodo nazista, NEMMENO A HITLER PIACEVANO I NAZIONALISTI DI SINISTRA, forse perché erano “nazionalisti per davvero”,( o lo erano più di Hitler, che portò la nazione allo sfascio con i suoi delirii totalitari ed imperialisti…) e non troppo manovrabili dall’estero ( magari in funzione spiccatamente anti russa…a proposito di lobby che finanziarono, fosse anche indirettamente, il nazismo).

      Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: