Esiste una reale democrazia in Occidente? La domanda potrebbe apparire provocatoria, eppure la realtà delle cose la rende e tutt’altro che peregrina: abbiamo due guerre in corso che sono in realtà una vera e propria guerra mondiale, visto che coinvolgono un po’ tutti: da una parte Russia, Cina, Iran e altri alleati che di fatto si stanno battendo in Ucraina e Golfo Persico, dall’altra il Washington consensus vale a dire i Paesi Nato con Corea del Sud, Australia e più defilato il Giappone, assieme all’enigmatica Turchia che ha un suo progetto neo ottomano. In mezzo India, Brasile e insomma molte nazioni che fanno parte dei Brics e si barcamenano in qualche modo.  Eppure le elezioni di medio termine in Usa hanno bocciato in maniera radicale la guerra all’Iran tanto che lo stesso Trump ha dovuto ammetterlo dopo che il suo vice, Vance, lo aveva detto chiaro e tondo sia sui social che in diverse interviste. Non solo, ma hanno anche respinto senza mezzi termini il progetto genocida di Netanyahu che sia Biden, sia Trump avevano fatto proprio, mettendo l’intera America a disposizione di Tel Aviv. L’Aipac (American Israel Public Affairs Committee) che spende e spande per sostenere i candidati sia democratici che repubblicani perché siano favorevoli a qualunque cosa faccia Israele, ha subito un duro colpo. Qualche giorno prima gli stessi israeliani hanno bocciato, sia pure di misura, Netanyahu e di conseguenza la guerra contro Teheran.

Ma si può estendere il discorso visto che gli elettori di diverse parti del mondo  stanno inviando lo stesso messaggio: pace attraverso la diplomazia. I leader europei che si sono legati a una guerra senza fine in Ucraina vengono respinti dagli elettori. Solo il 10% dei tedeschi è soddisfatto di Friedrich Merz , il tasso di gradimento più basso mai registrato per un cancelliere tedesco. L’approvazione di Emmanuel Macron è scesa al 15% a ottobre. In Bulgaria, Iliana Iotova, favorevole al dialogo con Mosca , ha vinto le elezioni presidenziali del 1° novembre con oltre il 58% dei voti .In Polonia ci sono stati disordini per un golpe tentato dal primo ministro filo guerra e anche se apparentemente la questione riguarda l’ordine giudiziario, si tratta di un tentativo di far fuori chiunque si opponga alllo stato di belligeranza con la Russia E come spesso accade in questi casi, ecco che appare dal nulla uno che spara colpi all’impazzata in una piazza di Cracovia, tanto per richiamare all’ordine i cittadini. 

Per non parlare dei media che regolarmente attribuiscono il misterioso spegnimento dei frigoriferi della grande distribuzione a non ben precisati hacker russi, senza però spiegare chi siano e come operino: diciamo che sono nel menù del giornale benpensante. E poi perché mai i frigo dei supermercati dovrebbero essere collegati in rete, visto che termostati temporizzati e semplici pulsanti sono molto più economici e funzionali? L’idea è che ci stiano prendendo per il sedere, tanto più che questi misteriosi spegnimenti sono il pretesto per aumentare i prezzi o per scaricare  su Putin le conseguenze delle scellerate decisioni delle capitali europee e di Bruxelles. Ma forse l’esempio migliore di asineria strumentale l’ha data Repubblica che si è inventata il fatto che Kiev potrebbe essere protetta da uno scudo di energia, come si vede in molti film di fantascienza. La gente della capitale ucraina non ha più energia elettrica  per scaldarsi o per accendere la luce e i nostri giornali li prendono per il sedere inventandosi cose del tutto irrealizzabili con le tecnologie attuali, ma che comunque richiederebbero quantità inimmaginabili di energia. Tutte queste panzane non solo testimoniano la scomparsa della dignità dai giornali (la verità ha fatto i bagagli da un bel po’), ma sono tutte indirizzate a mantenere viva la fede nella guerra e nella vittoria finale di Zelensky. Insomma la guerre pour la guerre, che è la zattera della Medusa a cui si aggrappano le oligarchie.

Perdonate l’inciso, ma il fatto che ormai i giornali si ispirino a Men in black, è veramente un po’ troppo da sopportare. Però il discorso è questo: com’è che i cittadini di ampie aree del pianeta sono ostili alla guerra e invece i governi le adorano e cercano in ogni modo di tenerle in vita? In democrazie mature questo non dovrebbe accadere, così come non esiste che primi ministri, dicano apertamente di non tenere in nessuna considerazione la volontà popolare. Lo possono fare perché il sistema  politico è un circuito chiuso, praticamente impermeabile. E il fallimento di uno degli attori -Trump in questo caso – non significa che gli avversari facciano cose molto diverse. Questa non è democrazia, ma cachistocrazia, ossia la cosa pubblica nelle mani dei peggiori nella quale gli elettori non possono fare altro che scegliere il meno peggio, cosa che di certo nen li salva dall’essere espropriati di ogni potere decisionale.  In ogni caso quarant’anni di meno peggio, vuol solo dire che al peggio non c’è limite.