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Trumpeachment per la guerra: comincia il basso impero

resizeGoogle maps e le altre analoghe iniziative di mappatura territoriale, stanno diventanto un bel problema per i servizi americani: è difficile sbattere una foto taroccata dicendo che questo è un forno crematorio, quest’altra è una fossa comune anche avendo la certezza che i media maistream, dopo accuratissimi non controlli, giureranno su questa notizia, pertaltro asseverata da ong come Amnesty international che altro non sono se non prolugamento delle agenzie di informazione .  Così il Dipartimento di stato Usa, che in realtà, per precostituirsi un alibi, non aveva escluso la possibilità di un errore marchiano, ha dovuto fare marcia indietro e ammettere  che “nella prigione governativa di Saydnaya in Siria non c’è nessun forno crematorio. Una parte dell’edificio, ristrutturato nel 2013, risulta semplicemente più caldo”.

Naturalmente si vuol far credere che si sia trattato di un disgraziato errore di interpretazione, ma  a meno che gli Usa non dispongano di mezzi praticamente primitivi non è possibile scambiare una parte di tetto un po’ più calda con un forno crematorio dove vengono incenerite migliaia di persone: si è trattato dell’ennesimo lucido tentativo di criminalizzare Assad, di creare un mostro e attraverso di esso colpire la Russia non dissimile da molti altri, ma che assume un rilievo particolare se collegato alle notizie che giungono da Washington sulla preparazione di un impeachment contro Trump che sarebbe addirittura accusato di essere un agente di Putin o comunque di essere pagato da lui. Certo a ben pensarci se un miliardario americano accetta gli spiccioli di Putin gli Usa devono essere messi molto male. Tuttavia anche qui si naviga nell’equivoco perché la prova del complotto (come sono complottisti gli anticomplottisti quando fa loro comodo) si basa su voci e sui contatti di Trump stesso e dei suoi con l’ambasciata Russa durante la campagna elettorale, che sono molti, ma del tutto normali per un candidato alla presidenza che non gode di particolare esperienza in politica estera e vuole conoscere il deuteragonista con la quale se la deve vedere. La stessa Clinton che pure aveva una lunga esperienza da segretario di stato ha avuto diversi contatti dello stesso tipo con Mosca, ma udite udite Trump avrebbe rivelato al ministro degli esteri russo Lavrov informazioni segrete che avrebbero messo in pericolo la sicurezza nazionale. La sfacciataggine dello “stato profondo” Usa è tale che il suo giornale di riferimento la Washington Post non solo svela tali segreti mettendosi sullo stesso piano dell’accusato, ma rivela che in realtà questi misteri svelato consistono nell’allarme sulla possibilità che l’Isis compia attentati sugli aerei nascondendo bombe nei laptop. Un’informazione che semmai fosse vera sarebbe doveroso diffondere e che peraltro era stata diffusa prima della conversazione incriminata.

Il carattere farsesco di tutto questo viene sottolineato dall’ex deputato democratico Dennis Kucinich, uno dei rapprersentati più a sinistra del partito in un’intervista a Fox news:  “Qualcosa è fuori controllo.C’è un tentativo di stravolgere la relazione con la Russia. Sono in disaccordo con Trump su molte questioni ma su questa ci può essere solo un presidente e qualcuno nel mondo dei servizi segreti sta cercando di rovesciare questo presidente al fine di perseguire una linea politica che ci mette in conflitto con la Russia. Il punto è: perché? E chi? Abbiamo bisogno di scoprirlo”.

Una cosa è certa: stiamo assistendo alla mutazione definitiva della democrazia americana, al sorgere di uno stato oligarchico che non tollera ostacoli, nemmeno quando essi sono un obolo obbligato alle ritualità democratiche e che per giunta si afferma sul piano di un conflitto globale con la Russia. Del resto la vicenda siriana come gli sforzi fatti per la riconquista del Sud America, il golpe ucraino come i nuovi e inquietanti piani sui balcani per un uleriore punizione della Serbia in quanto legata alla Russia. E’ evidente che la parte dell’America che ha sfruttato a fondo il periodo dell’unipolarismo per  mettere assieme colossali ricchezze senza fare praticamente nulla se non inventarsi nuove scommesse, non tollera in nesun modo una multipolarità che significa la fine di un epoca e la rimessa in discussione dell’attuale elite con tutto il suo grossolano pensiero unico. Quindi è decisa a creare uno storico punto di svolta anche in merito alla forma democratica entrando di fatto nell’era del basso impero.

Quanto alla sostanza quella è già evaporata da un pezzo e non trovo parole migliori per definirla di quelle dette dal segretario di Stato Tillerson ai suoi funzionari con le quali si afferma che gli Stati Uniti non baserenno più le loro relazioni con gli altri Paesi adottando come criterio i valori americani, come per esempio i diritti umani perché a prevalere sarà ciò che l’Amministrazione riterrà essere l’interesse della sicurezza nazionale. Nessuno aveva dubbi che fosse così fin dal 1821, che i valori americani esistono soltanto a Hollywood, niente di veramente sotto il sole a parte la fine di un’ipocrisia che è al tempo stesso la frattura ufficiale e irrimediabile con lo spirito se non la lettera della Costituzione.  I creduloni del sogno americano hanno finalmente ciò che gli spetta sia da Trump che dallo stato profondo che vuole la guerra a tutti i costi.

 

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Internauti del terrore, governo della minchia

1200x630_299348_in-fuga-dal-kosovo-sempre-piu-poveroNiente meglio dell’operazione che avrebbe annientato una cellula jahdista fra Italia e Kosovo, è utile a esemplificare la fabbricazione della sindrome da terrorismo e il terreno di equivoci, di non detto, di bugie e negazioni dell’evidenza nel quale si radica. Cominciamo col fatto che i tre fan del Daesh in Italia non possono nemmeno essere arrestati perché in realtà non hanno commesso alcun reato, né erano in possesso di armi o di materiali compromettenti: in pratica questi non hanno fatto altro che dire su Facebook che Francesco sarà l’ultimo papa, cosa che del resto dicono i seguaci di Malachia e che molti cardinali sperano ardentemente, di essersi fatti dei selfie bellicosi, di aver utilizzato dei miti della violenza culturale dell’occidente come Van Damme e Rambo per esaltare il Daesh e soprattutto di aver “minacciato ” la da poco ex ambasciatrice Usa a Pristina:  “L’ebrea americana  dice che il nuovo Governo (kosovaro s’intende ndr) combatterà la corruzione… io dico a questa signora che finché loro saranno in Kosovo non esisterà la giustizia… questa miscredente merita la punizione con la sharia”.

Tuttavia la pistola di fabbricazione serba e una vecchia carabina da caccia arrugginita trovate in casa di uno dei corrispondenti degli “affiliati” in Kosovo potrebbe far pensare che avrebbero potuto passare all’azione. Ora è evidente che se tutto questo ha permesso a bimbo minchia Alfano di fare la coda del pavone, si configurerebbe come un errore clamoroso: dove la si va a trovare una cellula terrorista che agisce in chiaro su Facebook? Una fortuna davvero insperata per penetrare la rete del terrore, tanto più che dopo tante chiacchiere e prese in giro sulla sicurezza si apprende della chiusura dell’ufficio di polizia postale di Gorizia, ossia quello che dovrebbe tenere sotto controllo il dark web ai nostri confini orientali e persino della sezione di polizia di frontiera.

Ma la colpa non è certo della Digos perché è evidente che si tratta di un’operazione telefonata da Pristina, per motivi al momento sconosciuti. E quando si dice Pristina si dice Washington perché il Kosovo non è altro che una vasta area attorno alla più grande base americana dell’est europa, il Paese stesso non è che una zona ritagliata dagli Usa per loro uso e consumo, un coacervo insensato di serbi, albanesi, musulmani, ortodossi opportunamente in lotta tra di loro. E dico opportunamente perché la situazione è ampiamente favorevole al mantenimento del potere imperiale che di fatto dirige politica, polizia, istituzioni, burocrazia, lasciando che il resto si traduca in disoccupazione e in uno stato di corruzione tra i più alti al mondo.

Quanti cittadini europei sanno che il Kosovo è un Paese in fuga? Che su meno di 2 milioni di abitanti c’è un esodo continuo di migliaia di persone verso il centro Europa, una vera e propria migrazione che solo nella prima metà di quest’anno è stata di 60 mila persone su 230 mila che ci hanno provato? A sette anni dalla cosiddetta indipendenza decisa e voluta a tavolino dagli Usa con il consenso servile degli europei, al solo scopo di farne una luogo di forte presenza militare e al contempo di potenziale produzione di caos balcanico, non si è stati in grado di costruire un ambiente minimamente vivibile per i cittadini che appena possono se ne scappano. E che Washington si incarica attraverso servizi, ong e naturalmente diplomatici, di tenere comunque in condizione di cattività, impedendo una qualunque normalizzazione. E’ notizia dei giorni scorsi che il governo di Pristina si è rimangiata persino la firma  sugli accordi di Bruxelles per i rapporti con la Serbia: meglio tenere l’area in perenne fibrillazione.

C’è però un problema: dopo essersi serviti della popolazione musulmana per distruggere la Jugoslavia, adesso gli Usa temono che questa (utilizzata anche nel reclutamento dei terroristi anti Assad) crei problemi inaspettati nel loro territorio colonia, visti gli ultimi sviluppi della situazione mediorientale. E dunque cercano di tamponare qualsiasi sintomo  in questo senso, coinvolgendo artatamente anche altri Paesi europei  per farli sentire minacciati e dunque per eliminare qualsiasi capacità critica.


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