Date a un bambino una scatola di cioccolatini e gli verrà il mal di pancia, date a un miliardario la presidenza degli Stati Uniti  e farà venire il mal di pancia a tutti. È difficile trovare esempi di una così rapida dilapidazione non solo di un successo elettorale, ma anche delle aspettative riposte in Trump, circa una messa in mora del deep state e dell’oligarchia finanziaria, ancorché il personaggio ne facesse parte.  Ma si è visto sin dalle prime mosse che l’assegno in bianco datogli dall’elettorato americano non sarebbe stato onorato: ha subito cominciato a delirare sulla Groenlandia, il Canada, il Messico, a mettere dazi, a ricattare con i medesimi chiunque non si volesse piegare ai suoi altalenanti diktat, senza peraltro dare concretezza alle promesse elettorali sulla pace in Ucraina. Circondato da una nutrita serie di ricchi mentecatti che condividono con lui il censo e la scarsa conoscenza del mondo esterno ai loro circoli, è stato infine rovinato dalle cattive compagnie che hanno sfruttato appieno sia il narcisismo, sia la volubilità del personaggio. Netanyahu lo ha indotto ad aggredire l’Iran portando così all’aumento del costo dei carburanti e a una nuova ventata inflazionistica che gli hanno alienato proprio quell’elettorato popolare che gli aveva dato la vittoria. Si potrebbe dire che qualcuno ha peso due piccioni con una fava.

Adesso Trump si ritrova in netta minoranza alla Camera, mentre anche al Senato è probabile che i democratici ottengano una sia pur risicata maggioranza, anche se, a causa delle leggi elettorali diverse nei singoli stati, il risultato definitivo, comprendente anche l’Alaska si avrà tra 15 giorni.  In questo momento non si sa ancora quale sia il numero di senatori persi, ma il fatto che i repubblicani abbiano subito una storica sconfitta in Texas, fa credere che le cose vadano peggio di quanto previsto e prevedibile. Ma the Donald anche in questo caso si mostra fuori dalla realtà scrivendo sul suo social: “Credo che i risultati delle elezioni di metà mandato saranno migliori di quanto pensiate”. Invece no, è la stessa cosa della guerra vinta in Iran che a sentir lui è stato completamente distrutto almeno sei volte.

Adesso non si sa che piega prenderanno le cose, se ci sarà un tentativo di impeachment da parte dei democratici oppure Trump lancerà l’atomica sull’Iran preso dalla sindrome di muoia Sansone con tutti i filistei. Tutto è possibile, perché l’uomo non vorrà fare il presidente di minoranza, ma di una cosa deve prendere atto:  essersi fidato che le lobby sioniste, contente del “buon lavoro” fatto contro Teheran, gli avrebbero assicurato se non la vittoria, un pareggio, è stato un errore. Il presidente è stato usato e poi abbandonato proprio perché in questa situazione è molto  facile indurlo a mosse ancora più avventate. Certo il suo entourage che, ovviamente, conserva ambizioni politiche, a partire da Vance, potrebbe riportarlo a un maggiore equilibrio, ma queste sono solo supposizioni, che potranno trovare conferma o smentita nelle prossime settimane. Tuttavia bisognerà che anche i fan irriducibili prima o poi si rendano conto che il personaggio fa parte comunque di una fazione dell’oligarchia, ma non è affatto un’alternativa ad essa.