Mentre gli americani vanno alle urne, si avvicina il tempo del minacciato secondo attacco all’Iran, almeno stando alle dichiarazioni di Trump che quando parla di pace è poco credibile, ma quando si tratta di guerra è una sicurezza. E intanto da Teheran giungono notizie interessanti: sabato scorso Mojtaba Khamenei ha annunciato un cambiamento nella dottrina di difesa dell’Iran e ha ordinato agli alti comandi militari di garantire che qualsiasi livello o tipo di minaccia nemica riceva una “risposta immediata, incisiva e geograficamente illimitata “. Non solo, ma in un altro intervento ha detto di aver disposto un aggiornamento completo del database degli obiettivi militari” per garantire che ” tutte le risorse fisiche e immateriali del nemico sionista-americano siano messe a disposizione delle Forze Armate”. E così adesso ci si interroga sul significato di geograficamente illimitato e di risorse immateriali. Domenica uno dei più stretti consiglieri di Khamenei, Mohammad Mokhber, ha affermato che l’Iran sta modificando rapidamente le sue strategie di deterrenza militare per poter “colpire obiettivi ben oltre la regione dell’Asia occidentale” in risposta a un potenziale nuovo atto di aggressione. “La geografia della minaccia non determina più la geografia della risposta: la ridefinizione della portata della deterrenza è andata oltre il quadro regionale, e l’origine, la portata e la localizzazione di una minaccia non impongono più alcun limite ai calcoli di deterrenza dell’Iran”.

Quindi dove potrebbe colpire l’Iran? Per quanto se ne sa i missili di Teheran possono forse colpire la base di Diego Garcia, le basi anglo – americane a Cipro che sono essenziali nella difesa israeliana e certamente possono raggiungere l’Azerbaigian che è diventato un centro di riferimento per il petrolio e il gas che finiscono in Ucraina e in Israele . Non si sa se hanno messo a punto armi che possano colpire più lontano e arrivare, per esempio, a minacciare alcune basi militari americane in Europa, come quella di Cay Kaserne a Wiesbaden oppure Bondsteel, ovvero la più grande base a stelle e strisce nei Balcani, o Sigonella o persino la sede centrale della Nato in Boulevard Léopold III a Bruxelles. E nell’elenco potrebbero figurare i due centri Aegis in Polonia e Romania. Non conoscendo l’autonomia di cui dispongono i vettori iraniani si rischia di andare a tentoni con decine e decine di ipotesi.
Ma cosa significa risorse immateriali? Probabilmente ci si riferisce ai data center delle multinazionali americane in Medio Oriente e ai cavi sottomarini nello stretto di Hormuz, attraverso i quali passa internet. Questo sarebbe un durissimo colpo per le aziende di intelligenza artificiale che sono già indebitate fino al collo e per le quali la distruzione dei data center costituirebbe un colpo economico forse mortale. E la Casa Bianca non può far finta di nulla visto che dovrebbe procedere di fatto a un salvataggio da migliaia di miliardi. C’è chi ipotizza una qualche operazione di hackeraggio che possa mandare in tilt i mercati azionari oppure un attacco informatico ai pos, essenziali per il commercio al dettaglio o addirittura alle criptovalute, anche se in questo caso l’Iran avrebbe bisogno di rivolgersi alle capacità di calcolo quantistico cinesi. Insomma un colpo al sistema stesso e/o allo “stile di vita”, come piace dire a quelli che non sanno che dire.
Si possono solo fare ipotesi, ma in ogni caso dalle dichiarazioni iraniane emerge molto chiaramente la consapevolezza che Teheran si vede aggredita non solo da Usa e Israele, ma da un Occidente complessivo che non vuole rinunciare alla sua capacità di imporsi sugli altri e al proprio innato imperialismo. Che insomma l’aggressione all’Iran è parte di una guerra globale che viene combattuta su molti fronti e di cui occorre spezzare la logica: essenzialmente quella di convincere le popolazioni occidentali di essere comunque al sicuro.