Annunci

Il nostro agente a Mosca: battaglia Navalny

111205_navalnyCredo che un degrado del genere lo si sia raggiunto solo nei tempi più bui delle dittature del 900 e forse nemmeno: vedere i media occidentali sulla scia degli ectoplasmi che governano il continente levarsi un’ennesima volta come un sol uomo contro Putin con un pretesto inesistente, anzi appositamente creato, dunque tenuto assieme dal collante di menzogne e ipocrisie è qualcosa di davvero intollerabile. Questa volta però almeno in Italia lo stridore della doppia verità è stato davvero forte e solo gente sorda o con i tappi alle orecchie può non sentilo: mentre le prefiche occidentali lamentano come una ferita alla democrazia il fatto che una piccola manifestazione di sei o settemila persone sia stata circondata e dispersa dalla polizia perché non autorizzata nell’area in cui si è svolta, pur avendo il permesso per un’area diversa, circostanza che denuncia la strumentalità del tutto, il giorno prima a Roma e con il plauso in nome dell'”ordine” di chi oggi si straccia le vesti per Mosca, si è costruito un gigantesco bastione di polizia contro il corteo di Eurostop perché nessuno si azzardasse a  mettere piede un centimetro oltre il percorso stabilito e imposto dalle autorità, senza contare i controlli e le schedature preventive. Ma mentre Eurostop è stato di fatto censurato,  telegiornali e televisioni sono pieni dei fatti di Mosca. Insomma ciò che è normale nel “democratico” Occidente dove ormai manifestare è sempre più represso da polizia e tribunali quasi fosse diversamente terroristico (lo sanno bene i no Tav),  viene demonizzato in Russia come antidemocratico.

Però in questo caso c’è molto di più perché l’organizzatore della protesta moscovita, Aleksej Navalny non è solo un proteiforme quanto inconsistente oppositore di Putin, è nei fatti un agente occidentale. Questo “agitatore politico – finanziario” misteriosa e ambigua definizione data da Time è venuto fuori praticamente dal nulla nel 2005, appena tornato, guarda i casi della vita, dall’Università di Yale,  dove era membro selezionato del «Greenberg World Fellows Program», un programma creato nel 2002 per il quale vengono selezionati ogni anno su scala mondiale appena 16 persone con caratteristiche tali da farne dei «leader globali» o in poche parole quinte colonne di Washington. Fin  da subito il solerte “fellow” ha organizzando  una sorta di dispendiosa campagna anti corruzione per la quale non ha nessun titolo visto che nel 2013 è stato arrestato per appropriazione indebita di mezzo milione di dollari finendo ai domiciliari, cosa davvero insolita in Russia, mentre l’anno dopo ha subito una condanna per truffa e riciclaggio. assieme al fratello. E chissà se di questo “agitatore finanziario” non si ricordano anche alcune aziende italiane a cui l’incorrotto ha chiesto “regali”.

Probabilmente il furbacchione con la scusa della corruzione ha tentato di ricattare gli oligarchi del petrolio (che per chi non lo sapesse non sono un’invenzione di Putin, ma dell’occidente dopo la caduta dell’Urss) tentando contemporaneamente di condizionare in qualche modo la gestione delle risorse energetiche russe, fatto sta che nel 2005 fonda il gruppo politico Democrazia alternativa, altra definizione elusiva, con i soldi della Ong americana Ned – Endowment for Democracy – a sua  volta finanziata dal Congresso Usa, come viene ufficialmente dichiarato e proclamato nel suo sito, presente in 90 Paesi e particolarmente attiva in Ucraina, insomma una succursale nemmeno così segreta della Cia . Diventa così per i media occidentali irrimediabilmente e automaticamente  “il maggiore oppositore di Putin” sebbene un sondaggio del 2015 abbia rivelato che la metà dei russi non sa nemmeno chi sia e che solo il 10 per cento provi simpatie per lui, ragione per la quale trova non nella politica, ma nella provocazione scientemente attutata come in questo caso il modo di aumentare la propria popolarità mancanza di qualsiasi e di rimanere a galla dopo le batoste elettorali . Tutto questo naturalmente, sebbene in un certo senso sia di dominio pubblico, non lo apprenderete mai dai giornaloni di regime e a maggior ragione dalle televisioni: come al solito si trovano solo informazioni sparse e senza raccordo che vanno ricucite assieme. Del resto che il personaggio sia opaco, una sorta di confuso pupazzo buono solo ad essere tirato con fili di colore verde lo dimostra il fatto che nel 2006, da perfetto democratico, diede il suo appoggio alla marcia degli ultra nazionalisti russi, nonostante il partito da lui fondato bollasse la manifestazione come “fascista e xenofoba”. Forse perché Navalny lavora comunque e senza pregiudiziali per indebolire Mosca o forse anche perché tra quegli ultra nazionalisti, in una sorta di internazionale nazista, figuravano anche i referenti del nazionalismo ucraino che daranno qualche anno dopo vita al massacro di Piazza Maidan e che ancora adesso determinano gli atti della disperazione di Kiev. Che i punti di contatto anche organizzativi ci fossero lo dimostra il fatto che nel 2015 una manifestazione organizzata da Settore destro, battaglione Azov, Assemblea nazional-socialista  chiese la liberazione dei prigionieri russi di fede ultra nazionalista.

Anche questo non è mai stato venuto alla luce in occidente, per l’impossibilità di conciliarla con la narrazione euro liberale del conflitto e per evitare la sensazione che anche in Russia si punti sul nazismo per minare dall’interno un potere che non può essere apertamente sfidato sul piano militare. Dunque Navalny si farà quindici giorni di carcere per aver tenuto una manifestazione in una zona per la quale non aveva il permesso, ma immaginiamoci cosa sarebbe accaduto se questo fosse successo a Roma: i titoloni dei giornali, la demonizzazione della violenza, le accuse di fascismo, i fermi, gli arresti, i pestaggi e i successivi processi perché dopo tutto siamo in democrazia e la protesta  è ammessa purché si svolga a migliaia di chilometri di distanza. Qui del resto tutto il ceto politico ha lo spessore di Navalny: magari avranno comprato la laurea o il diploma, ma quasi tutti hanno un bel degree di Yale.

Annunci

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

8 responses to “Il nostro agente a Mosca: battaglia Navalny

  • apoforeti

    L’ha ribloggato su terzapaginae ha commentato:
    Ma mentre Eurostop è stato di fatto censurato, telegiornali e televisioni sono pieni dei fatti di Mosca. Insomma ciò che è normale nel “democratico” Occidente dove ormai manifestare è sempre più represso da polizia e tribunali quasi fosse diversamente terroristico (lo sanno bene i no Tav), viene demonizzato in Russia come antidemocratico.

    Mi piace

  • mariangelo.formenti

    Quando in Russia e non solo, ci saranno manifestazioni di piazza innescate da forze sindacali, da pensionati disoccupati e lavoratori, allora saremo di fronte ad una protesta genuina e credibile. Ma fino a quando le proteste di piazza saranno innescate dal solito blogger che sembra un divo di Hollywood, e saranno portate avanti dai soliti giovani appartenenti al ceto affluente e rampante delle grandi aree metropolitane, allora sento puzza di arrivismo e di voglia di arricchirsi in maniera troppo facile, senza produrre niente e grazie ai rapporti potenziali col mondo occidentale. Possiamo credere che solo in occidente la protesta viene portata avanti da sindacati, giovani incazzati e precari, magari vestiti da frequentatori di centri sociali ?

    Mi piace

    • Anonimo

      “Ma fino a quando le proteste di piazza saranno innescate dal solito blogger che sembra un divo di Hollywood, e saranno portate avanti dai soliti giovani appartenenti al ceto affluente e rampante delle grandi aree metropolitane, allora sento puzza di arrivismo e di voglia di arricchirsi in maniera troppo facile, senza produrre niente e grazie ai rapporti potenziali col mondo occidentale.”

      Sacrosante parole.

      Mi piace

  • Anonimo

    Ahi serva Italia, di dolore ostello,
    nave sanza nocchiere in gran tempesta,
    non donna di province, ma bordello!

    Mi piace

  • Anonimo

    “ma immaginiamoci cosa sarebbe accaduto se questo fosse successo a Roma: i titoloni dei giornali, la demonizzazione della violenza, le accuse di fascismo, i fermi, gli arresti, i pestaggi e i successivi processi perché dopo tutto siamo in democrazia e la protesta è ammessa purché si svolga a migliaia di chilometri di distanza. Qui del resto tutto il ceto politico ha lo spessore di Navalny: magari avranno comprato la laurea o il diploma, ma quasi tutti hanno un bel degree di Yale.”

    é la demo(ligarchia)crazia all’itaGGGliana, bellezza…

    Mi piace

  • learco

    Per quanto riguarda le vere sospensioni di democrazia attuate dal personale di servizio dei grandi banchieri:

    “In Italia, annotò Amnesty, in quei giorni (quelli del G8 di Genova) ci fu “la più grande sospensione dei diritti democratici in un Paese occidentale dopo la seconda Guerra Mondiale”. “Una intera generazione venne buttata a mare”, scrisse con tristezza il sociologo Marco Revelli.”

    http://www.ilfattoquotidiano.it/premium/articoli/unintera-gioventu-buttata-nel-mare/

    Mi piace

  • learco

    “I media europei, con quelli italiani in testa, montano una campagna di diffamazione mediatica contro la Russia di Putin.

    Ci risiamo, il vecchio vizio di interferire nelle situazioni di altri paesi e di sobillare dall’interno per ottenere un cambio di regime non abbandona mai le centrali del potere atlantista. Il metodo ha funzionato con vari paesi dell’Est Europa (ad es. in Ucraina) e del Medio Oriente ma adesso l’Occidente vuole utilizzarlo contro la Russia.”

    http://www.controinformazione.info/monta-la-campagna-mediatica-contro-la-russia-di-putin-per-violazione-dei-diritti-umani/

    Mi piace

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: