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Intelligenza artificiale e stupidità umana

artificial-intelligence-0303-640x400In queste due settimane ho avuto modo di scontrarmi con l’intelligenza artificiale, ovvero con la stupidità silicea, meglio la stupidity, visto l’ambito, la mentalità e la cultura in cui sta incubando: per due volte mi sono messo nel ginepraio di Paypal, evidentemente costruito per rendere le cose difficili agli uomini e facile alle macchine presunte intelligenti, per chiedere che cosa ne fosse stato di un modestissimo pagamento che mi era arrivato tramite questa sorta di scambiatore immateriale. Ma tutte e due le volte non ho avuto alcuna spiegazione ritagliata sul mio caso: il sistema mi ha inviato per due volte il medesimo polpettone di spiegazioni generiche riguardanti molte situazioni diverse tra le quali poter scegliere un’ipotesi, senza sapere se è quella giusta. In realtà il sistema, mentre permette alla società di fare molti risparmi sul personale e regalare profitti stratosferici, mette in piedi sistemi intelligenti che in definitiva sfruttano l’intelligenza oltre che la pazienza dei clienti .

Il lato nascosto della cosiddetta intelligenza artificiale che è essa è appunto intelligente in un mondo istupidito o per uscire dal gioco di parole, lo è solo nel mondo che essa stessa crea e in qualche modo, grazie alla forza dei suoi padroni, impone. E’ nata come tentativo di dare alle macchine una sorta di comportamento umano, ma lo ha fatto a partire da comportamenti già schematizzati e standardizzati, anzi, se volessimo andare a fondo, da comportamenti e modalità standardizzate all’interno di una certa società e dei suoi rapporti. Non a caso i primi successi sono arrivati nei giochi di strategia, come scacchi o go dove la maggiore potenza di calcolo di un computer è vincente all’interno di regole stringenti nelle quali  la programmazione può facilmente coprire molte possibilità e l’eventuale autoapprendimento si svolge su binari molto rigidi. Analogamente il successo della guida automatica richiede che tutta la viabilità e le strade si adattino ad essa e che i comportamenti di guida siano estremamente standardizzati, ovvero che non ci siano più guidatori umani in grado di avere azioni e reazioni imprevedibili o irrazionali. Nello stesso modo l’intelligenza artificiale immessa nei servizi, richiede una normalizzazione dell’essere umano e della società oltre che uno spaventoso impoverimento delle lingue e del loro contenuto.

Sono la persona forse più lontana dal misoneismo o da ciò che viene comunemente definito luddismo, anche se il fenomeno è stato radicalmente differente da ciò che ci viene raccontato nelle narrazioni capitaliste ad uso popolare visto che la distruzione delle macchine non tendeva affatto ad eliminarle in sé, ma a combattere il vuoto di dignità e di diritti che esse avevano creato grazie alle gestioni padronali. Tuttavia in un certo senso ci troviamo in una situazione in cui le nuove tecnologie di ogni tipo servono a espellere la gente dal lavoro, a creare una sorta di standard comportamentale ed emotivo funzionale ad ammansire le masse e plagiare gli individui perché accettino un modello predefinito dalle oligarchie. Il fatto è che queste rivoluzioni concentriche e simili ad una matrioska al contrario, si sono sviluppate, non certo a caso, proprio nel momento in cui la dialettica sociale e politica è venuta progressivamente meno e dunque il controllo sul nuovo è stato completamente sottratto alle comunità, agli stati, al discorso pubblico per essere lasciato solo agli interessi privati che finiranno per determinare a loro piacimento le logiche in cui esso si incanalerà. E che possono essere facilmente delineate visto che già sono in atto: un basso impero con grandi masse disoccupate e sfruttate, che vivono di sussidi, di poco panem et molti circenses perché dopotutto bisogna vendere la produzione o magari impegnate in guerre di sfoltimento demografico. Ma senza alcuna dignità, speranze o futuro, in una condizione sempre più passiva simile a quella di celebri distopie.

In realtà non c’è alcuna necessità storica che sia questo l’esito infausto: al contrario l’intelligenza artificiale e le tecnologie ad esse collegate potrebbero invece dar vita a molti e diversi modelli tra cui anche quello di produzione diffusa, visto che questa non necessità più della concentrazione fordista che coniuga insieme disumanizzazione, sfruttamento, profitto e potere. Tutte le pinzillacchere condite di anglicismi insensati e utilizzati proprio per nascondere la realtà anche a se stessi, con le quali ci si vorrebbe illudere che il lavoro perso in fabbrica e in ufficio sarà sostituito da nuove mansioni sono pure sciocchezze, visto che il rateo di sostituzione, ben che vada, sarà di 10 a 1 inizialmente e molto superiore in seguito: si tratta del tentativo di far credere che tutto potrà essere assorbito all’interno della società neoliberista.  Ma senza nuove iniziative politiche, nuove prospettive, nuovo protagonismo dal basso sarà praticamente impossibile deviare il cammino che ci impone la logica dell’accumulazione capitalista in un mondo però in cui questa non si presenta più come necessità storica, ma come abuso. Anzi paradossalmente come anacronismo.

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3 responses to “Intelligenza artificiale e stupidità umana

  • Intelligenza artificiale e stupidità umana — Il simplicissimus – Onda Lucana

    […] via Intelligenza artificiale e stupidità umana — Il simplicissimus […]

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  • jorge

    @- learco (gli usa non vogliono l’indipendenza della ricca catalogna per vendere armi alla spagna unita)

    @- Dani

    L’articolo è stato pubblicato nel sito Misión Verdad, particolarmente impegnato sul fronte dell’informazione a difesa della Rivoluzione Bolivariana e nel contrasto dell’offensiva mediatica del mainstream dominante in Occidente al servizio dell’offensiva imperialista in corso in America Latina e nel resto del mondo

    I titoli ed i commenti dei media orientali ed occidentali si sono concentrati principalmente sul referendum per l’indipendenza catalana, le azioni della polizia spagnola e il tentativo di impedire le elezioni.

    Senza dubbio poco è stato detto rispetto alle implicazioni dell’indipendenza catalana. Cosa vogliono quei politici che cercano l’indipendenza catalana? Creeranno una Catalogna per il bene del proprio popolo? Oppure serviranno l’Unione Europea (UE) e la NATO in forma più efficiente e diligente di come lo potrebbe fare una Spagna unita?

    Ci sono cinque punti che quelli che seguono questo conflitto devono conoscere e tenere in considerazione mentre gli eventi si sviluppano:

    1. La Catalogna ha una straordinaria economia industrializzata in relazione ad altre regioni della Spagna, con un Prodotto Interno Lordo (PIL) ed una popolazione che supera di poco Scozia e Singapore ed è molto probabile che possa mantenere la sua indipendenza dalla Spagna.

    2. La NATO sembra ansiosa di incoraggiare l’indipendenza ed accogliere quella che pensano essere una robusta capacità militare da aggregare alle sue guerre di aggressione globale.

    Un articolo pubblicato nel 2014 dall’Atlantic Council (un think-tank della NATO finanziato da Fortune 500) intitolato “Le implicazioni militari della secessione catalana e scozzese” afferma che:

    “La Catalogna ha una popolazione di 7,3 milioni di abitanti, con più di 300 miliardi di dollari di PIL. Spendendo un 1,6% di questo PIL per la difesa fornirebbe circa 4,5 miliardi di dollari, quasi quanto il bilancio della Danimarca, che ha delle forze armate efficienti e prestigiose. I piani militari catalani sono molto vaghi, però fino ad ora enfatizzano il ruolo della marina. Con gli eccellenti porti di Barcellona e Tarragona, la Catalogna si caratterizza come un piccolo potere navale, ‘con il Mediterraneo come nostro ambiente strategico e nel quadro della NATO’, come affermano i think-tank della difesa nazionalista. Dai piani pur non ancora sviluppati si deduce la creazione di un gruppo di sicurezza costiera con all’inizio qualche centinaio di marinai. Dopo alcuni anni, la Catalogna potrà assumere la responsabilità come ‘attore di peso nel mediterraneo’ con aerei marini e piccole unità di combattimento di superficie. Eventualmente l’ambizione nazionalista potrà includere un gruppo di spedizione con trasporto leggero e qualche centinaio di marinai, per assumere un ruolo importante nella sicurezza collettiva”.

    La nota dell’Atlantic Council conclude enfaticamente che:

    “Per quanto emerge dai pochi documenti che sono usciti, la posizione dei separatisti volge uno sguardo prezioso e rinfrescante in merito alla specializzazione della difesa collettiva: costruire una marina che sia complessivamente incentrata sugli eventi costieri”.

    3. Politici catalani pro-indipendenza sembrano appoggiare in modo entusiasta l’ingresso della Catalogna nella NATO.

    In un articolo intitolato “il Primo Ministro catalano conferma l’impegno e l’adesione alla NATO per la sicurezza collettiva” si diceva:

    “Il Primo Ministro Artur Mas conferma esplicitamente che la Catalogna cerca un’adesione alla NATO. In una recente intervista con il quotidiano italiano La Repubblica, Artur Mas ha chiarito che la Catalogna indipendente concepisce sé stessa nel cuore della NATO. Questo è in linea con l’impegno della Catalogna con la comunità internazionale, il principio di sicurezza collettiva, la legislazione internazionale ed il diritto del mare”

    L’articolo segnalava anche che:

    La Catalogna cerca la sua libertà, non vuole evitare le responsabilità che le si presenteranno, ma vuole esercitarla nella sua totalità assieme ai suoi soci ed alleati. I catalani capiscono bene che la libertà non arriverà senza un prezzo e che sebbene l’indipendenza significhi il governo del popolo, dal popolo e per il popolo, invece del governo straniero, vuole anche dire che loro potranno guardare in un’altra direzione quando apparirà una crisi o una sfida. I catalani capiscono che quando verrà il prossimo Afghanistan, anche il sangue catalano sarà versato”.

    In sostanza i politici catalani sembrano essere molto compromessi non solo con la NATO, ma anche con le guerre di aggressione e interventiste che questa provoca, e sono pronti a spargere il sangue del loro popolo per aiutare la NATO a combatterle.

    4. Alcuni politici catalani hanno cominciato a pianificare l’integrazione alla NATO.

    Il gruppo di lavoro dell’Assemblea Nazionale Catalana per la Difesa ha dichiarato in un documento del 2014 intitolato “Le dimensioni delle Forze di Difesa Catalane: Forze Navali (riepilogo esecutivo)”:

    “Il Mediterraneo: il nostro ambiente strategico. La NATO: il nostro quadro operativo.

    La Catalogna deve partecipare a SNMG” (Gruppo Marittimo Permanente della NATO 2; precedentemente Forza Navale Permanente del Mediterraneo) un componente della Forza di Reazione della NATO, la NRF (nella sua sigla inglese).

    Sarà anche conveniente partecipare al SNMCMG2 (Gruppo Permanente numero 2).

    5. Come per il “Kurdistan” qualsiasi tipo di “indipendenza” perde tutto il suo significato se lo Stato che ne deriva si ritrova profondamente dipendente ed integrato con l’egemonia occidentale e con le sue istituzioni (sopratutto per gli Stati membri o prossimi), sia il curdo che il catalano.

    Che questi politici catalani abbiano già espresso in forma entusiasta ed aperta il loro giuramento di sangue e soldi agli interessi stranieri ed alle guerre che si combattono in tutto il mondo, suggerisce l’idea che un qualsiasi tipo di “indipendenza” della Catalogna è in realtà l’idea di una Catalogna che diventa più dipendente e subordinata a un potere superiore ed anche più lontano.

    Riflettendo più a fondo

    Questi cinque punti dovrebbero essere presi in considerazione da chi si schiera a favore e contro l’indipendenza catalana. Mentre la Catalogna potrebbe creare per se stessa una indipendenza significativa e duratura fondata sulla pace e la prosperità del suo popolo, pare che molti in posizione di vertice stiano semplicemente tentando di spostare la subordinazione della Catalogna da Madrid a Bruxelles.

    Restano senza risposte molte domande sull’economia catalana; inclusa quella in merito a ciò che potrebbe fare una Catalogna indipendente, cosa potrebbe fare per alimentare corporazioni straniere di grandi dimensioni che cercano di evitare le barriere e gli ostacoli nell’attuale clima economico spagnolo e sfruttare la Catalogna indipendente, il suo popolo, i suoi mercati e le sue risorse. Purtroppo queste politiche economiche ed i suoi risultati potrebbero concretizzarsi e solo molto tempo dopo sarà possibile per il popolo catalano fare qualcosa.

    La popolazione catalana che si batte per l’indipendenza dovrebbe trovare ed utilizzare le opportunità socio-economiche locali, necessarie per dirigere una nazione potenzialmente indipendente verso una traiettoria che meglio serva ad essa ed al suo futuro, e non a un manipolo di politici catalani più che ben disposti a servire gli interessi di Bruxelles, Londra o Washington.

    *
    Tony Cartalucci è un ricercatore di geopolitica che lavora in Thailandia e collabora principalmente sui portaliLand Destroyer, The New Atlas y New Eastern Outlook. Questo articolo è tratto da Land Destroyer, pubblicato il 1° ottobre. La traduzione per Misión Verdad è di Diego Sequera.

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  • Anonimo

    chi vuole, legga:

    LA FINTOCRAZIA DEI PRESTANOME

    su

    ComidadPuntoOrg

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