Archivi tag: documenti

La “lista” Soros: prima nascosta poi sventolata

SorosAlle volte, anzi sempre più spesso, la vera notizia non è quella in sé, ma le circostanze e la tempistica con cui viene diffusa, senza ovviamente dimenticare il contesto culturale di chi la cavalca. In questi giorni, per esempio, viaggia in rete una lista di 226 deputati europei che per George Soros e la sua Open Society, sarebbero “affidabili” cosa che fa intuire l’appartenenza a un opaco progetto di governance globalista. La notizia è stata data prima dal Wall Street journal con il titolo elogiativo “George Soros cerca appoggi nel Parlamento Ue tra le fila del Pd” e immediatamente passata al gossiparo Dagospia, nientemeno che da Maria Giovanna Maglie, preclaro esempio di un giornalismo proprietario, sfociato poi nelle comparsate della tv da trucco e parrucco dopo i noti incidenti di percorso.

La notizia sembrerebbe ghiotta visto che nell’esercito di sorosiano  figurano non solo personaggi come Martin Schulz fino a poco tempo fa presidente l’assemblea, non solo molti vicepresidenti e capi di commissione, ma anche 14 deputati italiani tutti appartenenti al Pd (Brando Maria Benifei, Sergio Cofferati, Cecilia Kyenge, Alessia Mosca, Andrea Cozzolino, Elena Gentile, Roberto Gualtieri, Isabella De Monte, Luigi Morgano, Pier Antonio Panzeri, Gianni Pittella, Elena Schlein, Daniele Viotti), ad eccezione di Barbara Spinelli della lista Tsipras che è tutto un programma. E vabbè. Ma la notizia non è affatto questa, è invece il fatto che la famosa lista è stata diffusa nell’agosto del 2016 quando Dc Leaks riuscì a violare migliaia di documenti della Open society, ed è stata pubblicata in molti siti, di preferenza di estrema destra come, tanto per fare un esempio, questo . Dunque era perfettamente conosciuto da molto tempo.

Per oltre un anno tuttavia non ne abbiamo saputo nulla forse perché l’informazione “repubblicana” non aveva piacere che si sapesse in giro, visto che Soros non è precisamente l’idolo delle folle ed è accusato di voler distruggere l’Europa per via di immigrazione, ma arriva adesso, come scoop clamoroso, mentre si prepara la campagna elettorale e il patetico Renzi se ne va in giro col trenino, mentre Salvini e Berlusconi impazzano di nuovo nella speranza di tornare a cenare elegantemente. Le ragioni di tutto questo sono evidenti quando si legge che questa affidabilità decretata da Soros viene messa in relazione al solo problema dell’immigrazione e non certo come sarebbe evidente a chiunque, al mainstream del miliardario americano ungherese, che è l’affermazione dovunque delle politiche liberiste. Insomma, a cura del Wall street journal in edizione italiana, si direziona un documento che ha certamente più di due anni di vita  per immetterelo nel contesto di questi mesi di Europa e di Italia, senza che però al lettore venga data questa vitale informazione temporale. Il fatto è che il documento nascosto e ora ostentato viene dopo la batracomiomachia tra le fondazioni e le ong del magnate con il regime di Orban, dopo la Brexit e la grande paura in Francia, viene dopo le elezioni in Austria e in Germania, viene dopo che l’oligarchia continentale ha cambiato strategia e individuato nell’immigrazione la possibile valvola di sfogo per impedire che la compressione sociale attuata in tutto il continente finisca per mandare all’aria i suoi piani di sistemazione politica autoritaria e di disintegrazione degli stati quali garanti della cittadinanza residuale.

Che viva pure la pancia, l’istinto arcaico e prepolitico, del resto stimolato dall’inazione dei governi se non in forma repressiva, purché le tensioni e i problemi dovuti all’impoverimento di vaste masse non crescano fino al punto di rottura o le persone e le classi non si saldino in un  progetto politico: tanto il personale oggi incaricato di incarnare questi umori può essere facilmente riportato all’ordine se per caso dovesse tralignare dal neo liberismo, anzi lo può fare godendo di maggiore consenso. Ed ecco perché che la lista tenuta nascosta per quasi un anno e mezzo adesso fa la sua bella figura in pagina. Oltretutto permette alle oligarchie globaliste di smerciare  la xenofobia come diretta conseguenza della sovranità che si oppone al capitalismo dei monopoli e del Monopoli.

 

 


Economia delle parole

Cambiamento-climaticoIn Venezuela puoi parlare di dittatura sebbene vi siano elezioni ogni anno, in Siria puoi dire che c’è la guerra civile quando al contrario la maggior parte della popolazione, come dimostra Aleppo, si sente tutelata da Assad molto più che dai tagliagole mercenari dell’occidente, in Ucraina solo una marginale e volgare minoranza armata vuole davvero tagliare i ponti con la Russia. Ma non importa tutto può essere creduto se viene ripetuto abbastanza spesso e si sappia come modellare le percezioni attraverso le parole.

In questo senso ciò che giunge dall’informazione propriamente detta, non è che la vendita finale di un prodotto, costruito senza che ce ne si accorga dalla comunicazione più generale sui mass media: una volta che sia stabilita una codificazione di valori attorno a una parola o a un’espressione si può formare e rendere stabile una visione del mondo che magari non ha alcuna aderenza con la realtà o il con il sistema valoriale precedente nel quale un’ espressione è nata. Basta solo prendere ad esempio il termine democrazia che ormai è come un mattoncino del lego che può essere attaccato dovunque voglia il potere e che per esempio può essere negato a Maduro e attribuito invece alle più feroci e anacronistiche petromonarchie: al massimo se proprio si teme di spingersi troppo oltre, si tace totalmente sui lati spiacevoli della realtà o si cita solo la mancanza di democrazia degli avversari, oppure ci si appiglia ad un’altra serie di valori per deviare il corso della narrazione.

In questi giorni possiamo assistere all’azione preparatoria di un cambiamento di valori sul clima: il ministero dell’agricoltura americano ha infatti bandito da tutti i suoi documenti l’espressione cambiamento climatico, vietando ai suoi funzionari di scriverla o pronunciarla sia nei documenti ufficiali che nelle occasioni informali. Si dovrà invece usare l’espressione “eventi estremi” che appare più libera da una serie di connotazioni negative riguardo alla causa antropologica del riscaldamento globale. Sono state anche cassati dal discorso pubblico altri termini percepiti come negativi: ad esempio non si dovrà più parlare di riduzione di gas serra, ma di “costruire la materia organica del suolo e aumentare l’efficienza dei consumi” che in realtà fornisce alla Co2 un ruolo positivo o in ogni caso privo di implicazioni riprovevoli.

Chiaramente tutto questo è l’inizio di una pianificazione linguistica per ribaltare il sistema di valori attorni all’ambiente. Questo non lo dico io ma viene spiegato apertis verbis dallo stesso responsabile che ha redatto gli ordini di servizio per il ministero, tale Bianca Moebius-Clune, direttrice del settore “salute del suolo”: più che seguire Trump sulla strada di considerare il cambiamento climatico come un trucco cinese ai danni dell’America, perché davvero sarebbe eccessivamente cretino, si tratta in sostanza di riavvalorare e lo dico in senso proprio “le opportunità di business degli stati rurali, dell’agriturismo e della migliore estetica” che “dovrebbero essere tollerati se non apprezzati da tutti”. Insomma, per parlare in soldoni, scariche di cemento turistico ovunque e nessun limite quanto alle emissioni o alle estrazioni secondo un modello che vive solo di un illusoria progressione infinita.

L’opposizione a tutto questo verrà imbrigliata dalle parole che al posto di parole chiare e compresibili, ne preferisce altre enigmatiche se non nulla dicenti e anodine che dai documenti del ministero passerranno in breve tempo al discorso pubblico. Il cambiamento climatico c’è lo stesso, ma basta non nominarlo per farlo scomparire nella mente e nelle intenzioni delle persone e nello stesso tempo favorirlo.  Se si disattiva la risposta negativa che si è aggregata attorno a certe espressioni, sostituendole con altre, il gioco è fatto. L’obiettivo finale non è soltanto l’avvio di speculazione dove prima pareva impossibile e magari una minor opposizione al fracking, ma tenta dicreare una mentalità nella quale la natura è totalmente subordinata all’economia ed è priva di qualunque valore se non è misurata in termini di denaro. Vedete a me fanno ridere quelli che hanno orrore dell’economia pianificata e da naif del capitalismo pensano di vivere in una sorta di economia spontanea: eccome invece se l’economia è pianificata, a cominciare dalle parole, solo che lo è per il bene di pochi e non certo di tutti.


Documenti, prego!

saidIl Corano non ne fa cenno, ma Allah nella sua infinita saggezza suggerisce evidentemente ai suoi fedeli più scalpitanti e avversi agli infedeli di portarsi sempre appresso i documenti come forma di martirio burocratico e ingresso nel paradiso delle Urì. E’ successo nella vicenda di Charlie Hebdo dove uno dei due killer, Said Kouachi  Kuachi, ha lasciato in bella vista sul sedile dell’auto usata per la prima parte della fuga lq carta di identità. La stessa cosa è accaduta  con l’attentatore di Nizza che non contento ha lasciato sul sedile del camion assassino pure le carte di credito e il telefonino. Il medesimo scenario si ripete adesso in Germania con l’attentato di Natale, seguendo una linea in realtà cominciata con 11 settembre dove proprio un documento abbandonato all’aeroporto di Chicago permise all’Fbi di identificare in 48 ore tutti i 19 attentatori che in precedenza erano sfuggiti ad ogni controllo, praticamente un miracolo per una polizia estremamente efficiente nei telefilm, ma che nella realtà non riesce a risolvere quasi l’80 per cento dei casi sui quali si trova a investigare.

A questo punto ci sono solo alcune spiegazioni per comprendere questo arcano:

1 I terroristi sono cretini o ritengono cretine le polizie occidentali.

2 I documenti vengono abbandonati da attentatori di incerta origine affinché la matrice genericamente terroristica e islamica non possa essere messa in dubbio e sulla base di essa sia possibile creare situazioni, di eccezionalità e operare quelle restrizioni di libertà (e dunque anche di democrazia) di cui il potere ha bisogno.

3 L’abbandono delle tracce di identità la cui regolarità  è più che sospetta se non grottesca fa parte di un codice segreto per cui formazioni armate, bande, sette, servizi di intelligence, lobby  e gruppi di potere interno, sanno chi ha fatto cosa, al di là delle indagini e delle rivendicazioni le quali fin dal 2001 vengono raccolte e autenticate  pressoché in esclusiva al “Site” di Rita Katz, cittadina Usa e israeliana  che riceve  notevoli contributi pubblici dall’America per la sua opera. E che oggi certifica e diffonde la rivendicazione da parte dell’Isis, unico elemento per collegare l’attentatore al Daesh il quale di certo non ha bisogno della carta d’identità per sapere chi sono i suoi terroristi, ad onta della spiegazioni ufficiali che vengono fornite. Ma forse ne hanno bisogno altri.

Naturalmente è possibile che due di tali condizioni giochino in contemporanea, ma la sensazione è che queste strane ricorrenze di assurdità siamo come messaggi che è impossibile decrittare se non si hanno le mani bene in pasta. Anche il fatto che il tunisino accusato della strage abbia lasciato sul camion l’attestato di sospensione temporanea dell’espulsione fosse stato in galera in Italia poi sorvegliato per qualche mese in Germania e lasciato infine perdere, in attesa di una documentazione dalla Tunisia che è giunta proprio il giorno successivo al massacro, sa di beffa ad orologeria. Per non parlare della caccia al pakistano che ha ottenuto l’unico scopo di far volatilizzare l’autore o gli autori della strage o del fatto che adesso si dica, in base a chissà quali informazioni che si sarebbe “radicalizzato” di recente.

Di certo questi tragici eventi  si formano e si aggregano in un complesso universo i cui confini sono permeabili e poco chiari per usare un eufemismo, con infiltrazioni reciproche, scopi e interessi che talvolta si possono intuire o dedurre, ma solo per difetto di narrazione, dando luogo a quei complottismi da deprivazione di verità plausibile  contro i quali Soros e le oligarchie di Bruxelles, come gemelli siamesi, inveiscono minacciando censure o azioni di disinformazione ufficiale. Almeno loro non  hanno bisogno di lasciare documenti perché si sa benissimo chi sono.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: