Che in Polonia si stia assistendo a un colpo di stato non c’è alcun dubbio: secondo la Costituzione e anche secondo le leggi ordinarie il governo non può far decadere le cariche della Corte Costituzionale, come invece ha tentato di fare. In realtà il contenzioso sui giudici della corte di nomina politica va avanti da tempo, ma finora il premier Tusk non aveva mai forzato la mano sulla questione dei giudici, anzi era sembrato poco interessato a risolverla. Dunque il problema è capire come mai adesso, al di là dell’occasione di una visita ufficiale del presidente della Repubblica in Senegal. Non è difficile capirlo, anche grazie alle parole di Tusk che alla fine non è riuscito a far altro che tirare dentro la questione Putin e i suoi presunti bot. Ma non è certo una novità, l’Europa sa essere tanto cinica quanto infantile e in questo caso ha lasciato il suo evidente zampino nella questione sbloccando fondi prima congelati a causa della questione della giustizia, mentre l’eterna von der Leyen ha parlato di un nuovo capitolo per la Polonia riferendosi al fatto che la Corte Costituzionale aveva sentenziato che la Costituzione polacca viene prima della legislazione Ue. Assoluto veleno per Bruxelles.
E tuttavia la Russia c’entra in pieno in questa vicenda raccapricciante. Se tutto questo verminaio euro polacco salta fuori adesso è perché in Polonia cominciano a sentirsi parecchi malumori riguardo alla guerra in Ucraina e il ruolo di Varsavia in prima linea contro Mosca: molte cose stanno cambiando negli ultimi tempi, basta solo riferirsi alle aperture di dialogo di Norvegia e Finlandia, alle rivolte indirettamente causate dalla necessità di rifornire Kiev di miliardi e di armi, al fatto che gli stessi vertici militari polacchi non sembrano essere tanto d’accordo con questa belligeranza a tutti i costi. È chiaro che se viene meno la pedina Polonia tutta l’impalcatura rischia di crollare. Non è certo un caso se la Ue ha fatto tutti i maggiori sforzi antidemocratici in tutti i Paesi confinanti con la Russia, quelli peraltro dai quali transitano le armi per Kiev, Romania e ora Polonia, non tenendo conto dell’Ungheria. La necessità per il milieu politico europeo di continuare la guerra servendosi dell’Ucraina è imperativa: una vittoria russa, tra l’altro sancita in assenza degli europei, sarebbe la sua fine definitiva. E allora cerca a tutti i costi di conservarsi i futuri, eventuali morituri e di impedire che arrivino alle stanze dei bottoni forze contrarie alla guerra. Questo senza tenere conto che Bruxelles vuole ad ogni costo l’ingresso della Polonia nell’area euro per poter gestire le sue riserve auree che ammontano a 90 miliardi di euro, la stessa cifra che l’Ue ha deciso di stanziare per Kiev. Sarà certamente un caso: ma per l’economia polacca che vive proprio grazie al differenziale tra lo zloty e l’euro, sarebbe un disastro, come lo è già stato per molti Paesi del continente.
Si, si tratta proprio di un disegno apertamente reazionario, perseguito manipolando la democrazia e tutti gli altri valori puramente nominali che vengono retoricamente agitati. Ma dietro il teatrino delle belle parole traspare chiaramente la silhouette delle oligarchie di comando e dei loro interessi. Questa Ue è ormai una causa persa, un ambiguo meccanismo di dominio amorale. La cosa è talmente chiara che persino a sinistra si va lentamente facendo strada l’idea di essere dentro un costrutto regressivo, anche se poi si fantastica di un’Europa diversa, che se non si sa bene come possa nascere. E qui va segnalato il ruolo del tutto negativo che ha assunto l’utopia: invece di essere un oltre orizzonte che stimola miglioramenti concreto, adesso funge da richiamo gattopardesco per non cambiare nulla. Ad ogni modo il bubbone polacco potrebbe facilmente esplodere perché la maggioranza dei polacchi non vuole né la belligeranza contro la Russia, né vuole essere governata dagli autocrati di Bruxelles. E in questo caso ha anche dalla sua parte gli Stati Uniti. Per ora l’intervento tempestivo del presidente Nawrocki ha sventato il golpe che già per suo conto ha mobilitato le forze anti Tusk. Per l’Ue e la sua governance potrebbe essere il passo falso che innesca la caduta.


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Non dimentichiamo la Bulgaria , un paese molto povero dove gli e’ stato rifilato l’ euro . Ma son pazzi ?
https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/11/01/la-bulgaria-conferma-la-filorussa-yotova-battuto-leuropeista-ghiurov_16bd5dad-caaf-47d0-8228-470def3c9a5b.html